Microcredito: iniezione di fiducia per persone non bancabili e giovani

Sono oltre 500 le persone non bancabili che grazie al microcredito, dal 2009 – anno di avvio dei progetti di Emil Banca in partnership con  Enti Pubblici e associazioni – ad oggi, sono riuscite a non esser travolte da un momento di difficoltà temporanea.
Nel periodo in cui la crisi ha fatto sentire in maniera più acuta i propri effetti, questi piccoli prestiti messi a disposizione dalla nostra Bcc hanno permesso di far fronte a spese di prima necessità e dato ossigeno a tante famiglie della provincia di Bologna e Modena; persone alle quali nessun’altra banca avrebbe mai dato fiducia. 

tabella microcredito sociale Emil Banca

Accanto a loro, molti giovani che, esclusi da un mercato del lavoro in stallo, grazie alla fiducia data alle loro idee d’impresa – spesso innovative – hanno potuto prendere in mano il proprio futuro e dar vita a piccole attività che pian piano crescono e, oltre ad inserire altri ragazzi nel proprio organico, creano opportunità di formazione e networking per lo sviluppo dei progetti dei giovani.

Approfondiamo il tema del microcredito, con un focus sull’attività della nostra cooperativa di credito, attraverso l’articolo di Marcella Roberti (referente della Banca per questo servizio) pubblicato sull’ultimo numero della nostra rivista Notizie Emil Banca.

 

Quando Micro significa Fiducia

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una congiuntura economica senza precedenti che ha colpito alla base il nostro sistema socio-economico, comportando una contrazione dei posti di lavoro e riducendo le possibilità di sviluppo e crescita di moltissime imprese.

In questo contesto, la platea di persone e microimprese che non ottengono il credito tradizionale, perché non riescono a fornire garanzie adeguate, sta velocemente  aumentando. Il microcredito si sta dimostrando capace di fornire una valida alternativa alla crescente domanda di credito.

Ma che cos’è esattamente il microcredito? Un prestito piccolo, senza dubbio. Ma non solo. Il microcredito rappresenta la possibilità di avviare un’attività produttiva, la creazione di un lavoro che possa fornire risorse per interrompere il circolo della povertà.
È riuscire a pagare le utenze domestiche, l’affitto, le spese sanitarie. Microcredito significa dare fiducia a chi non possiede le capacità economico-patrimoniali per ottenere il credito ordinario, ma presenta comunque, se adeguatamente supportato, le potenzialità per il rimborso del prestito.

La fiducia è una risorsa rara – affermano dalla Federazione Nazionale delle Bcc – È una risorsa che aumenta con l’uso invece che esaurirsi. Dare fiducia alla persona, alle idee, ai progetti è alla base dell’intuizione della banca cooperativa locale. La fiducia è contagiosa. E se la banca dà fiducia, tutta la comunità ne giova. Allora la fiducia si moltiplica, la voglia di fare e di impegnarsi per cose positive cresce.

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Emil Banca, da sempre, è attenta ai bisogni dei singoli, delle famiglie, delle imprese e promuove progetti di microcredito che vedono la partecipazione attiva di enti pubblici e privati del territorio sviluppando così quelle sinergie con le comunità locali che permettono di amplificarne gli effetti positivi.
Dunque, per Emil Banca 465 (il totale dei microcrediti sociali erogati dall’inizio dell’attività a Bologna) non è un semplice numero. Sono le storie di centinaia di famiglie che, grazie all’erogazione di quasi un milione di euro, sono riuscite a far fronte a spese di prima necessità come il pagamento dell’affitto, dell’abbonamento dell’autobus per andare a lavorare o per mandare i propri figli a scuola.
Anche nel corso del 2016 Emil Banca ha continuato ad investire in questo settore e a promuovere due importanti progetti di microcredito sociale. Il primo è il microcredito per la casa che, in partnership con il Comune di Bologna, l’ASP Città di Bologna e l’AUSEER Bologna è finalizzato a sostenere spese legate all’alloggio (affitti, caparre, utenze, spese di messa a norma/adeguamento impianti, ecc…).
L’altro è il progetto di Microcredito alla persona portato avanti in partnership con l’Arcidiocesi di Modena e di Nonantola e con l’associazione Progetto Insieme Onlus. Il progetto si rivolge a chi vive situazioni di sovra indebitamento, drastico calo delle entrate familiari e difficile accesso al credito.

Il perdurare della crisi economica e il peggioramento degli indicatori di disoccupazione, specie quella giovanile, hanno reso necessario integrare i progetti di microcredito sociale con quelli finalizzati all’avvio o allo sviluppo di attività di impresa.
Nel corso del 2016 è stata rinnovata la convenzione con l’associazione di promozione sociale Fare Lavoro.
I destinatari dell’iniziativa sono giovani che, dopo aver fatto esperienze come lavoratori dipendenti o non essere riusciti a farle, hanno una forte motivazione ad avviare un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa. L’associazione, composta da imprenditori, consulenti, liberi professionisti ed artigiani, svolge la sua attività offrendo ai giovani potenziali imprenditori consulenza, tutoraggio e accompagnamento, favorendone anche l’accesso al credito. 174 mila euro, anche in questo caso, non rappresentano solo un importo ma le concrete opportunità che Emil Banca ha dato a dieci giovani microimprenditori per realizzare la loro idea di impresa. Sono dieci incredibili storie che raccontano il coraggio e la grande voglia di farcela che anima questi giovani, motivati da un ottimismo concreto e quotidiano.

Questi numeri sembrano poca cosa se inseriti nello scenario in cui versa oggi il nostro Paese. Senza dubbio c’è ancora molta strada da fare affinché il microcredito possa esprimere a pieno la sua portata rivoluzionaria e assicurare l’accesso al credito e all’iniziativa economica. Il ruolo delle Banche Cooperative nello sviluppo di questo strumento è cruciale. Il loro coinvolgimento in questo segmento è un fatto naturale, data la configurazione istituzionale e la mission: inclusione finanziaria di individui altrimenti tagliati fuori dai grandi circuiti bancari, lotta all’usura imperante, capacità di ascolto e di vicinanza alle istanze locali.
Oggi le BCC sono il primo erogatore di microcrediti sociali (tra il 2004 e il 2013 sono stati erogati 75,3M€ a circa 8.000 famiglie) e il secondo di quelli produttivi (55,7M€ concessi a 3.740 imprese).
Il sostegno finanziario che si attua attraverso il microcredito, riveste sempre più un’importante leva non solo nella lotta alla povertà ma anche nello sviluppo di nuove opportunità di investimento e di nuove attività micro-imprenditoriali, stimolando l’attività produttiva e la dignità delle persone che ne usufruiscono e sostenendo la fiducia nelle loro potenzialità e in quelle dei loro progetti. In tal senso il microcredito rappresenta non solo un orientamento etico-sociale, ma anche uno strumento in grado di generare profitti e di sostenere lo sviluppo economico.

Credito vuol dire fiducia! E di fiducia, in questi tempi, ce n’è grande bisogno, perché dalla fiducia, e dunque anche dal microcredito, riparte l’Italia.

Terremoto Ecuador: la ricostruzione parte puntando sulla formazione al lavoro

Il Fepp, nostro partner in Ecuador, ci manda un aggiornamento su quanto fatto  per aiutare le comunità più colpite a due mesi e mezzo dal sisma che ha devastato il Paese andino (ne abbiamo parlato qui).
Accanto al resoconto, il presidente Bepi Tonello fa il punto sulle attività che si stanno avviando per sostenere la ricostruzione e far sì che questa fase diventi occasione per creare lavoro e opportunità future, in particolare, per i giovani.

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Prosegue l’impegno delle Bcc per a favore delle comunità dell’Ecuador e, grazie al contributo di collaboratori, soci e clienti  delle banche cooperative italiane, la raccolta di solidarietà lanciata all’indomani del terremoto ha raggiunto i 132.414 € (al 30 giugno)Queste le coordinate per donare il proprio contributo:

IBAN: IT79 S080 0003 2000 0080 0032 002
Causale: Emergenza terremoto in Ecuador

Il ricavato della raccolta, sarà interamente utilizzato dal FEPP, nelle province epicentriche di Esmeraldas e Manabí, per gli obiettivi che sono stati individuati come prioritari:
– riparazione, ampliamento e miglioramento della potabilizzazione dei sistemi di acqua di 17 comunità manabite di cui beneficeranno 2017 famiglie.
– sostegno a formazione negli ambiti legati alla ricostruzione in modo da garantire opportunità di lavoro in tale fase per i giovani e per chi ha perso tutto.

Verso la ricostruzione

Sono passati più di 70 giorni dal terremoto del 16 Aprile 2016.
Come FEPP riteniamo conclusa la tappa degli aiuti umanitari di emergenza, durante la quale più di 5˙500 famiglie terremotateFotografie-2 delle province di Manabí ed Esmeraldas hanno ricevuto vari dei seguenti prodotti: alimenti, acqua, medicine, kit di igiene, taniche e filtri per l’acqua, materassi, lenzuola, zanzariere, ecc.

Abbiamo lavorato con priorità anche per attrezzare gli spazi educativi temporanei di sei paesi: sono 52 grandi tende che permettono a 2080 bambini e

Ecuador la strada per portare gli aiuti

La strada che conduce alle comunità colpite

bambine di andare regolarmente a scuola.

Durerà un po’ di più il lavoro che stiamo facendo per formare in tema di igiene i promotori e le promotrici che prestano i propri servizi nelle comunità rurali.

FUNDER, la nostra scuola di formazione, sta per iniziare corsi di preparazione diretti ai giovani che vogliano imparare ad essere muratori, carpentieri, elettricisti, idraulici e amministratori di imprese comunitarie. In questo modo i giovani formati potranno rimanere nelle loro comunità con un salario ed essere impiegati per la ricostruzione dei beni familiari e comunitari distrutti dal terremoto.

Abbiamo studiato la situazione dell’approvvigionamento di acqua potabile di 17 comunità rurali della provincia di Manabí e 11 della provincia di Esmeraldas. In 3 di queste comunità i lavori di riparazione degli acquedotti sono conclusi. Nelle altre continuiamo a lavorare o inizieremo il prima possibile. Abbiamo ricevuto la donazione di 10 impianti per la potabilizzazione dell’acqua, che saranno installati in queste comunità.

Lo Stato sta consultando la nostra impresa sociale FEPP Costruzioni per affidarle la costruzione delle prime 148 case familiari, che dovranno essere antisismiche. In situazioni passate di catastrofi naturali il FEPP è intervenuto per costruire case con buoni risultati.

Ecuador: il ritorno a casa con gli aiuti ricevuti

Il ritorno a casa con gli aiuti ricevuti

La nostra banca “Desarrollo de los Pueblos” –banCODESARROLLO– sta applicando prodotti finanziari speciali a beneficio delle famiglie che sono state colpite dal terremoto. Bisogna mantenere viva l’economia degli agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani e commercianti, affinché loro stessi siano in grado di finanziare almeno una parte dei costi della ricostruzione delle loro case, che comincerà nei prossimi mesi.

Sentiamo che le cose si stanno muovendo e che siamo sulla strada giusta. Tutti gli aiuti ricevuti dall’Ecuador, Italia, Spagna, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svezia ed UNICEF si stanno impiegando nelle attività descritte. Possiamo contare su finanziamenti istituzionali piccoli, medi e grandi, ma ci causano allegria e commozione i contributi di persone che depositano nei nostri conti 10 o 20 dollari/euro. 
Alleghiamo alla presente i conti bancari che possono essere usati per le donazioni.

Da
ora in avanti per la ricostruzione avremo bisogno di grandi quantità di risorse, che ci aspettiamo di ricevere in buona parte dallo Stato ecuatoriano.

Ancora una volta ringraziamo di cuore le persone e le istituzioni che, grazie ai loro contributi in denaro, materiali e persone, permettono al GSFEPP di essere un segno di solidarietà e di speranza.

Bepi Tonello  (Presidente  Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio)

 

 

Talent Day Emil Banca: i consigli dei direttori del personale ai giovani

Sul curriculum devo metterci proprio tutte le esperienze? Di quante pagine dovrebbe essere composto?
Quali sono le competenze che si notano di più al colloquio di lavoro? Quanto contano le lingue straniere?
Quanta importanza si da all’esperienza all’estero? Quanto sono appetibili oggi le materie umanistiche?
C’è un’età limite per stabilire cosa si vuol fare nella vita?

Sono alcune delle domande che si pongono i giovani che, terminati gli studi, si trovano spesso spaesati e senza riferimenti alle prese con la ricerca di occupazione.

Per rispondere a questi dubbi e aiutare i ragazzi ad avvicinarsi al mondo del lavoro in modo più consapevole, fornendo strumenti utili ad avviare il proprio percorso professionale, lo scorso 17 Maggio, insieme al nostro partner HRC Academy (community dei Direttori del Personale delle principali aziende italiane e multinazionali),  abbiamo organizzato il Talent Day Emil Banca.

Talent Day

La giornata di orientamento formativo è stata offerta a 60 nostri giovani soci, figli di soci e di dipendenti della Banca in procinto di entrare nel mercato del lavoro che hanno avuto l’opportunità di partecipare a diversi moduli formativi e sessioni pratiche e di entrare in contatto direttamente con i manager delle Risorse Umane che hanno fatto da testimonial al nostro Talent Day:  Silvia Nardini (Emerson Process Management), Gianmarco Pinto (Gruppo la Perla), Chiara Sonaglioni e Lucia Ghirardini (Lamborghini), Chiara Malferrari (Datalogic), Stefano Savini (Emil Banca).

Per chi non ha potuto partecipare all’evento ecco i consigli di alcuni dei testimonial che sono stati con noi in questa giornata.

 

Questo invece è il video con i commenti dei ragazzi che hanno partecipato alla giornata

Guarda il servizio integrale di TRC News
Guarda le foto dell’evento sulla pagina Facebook di Emil Banca

Ubuntu: la cola che dona l’acqua in Malawi

Tre pozzi permetteranno alle comunità di altrettanti villaggi del Malawi di avere finalmente una risorsa vitale come l’acqua a pochi metri da casa: è il risultato prodotto attraverso semplici scelte di consumo (acquisto di un prodotto del commercio equo) e risparmio consapevole (l’investimento in finanza etica).

Un salutone dal Malawi..se questo succede è anche merito vostro” così inizia il messaggio che ci è arrivato da Davide Bertelli, presidente della Cooperativa Sociale Vagamondi, che sosteniamo da diversi anni attraverso la nostra proposta di finanza partecipata Ethical Banking. Vagamondi proprio grazie al credito etico  ha potuto estendere e rafforzare la rete di distribuzione in Italia dell’Ubuntu Cola, prima cola certificata fairtrade.

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La Ubuntu Trading, azienda produttrice della bibita, devolve il 15% dell’utile netto alla “Ubuntu Africa Programme” per sviluppare i progetti rivolti ai produttori di zucchero e alle loro comunità in Africa, reinvestendo localmente gli utili, insegnando ai produttori come migliorare e sostenere le loro attività e diversificare gli investimenti.

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Vagamondi ha “adottato” il Malawi e ci ha coinvolti nel progetto di cui ora vediamo il risultato concreto che vogliamo condividere, attraverso le immagini della festa per l’inaugurazione dei pozzi, per ringraziare chi ha dato la propria fiducia scegliendo di dare un valore aggiunto ai propri risparmi acquistando l’Ubuntu o investendo in Ethical Banking.

Abbiamo inaugurato due pozzi realizzati a fine 2015 in due villaggi lontanissimi dalle strade principali, i cui abitanti si rifornivano di acqua percorrendo tra i 5 e10 km a piedi, con il tipico secchio sulla testa, portato specialmente dalle bambine.
I pozzi aperti si trovano nel villaggio di Nameta e nel villaggio di Diwa; il primo abitato da 700 famiglie il secondo da circa 600.
Stiamo poi preparando altri due pozzi che festeggeremo con un gruppo di amici che verrà in Malawi in agosto/settembre. Il progetto si chiama l’acqua è vita e, piano piano, andremo avanti!

 

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Insieme solidali: creare valore per gli altri unendo le energie

Insieme Solidali è la nuova avventura che coinvolge i dipendenti della Banca e l’azienda stessa in un’iniziativa di solidarietà co-partecipata che, nelle ore centrali della giornata, vede i collaboratori trasformarsi da bancario a volontario in una mensa per poveri della città.

12654254_1289163707766255_579333719170152126_nL’idea da cui nasce il progetto è quella di unire le energie, quelle dei singoli collaboratori e quelle dell’Azienda, per svolgere attività ad alto valore sociale nelle nostre comunità: le persone prestano servizio mettendo a disposizione un paio d’ore di lavoro e la propria ora del pranzo mentre l’Azienda le considera in assenza autorizzata. Tutto questo coinvolgendo ogni giorno un diverso collaboratore per un intero anno.

La prima iniziativa concreta del progetto vede beneficiaria la Mensa dei Poveri dell’Antoniano di Bologna, inserendosi in una una collaborazione nata in dicembre con l’avvio dell’Operazione Pane e Sport del CSI (nella settimana di Natale la Banca ha sostenuto  il costo dei pasti giornalieri).

A poco più di un mese dell’avvio del progetto (iniziato al febbraio) vogliamo condividere le testimonianze di alcuni dei colleghi che hanno già effettuato il servizio, lasciando alle loro parole il compito di evidenziare il valore di questa esperienza di volontariato aziendale.


AdrianaGiuliana B.
 – Due ore di volontariato sono come una goccia nel mare. Ma sono sufficienti a sperimentare l”INCONTRO. L’incontro con il disagio, con la solitudine, con l’emarginazione, con chi non ha la forza di guardarti negli occhi perchè non si sente degno di farlo. Ma anche l’incontro con l’ingiustizia e con l’arroganza di chi si sente tradito dalla società. L’incontro con la povertà, non solo di cose materiali. L’incontro di pochi secondi e uno scambio di poche parole di fronte a un vassoio nel quale ho cercato di mettere anche qualcosa di me tanto da rendere questa goccia di tempo un attimo in cui stare bene.

Andrea C. – Sono tornato a casa da quest’esperienza di sole 2 ore pensando all’importanza di avere una famiglia, un lavoro che consente di mantenere e dare un’educazione ai figli, alla possibilità di avere e frequentare amici. Ripromettendomi di tenere presente queste fortune, per affrontare i problemi quotidiani dando le giuste priorità, con qualche sorriso in più e meno lamentele. (Andrea C.)

Marcella R.Se la povertà fosse solo mancanza di cibo, probabilmente avremmo già trovato un ingegnoso sistema per annientarla. Purtroppo non è così.
La povertà è vivere giorno per giorno, è non avere un lavoro, è timore del futuro, in una parola sola è fragilità. Questo raccontavano i volti delle persone che ho visto e che, forse, più che un piatto caldo, cercavano solo un’ora di “normalità”
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togneCristina R. – Fa bene uscire dalle proprie comodità per vedere quante sofferenze e difficoltà ci sono attorno a noi, anche in una città “ricca” come Bologna. Bello vedere quanta gente dedica ogni giorno tempo e pazienza per accogliere gli ultimi condividendo un pezzettino di vita insieme a loro. Credo che per vivere al meglio questa esperienza si debba fare lo sforzo (non facile) di sospendere il giudizio e semplicemente cercare un contatto umano mettendo a disposizione un po’ del proprio tempo.

Giulia F. – Faccio volontariato anche per un’altra associazione, ma questa è stata la prima volta in cui mi sono confrontata direttamente con chi ha bisogno di aiuto.
Mi aspettavo di vedere persone silenziose e con lo sguardo basso, invece gli ospiti sono sorridenti e hanno un aspetto dignitoso. Credo che derivi dal fatto che l’Antoniano inizia un percorso con loro, che non comprende solo la mensa ma anche un centro di ascolto, un affiancamento per il reinserimento lavorativo, un aiuto pratico anche per il vestiario.
baldoGli altri volontari presenti mi hanno accolto con allegria, ormai sono abituati a vedere una persona nuova “della banca” diversa ogni giorno, perché sono tanti i colleghi che come me hanno aderito all’iniziativa e penso passeranno parecchi mesi prima di poterla ripetere
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Isabella L. – L’esperienza vissuta è stata sicuramente significativa in quanto mi ha permesso di entrare in contatto con realtà lontane dalla nostra quotidianità. è stato molto positivo ed appagante, lo rifarei senz’altro.

Mara L. – credo che ognuno di noi dovrebbe fare una esperienza del genere per capire ed apprezzare quello che ha.

Daniela V.L’esperienza è stata molto bella, sono tornata a lavoro arricchita dai sorrisi, dai volti e dalle parole delle persone che hanno usufruito del servizio mensa. Spero presto di poterla ripetere.

Eleonora A – La cosa che mi ha colpito di più è la gratitudine che hanno queste persone hanno quando gli riempi il piatto, non solo perché gli stai dando cibo, ma perché anche loro vedono in te un sorriso, un viso amichevole e cordiale.
Non avrei mai pensato di incontrare persone distinte, pulite, vestite in modo ordinato anche giovani; se mi si fossero affiancate per strada probabilmente non avrei mai pensato che a pranzo si recassero nella mensa dell’Antoniano.
Questa esperienza scalda il cuore.

Antoniano onlus  porta avanti un impegno costante per le persone in condizioni di grave emarginazione. Dal 1954 ha attiva una mensa che oggi serve circa 130 pasti al giorno, 7 giorni su 7.
Prima della partenza frate Alessandro Caspoli, direttore dell’Ente bolognese, ha inviato un messaggio ai collaboratori della Banca in cui sottolineva “ogni giorno cerchiamo di regalare  un po’ di serenità e un momento di condivisione alle oltre cento persone che si siedono alla nostra tavola. Pensiamo che questa sia la direzione per facilitare la nascita di relazioni di fiducia e aiutare i nostri ospiti a costruire un nuovo progetto di vita. Il nostro obiettivo è infatti affiancare, con il supporto del nostro Centro di Ascolto, le persone che ci chiedono aiuto in percorsi di inserimento sociale e lavorativo. Vediamo che questi percorsi iniziano proprio dai gesti più semplici, come il porgere un pasto e lo stare a tavola insieme. È questo che ci aiuterete a fare con la vostra presenza: creare uno spazio di condivisione e di vita comune, l’occasione di incontro da cui iniziare a costruire nuovi percorsi di autonomia”.

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Noi siamo davvero orgogliosi della grande adesione dei nostri collaboratori; grazie alla loro presenza possiamo dare anche il nostro piccolo contributo per far sì che questo spazio di incontro dell’Antoniano si possa trasformare per tante persone in difficoltà in un primo passo di un percorso di vita che li conduca a ricostruire un sistema di relazioni e a emanciparsi dalla condizione di disagio.

E già ci rendiamo conto, come spesso accade nel prestare un servizio volontario, di quanto si possa essere utili per gli altri ma anche di quanto questo possa essere utile a chi lo esercita. Anche noi giorno dopo giorno penso ci porteremo a casa tanto da questi pranzi serviti, da questi incontri dai quali, almeno a livello individuale, è senz’altro più quel che riceviamo che quello che diamo.

 

La nsegna dei cuccioli di labrador

Sulla strada dell’autonomia con un labrador accanto

Il 3 marzo è stata una giornata davvero speciale per Federica e Tiziana: Kira e Frida sono entrate a far parte della vita delle due ragazze con difficoltà motorie.
I due Labrador di tre mesi hanno trovato casa tra le loro braccia e rimarranno accanto a loro per rendergli le cose un po’ più facili.

I cuccioli sono stati consegnati nella nostra sede insieme al Lions Club Bologna Irnerio che,  in collaborazione con altri Lions Club del bolognese, e con la nostra Banca si fanno carico dei costi per il loro acquisto e il successivo addestramento.

La nsegna dei cuccioli di labrador

Frida e Kira saranno addestrate per 15 mesi dagli esperti del Centro Studi del Cane Italia, che ogni settimana si recheranno a casa delle due ragazze a Marzabotto e Bologna, che insegneranno ai cani a rendersi utili alle loro padrone, che potranno così diventare più autonome oltreché godere della loro compagnia e del loro affetto.

I labrador, come ha spiegato Paolo Rossi – fondatore del Centro Studi del Cane – hanno una particolare predisposizione a costruire un rapporto di forte empatia con l’uomo e, se addestrati a dovere, risultano perfetti per accompagnare e sostenere una persona disabile nella vita quotidiana.

Aprire una porta o spegnere la luce, raccogliere un oggetto o caricare i panni nella lavatrice sono solo alcune delle azioni che Frida e Kira impareranno presto a svolgere, grazie proprio all’esperienza sviluppata dagli addestratori, con risultati tangibili positivi, nel preparare cani che possano offrire a persone non vedenti o con altre tipologie di disabilità.

I labrador Frida e Kira hanno trovato casa tra le bracia di Tiziana e Federica
Ancora una volta, facendo rete con realtà che condividono le stesse finalità di attenzione alle necessità della comunità, in particolare di chi è più in difficoltà, possiamo fare qualcosa di  concreto per incidere positivamente nella vita quotidiana delle persone.
Seguiremo i cuccioli nella loro crescita, certi che sapranno dare un valido supporto, gioia e tanta allegria a Federica e Tiziana, e altrettanto certi che anche Kira e Frida avranno una vita piena d’amore.

Pane e sport: una rete di solidarietà per garantire il diritto al cibo

Rete, sport e solidarietà sono le parole chiave di “Pane e Sport“, iniziativa che vede collaborare Comitato Provinciale C.S.I. di Bologna, Antoniano Onlus ed Emil Banca per aiutare le persone svantaggiate e garantirgli il diritto al cibo. Continua a leggere

Ecuador, dove mentre ti manca l’aria ti si ossigena il cuore

Sono partiti in 30 alla volta del Paese Andino per il viaggio di turismo solidale nelle realtà sostenute dal Progetto Microfinanza Campesina organizzato da Emil Banca in occasione del 120° anniversario.
Ai 13 dipendenti e soci della Banca si sono infatti aggiunti colleghi e giovani soci di altre Bcc a formare un nutrito gruppo di persone (che rappresentava l’Italia intera, tutte le fasce d’età e i differenti ruoli) che ha condiviso un viaggio che è stato soprattutto un’esperienza umana, anche grazie all’incontro con i progetti di solidarietà e cooperazione che, dagli anni Settanta, i Padri Salesiani in collaborazione con il movimento Mato Grosso, portano avanti all’interno delle comunità andine a sud di Quito.

Vogliamo raccontare questo viaggio attraverso i pensieri personali dei partecipanti della nostra Banca; con le loro parole ci conducono attraverso l’Ecuador, facendoci sentire con tutti i sensi la bellezza e la ricchezza che nasce dall’incontro tra le persone e le culture, in un clima di solidarietà e cooperazione.

Ospiti della Casa de los niños di Padre Pio Baschirotto

Il gruppo insieme a Padre Pio Baschirotto durante la visita alla Casa de los niños a Zumbahua

Giuliana (dipendente, referente del progetto Microfinanza Campesina, e socia)
Non è stata la mia prima esperienza di viaggio in Ecuador. Diverse altre occasioni, infatti, ho avuto da quando è nato il progetto di collaborazione tra il Credito Cooperativo italiano e quello ecuadoriano. Per questo, più che grandi scoperte, direi piuttosto che ho ricevuto tante conferme.
La più importante fra tutte è la reciprocità che, a mio avviso, rappresenta un elemento fondante di questo progetto. Abbiamo potuto toccarla con mano nel nostro viaggio: non siamo andati solo a “portare” ma, forse in misura più rilevante, ci siamo ritrovati anche a “prendere”.
Ci siamo portati a casa un’esperienza che ci ha mostrato la grande forza di volontà e, nonostante tutto, la serenità di comunità intere che pur vivendo in condizioni di povertà estrema hanno deciso di prendere in mano il loro futuro cercando di riscattarlo attraverso la costruzione, solidale e pacifica, di percorsi di auto sviluppo.
Ci siamo portati a casa la consapevolezza che quanto sino ad oggi è stato costruito, anche con il nostro prezioso aiuto dall’Italia, è la strada che davvero può contribuire contrastare la povertà nel paese andino.
Ci siamo portati a casa i colori, la musica, l’allegria, i regali e lo stile accogliente e generoso delle tante persone con cui siamo entrati in contatto.
Ci siamo portati a casa la prova che la vera ricchezza non è quella materiale. E ogni tanto poterlo constatare, vivendolo in prima persona, è assai utile.
Un’esperienza dunque così arricchente che valeva proprio la pena di vivere nuovamente.

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Ospiti della Cooperativa de Ahorro y Crédito (COAC) Fernando d’Aquilema a Guamote

Maria Cristina (socia)
Grazie al viaggio in Ecuador ho conosciuto una difficile realtà sociale e sono entrata in contatto con persone dotate di speciale umanità, che hanno dedicato la loro vita al miglioramento delle condizioni dei poveri del loro paese. Sono convinta che nessuna agenzia di viaggio avrebbe potuto offrirmi l’opportunità di constatare con la mente e con il cuore, cosa sia la solidarietà.
Sono consapevole del perché questo viaggio in Ecuador sia stato definito “solidale”.
Ho apprezzato molto che Emil Banca abbia fatto una buona scelta, coerente con la sua mission finanziando lo sviluppo di piccole comunità di campesinos e sostenendo la nascita e crescita di cooperative di risparmio e credito (COAC) in Ecuador
Ovunque siamo stati accolti con gioiosa ospitalità e le manifestazioni di gratitudine e amicizia da parte delle comunità ecuadoriane ci hanno profondamente commosso,
soprattutto quando si trattava di bambini. Indimenticabili le visite all’asilo e alla scuola, dove un coro di bimbe e bimbi ci ha dedicato uno spettacolo entusiasmante.

Manuela (dipendente)
Ecuador, terra di vulcani, dove tre italiani – Bepi Tonello (Fepp – Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio), Padre Pio Baschirotto (Casas de los niños Padre Pio Baschirotto) e Padre Antonio Polo (Escuela de Formación Empresarial de Salinas “Antonio Polo”) – sono esempio per noi tutti.
Esempio di coerenza tra parola e vita. Di cooperazione. Di insegnamento che con la fatica ed il lavoro di gruppo si ottengono risultati importanti. Di collaborazione con e per gli altri. Di sensibilità ai problemi dei più poveri…
E lo fanno con l’entusiasmo di chi ci crede davvero con tutte le proprie energie, nonostante l’età e senza risparmiarsi mai.
Siamo noi che dobbiamo imparare da loro, non il contrario.

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Eruzione di fumo e ceneri del vulcano “Mama” Tungurahua

Patrizia e Sandro (coppia di soci)
È difficile trovare le parole per descrivere quanto abbiamo vissuto.
Se non ci fosse stata questa occasione difficilmente avremmo immaginato un viaggio simile.
Ci piace affrontare le cose a viso aperto, per questo motivo siamo certi che questa esperienza ci abbia davvero arricchiti.
L’incontro con le comunità montane è stato il momento più intenso: ci hanno colmati di tenerezza e comprensione per le loro condizioni di vita spesso non facili da sostenere. Molti i dubbi di fronte a quella che a volte abbiamo percepito come solitudine: se avessero la possibilità di cambiare la loro realtà, incontrare altre dimensioni è sicuro che lo farebbero? Come conciliare lo splendido territorio che abitano e la generosità che contraddistingue questi popoli salvaguardando la dignità di ciascuno di loro?
Torniamo a casa con molte speranze di cambiamento per il futuro.

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L’accoglienza e i doni della comunità campesina legata alla COAC di Guamote

Federica (Dipendente e socia)
Si sa che i viaggi per turisti sono spesso “patinati”.
L’unicità di questa esperienza è essere venuti a contatto con l’anima del paese, quella vera: dura ma al contempo piena di dignità e speranza.
La solidarietà e l’organizzazione cooperativistica sta concretamente dando, ad alcune realtà, nuove opportunità.

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La festa di benvenuto della comunità di Guamote

Giulia (Dipendente e giovane socia)
Colori, dignità e constrasti: queste i tre aspetti dell’Ecuador che ho scoperto e, insieme alle loro tante sfumature, mi rimaranno dentro.
Colori: ero convinta che gli ecuadoriani indossassero gli abiti tradizionali solo per le feste e per gli spettacoli per i turisti. Invece sulle Ande sono tutti vestiti con questi meravigliosi colori sgargianti, con il cappello e con il poncho. E li vedi brillare, in mezzo ai campi chinati a lavorare così come al mercato, di una bellezza che è tutt’altro che apparenza.
Dignità: il lavoro che stanno facendo il FEPP e le diverse cooperative locali di risparmio e credito è mirato a far crescere le persone che, tramite il lavoro, a loro volta accrescono la loro dignità. In genere nei piccoli paesini andini non ci sono aziende in cui gli abitanti possano cercare un lavoro, per cui il lavoro devono crearselo, e le casse rurali sostengono la formazione di nuove imprese, in particolare cooperative.
Contrasti: la costa caldissima, il vulcano innevato, le città occidentalizzate, i paesini legati alla tradizione, le baracche, le ville, le case con il tetto di paglia, i grattacieli. E tanto altro, in un Paese più piccolo dell’Italia
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Ivana e Giovanni (coppia di soci)
Come si fa a scrivere due parole sul viaggio in Ecuador?
Non sarebbe sufficiente un quaderno per poter descrivere le sensazioni e le emozioni che il popolo ecuadoregno è stato in grado di suscitare in noi.
E quanti quaderni dovremmo usare per descrivere l’impegno umano e sociale di persone quali Bepi Tonello, Padre Pio, Padre Antonio e di tutte quelle persone che lavorano con loro, una collaborazione con l’Italia che dura da anni con segni evidenti di quanto è stato fatto e quanto si potrà ancora fare per migliorare la vita di tante persone.
È stata un’esperienza decisamente interessante sotto tanti punti di vista.
A conclusione di questo interessante viaggio attraverso uno splendido Paese, le Galapagos con la loro natura, rimarranno impresse noi nostri occhi.

Col direttore della COAC D'Aquilema in visita alla cooperativa familiare biologica Pura Vida

Col direttore della COAC D’Aquilema in visita alla cooperativa familiare biologica Pura Vida

Roberta (dipendente)
Gratitudine: questa è la parola che mi sono portata a casa da questo viaggio.
Tutti quanti noi abbiamo motivi nella nostra vita per sentirci grati di ciò che abbiamo ma il modo di dimostrare gratitudine da parte della gente del l’Ecuador mi resterà impresso nel cuore.

Clienti in fila nella filiale della COAC di Guamote

Clienti in fila nella filiale della COAC di Guamote

Paola (dipendente e socia)
Ho visto enormi vulcani chiamati “mamma” e ”papà” sputare fumo e spargere cenere nera tutto intorno; ho visto persone vivere come figli ai piedi di questi giganti, amandoli e rispettandoli anche se rappresentano una quotidiana minaccia al poco che hanno e alla loro stessa vita.
Ho visto la ‘fame atavica’ di chi vive con meno di 2 dollari al giorno; ho visto quelle stesse persone privarsi di un po’ del proprio cibo per donarlo a noi; e li ho visti sorridere e ringraziarci perché condividevamo con loro quei doni semplici e preziosi; li ho visti stanchi danzare per noi anche se poi avevano ore di cammino a piedi per rientrare a casa.
Ho visto la bellezza e la forza della Natura; ho visto la bellezza degli occhi e dei volti provati dal freddo e la forza delle persone
che quotidianamente lottano con dignità contro le minacce della Natura, senza mai smettere di amare la propria terra e di impegnarsi , con passione, perché non venga distrutta.
Ho visto la concretezza della solidarietà, della mutualità, della partecipazione
: l’ho vista nelle scuole, negli asili, nelle cooperative familiari e di comunità. E ho visto bambini, giovani, donne, anziani farci sentire la forza e l’originalità dei nostri valori con le parole, la musica, i gesti.
Sono partita carica di aspettative, sono tornata con un bagaglio incredibilmente arricchito di esperienze, relazioni, emozioni e nuovi stimoli per vivere la mia vita, non solo professionale, con rinnovato spirito cooperativo.

I bambini dell'asilo del villaggio di Yarakuska realizzato dalla Bcc del Trevigiano

I bambini dell’asilo del villaggio di Yarakuska realizzato dalla Bcc del Trevigiano

Franco (Socio)
Il viaggio in Ecuador appena concluso mi ha lasciato sensazioni nuove ed indimenticabili.
Per prima cosa, i compagni di viaggio di altre BCC hanno subito condiviso il comune sentire confermando che le radici della cooperazione accomunano e non dividono chi vive le stesse esperienze.
Viaggiare arricchisce sempre ma questo viaggio in particolare mi ha messo in contatto con una umanità, certamente povera , ma orgogliosa delle proprie tradizioni e della propria cultura e mi ha insegnato che i legami più forti sono il frutto di una condivisione vissuta con dignità e speranza nel futuro.
L’accoglienza generosa è una pratica , ormai dimenticata nel nostro vivere quotidiano, che ho riscoperto incontrando gli Indios delle Ande e che mi ha riempito il cuore di commozione e mi ha fatto apprezzare la loro grande umanità.
Ultimo ma non meno importante è l’incontro con Bepi Tonello, persona straordinaria che persegue , con grande caparbietà e convinzione, l’obiettivo di aiutare gli ultimi del mondo per povertà, ma non ultimi per speranza nel futuro, capaci di costruire solide relazioni tra di loro e con chi, come noi, li ha incontrati ed apprezzati.

Bepi Tonello (sulla destra) con i dirigenti della COAC di Salinas

Bepi Tonello (sulla destra) con i dirigenti della COAC di Salinas

Susanna (dipendente e socia)
Ecuador che dire!
Il sorriso dei bambini, quegli occhi scuri che si illuminano quando li osservi; la serenità dei grandi che ti accolgono come se fossi uno di loro e la loro grande e calorosa dimostrazione di affetto.
A presto Ecuador, terra di sole, passione e generosità.

Uno dei tanti affettuosi abbracci ricevuti durante la nostra visita in Ecuador (Scuola M. Guerrero)

Uno dei tanti affettuosi abbracci ricevuti durante la nostra visita in Ecuador (Scuola M. Guerrero)

Insieme hanno attraversato il Paese ed i suoi diversi stati climatici; insieme hanno affrontato l’altitudine scalando lentamente e in silenzio, sotto la neve e senza abbigliamento adeguato, il Chimborazo fino a 5.000 metri , quando senti che l’ossigeno non arriva più ai polmoni e il cuore accelera i battiti quasi a voler scappare dal petto. È in questo momento, quando si cerca la forza per raggiungere la meta, dentro di se e nelle parole di sostegno ed incoraggiamento dei compagni che avanzano, che il cuore inizia a “ossigenarsi” sentendo ciò che affrontano quotidianamente i campesinos: persone umili, generose e piene di passione che dai loro fazzoletti di terra, a queste altitudini ed in zone impervie, cercano di ricavare qualcosa di più di ciò che basta a sopravvivere; un piccolo surplus da vendere e, da quanto ricavato, risparmiare qualcosa che possa poi essere reinvestito per migliorare la produzione e, quindi, la propria condizione di vita.
E tutto questo con l’aiuto della fiducia, in forma di microfinanza, data dall’azione preziosa delle cooperative di risparmio e credito che, appoggiate dalle Bcc, lavorano per sostenere chi sta ai margini e rimediare alle ingiustizie e ai danni fatti dalle grandi banche, dimostrando con i fatti che un’economia alternativa e circolare è davvero possibile.
Ma anche dall’impegno dei tanti sacerdoti e volontari che, nonostante l’età e le forze che vengono meno, non fanno mancare la solidarietà a chi non ha più niente e nessuno. E, allo stesso tempo, non smettono di impegnarsi per trovare nuove strade che aiutino le donne ad avere un ruolo attivo nell’economia e i giovani a non scappare e a rendere vivi identità e territori d’origine, dando un futuro alle culture d’appartenenza.
Un viaggio, un’esperienza, un mix di emozioni che non dimenticheranno e che, speriamo, attraverso le loro parole arrivi a chi questa volta è rimasto a casa, portandoli a riscoprire quanto, insieme, cooperando, possiamo fare per aiutare chi è rimasto indietro.

La durissima salita sul Chimborazo, verso il rifugio a 5.000 metri

Un autunno alla scoperta di montagna e pianura bolognese

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

La copertina del numero dell’autunno 2015 con la foto di Salvatore di Stefano

I castelli, con la splendida Rocchetta Mattei che caratterizza la copertina, sono ancora protagonisti di Nelle Valli Bolognesi e in Pianura, il trimestrale realizzato da Emil Banca in collaborazione con Appennino Slow.

La rivista, seguendo il ritmo delle stagioni, invita a girovagare nel bolognese alla scoperta di storie e curiosità delle località più o meno note, a ritrovare  tradizioni dimenticate e conoscere e valorizzare flora, fauna e incantevoli angoli di natura del nostro territorio.

Per l’autunno il  viaggio tra i castelli del bolognese, iniziato nel numero estivo, riparte dall’originalissima struttura, fresca di restauro e riapertura al pubblicodei primi del Novecento che si erge a Riolo, e prosegue poi per Bruscoli e Scarperia.

All’interno della rivista, poi, tante suggestioni per vivere e conoscere territorio e quanto può offrire di particolare nella stagione autunnale attraverso approfondimenti e curiosità, proposte di  escursioni, eventi.

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

Rocchetta Mattei, foto di Salvatore di Stefano

Spazio poi anche agli animali con l’alfabeto  fotografico di William Vivarelli ma anche per raccontare la biodiversità che caratterizza i diversi microambienti che caratterizzano la nostra montagna e la pianura.

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

Il Gambero di fiume, foto archivio Hydrosynergy

Nelle Valli Bolognesi si trova gratuitamente in formato cartaceo in tutte le filiali della Banca e negli uffici turistici della provincia di Bologna, mentre in formato pdf si può leggere su www.emilbanca.it
L’abbonamento è invece a pagamento e si può richiedere scrivendo a info@appenninoslow.it.

san martino

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura: un’estate alla scoperta dei castelli

Ne sono stati censiti 200, se ne realizzarono lungo tutto il Medioevo, soprattutto tra il X e il XIII secolo. Molti oggi sono scomparsi, di altri ne rimangono poche pietre, altri ancora sono stati rifatti durante l’Ottocento. Sono i castelli disseminati tra l’Appenino e la provincia di Bologna, tesori del nostro territorio che ci invita a scoprire il numero estivo di Nelle Valli Bolognesi e in Pianura: la rivista, che curiamo in collaborazione con Appennino Slow, gli dedica l’apertura a firma di Michelangelo Abatantuono (scarica la rivista in formato pdf per leggere l’intero servizio).

Castello di San Martino in Soverzano (Minerbio)

Originali, finti o ristrutturati: ecco i catelli del  bolognese

«Dove un giorno il trovèro ed il menestrello modulavano sulla mandola e sul liuto la còbbola e la sirventa alle belle castellane, stormisce il vento, sibila il serpe; l’edera tenace e i dumi e gli sterpi tengono luogo dei serici drappi, degli aristocratici panneggiamenti!» Così scriveva nel 1904 Giuseppe Bettini nella Guida di Castiglione dei Pepoli, quando suggeriva la visita al castello medievale di Civitella, una delle più misteriose e intriganti memorie di quell’epoca remota che ancora oggi rimangono nella montagna bolognese. Nelle rovine castellane, ancora oggi imponenti, si immaginava con sensibilità romantiche un tempo passato fatto di ricche stanze, potenti padroni e giornate scandite dalle cadenze di una corte che forse mai vi fu.

Castello di Elle

Gli storici hanno fugato almeno in parte leggende ed esagerazioni ma, nel territorio bolognese in senso stretto (eccettuato quindi l’imolese), recenti studi indicano che i castelli (grandi, piccoli o semplici torri di avvistamento) assommano alla considerevole cifra di oltre 200 unità.
Cifra che sembrerebbe dare ragione a quanti s’immaginano un Medioevo dove si costruiva un castello su ogni poggio e, in pianura, ad ogni incrocio di strade. Non che questo quadro sia del tutto scorretto, ma il Medioevo fu lungo e gli insediamenti fortificati nacquero e si estinsero in periodi diversi e lontani fra loro. E furono costruiti con materiali e forme differenti a seconda dei tempi, delle necessità e degli invasori che bisognava fronteggiare. Semplici torri contornate da una palizzata di legno all’inizio; poi si incominciò ad usare la pietra e quindi i mattoni, dove questa non era disponibile naturalmente, o alla fine dell’età di mezzo, quando le armi da scoppio resero vane le mura e le difese che solo pochi decenni prima garantivano la vita e la salvezza dei castellani.

Di castelli se ne realizzarono lungo tutto il Medioevo, dal V al XV secolo, anche se in certi periodi se ne costruirono di più. Tra X e XII secolo, per esempio, e poi nel secolo successivo quando il Comune di Bologna che avanzava nel contado, necessitava di punti forti per il controllo del territorio (l’ultimo fu Castel Guelfo nel 1309). Tra XII e XIV si ha la prima attestazione di oltre il 70% dei fortilizi censiti. L’incastellamento fu un fenomeno più concentrato nella collina e in montagna (il territorio irregolare richiedeva più punti di controllo), ma anche la pianura fu interessata e diversi castelli sopravvissero e furono ampliati durante l’età moderna da nuovi signori. Di così vasto numero di insediamenti castrensi oggi non rimane molto e quel che resta è vittima delle ingiurie del tempo che inesorabilmente trascorre. Eppure chi volesse qua e là assaporare sensazioni e scorci castellani può percorrere le strade della pianura e della montagna, aiutato anche dai fortilizi neo-medievali del tardo Ottocento, quando i tempi non erano ancora vittima di futuribili ricostruzioni virtuali e si rifaceva un Medioevo, seppur romanticizzato, a suon di calce e di mattoni…

Castello di Montorio

Andiamo dunque alla scoperta di alcuni di questi esempi, antichi e meno antichi, integri e meno integri, eppure tutti in grado di trasmettere emozioni e di ricostruire per gli avidi occhi di oggi le forme di un tempo ormai trascorso.
La strada che da San Giovanni Persiceto conduce a Ferrara porta all’austera mole della “Giovannina”, turrito castello costruito a San Matteo della Decima dalla famiglia bolognese degli Aldrovandi, di cui si ha notizia dal tardo Quattrocento. Nel 1544 passò ai Pepoli e poi di nuovo agli Aldrovandi che nella seconda metà del Seicento diedero al castello le attuali forme, chiamando il Guercino a dipingere gli splendidi affreschi che ornano alcune sale. Passarono le stagioni e la signorile dimora, al centro di un’ampia azienda agricola, perse le forme originarie. Fu l’ingegnere bolognese Giuseppe Ceri che a cavallo tra Ottocento e Novecento riconferì parvenze medievaleggianti all’antico maniero, non senza lasciare le nuove ed interessanti pitture in stile liberty di Aristide Zanasi e Alessandro Scorzoni.
La Rocca Isolani a Minerbio, oggi di fattezze cinquecentesche, fu sede del feudo concesso nel 1403 dai Visconti alla famiglia bolognese degli Isolani. Nei decenni successivi alterne vicende tolsero e ridiedero i possedimenti alla nobile famiglia. Minerbio dovette sostenere gli attacchi di Annibale Bentivoglio, degli eserciti uniti di Visconti e Aragona, dei Gonzaga, per ritornare nel 1525 agli Isolani che, dopo il saccheggio dei Lanzichenecchi del 1527, fecero riparare il castello e la rocca. Per affrescare le sale venne chiamato Amico Aspertini, pittore eccentrico nello stile e nell’esecuzione delle opere, “uomo capriccioso e fantastico”: si dice che fosse ambidestro e dipingesse con entrambe le mani, così da creare effetti inconsueti per quei tempi. La rocca, di forme pressoché quadrate, ha un vasto cortile interno alleggerito da un doppio porticato in stile rinascimentale, al cui disegno non dovette essere estraneo il celebre architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola.
A poca distanza sorse il castello di San Martino in Soverzano, che si sviluppò da una torre costruita dalla famiglia Ariosti. Furono però i Manzoli che nel Quattrocento conferirono alla costruzione nuove forme, con tanto di fossato colmo d’acqua, completate nel 1684 dal singolare portico che dava ricetto all’annuale mercato di merci e bestiami. Il tempo e l’uso ne compromisero le originarie strutture e nel tardo Ottocento fu oggetto di pesanti rifacimenti esterni ed interni, opera di Alfonso Rubbiani, tesi a ripristinarne una “presunta medievalità”.
All’imbocco della valle dell’Idice, un ardito maniero tutto di pietra serena sembra preannunciare le architetture toscane, eppure ci troviamo a pochi passi dalla via Emilia. Si deve alla volontà del marchese Alfonso Malvezzi Campeggi, che dal 1888 fece arrivare il materiale da costruzione dalle cave di pietra serena di Firenzuola, con un interminabile trasporto su birocci trainati dalla forza animale. Il castello fu pronto nel 1894 e accolse il Malvezzi e la sua sposa. Per l’inaugurazione si preparò un augusto banchetto, macellando quattro bovi, una decina di maiali e stuoli di polli e capponi. Per il marchese fu gioia di breve durata, poiché passò a miglior vita l’anno successivo. Durante la seconda guerra mondiale fu ricetto per decine di sfollati, per poi tornare residenza privata.
Salendo le pendici dell’Appennino non mancano diversi esempi di architettura fortificata.
Tra quelli più curiosi vi è il castello di Elle, in comune di Monzuno. Chi ne ammira le superbe fattezze dall’opposto versante della val di Setta, presso Rioveggio, è portato a immaginarvi chissà quale signorile dimora, crocevia di traffici politici ed economici. Invece si tratta di un borgo cinquecentesco con abitazioni, oratorio e torre colombaia che nel tardo Ottocento venne dotato di effimere quanto aberranti merlature e murature atte a camuffarne le reali origini e a renderlo un perfetto insediamento fortificato in stile neogotico.
Meno appariscente ma realmente genuina è la torre di Montorio, che conserva ampi tratti del tipico castello medievale della montagna, mirabilmente conservato dalla famiglia Berti Arnoaldi. Infine il castello di Civitella (Castiglione dei Pepoli), uno dei fortilizi medievali abbandonati meglio conservati di tutta la montagna. Imponenti sono ancora oggi le vestigia: la cerchia muraria, con tanto di torrione mozzato, conserva pressoché tutto il perimetro (85 metri circa), con tratti alti anche diversi metri. La località, menzionata nel Duecento, è sede castrense sicuramente nel secolo successivo, opera forse dei conti Alberti che si stavano consumando nelle ultime lotte contro il Comune di Bologna. Qui la còbbola e la mandola con cui abbiamo aperto forse davvero risuonarono nelle fredde stanze, dove antiche stirpi spensero l’austero Medioevo. Nuove dimore sopravvennero, ma i loro padroni non erano più eredi della tradizione militare ma di quella notarile e mercantile.