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La nostra differenza raccontata da chi l’ha toccata con mano

Per i nostri 120 anni abbiamo invitato le realtà e le persone con cui ci relazioniamo a raccontarci un motivo che caratterizza il nostro modo differente di essere vicini alle comunità; un’immagine e qualche parola per testimoniare come diamo concretezza al nostro orientamento responsabile e far emergere i valori, condivisi, che guidano le nostre azioni.

Abbiamo raccolto alcuni dei contributi arrivati, da singoli e associazioni, nel corso del 2015 in un ebook che offre una sintesi dei nostri tanti motivi di differenza evidenziando il valore e l’attualità del nostro ruolo di banca di comunità.

Grazie a tutti coloro che hanno aderito al nostro invito e ci hanno inviato contributi, anche se non presenti nell’ebook, rendendoci partecipi delle piccole grandi storie che è possibile scrivere anche insieme ad una Banca.
Scarica l’ebook

Libreria Solidale: i libri donati hanno trovato casa e sono in buone mani

Qualche mese fa abbiamo proposto ai nostri soci e clienti di donarci i loro libri letti e “dimenticati” nelle proprie librerie per consegnarli ad organizzazioni non profit del territorio che potessero metterli a disposizione di altre personse.
L’adesione ci ha piacevolmente sorpreso: oltre 1.200 i volumi raccolti e “marchiati” con il timbro della “Libreria solidale” per ricordare a chi li avrà tra le mani che qualcuno ha voluto stargli accanto e, attraverso un libro, regalargli un momento di distrazione dalle propria difficoltà o sofferenza.
Un’iniziativa semplice che ha voluto ridare nuova vita ai libri che un po’ tutti, dopo averli letti, abbandoniamo a prender polvere negli scaffali delle nostre case, e attracerso le pagine dei volumi mettere in circolo la solidarietà.

Dopo aver distribuito a tre diverse realtà i libri donati, vi facciamo vedere dove sono stati arrivati e chi beneficerà della generosità di tutte le persone che hanno aderito al nostro invito

Circa 500 libri, in particolare per bambini, sono stati consegnati all’Ageop che ringrazia i donatori con queste parole:

Siamo lieti di mostrarvi alcune foto delle Case d’Accoglienza Ageop in cui sono stati collocati i libri donati dai soci e clienti di Emil Banca.

Ogni anno AGEOP offre ospitalità ed assistenza gratuita a 120 bambini e famiglie che al Policlinico Sant’Orsola possono ricevere terapie non disponibili nel loro luogo d’origine.
Per offrire loro un supporto qualificato e completo, AGEOP gestisce un sistema d’Accoglienza. Al suo centro si collocano 4 case (63 posti letto), ciascuna specifica per ogni fase dell’iter terapeutico, che AGEOP mette a disposizione gratuita di bambini e famiglie per tutta la durata della malattia.
È qui che sono stati collocati i libri donati da Emil Banca.

L’accoglienza nelle case AGEOP offre ai piccoli pazienti e alle famiglie la tranquillità per affrontare al meglio il percorso clinico e trarne quindi la massima efficacia. Un ambiente accogliente e ospitale lo si crea con tanti piccoli dettagli: un cesto di benvenuto, giochi, colori e anche i libri, che oltre a regalare momenti di svago, contribuiscono all’apprendimento e alla cultura dei bambini.
Per questo, riteniamo molto importante la presenza di una libreria in ogni nostro appartamento.
Grazie, quindi, a tutti i soci e clienti di Emil Banca, che hanno contribuito alla creazione delle piccole “librerie solidali” nelle case AGEOP.

Una seconda libereria è stata allestita presso il Villaggio del Fanciullo della Fondazione Don Mario Campidori, dove sono stati messi a disposizione degli ospiti e delle loro famiglie 500 libri.
Con un’immagine ci testimoniano la loro gratitudine e ci fanno sapere che i libri saranno certamente di aiuto per le tante persone che passano nel corso dell’anno dalla loro struttura.

 

Infine 200 volumi sono stati consegnati alla biblioteca del carcere della Dozza, attraverso l’Associazione Ausilio per la Cultura.

Anche da parte nostra il ringraziamento a chi ha messo a disposizione i propri libri e, facendosi cinvolgere questa iniziativa, ci ha permesso di far circolare la cultura della solidarietà

 

Spegniamo le luci e accendiamo la cultura con i giovani

Anche quest’anno la nostra Banca aderisce al “M’illumino di meno”, l’iniziativa di sensibilizzazione sul risparmio e la riduzione degli sprechi energetici lanciata dalla trasmissione Caterpillar di Radio2 in programma il 13 Febbraio.

Oltre a partecipare alle 18.00 alla mobilitazione “illumenista”, spegnendo le luci delle nostre filiali  e degli uffici centrali (dall’orario di chiusura del venerdì e sino alla domenica), accogliamo  l’invito della trasmissione ad accendere la cultura.Lo faremo coinvolgendo i nostri soci e clienti under 35 in una passeggiata alla scoperta di una città che, dalla seconda metà del 1500, si nasconde all’interno di Bologna: il ghetto ebraico.
Muniti di torce ricaricabili, con la nostra energia illumineremo il percorso di una visita guidata gratuita alla scoperta di cultura arte e storia della comunità ebraica bolognese.

Alla stessa ora a Baricella, inciteremo gli studenti dell’Istituto Comprensivo che pedaleranno per illuminare il palazzetto dello sport: una festa, sostenuta dalla nostra Banca, in cui culmina un articolato progetto congiunto di scuola, Comune, Comitato dei genitori e società sportive del territorio per favorire l’educazione ambientale ed attivare una riflessione sui temi del risparmio energetico e le fondi di energia rinnovabile.

Accanto a questi appuntamenti collettivi, daremo il nostro contributo con un’attività di divulgazione su queste tematiche di interesse generale con l’obiettivo di sollecitare l’adozione di accorgimenti quotidiani che, correggendo le abitudini “energivore”, riducano i consumi ed evitino gli sprechi di risorse preziose.

L’adesione al momento simbolico di “M’illumino di meno” nasce da una più generale attenzione che la nostra cooperativa rivolge alla tutela ambientale, sentita come una propria responsabilità diretta.
Un impegno cui cerchiamo di dar seguito agendo concretamente su vari aspetti:  riduzione dei consumi di carta ed acqua, utilizzo di energia da fonti rinnovabili, utilizzo di carta riciclata, promozione della mobilità sostenibile, servizi di consegna urbana con bike messangers, linee di credito agevolate per il passaggio ad energie verdi ed interventi di risparmio energetico, sostegno alla green economy.
Dato che nel 2015 festeggiamo i 120 anni, anche le celebrazioni di questo anniversario storico saranno all’insegna della sostenibilità; perchè è questa l’impronta che vogliamo dare al futuro del nostro territorio, continuando ad essere una banca dell’energia pulita, peculiarità che contraddistingue le Bcc, come ha  raccontato il Direttore di Federcasse intervendeno ai microfoni di Caterpillar.

Il 13 febbraio  illuminiamoci, tutti, un po’ di meno ma soprattuto riscopriamo dei semplici gesti che ci rendono ogni giorno più consapevoli e sostenibili e ci permettono anche di risparmiare.

Giallo Dozza: con il rugby i detenuti rientrano in gioco

Il rugby varca i cancelli dell’istituto penitenziario bolognese della Dozza con il progetto “Tornare in Campo” che, attraverso la pratica di questo sport e dei valori che lo caratterizzano, punta al recupero anche socio-educativo dei giovani detenuti.

La nostra Banca si è lasciata coinvolgere con entusiasmo in questo progetto del Bologna Rugby 1928, società di cui siamo partner da diversi anni, che usa la palla ovale per aiutare questi ragazzi, che  sono stati  messi “fuori gioco” dalla vita per aver commesso dei reati, a tornare in campo ritrovando ed interiorizzando valori quali  il rispetto delle regole e dell’avversario, lealtà e la solidarietà, collaborazione e sostegno reciproco tra compagni.

Dallo scorso novembre i ragazzi, selezionati tra coloro che stanno scontando la pena nella casa circondariale, sono alle prese con il girone Emilia del Campionato Nazionale C2.
Sotto la guida dei tecnici Massimiliano Zancuoghi e Francesco Di Comite, entrambi con un passato tra serie A e Super10, i giocatori della Dozza affrontanto ogni partita con grande agonismo e determinazione, mettendo a tratti in difficoltà gli avversari che alla fine portano a casa il risultato.
Ma solo quello. Perché il “terzo tempo”, cioè il ritrovo tra giocatori delle squadre rivali nel fine gara, è sinora stato esempio di bellezza sportiva e sociale e rimarrà nel cuore di tutti i giocatori coinvolti in questa esperienza perchè è il modo, che appartiene solo a questo sport ed ai suoi valori, di far  vincere tutte e due le squadre a prescindere dal risultato.

Questi ragazzi hanno preso in contropiede la vita e ora, partita dopo partita, scendono  in campo per rimettersi in discussione  ed affrontare un percorso che speriamo li porti lontano e possa fargli trovare una nuova meta nella loro esistenza. Il  rugby è uno sport di squadra che privilegia la socialità e il valore del gruppo, che fa della propria forza il giocare tutti insieme e il raggiungimento un’armonia che coinvolge tutti i membri della squadra, e non solo, perchè la squadra dei “Giallo Dozza”, giocando per ovvie ragioni sempre in casa, durante le partite è incitata dagli altri detenuti che, dalle finestre delle loro celle, seguono le imprese dei compagni e soffrono insieme a loro.

Bisogna saper vedere al di là del risultato, in qualsiasi sport; il tabellone non racconta mai tutta la partita: gli attimi di tensione nello spogliatoio, l’euforia del fischio d’inizio, la gioia di una meta o l’allegria del terzo tempo.
Queste sono le cose che rimangono nella mente per sempre, non le cifre stampate su di un referto arbitrale.

Queste cose, gli atleti della squadra di rugby dei  Giallo Dozza, lo sanno bene. Le sconfitte, a volte anche impietose,  della prima parte della stagione di questo team multietnico, non hanno scalfito il loro morale, la loro grinta e la loro voglia di partecipare; un impegno che non può che rendere orgogliosa ad una squadra  che solo dallo scorso luglio ha iniziato a cimentarsi con il il rugby.

E con loro anche noi siamo orgogliosi di questi atleti e insieme a loro, ricorderemo questa esperienza che come spesso accade nella vita sta dando risultati più importanti dei numeri
Continuate così, ragazzi, è questo lo sport che vogliamo vedere e che ci piace sostenere.

Perchè siamo una banca differente? La risposta, con dedica, di un nostro socio

Renato, istrionico artista e nostro socio da quasi 25 anni, ci regala un ricco contributo, scritto di suo pugno, per aiutarci a raccontare i nostri #120motivi di differenza: con questa iniziativa (ne abbiamo parlato qui) vogliamo rimarcare l’importante traguardo di 120 anni di “storia differente” della nostra Banca; per farlo stiamo raccogliendo gli esempi concreti, condivisi da chi ci conosce, di ciò che da sempre facciamo per essere al servizio delle persone, delle comunità e dell’economia reale dei nostri territori.

È un artista, Renato Clò ed usa i linguaggi che gli appartengono per condividere diversi motivi di differenza che lo hanno avvicinato alla nostra Banca perchè, racconta, “mi era venuta incontro un’affabilità inconsueta, senza eccessive sicumere e per questo il fervore del ‘fare’ mi fece nascere un sottile piacere mai provato altrove“. Un legame ancora saldo che, ci rivela, lo ha fatto sentire anche arricchito interiormente.

Oramai fra noi s’approssimano le ‘Nozze d’argento’ e in un ideale brindisi, scorgo, dentro frizzanti bollicine, i frutti maturi, cresciuti alla luce discreta dei nostri piacevoli conciliaboli, sempre intesi a rassicurare e difendere il valore dei sacrifici compiuti. Serenità, Stima e Fiducia in assoluta reciprocità“: nero su bianco, con tutto il valore delle parole fissate con l’inchiostro, Renato ci fa arrivare “La Differenza” una vera e propria dedica ad Emil Banca in prosa: un lungo scritto, accompagnato da un suo scatto del 1964 inserito in un collage, in cui spende parole come stima fiducia, reciprocità, fervore del fare, affabilità inconsueta per raccontare la nostra differenza e  ringraziare la sua Banca e le persone che in tanti anni gli hanno sempre offerto “encomiabile assistenza“.

Archivio Renato Clò: ricerca di momenti insoliti per rappresentare la natura umana

Parole che fanno piacere ma che soprattutto, attraverso chi ha sperimentato direttamente per tanti anni vari aspetti del nostro modo semplice e concreto di essere una banca al servizio delle persone, ci aiutano a mostrare perchè davvero siamo diversi dagli altri istituti bancari: ” La DIFFERENZA stava nella semplice bonomia dell’informare, senza alcun secondo fine, affinchè quel rapporto appena nato potesse accrescere il suo respiro lontano dagli occulti meccanismi d’altre Banche“.

A Renato che sente il dovere di ringraziarci per “l’ineccepibile DIFFERENZA” che gli abbiamo offerto, noi , in modo altrettanto forte e naturale, desideriamo dire grazie per essersi unito al nostro racconto dei #120motivi di differenza con questa sua testimonianza che parla di un bel pezzo di strada trascorso insieme (qui è possibile leggere il testo integrale del suo contributo).

Siamo una banca differente per #120motivi: raccontaci il tuo

Perchè siamo differenti dalle altre banche? È la domanda che rivolgiamo, con l’invito a raccontarlo,  alle persone e alle organizzazioni con cui collaboriamo che hanno sperimentato direttamente, in una o più occasioni, cosa vuol dire in concreto avere al fianco la nostra banca cooperativa.

Abbiamo scelto di definire e comunicare la nostra identità rimarcando le tante ragioni e caratteristiche che ci distinguono dalle banche commerciali: apparteniamo ai soci e al territorio, non abbiamo finalità di lucro, non finanziamo settori di attività controversi (armi, gioco d’azzardo, pornografia ecc.), siamo attenti ai bisogni essenziali delle persone, promuoviamo lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle nostre comunità.
Sono tutte affermazioni vere, che ci indirizzano nel nostro modo di fare Banca al servizio delle persone e dell’economia reale e che, soprattutto, hanno una traduzione più tangibile nell’operatività di tutti i giorni, in tanti progetti che ci vedono impegnati in modo diretto per dare concretezza ai nostri valori e agli obiettivi comuni che vogliamo raggiungere.

Ed è proprio questo essere differenti nei fatti che ci piacerebbe riuscire a far emergere. Attraverso immagini e testi, vorremmo mostrare che cosa significano in concreto le nostre peculiarità per coloro che ne beneficiano: il giovane che ha avuto fiducia per realizzare il suo sogno imprenditoriale, la cooperativa che ha una sede per portare avanti i suoi progetti sociali, la squadra che ha un campo dove allenarsi, la famiglia che ha evitato lo sfratto con il microcredito, l’associazione che può portare sostegno alle persone in difficoltà, lo studente ha potuto iscriversi ad un master, il canile che ha il suo ambulatorio, il contadino che si è risollevato dopo la forte grandinata, l’artista che ha avuto spazio per la sua prima mostra…
Per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di chi ci conosce: ci piacerebbe che a raccontarlo fossero proprio i nostri soci, le imprese, le organizzazioni non profit, e tutti coloro con cui ci relazioniamo che, in prima persona hanno potuto sperimentare la nostra vicinanza, il nostro sostegno, la nostra attenzione.
Tante piccole storie che per noi hanno grande valore perchè hanno arricchito chi le ha vissute, regalandogli una gioia, un successo, un sorriso, una speranza.

Soci, clienti, organizzazioni di ogni tipo, singole persone o gruppi (anche non clienti): chiunque ha avuto o avrà modo di sperimentare un motivo che ci caratterizza come differenti può raccontarcelo e condividerlo con noi attraverso una foto ed un breve testo.

Come farci arrivare il tuo “motivo”?

  • attraverso i social network (Facebook, Twitter, Instagram) puoi condividere pubblicamente la foto ed il motivo utilizzando l’hashtag #120motivi e taggando @emilbanca
  • via mail  scrivendo a responsabilita.sociale@emilbanca.it ed allegando la foto con una breve descrizione del perché (in questo caso è necessario aggiungere una dichiarazione della proprietà intellettuale della foto ed autorizzare Emil Banca ad utilizzarla per le attività di comunicazione, on line e non, relative all’iniziativa #120motivi).

Il numero 120, che caratterizza questa iniziativa, non è casuale; per noi ha un significato importante, perché parla della nostra storia ultracentenaria di banca della e nella comunità: è l’anniversario che celebreremo nel 2015 per ribadire che così come siamo stati protagonisti della storia del nostro territorio, un ruolo altrettanto importante vogliamo svolgere per il suo futuro, mantenendo vitale l’idea di una crescita che coniughi benessere sociale ed economico.
Un compleanno che festeggeremo insieme a tutte le persone che credono nella cooperazione e ci danno fiducia, coinvolgendole fin da ora in questa iniziativa che si concluderà nella seconda metà del 2015.

Oltre a condividere in questo spazio e sui social le piccole grandi storie di differenza (del passato o che accadranno nel prossimo anno) raccolte con il contributo di chi le ha vissute direttamente, utilizzaremo le foto nel corso degli eventi celebrativi e, infine, realizzeremo un ebook che verrà regalato (anche in versione cartacea) a tutti coloro che hanno partecipato a questo racconto collettivo dei nostri concreti #120motivi di differenza.

Xº incontro Ecuador – Italia: le suggestioni di un viaggio che non finisce lì

Ad inizio ottobre ci è svolta la decima missione del Credito Cooperativo in Ecuador il viaggio che, come ogni anno, fa il punto sulle attività e lo sviluppo del Progetto Microfinanza Campesina, l’iniziativa di cooperazione internazionale, di cui la nostra Banca è capofila regionale, che sta sostenendo l’affermazione di un sistema finanziario etico e solidale nel Paese Andino (ne abbiamo parlato anche qui).

Alla delegazione del Credito Cooperativo si è unita anche la nostra socia Carmen Arena, dipendente della Federazione Bcc Emilia Romagna,  che ha partecipato alla missione come vincitrice dell’edizione 2014 del Premio Lia Zaccardi, l’iniziativa rivolta alle dipendenti delle diverse realtà del Credito Cooperativo che promuovere la formazione femminile anche in ottica di sviluppo manageriale delle donne all’interno del Sistema.
Carmen ha voluto condividere con noi la sua recente esperienza di contatto diretto con il progetto Microfinanza Campesina ed alcuni dei ricordi che porterà sempre con sè di questo particolare viaggio.
Pubblichiamo integralmente la sua testimonianza che, oltre a regalarci le suggestioni di un Paese che non lascia indifferenti (come accaduto nelle precedenti missioni con i resoconti pubblicati) ,  ci racconta di come il sistema di finanza popolare sostenuto dalle Bcc stia davvero cambiando la vita di moltissime persone e comunità restituendo loro libertà, dignità e prospettive di un futuro senza povertà.

Quando ho appreso la notizia della mia prossima partenza per l’Ecuador ho avuto un momento in cui non ho saputo cosa pensare.
Fino ad allora non ci avevo sperato troppo nel partire. Non mi ero voluta quindi immaginare nulla … anche per non sperarci troppo e rischiare di restare delusa.

Quando poi la notizia è arrivata allora lì si è accesa l’immaginazione: cosa mi aspetterà? Che realtà troverò?
Avevo nozioni molto superficiali: mi aspettavo un paese non molto ricco, ma molto colorato. Mi aspettavo di incontrare persone non molto alte e paesaggi montuosi.
Sapevo che avrei conosciuto la realtà delle cooperative di credito ecuadoriane. Non sapevo immaginarmele ma ero curiosa di riconoscerci qualche somiglianza con le cooperative di credito italiane.
Non avevo altre aspettative.

Il viaggio lungo e la fatica che ha comportato non ci ha comunque offuscato al punto da non farci restare ammirati la prima sera di fronte alla vista panoramica di Quito dall’alto della città: luci e stelle a incorniciare chiese, case e strade in un quadro di incanto unico.

 

Le tante escursioni ci hanno permesso di visitare il lungo e largo il Paese, passando da nord a sud tra diversi paesaggi, scorgendo la vegetazione più varia, incontrando numerose comunità, raggiungendo anche posti più che remoti dove quasi ti stupisci di trovare vita … (siamo arrivati ad oltre 5000 metri di altitudine!).
Vita invece ne trovi in questi posti … e vita che ti accoglie con un calore e una gioia che non ti spieghi … che quasi ti guardi attorno come a chiederti: ma … è uno scherzo?
Il paese non è ricco, è un’economia popolare quella che abbiamo visto, modesta, fatta di piccole comunità che danno vita a cooperative di produzione e lavoro o a cooperative di credito.
Queste sorgono con un patrimonio iniziale irrisorio ai nostri occhi: 100 dollari …
Un’economia popolare quindi ma anche solidale, ossia un’economia attenta ai bisogni locali, che ascolta le comunità, che cerca di dare una risposta ai (tanti) disagi che queste vivono.

Bepi Tonello, il direttore del FEPP (Fondo Ecuadoriano Popolorum Progressio), ci raccontava come, ogni realtà imprenditoriale che nasce spesso prevede, alla stregua dei locali in cui svolgere la produzione, una sala per l’incontro delle persone, dei dipendenti, dei soci nel caso si tratti di una cooperativa, ossia un luogo pensato per lo scambio e il ritrovo tra persone e, perché no, un riparo in caso di freddo o pioggia improvvisa.

L’assurdo di questo viaggio è che vedi la difficoltà delle persone, soprattutto in confronto agli standard di vita italiani, ma in qualche modo non te ne accorgi.
Perché questa gente non subisce le difficoltà ma vive giorno per giorno per migliorare la propria condizione. E i progressi che le nostre guide ecuadoriane ci testimoniavano, essere accaduti in questi anni (l’Ecuador dal 2001 cresce a tassi medi annui del 4%), dimostrano l’operosità di questo popolo.
Abbiamo visto nel nostro lungo peregrinare tante strade in costruzione, tanti lavori pubblici e cantieri, segno di un paese che non sta ad aspettare ma che vive con le maniche rimboccate per migliorare le condizioni di vita della propria gente.

L’ultimo aspetto che vorrei raccontare è la spontaneità delle persone, non solo in occasioni informali, come tutte le accoglienze che nelle visite alle varie comunità abbiamo ricevuto, ma anche nelle situazioni ufficiali, come il convegno Ecuador-Italia svoltosi nelle giornate del 7 e 8 ottobre.
In questa occasione, a fianco dei relatori istituzionali, tra cui la vice-ministro dell’economia, economisti e specialisti di settore, sono stati numerosi gli interventi di gerenti di comunità indigene, tra cui molte donne, ossia di persone certamente socialmente non ai più alti livelli, ma che si confrontano alla pari con i rappresentanti ufficiali, a prescindere dai titoli posseduti.
Questo mi ha fatto molto riflettere sulla nostra società europea in cui viceversa esistono forti steccati sociali che distinguono classi e ceti mettendo distanze che impediscono la naturale comunicazione tra esseri umani, complicando in tal modo la comprensione reciproca.

Quello che ho portato a casa è un forte richiamo a non dimenticare la dimensione dell’umanità in qualsiasi attività della nostra vita, sia quindi nell’impegno professionale che nella vita privata.
Perché una dimensione più umana rende più piacevole la vita a prescindere dal vivere in un paese ricco o povero.
Perché certamente tutti hanno diritto a una vita felice e a vivere in pace: ma perché questo avvenga occorre non demandare ad altri ma impegnarsi in prima persona.

[Testo e foto di Carmen Arena]