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Un autunno alla scoperta di montagna e pianura bolognese

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

La copertina del numero dell’autunno 2015 con la foto di Salvatore di Stefano

I castelli, con la splendida Rocchetta Mattei che caratterizza la copertina, sono ancora protagonisti di Nelle Valli Bolognesi e in Pianura, il trimestrale realizzato da Emil Banca in collaborazione con Appennino Slow.

La rivista, seguendo il ritmo delle stagioni, invita a girovagare nel bolognese alla scoperta di storie e curiosità delle località più o meno note, a ritrovare  tradizioni dimenticate e conoscere e valorizzare flora, fauna e incantevoli angoli di natura del nostro territorio.

Per l’autunno il  viaggio tra i castelli del bolognese, iniziato nel numero estivo, riparte dall’originalissima struttura, fresca di restauro e riapertura al pubblicodei primi del Novecento che si erge a Riolo, e prosegue poi per Bruscoli e Scarperia.

All’interno della rivista, poi, tante suggestioni per vivere e conoscere territorio e quanto può offrire di particolare nella stagione autunnale attraverso approfondimenti e curiosità, proposte di  escursioni, eventi.

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

Rocchetta Mattei, foto di Salvatore di Stefano

Spazio poi anche agli animali con l’alfabeto  fotografico di William Vivarelli ma anche per raccontare la biodiversità che caratterizza i diversi microambienti che caratterizzano la nostra montagna e la pianura.

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

Il Gambero di fiume, foto archivio Hydrosynergy

Nelle Valli Bolognesi si trova gratuitamente in formato cartaceo in tutte le filiali della Banca e negli uffici turistici della provincia di Bologna, mentre in formato pdf si può leggere su www.emilbanca.it
L’abbonamento è invece a pagamento e si può richiedere scrivendo a info@appenninoslow.it.

albero della vita presso expo milano 2015

Ti presento un socio: Renner Italia. Innovazione e responsabilità per colorare l’Albero della Vita di Expo

Ha messo i suoi colori sul simbolo della Esposizione Universale di Milano, ammirato e fotografato in ogni ora del giorno dai visitatori di Expo: è la Renner Italia, azienda nostra la nostra socia che da Minerbio porta in tutto il mondo la creatività e l’innovazione sostenibile dell’imprenditoria emiliana.
Per la nostra rivista Notizie EmilBanca, Lindo Aldrovandi, fondatore e Amministratore Delegato della Renner, ci racconta come dai primi passi nel garage di casa è arrivato fino alle vernici dell’Albero della Vita all’Expo: una storia di successo costruita senza mai venire meno ad un impegno per rispettare l’ambiente e far crescere le ricadute positive su collaboratori e territorio.

Ecco come si diventa leader Mondiale

Diventare leader nel proprio settore di competenza senza lesinare sul costo del lavoro e senza dimenticare di avere una grossa responsabilità sociale verso l’ambiente e il territorio in cui si vive.
Non è la trama di un film e non sono i soliti buoni propositi che in tanti sbandierano senza poi dare seguito alle facili, e gratuite, belle parole. è la storia, vera e certificata, della Renner Italia di Minerbio. Più di 22 mila tonnellate di vernice per legno vendute in tutto il mondo per un fatturato che nel 2014 ha sfiorato i 90 milioni di euro e che nel 2015 è avviato a superarli, nonostante la crisi e “nonostante” i 200 dipendenti degli stabilimenti di Minerbio costino molto di più di quelli dei loro principali competitor internazionali.

 “Un nostro dipendente costa circa 6 mila euro all’anno in più rispetto agli altri – racconta Lindo Aldrovandi, inventore e amministratore delegato della Spa governata da una partnership tra imprenditori bolognesi e brasiliani. “Il conto lo hanno fatto dei professori universitari che erano qui in azienda per dei corsi di formazione – spiega – Gli stessi professori hanno certificato come quei dipendenti portino un fatturato pro capite medio annuo di circa 100 mila euro in più rispetto alla media dei dipendenti della concorrenza”.

La Renner versa ai propri dipendenti il 15 per cento degli utili prodotti e il 50 per cento di quanto si risparmia ogni anno applicando buon senso e buone pratiche ambientali, come spegnere il Pc e tutte le luci quando si va in pausa o tenere pulita la propria postazione di lavoro.
La decisione di destinare parte degli utili ai lavoratori è del 2009, il primo anno che l’azienda ha iniziato a generarne – continua Aldrovandi – mentre dal 2012 mettiamo nelle buste paga dei dipendenti il 50 per cento di quanto risparmiamo ogni anno grazie ai comportamenti responsabili dei nostri collaboratori”.
La stima era di garantire poco più di mille euro all’anno, la realtà dice che negli ultimi tre anni nelle buste paga di tutti i dipendenti è arrivato un bonus di 8.400 euro.
Il bonus è uguale per tutti, da chi lavora al centralino fino al responsabile della distribuzione – precisa Aldrovandi – la differenza è già nei loro contratti, non mi pareva giusto farne anche sui premi: ognuno di loro, per la propria responsabilità, ha contribuito al successo dell’azienda ed è giusto riconoscerglielo”.

Oltre ai benefit per i propri collaboratori, Aldrovandi non dimentica di far parte di un sistema sociale più ampio e complesso.
Dai nostri collaboratori, così come dal territorio in cui siamo inseriti, abbiamo ricevuto molto e credo sia giusto che una fetta di quello che portiamo a casa torni a disposizione del territorio”.
Con questo spirito, la Renner quest’anno ha lanciato l’iniziativa “La Buona Vernice”: un concorso con 35 mila euro di montepremi che premierà dieci organizzazioni non-profit impegnate sul territorio della provincia di Bologna.
Entrare in azienda appena ventenne, con un ruolo da magazziniere, e lasciarla vent’anni dopo da amministratore delegato non è da tutti.
Lindo Aldrovandi, in arte Mirco, ce l’ha fatta, per ben due volte.
Rimasto “a piedi” all’inizio del 2003, dopo che la proprietà vendette la ditta per cui lavorava ad un fondo americano, Aldrovandi si rimboccò le maniche, trovò l’appoggio economico dei vecchi proprietari e di Emil Banca (allora era socio di CrediBo) e ricominciò dall’inizio. Fondando un’altra azienda che in dieci anni, da quei primi passi mossi nel garage di casa, è diventata un punto di riferimento per chi opera nel settore delle vernici per legno.  Arrivando a mettere le mani persino sull’Albero della Vita, il simbolo dell’Expo milanese, che è stato rivestito con vernici Renner.

Ci piace percorrere strade che altri non percorrono: è più frizzante, divertente. Altrimenti ci si annoia – racconta ancora – Per l’Albero della Vita siamo partiti per scherzo. Tornando a casa in macchina, circa un anno fa avevo sentito alla radio di questa struttura in legno che sarebbe dovuta diventare il simbolo del Padiglione Italia. Ci siamo informati, abbiamo lavorato tanto ma il risultato è stato davvero eccezionale”.Anche Emil Banca fa parte della bellissima storia della Renner. “Avevamo appena comprato questi capannoni – ricorda Aldrovandi – erano ancora vuoti quando bussò alla porta il direttore di quella che oggi è la filiale Emil Banca di Minerbio. Io in mano non avevo nulla, se non il business plan. Quel direttore mi diede fiducia e mi permise di iniziare a lavorare”.
Quella fiducia, riposta in un imprenditore illuminato, oggi è stata ampiamente ripagata ed ha portato benefici a tanti.

san martino

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura: un’estate alla scoperta dei castelli

Ne sono stati censiti 200, se ne realizzarono lungo tutto il Medioevo, soprattutto tra il X e il XIII secolo. Molti oggi sono scomparsi, di altri ne rimangono poche pietre, altri ancora sono stati rifatti durante l’Ottocento. Sono i castelli disseminati tra l’Appenino e la provincia di Bologna, tesori del nostro territorio che ci invita a scoprire il numero estivo di Nelle Valli Bolognesi e in Pianura: la rivista, che curiamo in collaborazione con Appennino Slow, gli dedica l’apertura a firma di Michelangelo Abatantuono (scarica la rivista in formato pdf per leggere l’intero servizio).

Castello di San Martino in Soverzano (Minerbio)

Originali, finti o ristrutturati: ecco i catelli del  bolognese

«Dove un giorno il trovèro ed il menestrello modulavano sulla mandola e sul liuto la còbbola e la sirventa alle belle castellane, stormisce il vento, sibila il serpe; l’edera tenace e i dumi e gli sterpi tengono luogo dei serici drappi, degli aristocratici panneggiamenti!» Così scriveva nel 1904 Giuseppe Bettini nella Guida di Castiglione dei Pepoli, quando suggeriva la visita al castello medievale di Civitella, una delle più misteriose e intriganti memorie di quell’epoca remota che ancora oggi rimangono nella montagna bolognese. Nelle rovine castellane, ancora oggi imponenti, si immaginava con sensibilità romantiche un tempo passato fatto di ricche stanze, potenti padroni e giornate scandite dalle cadenze di una corte che forse mai vi fu.

Castello di Elle

Gli storici hanno fugato almeno in parte leggende ed esagerazioni ma, nel territorio bolognese in senso stretto (eccettuato quindi l’imolese), recenti studi indicano che i castelli (grandi, piccoli o semplici torri di avvistamento) assommano alla considerevole cifra di oltre 200 unità.
Cifra che sembrerebbe dare ragione a quanti s’immaginano un Medioevo dove si costruiva un castello su ogni poggio e, in pianura, ad ogni incrocio di strade. Non che questo quadro sia del tutto scorretto, ma il Medioevo fu lungo e gli insediamenti fortificati nacquero e si estinsero in periodi diversi e lontani fra loro. E furono costruiti con materiali e forme differenti a seconda dei tempi, delle necessità e degli invasori che bisognava fronteggiare. Semplici torri contornate da una palizzata di legno all’inizio; poi si incominciò ad usare la pietra e quindi i mattoni, dove questa non era disponibile naturalmente, o alla fine dell’età di mezzo, quando le armi da scoppio resero vane le mura e le difese che solo pochi decenni prima garantivano la vita e la salvezza dei castellani.

Di castelli se ne realizzarono lungo tutto il Medioevo, dal V al XV secolo, anche se in certi periodi se ne costruirono di più. Tra X e XII secolo, per esempio, e poi nel secolo successivo quando il Comune di Bologna che avanzava nel contado, necessitava di punti forti per il controllo del territorio (l’ultimo fu Castel Guelfo nel 1309). Tra XII e XIV si ha la prima attestazione di oltre il 70% dei fortilizi censiti. L’incastellamento fu un fenomeno più concentrato nella collina e in montagna (il territorio irregolare richiedeva più punti di controllo), ma anche la pianura fu interessata e diversi castelli sopravvissero e furono ampliati durante l’età moderna da nuovi signori. Di così vasto numero di insediamenti castrensi oggi non rimane molto e quel che resta è vittima delle ingiurie del tempo che inesorabilmente trascorre. Eppure chi volesse qua e là assaporare sensazioni e scorci castellani può percorrere le strade della pianura e della montagna, aiutato anche dai fortilizi neo-medievali del tardo Ottocento, quando i tempi non erano ancora vittima di futuribili ricostruzioni virtuali e si rifaceva un Medioevo, seppur romanticizzato, a suon di calce e di mattoni…

Castello di Montorio

Andiamo dunque alla scoperta di alcuni di questi esempi, antichi e meno antichi, integri e meno integri, eppure tutti in grado di trasmettere emozioni e di ricostruire per gli avidi occhi di oggi le forme di un tempo ormai trascorso.
La strada che da San Giovanni Persiceto conduce a Ferrara porta all’austera mole della “Giovannina”, turrito castello costruito a San Matteo della Decima dalla famiglia bolognese degli Aldrovandi, di cui si ha notizia dal tardo Quattrocento. Nel 1544 passò ai Pepoli e poi di nuovo agli Aldrovandi che nella seconda metà del Seicento diedero al castello le attuali forme, chiamando il Guercino a dipingere gli splendidi affreschi che ornano alcune sale. Passarono le stagioni e la signorile dimora, al centro di un’ampia azienda agricola, perse le forme originarie. Fu l’ingegnere bolognese Giuseppe Ceri che a cavallo tra Ottocento e Novecento riconferì parvenze medievaleggianti all’antico maniero, non senza lasciare le nuove ed interessanti pitture in stile liberty di Aristide Zanasi e Alessandro Scorzoni.
La Rocca Isolani a Minerbio, oggi di fattezze cinquecentesche, fu sede del feudo concesso nel 1403 dai Visconti alla famiglia bolognese degli Isolani. Nei decenni successivi alterne vicende tolsero e ridiedero i possedimenti alla nobile famiglia. Minerbio dovette sostenere gli attacchi di Annibale Bentivoglio, degli eserciti uniti di Visconti e Aragona, dei Gonzaga, per ritornare nel 1525 agli Isolani che, dopo il saccheggio dei Lanzichenecchi del 1527, fecero riparare il castello e la rocca. Per affrescare le sale venne chiamato Amico Aspertini, pittore eccentrico nello stile e nell’esecuzione delle opere, “uomo capriccioso e fantastico”: si dice che fosse ambidestro e dipingesse con entrambe le mani, così da creare effetti inconsueti per quei tempi. La rocca, di forme pressoché quadrate, ha un vasto cortile interno alleggerito da un doppio porticato in stile rinascimentale, al cui disegno non dovette essere estraneo il celebre architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola.
A poca distanza sorse il castello di San Martino in Soverzano, che si sviluppò da una torre costruita dalla famiglia Ariosti. Furono però i Manzoli che nel Quattrocento conferirono alla costruzione nuove forme, con tanto di fossato colmo d’acqua, completate nel 1684 dal singolare portico che dava ricetto all’annuale mercato di merci e bestiami. Il tempo e l’uso ne compromisero le originarie strutture e nel tardo Ottocento fu oggetto di pesanti rifacimenti esterni ed interni, opera di Alfonso Rubbiani, tesi a ripristinarne una “presunta medievalità”.
All’imbocco della valle dell’Idice, un ardito maniero tutto di pietra serena sembra preannunciare le architetture toscane, eppure ci troviamo a pochi passi dalla via Emilia. Si deve alla volontà del marchese Alfonso Malvezzi Campeggi, che dal 1888 fece arrivare il materiale da costruzione dalle cave di pietra serena di Firenzuola, con un interminabile trasporto su birocci trainati dalla forza animale. Il castello fu pronto nel 1894 e accolse il Malvezzi e la sua sposa. Per l’inaugurazione si preparò un augusto banchetto, macellando quattro bovi, una decina di maiali e stuoli di polli e capponi. Per il marchese fu gioia di breve durata, poiché passò a miglior vita l’anno successivo. Durante la seconda guerra mondiale fu ricetto per decine di sfollati, per poi tornare residenza privata.
Salendo le pendici dell’Appennino non mancano diversi esempi di architettura fortificata.
Tra quelli più curiosi vi è il castello di Elle, in comune di Monzuno. Chi ne ammira le superbe fattezze dall’opposto versante della val di Setta, presso Rioveggio, è portato a immaginarvi chissà quale signorile dimora, crocevia di traffici politici ed economici. Invece si tratta di un borgo cinquecentesco con abitazioni, oratorio e torre colombaia che nel tardo Ottocento venne dotato di effimere quanto aberranti merlature e murature atte a camuffarne le reali origini e a renderlo un perfetto insediamento fortificato in stile neogotico.
Meno appariscente ma realmente genuina è la torre di Montorio, che conserva ampi tratti del tipico castello medievale della montagna, mirabilmente conservato dalla famiglia Berti Arnoaldi. Infine il castello di Civitella (Castiglione dei Pepoli), uno dei fortilizi medievali abbandonati meglio conservati di tutta la montagna. Imponenti sono ancora oggi le vestigia: la cerchia muraria, con tanto di torrione mozzato, conserva pressoché tutto il perimetro (85 metri circa), con tratti alti anche diversi metri. La località, menzionata nel Duecento, è sede castrense sicuramente nel secolo successivo, opera forse dei conti Alberti che si stavano consumando nelle ultime lotte contro il Comune di Bologna. Qui la còbbola e la mandola con cui abbiamo aperto forse davvero risuonarono nelle fredde stanze, dove antiche stirpi spensero l’austero Medioevo. Nuove dimore sopravvennero, ma i loro padroni non erano più eredi della tradizione militare ma di quella notarile e mercantile.

Per i 120 anni di Emil Banca la rivista Nelle Valli Bolognesi racconterà anche la pianura

La valorizzazione della natura, della storia, dell’arte e della cultura e delle tradizioni locali sono centrali nelle attività di Emil Banca perchè il territorio in cui opera è elemento fondamentale della propria identità. Per questo abbiamo voluto che, tra le iniziative per celebrare i 120 anni di attività della nostra bcc, rientrasse anche quella di arricchire la rivista “Nelle Valli Bolognesi”, dedicata alla promozione del turismo sostenibile in Appennino e alla conservazione della memoria di questi luoghi, fino a coprire anche le aree di pianura.

È proprio in pianura, a Baricella, che inizia nel 1895 la storia di Emil Banca: qui, infatti, è nata la prima cassa rurale da cui, nel corso di 120 anni e dell’unione delle esperienze di 13 diverse Casse di montagna e pianura (tra Bologna, Ferrara e Modena), ha avuto origine la nostra Bcc.

Nato 7 anni fa dalla collaborazione tra la Banca ed AppenninoSlow, allora neonato consorzio di promozione turistica dell’ex Comunità montana Cinque Valli, Nelle Valli Bolognesi sinora ha parlato soprattutto di montagna.
Dal numero di primavera 2015 la rivista ha modificato il nome in Nelle Valli Bolognesi e in Pianura  ed Emil Banca la valorizza aumentandone il numero di pagine, la tiratura ed il territorio di competenza anche alla Bassa bolognese: dalle bellezze naturalistiche a quelle del passato, dalle storie sui personaggi che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo delle nostre comunità alle inchieste.

Maschio di canapiglia

Gli scatti di William Vivarelli: maschio di canapiglia

Il trimestrale mette in rete oltre ai promotori, numerose associazioni, gruppi culturali, Pro Loco ma anche  appassionati di storia locale che offrono il proprio contributo per arricchirne i contenuti e rendere il prodotto editoriale sempre più apprezzato e diffuso. Collaborazione divenuta più ampia ora che si sono estesi i confini geografici del territorio oggetto di approfondimenti.

Castello di San Martino in Soverzano (Minerbio)

Castello di San Martino in Soverzano (Minerbio)

Per questa prima uscita in versione ampliata, Nelle Valli ci porta a Bentivoglio all’Oasi La Rizza per scoprirne le peculiarità naturalistiche, il lavoro dell’uomo e le tracce della storia della Resistenza; ci fa poi conoscere la storia di Prospero Baschieri “Pruspròn”, il contadino ribelle che combattè contro le truppe francesi  di Napoleone divenendo simbolo della rivolta contro l’ingiustizia e l’oppressione tra Bologna e Ferrara. E ancora ci fa scoprire l’antica tradizione liutaia conservata e valorizzata dal Museo della Musica allestito nel foyer dell’ottocentesco teatro di Pieve di Cento. Non mancano poi le segnalazini di percorsi naturalistici nella Bassa e gli eventi che vi si svolgeranno da qui all’estate, tra cui il singolare Festival dell’Ocarina, dedicato allo strumento pop0lare a fiato che fu inventata nel XIX secolo, a Budrio, da Giuseppe Donati.

 

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura in formato cartaceo è in distribuzione gratuita in tutte le filiali della Banca e negli uffici di promozione turistica di Bologna, Modena e Ferrara.
La versione in pdf si può scaricare su www.emilbanca.it.

Speriamo che il regalo che abbiamo voluto fare alle nostre terre e a chi vi vive per ricordare il legame che ci unisce da 120 anni, incontri l’apprezzamento dei lettori affezionati della nostra rivista e ne avvicini di nuovi; ma ci auguriamo anche che, grazie alla diffusione sempre più capillare dei contenuti, cresca il numero delle persone che raccolgano l’invito a scoprire e conoscere meglio le tante bellezze di questi luoghi, scegliendo la modalità del turismo lento, in grado di far apprezzare quella qualità e quel senso della vita che da sempre caratterizzano le nostre comunità locali.

Sostenibilità economica e ambientale: le sfide dell’impresa agricola che guarda al futuro

Il settore agricolo, da sempre trainante per l’economia del nostro territorio, attraversa oggi una fase delicata in cui, per garantire continuità e un futuro solido all’azienda,  diventa davvero strategico definire piani di sviluppo capaci di:

  • superare i fattori di contrasto (crisi, eventi atmosferici, cambiamenti climatici, contest0 normativo, politiche agricole…);
  • sfruttare le opportunità offerte dalle nuove nicchie create dalle trasformazioni dei mercati di riferimento.

Rispetto dell’ambiente, tutela della biodiversità, qualità delle produzioni e crescita della produttività sono le sfide con cui l’azienda agricola si trova a dover fare i conti, in mercati sempre più competitivi e caratterizzati da continue oscillazioni dei prezzi.

Oggi l’imprenditore agricolo nell’affrontare le continue e sempre nuove sfide si trova davanti tanti interrogativi che non sempre trovano risposta: come affrontare le sfide della sostenibilità ambientale senza pregiudicare la sostenibilità economica?  Come sfruttare le reti di impresa per accrescere la propria competitività? La Politica Agricola Comunitaria (PAC) può aiutare questo processo? Cosa cambierà rispetto alla precedente programmazione?

Per aiutare gli imprenditori del territorio ad orientarsi ed offrire loro un quadro di riferimento per rispondere a questi quesiti la nostra Banca ha organizzato il convegno “Sostenibilità economica e ambientale dell’impresa agricola“, in programma il prossimo 25 Febbraio alle 17.45 a Bologna (Emil Banca – Sala Marconi, Via Trattati Comunitari Europei n. 19).

Si tratta di un’occasione di approfondimento e confronto con gli operatori che vedrà l’intervento di tre relatori, esperti del settore, che affronteranno i diversi temi di interesse per le imprese del comparto evidenziando i principali indicatori per un’imprenditorialità agricola efficiente e competitiva sugli attuali mercati di riferimento.
Dopo i saluti del nostro Direttore Daniele Ravaglia,  Ciro Lazzarin (Economic and Food Chain Division Agri 2000) parlerà di sostenibilità economica e ambientale dell’impresa agricola; Camillo Gardini (Presidente Agri 2000) si occuperà invece delle reti di impresa in agricoltura. Infine, il prof. Angelo Frascarelli (Università di Perugia) delineerà un quadro delle novità della Politica Agricola Comunitaria 2014-2020.

Per partecipare all’incontro, gratuito, è necessario iscriversi entro il 23 febbraio:

L’iniziativa rientra in una più generale attenzione che la nostra cooperativa, da sempre un riferimento per il mondo rurale, riserva alle aziende agricole locali per affiancarle, non solo attraverso strumenti finanziari dedicati, tanto nei momenti di difficoltà  quanto nei progetti di sviluppo.
Un impegno, eredità delle casse rurali  da cui abbiamo avuto origine, che racconta anche della nostra visione di futuro in cui il mondo agricolo gioca un ruolo di primo piano per rilanciare l’economia locale e valorizzare le eccellenze del territorio.

 

Spegniamo le luci e accendiamo la cultura con i giovani

Anche quest’anno la nostra Banca aderisce al “M’illumino di meno”, l’iniziativa di sensibilizzazione sul risparmio e la riduzione degli sprechi energetici lanciata dalla trasmissione Caterpillar di Radio2 in programma il 13 Febbraio.

Oltre a partecipare alle 18.00 alla mobilitazione “illumenista”, spegnendo le luci delle nostre filiali  e degli uffici centrali (dall’orario di chiusura del venerdì e sino alla domenica), accogliamo  l’invito della trasmissione ad accendere la cultura.Lo faremo coinvolgendo i nostri soci e clienti under 35 in una passeggiata alla scoperta di una città che, dalla seconda metà del 1500, si nasconde all’interno di Bologna: il ghetto ebraico.
Muniti di torce ricaricabili, con la nostra energia illumineremo il percorso di una visita guidata gratuita alla scoperta di cultura arte e storia della comunità ebraica bolognese.

Alla stessa ora a Baricella, inciteremo gli studenti dell’Istituto Comprensivo che pedaleranno per illuminare il palazzetto dello sport: una festa, sostenuta dalla nostra Banca, in cui culmina un articolato progetto congiunto di scuola, Comune, Comitato dei genitori e società sportive del territorio per favorire l’educazione ambientale ed attivare una riflessione sui temi del risparmio energetico e le fondi di energia rinnovabile.

Accanto a questi appuntamenti collettivi, daremo il nostro contributo con un’attività di divulgazione su queste tematiche di interesse generale con l’obiettivo di sollecitare l’adozione di accorgimenti quotidiani che, correggendo le abitudini “energivore”, riducano i consumi ed evitino gli sprechi di risorse preziose.

L’adesione al momento simbolico di “M’illumino di meno” nasce da una più generale attenzione che la nostra cooperativa rivolge alla tutela ambientale, sentita come una propria responsabilità diretta.
Un impegno cui cerchiamo di dar seguito agendo concretamente su vari aspetti:  riduzione dei consumi di carta ed acqua, utilizzo di energia da fonti rinnovabili, utilizzo di carta riciclata, promozione della mobilità sostenibile, servizi di consegna urbana con bike messangers, linee di credito agevolate per il passaggio ad energie verdi ed interventi di risparmio energetico, sostegno alla green economy.
Dato che nel 2015 festeggiamo i 120 anni, anche le celebrazioni di questo anniversario storico saranno all’insegna della sostenibilità; perchè è questa l’impronta che vogliamo dare al futuro del nostro territorio, continuando ad essere una banca dell’energia pulita, peculiarità che contraddistingue le Bcc, come ha  raccontato il Direttore di Federcasse intervendeno ai microfoni di Caterpillar.

Il 13 febbraio  illuminiamoci, tutti, un po’ di meno ma soprattuto riscopriamo dei semplici gesti che ci rendono ogni giorno più consapevoli e sostenibili e ci permettono anche di risparmiare.

Territorio, Ambiente, Generazioni: la finanza etica europea investe nel futuro

Territorio, Ambiente, Generazioni sono le parole chiave su cui si svilupperà il whorkshop internazionale dell’Associazione per la promozione di Ethical Banking; l’evento nasce da una precisa idea, condivisa da tutte le Casse Rurali e le Bcc aderenti all’associazione (23 Raiffeisen, Emil Banca, Cassa Padana, Filottrano)  del ruolo fondamentale che la finanza etica riveste per l’affermazione di un modello di sviluppo, tanto locale quanto europeo, che produca un diffuso benessere, equo e sostenibile, nelle comunità.
Un’idea che si fonda sulla convinzione che se guardiamo al futuro non può esserci altra forma di finanza che sia capace di generare ricchezza condivisa con le comunità e, dunque, è da qui che bisogna ripartire.

Con “TAG Europa: esperienze europee a confronto su Territorio, Ambiente e Giovani generazioni“, a tre anni dal convegno internazionale Etica e Finanza . La coppia con un futuro ospitato a Bologna dalla nostra Banca,  l’Associazione torna ad accendere i riflettori sul tema per richiamare gli operatori ad una riflessione che, partendo da alcune best practice presenti in Europa, gli permetta di trovare spunti nuovi per ridefinire  il ruolo che le loro banche cooperative (o altre organizzazioni) di provenienza potranno svolgere nelle comunità locali dove operano.
Si tratta quindi di un incontro operativo, non istituzionale né celebrativo, che ha l’obiettivo concreto di favorire uno scambio di idee per lo sviluppo di progettualità innovative ma anche di avviare un confronto che possa consolidare relazioni importanti.

 

L’appuntamento è il 9 ottobre a Leno (BS), presso la sede di Cassa Padana, che ospiterà il seminario di confronto rispetto alle tre specifiche tematiche (Territorio, Ambiente, Giovani generazioni), cui prenderanno parte realtà significative che a livello europeo hanno sviluppato in modo sostenibile best practices su questi fronti.
I progetti di alcune realtà bancarie etiche e alternative come Ekobanken (Svezia), Credal (Belgio), Tyse (Polonia), Crédit Coopératif (Francia), Ebanka (Croazia) aderenti a Febea, la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative, oltre che alcune esperienze italiane come quella di Ethical Banking e Banca Etica, saranno la base per aprire una discussione su quali opportunità potrebbero essere colte per affrontare il futuro riportando al centro delle delle strategie e dell’operatività i valori e la pratica della finanza etica.

La mattina sarà dedicata alla presentazione delle esperienze, mentre il pomeriggio sarà utilizzato per lo scambio di idee fra i partecipanti.
Per l’intera giornata è previsto il servizio di traduzione simultanea.
Il whorkshop, che si rivolge in particolare agli operatori del mondo bancario cooperativo e della finanza etica, è aperto anche e a chi, a vario titolo, è interessato alle tematiche.
La partecipazione va confermata  inviando una mail all’indirizzo ethicalbanking@rolmail.net entro il 2 ottobre

 

PROGRAMMA WORKSHOP

Ore 10.30 – 12.30
#Tag Europa – Territorio, Ambiente, Generazioni: esperienza a confronto.
Coordina Claudia Gonnella (Federcasse)

Intervengono:
• Ulla Herlitz – Ekobanken 
• Bernard Horenbeek  – Credal
• Cyrille Langendorff – Crédit Coopératif
• Filip Wadowski – TISE
• Goran Jeras – Ebanka
• Adriano Pallaro –  Banca Etica

Ore 12.30 – Buffet

ore 14.00
L’attività di Ethical BankingHelmut Bachmayer, presidente dell’Associazione

ore 14.30 – 17.00
Confronto fra i partecipanti al seminario
Coordina Matteo Passini – presidente di Coopermondo

 

La grande bellezza? È nelle Valli Bolognesi

La fauna minore dell’Appennino è protagonista del servizio centrale dell’ultimo numero di Nelle Valli Bolognesi, che realizziamo insieme ad AppenninoSlow per far conoscere la cultura, la storia, la natura e l’arte custiditi nella montagna a sud di Bologna e promuovere il turismo “slow” per andare alla scoperta di questi territori.

Con l’articolo di Francesco Grazioli, corredato dalle sue splendide foto, puntiamo i riflettori sulla biodiversità di queste zone, uno degli aspetti della “grande bellezza” da conservare, proteggere e valorizzare.

Puoi sfogliare on line nelle Valli Bolognesi Estate 2014 oppure richiedere la versione cartacea nelle nostre filiali, negli Iat e nelle strutture turistiche delle province di Bologna, Modena e Ferrara.

 

La chiamano biodiversità
Molti e variegati sono gli aspetti ambientali che caratterizzano le nostre vallate.
Seguendo il gradiente altitudinale che dalla Pianura Padana ci accompagna fino al profilo frastagliato della Dorsale Appenninca, ci si rende conto di come il paesaggio muti, assecondando sia fenomeni naturali come le emergenze litologiche, di cui troviamo massima espressione con i Gessi, le Arenarie e i diffusi calanchi, che storico-sociali come l’abbandono della fascia pedecollinare operata dall’Uomo negli ultimi decenni.
Abbandono che però, in certe vallate, ha avuto un’espressione  minore, lasciando un mosaico agricolo di assoluto pregio non solo dal punto di vista paesaggistico o culturale ma anche e sopratutto ambientale.

Questa ricchezza, vero e proprio valore aggiunto della nostra Provincia, può vantare una moltitudine di comunità vegetali e faunistiche uniche, non solo a livello regionale o nazionale, ma anche europeo.
L’UE individua infatti, grazie alla Direttiva Habitat 92/43/CEE, Siti di Interesse Comunitario e Zone a Protezione Speciale che sono volte a tutelare specie e contesti ambientali dal forte significato conservazionistico.
Nella sola Provincia di Bologna ne contiamo una trentina, alcuni dei quali coincidono con i contorni di Parchi e Riserve regionali.

La loro funzione è quella di costituire veri e propri “nodi” all’interno di una “rete”, in cui le aste fluviali e la posizione strategica di alcuni SIC e ZPS hanno funzione di collegamento (i cosiddetti “corridoi ecologici”).
Un patrimonio, in termini di Biodiversità, davvero notevole ed unico, sottoposto sempre più alle attenzioni degli enti preposti allo studio, tutela e valorizzazione di quello che è, a tutti gli effetti, un bene di tutti.
Focalizzando l’attenzione sul tema funistico, gli stimoli innescati dal Progetto Life+ “Pellegrino”, che ha portato sul nostro territorio innumerevoli azioni concrete di conservazione tra il 1998 ed il 2002, hanno dato vita alla Legge Regionale n° 15 del 2006 “Disposizioni per la tutela della fauna minore” volta a proteggere nello specifico quelle forme animali misconosciute cui fanno parte: micromammiferi, chirotteri, insetti, pesci, rettili, anfibi e invertebrati.

 

 Ingiustamente snobbati, se non perseguitati, poiché al centro di ataviche leggende ed infondate dicerie, sono i tasselli fondamentali delle catene trofiche che tengono in equilibrio gli ecosistemi – troppo spesso alterati dall’onnipresente mano dell’Uomo – agendo come antagonisti naturali di quelle specie che, con ogni mezzo e a costo di avvelenarci, cerchiamo invano di eradicare da decenni.
Pensiamo agli insetti che danneggiano le colture, prede naturali nonché quotidiane di toporagni, pipistrelli, rettili ed anfibi!
Pura utopia il poterci liberare dei nocivi se pensiamo che oltre alla banalizzazione sempre più spinta dei contesti agricoli e forestali, che da tempo crea non pochi problemi ai nostri “piccoli alleati”, siamo riusciti ad immettere nell’ambiente specie esotiche i cui effetti competitivi ed ecologici hanno reso ancor più caotica e difficile la situazione ambientale attuale.
Quasi come vivessimo su un altro pianeta e non ci rendessimo invece conto che i primi a subire gli effetti negativi di certe azioni non fossimo noi.

 

Ecco perchè si sta cercando di correre ai ripari con censimenti mirati alle specie in Direttiva, ne è un esempio quello appena terminato dalla Regione Emilia-Romagna grazie al Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, i cui dati sono stati presentati pubblicamente all’interno di un convegno nell’aprile scorso, propedeutici per la redazione ed attuazione delle migliori strategie di conservazione.
Oltre a realizzare Progetti specifici promossi e sostenuti da Enti lungimiranti come Parchi, Università e Regione, dalle associazioni di volontariato come il Corpo Provinciale Guardie Ecologiche Volontarie, nonchè dalla Unione Europea.

 

Esempio di meritevole importanza è il Life+ “Gypsum”, Progetto che vede coinvolti 6 Siti di Interesse Comunitario e Zone a Protezione Speciale regionali, tutti situati su affioramenti gessosi.
Dal 2010, sotto la lente di ingrandimento sono finite le comunità sia vegetali che faunistiche (in particolare i pipistrelli) legate ai delicati quanto variegati ambienti che caratterizzano i Gessi Messiniani e Triassici, ma non solo, anche lo studio delle acque sotterranee: che offrono uno spaccato sulla “qualità dell’acqua che berremo”. Azioni che si concluderanno, assieme agli interventi di tutela e ad una ricca serie di incontri divulgativi, alla fine di quest’anno.

 

Nelle Valli Bolognesi i tesori dell’autunno

La stagione della Tartufesta, che da Ottobre a Novembre è protagonista in Appennino, un approfondimento con agronomi ed esperti sul mistero dei porcini scomparsi e la bellissima storia di Alfonso Calzolari, il ciclista di Vergato che nel 1914 vinse il Giro d’Italia più duro di sempre. Poi le rubriche sulla flora e la fauna dell’Appennino, sui trekking e sui percorsi più belli da fare in mountain bike.
Con l’arrivo dell’autunno è uscito il numero 19 di “nelle Valli Bolognesi“, la rivista di cultura e turismo slow edita e diretta dalla nostra Banca in collaborazione con AppenninoSlow, il consorzio di promozione turistica della montagna bolognese.

In questo numero, copertina ed approfondimenti sono dedicati ai tesori dell’autunno che quest’anno si fanno desiderare. Paolo Cozzoli (gruppo micologico Avis Bologna) e Lucio Pierantoni (Associazione Tartuficoltura e Ambiente) danno la loro spiegazione sullo strana carenza di porcini e tartufi bianchi.
Una gioia, però, arriva dalla vendemmia 2013 che si annuncia una delle migliori, per qualità e quantità, degli ultimi anni.

Con un pezzo sulle ricette della tradizione contadina tratte dai ricordi dei nonni di Loiano, fa il suo debutto la Montagna in cucina a cura di Katia Brentani che ci svela i segreti della “Aieda” e dei “Mondi”.

Bellissime, come sempre, le foto di Vivarelli che ci presenta il Balestruccio, volatile a rischio di estinzione descritto anche da Shakespeare nel Macbeth.

Da leggere anche le classiche rubriche sulle erbe del territorio che in questo numero ci spiegano i segreti di basilico e rosa canina.

Tra le 48 pagine della rivista trovano spazio anche i servizi sui musei di Bruscoli (Linea Gotica) e Piamaggio (Civiltà contadina) e l’epica storia del ciclista di Vergato Alfonso Calzolari e del suo incontro con la “Sampìra”, la Santona di Rastignano, raccontata da Claudio Evangelisti.

Come sempre, ampio spazio è dedicato agli appuntamenti nei comuni della montagna e nei Parchi naturali del bolognese.

La rivista, un trimestrale che esce seguendo il ritmo delle stagioni, è distribuita capillarmente nella provincia di Bologna. La potete trovare in copia cartacea in tutte le nostre filiali o scaricare in pdf  sul sito emilbanca.it.
I nostri Soci possono richiederne l’invio gratuito a casa scrivendo a ufficio.soci@emilbanca.it o a vallibolognesi@emilbanca.it.

Nelle Valli Bolognesi, ecco il numero di primavera

Con una copertina dedicata alle orchidee selvatiche, veri e propri gioielli spontanei che nei prossimi mesi coloreranno i prati delle nostre montagne, è in uscita il numero 17 di nelle Valli Bolognesi, il trimestrale su turismo e cultura slow nell’Appennino Bolognese edito da AppenninoSlow realizzato in collaborazione con la nostra Banca.

Copertina primavera 2013 Nelle Valli Bolognesi

Sono 38 i tipi di orchidee selvatiche censite nella nostra provincia, le conosceremo assieme al Gruppo Italiano per la ricerca sulle orchidee selvatiche durante un’escursione al sito archeologico di Monte Bibele a cui partecipa anche il Cai e che unirà al piacere della natura quello della storia.

 

Come sempre, tanto spazio alle immagini con i fotoservizi di William Vivarelli, alla cultura contadina con la rubriche di Adriano Simoncini, e a quella del camminare grazie a Gianfranco Bracci.
Con erbe di casa nostra, Lucilla Pieralli continua il sui viaggio erboristico nei prati e nei boschi dell’Appennino.

Claudio Evangelisti, Nevio Preti e Roberto Francia si occupano delle storia dei nostri borghi e delle nostre comunità con servizi sui mastri Comacini, sui rifugi della Seconda Guerra Mondiale e sul borgo di Zaccanesca.

Non mancheranno gli approfondimenti sull’agricoltura biologica e sulle aree naturali della nostra provincia, oggi raggruppate sotto un unico ente.

Assieme ad AppenninoSlow vedremo i tanti trekking proposti per primavera ed estate. Assieme ai grandi classici, come la mitica ed intramontabile Bologna-Firenze o l’Etruscan Trail, quest’anno si sconfinerà prima nel reggiano, con la Corno alle Scale-Monte Cusna, e poi all’estero, con il tour lungo il Vallo di Adriano.

Infine, saranno oltre 500 i piccoli e grandi eventi raggruppati nel calendario che, giorno dopo giorno, segnala gli appuntamenti nei comuni montani da aprile a fine giugno.

La rivista è in distribuzione gratuita in tutte le nostre Emil Banca, negli Urp, negli Iat e nelle strutture turistiche delle provincie di Bologna, Modena e Ferrara.
In versione pdf si può leggere on line sul nostro sito www.emilbanca.it

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