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Festa con la comunità per i 110 anni della Cassa Rurale di Argelato

Il 7 Luglio ad Argelato festeggiamo i 110 anni di storia dell’omonima “Cassa Rurale di depositi e prestiti“, una delle 13 banche cooperative che hanno dato origine a Emil Banca, nata 1906 con un capitale sociale di diciassette lire da altrettanti soci fondatori.

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Sono passati tanti anni, il territorio di competenza della Banca si è modificato, il capitale è altrettanto cambiato. Immutato è, invece, lo spirito che anima la relazione della Banca con le persone e il territorio.
Spirito che si ritrova anche nella modalità di celebrare questo anniversario, facendone un’occasione per condividere con soci, clienti e comunità locale momenti di riflessione e incontro ricordando la strada percorsa insieme e i valori, estremamente attuali, che continuano a guidare l’operato della Banca.

Questo il programma del pomeriggio e della serata di festa:
17.30 Santa Messa in memoria dei Soci defunti (Chiesa di S. Michele)
18.30 Incontro con i neo Soci (Biblioteca E. Spaltro – Sede Emil Banca)
20.00 Riconoscimenti “Soci pionieri” e “Premi allo studio” (piazzale antistante la filiale)
20.30 Buffet e spettacolo “Sabbia sulle note” (parco adiacente la Chiesa di S. Michele)

La partecipazione alla cena e allo spettacolo conclusivo è aperta a tutti previa prenotazione in filiale e versamento di un contributo di 7 euro, interamente devoluto  al Centro di ricerca Cesare Maltoni di Bentivoglio (Istituto Ramazzini).

In chiusura, riportiamo una sintesi – curata da Michelangelo Abatantuono per i numero di luglio della nostra rivista Notizie Emil Banca –  con i fatti e i personaggi salienti della storia della Cassa Rurale di depositi e prestiti di Argelato. Chi desidera approfondire, può richiedere copia gratuita del volume realizzato in occasione del centenerio della CR di Argelato (eblog@emilbanca.it – n° verde 800 217 295) .

 

1906-2016  Argelato. Centodieci anni di credito cooperativo

Argelato 01Nella seconda metà dell’Ottocento gran parte della popolazione delle campagne bolognesi era occupata nel comparto agricolo, ma in posizioni subalterne. Braccianti e mezzadri, minacciati dalla disoccupazione e dal potere dei grandi proprietari agricoli, cominciarono ad organizzarsi: nacquero così leghe bracciantili, società di mutuo soccorso, cooperative e, sulla scia delle aperture del pontefice Leone X, le Casse Rurali, che per prime consentirono l’accesso al credito a quanti fino ad allora ne erano stati categoricamente esclusi.

È questo il substrato sociale ed economico su cui si innesta la fondazione, il 22 aprile 1906, della Cassa Rurale di Depositi e Prestiti di Argelato. I diciassette soci fondatori, radunati dal giovane  parroco don Raffaele Venturi, erano braccianti, artigiani, agricoltori. Erano gli anni dell’affermazione socialista in molti comuni italiani e Argelato, proprio in quell’anno, non fece eccezione
Coesistevano dunque nella Cassa Rurale più anime: una religiosa che fu inizialmente fattore decisivo per la sua costituzione; una “affaristica”, rappresentata da braccianti e piccoli proprietari, che vedeva di buon occhio un’attività che si potesse opporre alla presenza socialista; infine un’anima popolare (coloni e artigiani) che considerava di particolare importanza la lotta all’usura nelle campagne e il finanziamento ai ceti altrimenti esclusi dal credito.

Il benemerito parroco don Venturi venne a mancare nel 1925, lasciando tutte le proprie sostanze all’asilo parrocchiale. Fu chiamato a sostituirlo don Ercole Roda, che divenne l’anima trainante della Cassa Rurale dal primo dopoguerra ai primi anni Settanta, riuscendo a destreggiarsi abilmente anche nel periodo del fascismo e nel tragico momento dell’assassinio di Guerino Ariatti, presidente della Cassa dal 1916 al 1944.
Seppur con alterne vicende, che risentivano degli avvenimenti nazionali, la Cassa Rurale andò rafforzandosi: i prestiti passarono dalle 800 lire del 1906 alle 281.400 del 1947; analoga fu la crescita dei depositi, che passarono dalle 2.287 lire del 1906 alle 463.239 del 1936.libro soci 1906_pic

Nel dopoguerra si andò verso lo sviluppo dell’attività bancaria modernamente intesa: con il nuovo impiegato Giuseppe Lelli, assunto nel 1960 e poi direttore generale fino al 2000, la Cassa si trasferì in un nuovo locale, assicurando l’apertura la mattina ad Argelato e il pomeriggio a Funo, che proprio in quegli anni iniziava a svilupparsi.
La concorrenza delle altre banche, anche di maggiori dimensioni, era sentita, ma il rapporto di confidenza, fiducia e attenzione alle esigenze del cliente ha consentito alla Cassa Rurale di Argelato di superare i momenti di difficoltà, quando le persone si allontanavano dal mondo del credito per timori e sospetti.


Il 29 ottobre 1962 venne ufficialmente aperta la filiale di Funo, nel 1973 ci fu la fusione con la Cassa Rurale Artigiana di San Marino di Bentivoglio e nei decenni seguenti vennero aperte nuove filiali a Castel Maggiore e San Pietro in Casale, creando i presupposti per i successivi accorpamenti che avrebbero portato, sotto la presidenza di Ruggero Marani, ad Emil Banca: BCC di Borgo Panigale (21 maggio 1995) e BCC di Sala Bolognese (1996).

La riforma prende forma: il punto di Federcasse e Iccrea Holding

Da dove arriviamo e dove vogliamo andare?
È stato questo uno dei quesiti centrali del convegno Banche di comunità, cosa cambia con la Riforma?,  organizzato dalla nostra Banca il 16 aprile scorso.

Cosa cambia con la nascita del Gruppo Bancario Cooperativo?

Le risposte in una sintesi degli interventi  del Presidente Federazione Nazionale Bcc Alessandro Azzi e del Presidente di Iccrea Holding Giulio Magagni che nel corso dei lavori hanno fatto il punto sugli aspetti salienti della Riforma e sul futuro, tra continuità e cambiamento, del Credito Cooperativo.

Il nostro 2015 in Tv

Ripercorriamo l’anno del centoventesimo anniversario della Bcc attraverso le immagini trasmesse dalle televisioni bolognesi.

 

Numeri e valore sociale prodotto: un quadro d’insieme per guardare con fiducia al futuro

In pieno clima di autoriforma del Credito Cooperativo, i Soci di Emil Banca domenica 22 marzo sono chiamati in Assemblea ad esprimersi sulla chiusura del bilancio 2014.
Un anno che ha visto la nostra cooperativa recuperare il risultato negativo del 2013 e registrare un utile  superiore ai 7milioni di euro. Dato accompagnato dalla conferma della fiducia da parte della clientela e dei soci: sono infatti ben 1.400 le persone che hanno scelto di entrare a far parte della base sociale divenendo, di fatto, comproprietari della Banca.
Una scelta di condivisione, oltre che di valori, di un preciso impegno a vigilare a che la Banca operi mutualisticamente nei confronti dei soci e anche di altri interlocutori, per promuovere benessere nelle comunità e favorirne una crescita sostenibile.

Elevata anche  la capacità dimostrata dalla Banca di accantonare cifre molto alte (42 milioni di euro) per far fronte a possibili insolvenze da parte della clientela.
Impegno con cui si risponde alla filducia dei soci cercando di restituire un’azienda solida, patrimonializzata, che abbia tutte le carte in regola per continuare a svolgere la propria funzione sociale a favore delle famiglie e del tessuto economico locale.

Assieme ai “bilancio di numeri” in Assemblea viene presentata anche la tredicesima edizione del Bilancio Sociale, il documento che meglio rappresenta l’operato della nostra Banca sul proprio territorio di competenza e la capacità di produrre valore a beneficio dei suoi interlocutori di riferimento. Tra questi in primis proprio i soci, ai quali con le diverse azioni realizzate la cooperativa ha distribuito risorse per ben 2,2 milioni di euro, e le comunità locali a favore delle quali c’è stato l’impegno di oltre 530 mila euro destinati alla promozione sociale e culturale sul territorio attraverso circa 500 iniziative sostenute.

Al dato positivo del Bilancio guardiamo con la consapevolezza di lavorare in un quadro economico molto difficile, che ha visto crescere il numero di attività economiche chiuse e la mancanza di lavoro per tante famiglie. Operatori economici locali e persone di cui non ci siamo dimenticati: in questo senso vanno intesi i 744 mila euro di anticipi a tasso zero a 124  lavoratori di 24 aziende in crisi e i circa 2,7 milioni di euro destinati al microcredito, sia per le microimprese e start up che per le famiglie in difficoltà.

Il 22 marzo al Palazzetto dello Sport di Casalecchio di Reno si rinnova anche l’appuntamento con Cheese! Una proposta di partecipazione“, invito aperto a tutti i soci di diventare testimonial della loro cooperativa: il loro volto e la fiducia accordata ci aiuteranno a raccontare ad altre persone le cose che facciamo cercando di trasmettere, con semplicità e trasparenza, i valori e l’impegno, economico e sociale, che caratterizzano la nostra attività.

Per tutta la mattinata quindi, sarà allestito un set con casting fotografico dove ogni socio potrà liberamente regalarci un sorriso o un’espressione divertente come hanno fatto l’anno scorso  Giuseppe, Jvonne, Bruno, Simona, Maurizio, Roberta, Enrico e Giorgia protagonisti della prima fase del restyling dei nostri strumenti di comunicazione ai soci (qui il post in cui ne abbiamo parlato).

L’appuntamento con i nostri soci è quindi per questo momento fondamentale della vita della nostra cooperativa, in cui ogni persona, indipendentemente dal numero di azioni possedute, può dare il suo voto capitario partecipando direttamente al processo decisionale della cooperativa.

Ci siamo! Nella comunità, nella famiglia, nell’impresa, nelle scelte

Ci siamo!” è il claim della nuova campagna di comunicazione con cui il Credito Cooperativo racconta, a partire da storie vere, la propria vicinanza, proattività e prontezza nelle risposte ai soci e a tutte le altre persone ed organizzazioni con le quali entra in relazione.

 

Una campagna che parla di cooperazione, condivisione e mutualità con le persone ed i territori; un dialogo che coinvolge più soggetti e più voci, che sottolinea una scelta plurale tanto forte e convinta da portare alla trasformazione del pay-off storico delle Bcc “La mia banca è differente” in “La nostra banca è differente“: le Bcc, così, diventano patrimonio di tutti perchè entrano nel vissuto delle persone, tanto dei singoli quanto nelle loro diverse forme associative, per migliorarne la qualità della vita ed ampliarne le prospettive di crescita sociale, culturale ed economica

 

Per circa due mesi e mezzo, attraverso annunci sui principali quotidiani, spot radiofonici e televisivi, ed advertising on line sui portali di informazione, la campagna cercherà di enfatizzare il messaggio “Ci siamo!” declinando la presenza al fianco della famiglie, delle imprese, delle comunità e, in generale, nelle scelte importanti della vita che, senza motivazione e senza sostegni – anche economici – difficilmente si possono realizzare.

A rimarcare la prossimità alle persone nella loro quotidianità, “Ci siamo!” ufficializza anche la presenza più ampia e proattiva del Credito Cooperativo sui social media, in cui già sono attivi dei profili e delle pagine istituzionali piuttosto che dedicati ad alcuni dei progetti o attività.
Il sito dedicato www.cisiamobcc.it è il punto in cui confluiranno le diverse storie di “differenza” rese possibili dall’azione delle banche cooperative, come la nostra, che cercano quotidianamente di essere motore dell’economia reale.
Ai social, e all’hastag “#cisiamo!“, il compito di far circolare e far conoscere questi racconti “differenti” per far arrivare, soprattutto ai giovani, il messaggio di una finanza al servizio delle persone che il Credito Cooperativo porta avanti da oltre centotrent’anni.

Tre milioni di euro per il microcredito alle imprese del territorio

La nostra Banca, dopo esser stata oggetto di un’approfondita analisi per stabilire l’adeguatezza dell’azienda dal punto di vista organizzativo e della governance, la cosiddetta “due diligence”, ha siglato un accordo con il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) finalizzato a sostenere le microimprese del territorio in cui operiamo, in particolare quelle colpite dal sisma del Maggio 2012.

Il FEI è un’istituzione finanziaria dell’Unione Europea che fa parte del gruppo della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ed ha l’obiettivo di agevolare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese che operano negli stati membri dell’Unione Europea attraverso strumenti finanziari rivolti a intermediari finanziari selezionati.

Uno di questi strumenti è il Progress Microfinance, grazie al quale Emil Banca potrà erogare microcrediti (prestiti inferiori ai 25 mila euro),  nelle province di Bologna, Modena e Ferrara, alle imprese con meno di dieci dipendenti  in fase di start-up o di espansione,  per un totale di 3 milioni di euro.

Riccardo Aguglia per il FEI ed il nostro Presidente Magagni firmano l’accordo

Progress Microfinance, istituito nel 2010 e finanziato dalla Commissione Europea e dalla BEI, ha l’obiettivo di favorire l’accesso al credito ad una galassia di piccoli imprenditori o aspiranti tali che spesso vedono chiudersi la porta in faccia dalle banche: si tratta per lo più di disoccupati, donne, disabili e persone appartenenti a minoranze, piuttosto che chi  avviare una microimpresa nel settore dell’economia sociale.
Progress Microfinance non eroga direttamente il credito ai beneficiari finali, ma svolge il proprio ruolo di propulsore dello sviluppo della piccola imprenditoria fornendo risorse finanziarie agli operatori della microfinanza, ovvero agli intermediari finanziari locali del FEI che aderiscono all’iniziativa; sono quindi questi ultimi, che hanno il compito di concedere i microcredito agli imprenditori.
Nell’ambito del Progress Microfinance, Emil Banca è uno dei tre intermediari italiani – sono 23 a livello europeo – che hanno siglato l’accordo con il FEI; a fare da apripista per il Credito Cooperativo, la calabrese Bcc di Mediocrati.

Il progetto prevede due linee di finanziamento denominate “Mutuo Rinascita” e “Mutuo Vantaggio“, per un plafond complessivo di 3 milioni di euro, che permettono di erogare prestiti inferiori a € 25.000,00 euro e  senza che i beneficiari debbano dare garanzie reali alla banca.
Mutuo Rinascita si rivolge a microimprese, di qualunque settore merceologico, con sede legale/operativa in uno dei Comuni interessati dal terremoto del maggio 2012 (allegato n. 1 al DL 1/6/2012) ed è finalizzato alla copertura di interventi di ricostruzione, avvio e ripresa attività.  Si possono richiedere prestiti con un tasso pari all’Euribor 6m + 4,75, 150,00 euro di spese di istruttoria, 5,00 euro le spese di incasso rata ed una durata massima di 6 anni (inclusi massimo 12 mesi di preammortamento)
Il Mutuo Vantaggio, invece, è indirizzato a microimprese dei settori Commercio, Artigianato ed Agricoltura ed è finalizzato ad investimenti strumentali, per l’ incremento occupazionale (aumento medio delle unità lavorative a tempo indeterminato) e per il finanziamento del capitale circolante. In questo caso il tasso applicato è l’Euribor 6m + 5,25, le spese di istruttoria sono di 200,00 euro, quelle di incasso rata di 5,00 euro e la durata massima è di 5 anni (inclusi massimo 6 mesi di preammortamento).
In entrambi casi la Banca si accolla i 2 terzi dell’importo dell’imposta sostitutiva.
Per informazioni più dettagliate o per richiedere il finanziamento, basta rivolgersi ad una delle nostre filiali.

In un periodo in cui sul mercato  c’è scarsità di liquidità e le banche continuano a ridimensionare le erogazioni del credito, questo accordo con il FEI ci consente di liberare maggiori risorse per le microimprese, da sempre interlocutori di riferimento per la nostra cooperativa di credito, con lo scopo di sostenere la crescita, l’occupazione e la solidarietà sociale sul territorio.

I 50 anni della Cassa Rurale ed Artigiana di San Sisto

Emil Banca celebra il Cinquantesimo della fondazione della Cassa Rurale ed Artigiana di San Sisto, una della prime Casse Rurali, fino ad allora confinate nei piccoli centri della provincia, ad insediarsi nel tessuto sociale ed economico della città di Bologna.

Per festeggiare il mezzo secolo di storia della Cassa, la Banca ha organizzato per  domenica 21 ottobre un variegato programma di iniziative che, tra le altre cose,  prevede anche una gara podistica, un volo in mongolfiera e un convegno a cui interverrà il senatore Giovanni Bersani.

Le celebrazioni per l’importate appuntamento che investe una delle tredici realtà da cui è nata Emil Banca inizieranno alle 9.30 nella Chiesa Parrocchiale di San Donnino con una Santa Messa presieduta da Monsignor Ernesto Vecchi.

Alle 10.30 nei locali della Parrocchia dove fu firmato l’atto costitutivo, verrà apposta una targa a ricordo della fondazione della Cassa Rurale mentre alle 11 si terrà la premiazione della corsa podistica competitiva “Le miglia di San Sisto” (Corsa su strada Regionale FIDAL 2 Miglia Femminile – 3 Miglia Maschile).
Alle 11.30 il momento centrale della giornata con il convegno “La cooperazione; le nostre radici, il nostro futuro” a cui interverranno, coordinati dal direttore generale Daniele Ravaglia, il presidente di Emil Banca e della Federazione regionale Bcc, Giulio Magagni, e il senatore Giovanni Bersani.
Nel corso dell’incontro verrà presentato anche un volume dedicato alla storia della CR di San Sisto scritto dal nostro socio storico Floriano Roncarati.
Nel pomeriggio, alle 14.30 al Cinema Perla di via San Donato 38, la compagnia Fantateatro porterà in scena lo spettacolo per bambini “Il principe ranocchio.

Durante tutta la mattina sarà possibile effettuare, qualora le condizioni meteo lo permettano, un volo vincolato sulla mongolfiera Emil Banca nell’area del Business Park, in via Trattati Comunitari.


BREVE STORIA DELLA CASSA RURALE DI SAN SISTO

Alla fine degli anni Cinquanta San Sisto era una frazione di Bologna: una sorta di confine tra la campagna e la città dove, però, si percepiva già l’avanzata di un’urbanizzazione che in pochi anni l’avrebbe trasformata in un vero e proprio quartiere: San Donato. In questa zona era attiva la società benefica “al Zentesum” (il Centesimo).

Nel marzo del 1957, durante una cena per raccogliere fondi in favore della loro attività di beneficenza, fu costituito il comitato promotore della futura Cassa Rurale ed artigiana di San Sisto;  l’autorizzazione ad operare della Banca d’Italia arrivò il  21 ottobre 1962, anche grazie all’interessamento del parlamentare bolognese Giovanni Bersani.
Il primo sportello aprì nel giugno del 1963, in via San Donato 203, all’interno della splendida Villa Clelia.
Il capitale sociale sottoscritto da 46 soci, tra cui anche Don Monti, era di 1.578 mila lire.
Il primo bilancio, nel 1964, chiuse con mille lire di utile.

Con l’apertura di San Sisto le Casse Rurali iniziarono ad avvicinarsi al tessuto urbano. In questo contesto vanno collocate le aperture degli sportelli di Castelmaggiore (1982) e nella sede Enea di via Martiri di Monte Sole.
Così come la fusione che nel 1997 unì sotto il nome di Credito Cooperativo Bolognese (Credibo) la Cassa Rurale di San Sisto e quella della Pianura Bolognese-Molinella e, poi, nel 2008 la fusione tra Emil Banca e Credibo.

Diario dall’Ecuador: il viaggio nella Microfinanza Campesina con gli occhi di 5 giovani

Concludiamo questo lungo racconto della missione 2012 in Ecuador con le belle parole che ci hanno regalato alcuni dei giovani che hanno vissuto questa esperienza insieme alla delegazione dei rappresentanti del credito cooperativo.

Chiara,  23 anni – studentessa di Roma
Ecuador….un atterraggio sfiorando il traffico cittadino e l’arrivo nel nuovo mondo; oggi come allora, con la sola differenza che invece di scoprire nuove terre si scopre una nuova visione della vita.
Per dieci giorni sono immersa nell’ospitalità di queste persone che con balli, canti e un perenne sorriso ci trasmettono la felicità che provano per questo gemellaggio.
La prima cosa che mi è saltata agli occhi è quanto gli Ecuadoriani siano orgogliosi del loro lavoro, della loro crescita e del loro sviluppo: le presentazioni di tutte le cooperative che abbiamo visitato sono state ricche di dettagli ma soprattutto ci sono state esposte con tanta passione.
Questa è stata per me una prima grande lezione… il nostro lavoro non ci da mai così tanta soddisfazione, non siamo mai così entusiasti dei nostri risultati, al contrario di questo popolo con le loro cooperative.
Sarebbe banale dire che ho riscoperto valori, come l’umiltà e la semplicità, ormai dimenticati perché queste persone mi hanno proprio trasmesso un modo diverso di guardare la vita: il mio mondo mi è sembrato una campana di vetro in confronto a questa realtà così dura e mi sembra il minimo, una volta tornata a casa, apprezzare con molta più passione quello che ho, avendo sempre in mente, dandone anche testimonianza, come si vive qui.
Sono rimasta stupita del modo in cui in ogni cooperativa ci hanno accolti: in alcune abbiamo trovato addirittura la banda e in tutte abbiamo ricevuto regali su regali e spuntini di specialità locali. L’essere stata trattata come una persona importante, nonostante avessi fatto così poco per queste persone, mi ha fatto pensare, oltre a quanto sia squisita questa gente, a quanto poco siamo riconoscenti noi.
In Italia ci è tutto dovuto, nessuno usa più dire un semplice “grazie” a chi offre qualcosa.
Sono stata molto colpita dal lavoro di Bepi Tonello e di tutti i missionari e volontari che contro ogni logica hanno abbandonato le comodità del loro paese per aiutare questa gente.
Il coraggio di queste persone non si può capire dalla tv o dai giornali… bisogna solo guardare con i propri occhi il loro spirito e l’aiuto concreto che danno agli Ecuadoriani. A loro va tutta la mia ammirazione.
Le emozioni vissute in questi giorni si sono tramutate in grandi insegnamenti sulla vita che rimarranno per sempre con me e che spero di riuscire a tramutare con il passare del tempo in modi di fare e pensare che mi renderanno una persona migliore.

Massimiliano, 34 anni – insegnate di Cantù
Il viaggio è ormai concluso, la missione del decennale che solo a nominarla mi intimoriva, si è rivelata un fantastico crogiulo di immagini, parole, suoni, emozioni, odori, sapori.
Tante, forse troppe parole sono state spese ed è per questo che porto con me due immagini.
Le pietre, la prima e l’ultima, delle costruzioni di questo nuovo modo di fare cooperativa nella condivisione e collaborazione, solida e forte.
E le orme, quelle che abbiamo lasciato e lasceremo ancora camminando fianco a fianco, italiani ed ecuadoriani. Tutti nella volontà di essere un solo corpo e una sola anima. Con una certezza nei momenti più difficili: che le orme non saranno più 4 ma solamente 2, poiché uno ha preso in braccio l’altro per continuare il cammino di sviluppo verso la meta finale di globalizzazione vera ma soprattutto giusta.

Alessandra, 23 anni  – studentessa di Bergamo
Non si è mai pronti abbastanza per un viaggio, per quanto ci si possa preparare e informare prima della partenza. Quando i miei genitori mi hanno offerto l’opportunità di partecipare alla missione del decennale ho subito accettato entusiasta piena di aspettative, ma anche con qualche dubbio, non lo nego.
Cosa potevano cambiare solo 10 giorni trascorsi in Ecuador? A cosa sarebbero serviti?
Un viaggio di 10 giorni non fa la differenza, mi diceva qualcuno.
Ebbene, alla fine di questa esperienza sento di essere cambiata, di essermi arricchita interiormente.
In questi giorni abbiamo visitato cooperative e paesi in cui ho conosciuto persone meravigliose, piene di voglia di vivere e felici con poco o niente, con valori che forse noi abbiamo dimenticato e sempre con un sorriso da regalare.
Questo mi ha fatto riflettere molto: a me non manca davvero niente, eppure sono tante le volte in cui mi lamento e apprezzo poco la fortuna che ho.
In questo viaggio ho imparato ad apprezzare molte cose che prima davo per scontate.
In questo viaggio ho riso, ho sorriso, mi sono emozionata, ho pianto.
Ho vissuto questi momenti con dei nuovi e vecchi amici con cui ho condiviso pensieri, speranze, momenti di festa, preoccupazioni e che hanno contribuito a rendere questo viaggio unico ed emozionante.
Sono partita con una valigia piena di vestiti e oggetti di cui potevo fare tranquillamente a meno, ora torno con un bagaglio carico di ricordi di momenti indimenticabili e con una forte motivazione a fare qualcosa di concreto.
È nata infatti l’idea di diventare socia della Bcc di Cantù, di cui fan già parte i miei compagni di viaggio Massimiliano e Davide.
Insieme vorremmo trasmettere quanto vissuto, appreso e scoperto in Ecuador e iniziare un progetto di reale collaborazione con le cooperative di questo Paese.
Ci sembra una buona partenza.

Laura, 19 anni – studentessa di Milano
È impegnativo descrivere quello che abbiamo visto, ma soprattutto vissuto in questi giorni; visi, sorrisi, strette di mano hanno alimentato e arricchito ogni giornata in modo unico e indimenticabile.
Ogni giorno qualcosa di diverso entrava nella mia mente e nel mio cuore facendo in modo che questo viaggio sia stato per me non solo un viaggio fisico ma molto di più, un viaggio interiore e un motivo di crescita personale.
L’Ecuador mi ha insegnato molto.
Ho potuto constatare come, mediante la cooperazione e la solidarietà, due nazioni molto lontane e molto diverse sono riuscite a costruire una rete di piccole cooperative finanziarie, artigianali e commerciali che possono dare speranza per un futuro migliore alle comunità più povere del Paese.
Quello che ho visto è stato per me uno stimolo importante per credere sempre in quello che faccio e soprattutto per capire che le cose vanno fatte insieme agli altri, cooperando in armonia.
Nel viaggio ho avuto modo di vedere paesaggi bellissimi in alta quota e dovendo scegliere due immagini rappresentative di ciò che ricorderò mi vengono in mente sicuramente gli occhi dei bambini di un asilo a 2400 metri di altitudine che, nonostante la loro povertà, sono sempre ricchi di gioia e emozione e infine l’eleganza delle vigogne, animali bellissimi che abbiamo potuto osservare sfrecciare leggiadri e scattanti in mezzo alla sterpaglia a 4800 metri di altitudine.

Irene, 19 anni, – studentessa di Bologna
Quando sono partita per questo viaggio, non avevo certo idea che quelle persone e quei luoghi mi avrebbero così profondamente toccata.
In questi dieci giorni ho potuto vedere realtà molto lontane da quella che conosco, che mi hanno fatto riflettere molto anche sulla vita che conduco in Italia.
La semplicità delle persone che ho incontrato è disarmante.
Persone che possiedono pochissimo ma con gioia ti offrono quello che hanno.
I loro sorrisi, il modo con cui ti accolgono, tutto questo è indimenticabile.
Ma oltre a tutto ciò, un’altra cosa mi sono portata a casa.
Ho incontrato tantissimi volontari italiani nei posti che ho visitato, tante persone che hanno lasciato il loro paese per poter essere d’aiuto dove ritenevano ce ne fosse più bisogno, che hanno deciso di dedicare un po’ della loro vita e della loro energia per fare del bene agli altri.
Soprattutto a questo sto pensando ora che sono tornata; a coloro che si sono messi a disposizione degli altri nelle situazioni più difficili, con la speranza e la voglia un giorno di poter far parte di loro.

Davide, 23 anni, studente di Cantù
Ecuador:  fino a 10 giorni fa per me questo nome significava solo un altro Paese, l’ennesimo che, si dice, ha bisogno di aiuto. Mi sono sempre chiesto che tipo di aiuto? Per chi legge queste righe sembrerò forse un insensibile, ma in realtà sono solo sincero, perché all’inizio di questo viaggio sapevo che avrei visto una realtà diversa dalla nostra, ma non credevo certo che mi avrebbe segnato nel profondo del cuore.
Quando mio padre mi propose questo viaggio non esitai ad accettare, ma non avevo ben chiaro ciò che mi aspettava: un Paese pieno di sorrisi, di dignità, di volontà nel voler migliorare le cose. E non parlo banalmente di soldi, come se questi potessero cambiare tutto.
Parlo della missione, non semplice, di aiutare gli ecuatoriani a RIMANERE ecuatoriani, e intanto ad insegnar loro come la cooperazione (certo anche “bancaria”, passatemi l’espressione) possa farli crescere in maniera esponenziale, ma lasciando intatta la loro cultura, le loro tradizioni, la loro vita. Questo, credetemi, è l’aspetto più difficile, perché significa innanzitutto capire l’Ecuador in tutti i suoi aspetti, e 10 giorni non sono assolutamente sufficienti!
Ma il cuore dice che il mio è un arrivederci, non un addio, perché questi pochi giorni sono stati vissuti toccando con mano i VALORI di queste persone, e qualcosa mi hanno lasciato. Forse è un qualcosa di molto piccolo, ma se anche fosse così ciò significa solamente che può diventare sempre più grande e spero che sarà così.
Sarò banale, ma dare una caramella a un bambino che vive a 3.800 metri di altitudine, giocare a calcio sul cemento con dei ragazzini che ti guardano come se fossi un esempio in cui credere, comprare per pochi dollari vestiti, cibo e molto altro di assoluta qualità, mi fa capire che in molte cose siamo noi ad essere indietro…
Ero arrabbiato perché non conoscevo bene lo spagnolo, e non sapevo come farmi capire da Josè, un bambino con cui stavo giocando, quando è venuto il momento per me di andare via. Josè mi ha seguito, l’ho ritrovato pochi minuti dopo e ho giocato per qualche istante ancora, non c’era tempo per rimanere e ora che ci penso gli occhi diventano lucidi, perché ho paura di averlo deluso.
Ecco, qui non contano i soldi ma conta il cuore, conta la capacità di capire realmente cosa fare. Non ha senso costruire una casa a 3.800 metri con un riscaldamento all’avanguardia se non sono abituati a viverci; così non si civilizza ma si distrugge la loro civiltà. La linea che divide il vero aiuto dalla civilizzazione forzata è molto sottile, e una volta superata non si torna indietro, perché si ha tradito la fiducia di persone che hanno voluto credere in te, che si sono messe in gioco, che si sono esposte aprendoti il loro cuore.
Ho scritto tutto di getto, male forse, ma spero abbiate capito almeno un pochino cosa volessi trasmettere. Ho forse inconsciamente evitato di descrivere quello che ho visto perché sarebbe bello che queste mie parole vi facessero venire anche solo un piccolo pensiero di partire e vedere ciò che ho visto io. Mi impegnerò a passare questo messaggio per far si che una mano sempre più grande, e sincera, venga data all’Ecuador, rispettandolo e apprezzandolo, anche se molte cose sicuramente spaventano.
Grazie ai miei compagni di viaggio, alcuni di loro persone uniche.
Grazie a Bepi Tonello, che da oltre 40 anni dedica la sua vita all’Ecuador e non molla mai.
Grazie, quindi, Ecuador. Non ti dimenticherò mai, lo prometto.

Qui le altre “pagine” del diario dall’Ecuador

 

Diario dall’Ecuador 28/09/12: un’immersione nello spirito di cooperazione vera

L’alba del settimo giorno invita la delegazione a fare un’escursione al vulcano Chimborazo che con i suoi oltre 6.300 metri di altezza è la cima  più alta delle Ande ecuadoriane.
Lo spettacolo è mozzafiato e i più tenaci ascendono fino ai 5000 metri.
Siamo sopra le nuvole e cominciamo a realizzare che domani ci saremo davvero, in aereo per il  viaggio di ritorno.

Dopo l’impresa ci dirigiamo a Riobamba, dove la cooperativa de Ahorro y Crédito Fernando  Daquilema (giovane combattente indios, morto fucilato per aver cercato di difendere i diritti dei suoi simili nel 1872) all’interno di una manifestazione pubblica, fa la posa della prima pietra del nuovo edificio che ospiterà i locali, più grandi e funzionali degli attuali, per l’esercizio della finanza popolare.

È la terza struttura che incontriamo in questo viaggio che ha già ottenuto dal Fepp i finanziamenti per poter procedere con i lavori. Tutte risorse che provengono  dal pool recentemente erogato dalle 15 Bcc emiliano romagnole.

La festa e l’accoglienza che ci riservano sono come sempre entusiasmanti e allora stesso tempo commoventi mentre lo spirito che respiriamo ci dà la carica per ripartire.
Spirito di cooperazione vera che loro chiamano “cooperativismo“.
Vera perché al servizio dello sviluppo umano.
Vera perché non parte solo dalla testa di questa gente ma prima di tutto dal cuore.
Vera perché non si realizza per convenienza di qualcuno ma perché è realmente utile a tutti nella comunità.
Vera perché in questi anni ha riscattato e sta riscattando dalla povertà estrema.
Vera per tanto altro ancora.

Vedere per credere. E noi abbiamo visto.

[Giuliana]

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Diario dall’Ecuador 27/09/12: Salinas, il miracolo economico dell’Ecuador

La giornata di oggi è stata dedicata alla visita della cittadina Salinas de Guaranda a 3550 metri sulle falde del vulcano Chimborazo che , con i suoi 6310 metri,  è la montagna più alta dell’Ecuador.

Nota come modello di sviluppo rurale, Salinas è popolata da un’orgogliosa comunità di indigeni e meticci, che è riuscita a raggiungere un’economia oggi autosufficiente.

Prima degli anni 70 gli abitanti (salineriti) vivevano in una condizione di povertà estrema e la metà dei bambini moriva prima dei 5 anni.
L’arrivo di due salesiani  italiani,  Padre Antonio Polo e Giuseppe Tonello, oggi Presidente di Codesarrollo (la Banca di secondo livello che controlla tutte le cooperative di credito e casse rurali, anche informali, del paese andino) ha consentito l’inizio di un cambiamento che oggi  ha portato Salinas ed essere definita il “miracolo economico dell’Ecuador“.

Padre Polo e Tonello intravidero  la possibilità di un futuro migliore per le famiglie locali, se avessero prodotto e venduto i latticini, praticamente unica attività a quel tempo.
Aiutarono quindi i campesinos a costituire fin da subito una cooperativa di credito e ad acquistare l’attrezzatura necessaria.
Grazie all’aiuto di alcuni tecnici mostrarono ai membri della cooperativa come costruire un caseificio che presto iniziò a produrre formaggi di qualità e a distribuirli.
Oggi tanti  agricoltori locali apportano la materia prima e il formaggio viene  distribuito in numerosi punti vendita presenti in tutto il Paese con il marchio “ElSalinerito”, generando profitti che poi tornano direttamente alla comunità.

Nel tempo sono poi sorte diverse cooperative (oggi sono 32) per la produzione del cioccolato, funghi secchi, prodotti di lana, palloni, ecc…
L’organizzazione cooperativa all’interno della  comunità e la presenza di una cassa rurale di risparmio e credito sono le formule vincenti che hanno consentito di dar vita ad un sistema economico alternativo che genera i frutti che qui abbiamo potuto constatare personalmente; ma che, soprattutto, trovano conferma dell’efficacia della loro azione sinergica nell’alto livello di salute e di istruzione di cui la gente di Salinas oggi gode e va fiera.

Si tratta di una realtà che ha da tempo intrapreso la strada dell’autogestione e dell’indipendenza dagli aiuti e che anzi,  presto forse sarà in grado di aprirsi ad aiutare altri.
In questo sta il vero miracolo.

La cooperativa di risparmio e credito di Salinas compie quest’anno 40 anni di vita e continua sempre a rappresentare  il motore dello sviluppo locale.

[Giuliana]

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