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La nsegna dei cuccioli di labrador

Sulla strada dell’autonomia con un labrador accanto

Il 3 marzo è stata una giornata davvero speciale per Federica e Tiziana: Kira e Frida sono entrate a far parte della vita delle due ragazze con difficoltà motorie.
I due Labrador di tre mesi hanno trovato casa tra le loro braccia e rimarranno accanto a loro per rendergli le cose un po’ più facili.

I cuccioli sono stati consegnati nella nostra sede insieme al Lions Club Bologna Irnerio che,  in collaborazione con altri Lions Club del bolognese, e con la nostra Banca si fanno carico dei costi per il loro acquisto e il successivo addestramento.

La nsegna dei cuccioli di labrador

Frida e Kira saranno addestrate per 15 mesi dagli esperti del Centro Studi del Cane Italia, che ogni settimana si recheranno a casa delle due ragazze a Marzabotto e Bologna, che insegneranno ai cani a rendersi utili alle loro padrone, che potranno così diventare più autonome oltreché godere della loro compagnia e del loro affetto.

I labrador, come ha spiegato Paolo Rossi – fondatore del Centro Studi del Cane – hanno una particolare predisposizione a costruire un rapporto di forte empatia con l’uomo e, se addestrati a dovere, risultano perfetti per accompagnare e sostenere una persona disabile nella vita quotidiana.

Aprire una porta o spegnere la luce, raccogliere un oggetto o caricare i panni nella lavatrice sono solo alcune delle azioni che Frida e Kira impareranno presto a svolgere, grazie proprio all’esperienza sviluppata dagli addestratori, con risultati tangibili positivi, nel preparare cani che possano offrire a persone non vedenti o con altre tipologie di disabilità.

I labrador Frida e Kira hanno trovato casa tra le bracia di Tiziana e Federica
Ancora una volta, facendo rete con realtà che condividono le stesse finalità di attenzione alle necessità della comunità, in particolare di chi è più in difficoltà, possiamo fare qualcosa di  concreto per incidere positivamente nella vita quotidiana delle persone.
Seguiremo i cuccioli nella loro crescita, certi che sapranno dare un valido supporto, gioia e tanta allegria a Federica e Tiziana, e altrettanto certi che anche Kira e Frida avranno una vita piena d’amore.

Ethical Banking, la finanza etica per la nuova casa di Campi d’Arte

Campi d’Arte è una Cooperativa Sociale di San Pietro in Casale che si occupa di servizi educativi e lavorazioni artigianali con l’obiettivo di favorire l’inserimento sociale e lavorativodi persone svantaggiate.

Il sisma del 2012 ha reso inagibile la sede di Sant’Alberto dove era attivo anche il laboratorio “Manodopera” nel quale sono impegnate 14 persone disabili.
Ma il terremoto non ha fermato la loro voglia di andare avanti e in solo una settimana Campi d’Arte era di nuovo attiva presso dei locali messi a  disposizione temporaneamente dal Comune.

Ora la Cooperativa guarda avanti per dare nuova stabilità alle diverse attività realizzate e per questo è in fase di costruzione un nuovo edificio, su un terreno dato gratuitamente in diritto di superficie dal Comune, che ospiterà la sede, i laboratori ed i servizi socioeducativi.

Il costo complessivo della struttura è di oltre 400 mila euro e in parte sarà finanziato con un prestito Ethical Banking.
A tal fine è stata attivata una  raccolta di risparmi dedicata rivolta a chi è interessato ad investire, anche piccole somme di denaro, in modo sicuro ma soprattutto desidera sapere con chiarezza  come vengono impiegati i propri soldi.
Infatti, i risparmi investiti dai risparmiatori responsabili consentiranno a Campi d’Arte di ottenere un credito etico, con tassi davvero agevolati e senza spese accessorie.
Ethical Banking è un’occasione per fare scelte diverse che, oltre a dare un ruolo attivo a chi investe, permettono di incidere positivamente nella comunità, sostenendo progetti ed attività che producono bene comune (qui è possibile trovare maggiori informazioni sui prodotti di risparmio Ethical Banking).
La Banca, che rinuncia totalmente  al proprio guadagno sulle operazioni, si pone sempre come intermediario di fiducia e di valore. Ruolo che è orgogliosa di avere.

Con Ethical Banking diciamo “nome e cognome” dei beneficiari dei crediti ma soprattutto raccontiamo i loro progetti e le loro esigenze.
Si tratta esclusivamente di realtà non profit, come Campi d’Arte, che contribuiscono fattivamente con la loro attività e i loro progetti alla produzione di bene comune. Garantiamo infatti che le iniziative che vengono finanziate abbiano tutte finalità etiche e sociali.

Lo sguardo verso l’alto di Marco Calamai

Marco Calamai, nell’intervista pubblicata sull’ultimo numero della nostra rivista istituzionale  a firma del collega Filippo Benni, ci racconta la storia della Fortitudo Overlimits Emil Banca, una scommessa di integrazione e superamento delle disabilità attraverso lo sport; un progetto di grande valore sociale al quale, dopo oltre 10 anni di partnership, è per noi motivo di grande orgoglio poter affiancare ancora il nostro nome.

È guardando verso l’alto che Marco Calamai, dopo una ventina di anni passati a gridare sui parquet di tutta Italia, compreso quello della Fortitudo, ha trovato una nuova dimensione.
Dai professionisti ai ragazzi con gravi difficoltà, fisiche o psichiche che siano, sempre con la stessa passione, con lo stesso impegno e con le stesse soddisfazioni. Con la pallacanestro che da semplice sport diventa la chiave per vincere la malattia ed ottenere una vera integrazione.
Ripercorriamo con il coach le tappe e la filosofia, di gioco e di vita, alla base della sua metodologia di lavoro nata con i ragazzi disabili del centro La Lucciola della professoressa Emma Lamacchia.

Coach, quando hai pensato di lasciare il basket professionista per lavorare con i disabili?
Era l’estate del 1995, un anno dopo l’esclusione di Livorno dalla serie A. Quel mondo iniziava a pesarmi molto.

Che cosa non andava?
Troppe intromissioni nel lavoro degli allenatori. Quelle dei presidenti e soprattutto quelle dei procuratori, con i giocatori più attenti alle statistiche che a noi.

Che cosa ti colpì dei ragazzi della Lucciola?
Sono rimasto molto incuriosito da quei ragazzi, alcuni con problemi molto gravi, che serenamente si muovevano per Monzuno. Andavano dal giornalaio o a fare la spesa. Accompagnati, ma molto autonomi. Ho sentito il bisogno di capire e così li ho letteralmente seguiti fino a casa, ho conosciuto la dottoressa Lamacchia e le ho chiesto se i suoi ragazzi facevano sport e, nel caso, se potevo seguirne le attività. Come tutte le associazioni di disabili, facevano equitazione e nuoto. Notai subito che il grande valore della loro attività, basata soprattutto sulla collaborazione reciproca, sul lato sportivo non era espresso. Gli sport individuali sono importanti ma hanno un grande limite. Se tu vai a cavallo e quello che va su un altro cavallo si ferma, tu puoi continuare. Se io ti passo la palla e tu non la prendi, non possiamo più giocare. Da questo assioma è partita la proposta che feci alla dottoressa.

Che fu subito entusiasta?
In realtà no. Dopo 12 anni e 360 partite in serie A, credevo che l’offerta di collaborazione, peraltro gratuita, dovesse essere subito accettata. Invece mi disse il classico ‘le farò sapere’. Sul momento ci rimasi male ma poi capii che non faceva altro che proteggere i ragazzi. Molti di loro non riuscivano nemmeno a comprendere il concetto di gioco.

Alla fine però accettò…
Mi richiamò dopo una decina di giorni e mi disse che potevamo provare. Il 17 luglio 1995 nel campo sportivo di Monzuno facemmo il primo allenamento. C’erano 17 ragazzi, alcuni celebrolesi, alcuni down, altri autistici o con disagi relazionali. Assieme a loro anche qualche ragazzo normodotato, come chiedeva la dottoressa.

Come andò?
Sono sceso in campo per allenare. Urlando, incoraggiando, rimproverando. Un allenamento vero. E così ho scoperto che si potevano allenare anche ragazzi con difficoltà mentali gravi. Ho poi chiesto alla professoressa se voleva collaborare ad un progetto che avevo intenzione di presentare alla Federazione Italiana pallacanestro. Accettò, ma a condizione che l’allenatore fossi io, visto che ormai mi conosceva e mi aveva visto lavorare. Dopo qualche anno, e dopo lo scalpore che aveva suscitato il fatto che un allenatore affermato lasciasse il movimento per allenare ragazzi disabili, mi è arrivata la proposta di esportare il progetto da Ravarino, dove ha sede la Lucciola, a Bologna. Lamacchia mi disse che non sarebbe stato facile, visto che avrei lavorato con ragazzi meno allenati dei suoi dal punto di vista comportamentale

Ma hai accettato la sfida….
Abbiamo iniziato sia con gli adulti che con i minori e siamo andati avanti per cinque anni, fino a che non mi venne l’intuizione che ha dato una svolta a tutto il progetto: volevo portare le attività dei disabili dentro le società sportive normali, farli giocare nelle squadre assieme ai normodotati.

E come hai fatto?
Era l’anno del Centenario della Sg Fortitudo e prospettai all’onorevole Tesini di tornare alle origini della gloriosa società di via San Felice, nata appunto per valorizzare l’aspetto educativo dello sport. Così nacque la Fortitudo Overlimits. Una decina di anni fa i miei ragazzi, che prima si allenavano alla Beverara, facevano il loro primo ingresso in Furla. Si allenavano prima e dopo le altre squadre. Appena entravano in palestra non erano più disabili ma giocatori normali, come gli altri. Oltre che con la Sg, dove giocano gli adulti, collaboriamo con la Bsl di San Lazzaro, dove lavoriamo con i ragazzi.

Poi è arrivato lo sponsor…

Dopo un anno di Fortitudo, sempre a Monzuno, ho incontrato Daniele Ravaglia. Cercavo sponsor per le mie attività sui media ma, come per Tesini, gli prospettai anche la collaborazione ad un progetto che credevo molto in sintonia con la storia di una banca etica come Emil Banca. Per le sponsorizzazioni disse “vediamo”, ma per la squadra disse che ci sarebbe stato assolutamente. Da allora la squadra a Bologna si chiama Emil Banca Fortitudo Overlimits. In campo vanno 3 normodotati e due disabili, per quattro volte siamo arrivati alla finale nazionale del campionato Anspi, battendo anche formazioni di promozione. Sono contento di aver garantito visibilità ad Emil Banca partendo da un progetto con un alto valore sociale.
Oggi ci occupiamo di circa 800 ragazzi in 30 centri in tutta Italia. Credere oggi nel nostro progetto è semplice, dieci anni fa non era scontato. Per questo, a prescindere dall’aspetto economico, Emil Banca sarà sempre con noi.

Hai aperto una nuova strada nello sport per disabili?
In passato il metodo integrato era guardato con sospetto, oggi lo praticano in tanti. Ma io non ho inventato niente, ho solo ascoltato i desideri dei ragazzi.

L’ultima vittoria l’hai ottenuta al Quirinale…

A dicembre, in occasione della Giornata della disabilità, il Presidente Napolitano mi ha consegnato il riconoscimento speciale per ‘essere andato oltre i percorsi conosciuti’ nell’attività con i disabili. è stato un bel momento, mi dispiace solo che mio padre non l’abbia potuto vedere, sarebbe stato molto orgoglioso.

Quando una sella ti avvicina alla vita

Ogni tanto ci piace raccontare delle storie positive con le quali, grazie al nostro essere banca locale aperta allo scambio con le  persone e le comunità, entriamo in contatto e che siamo convinti contribuiscono ad accrescere il capitale sociale del nostro territorio. 
Oggi vogliamo condividere quella dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Un Cavallo per tutti, tratta da un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista nelle Valli Bolognesi, che curiamo per AppenninoSlow, da cui  sono prese anche le immagini. 

Da un pediatra con la passione per i cavalli è nata un’associazione che, nei centri equestri della montagna a sud di Bologna, prende in cura ragazzi con gravi problemi psico-fisici.
Si chiama Un cavallo per tutti l’Asd che, nata un paio di anni fa, si è già imposta come una delle realtà più importanti e qualificate che nel bolognese usa i cavalli come vera e propria medicina.

“Il cavallo è un mediatore eccezionale per entrare in comunicazione con i ragazzi che hanno difficoltà comportamentali, dalle più leggere alle più gravi forme di autismo – spiega il presidente Renato Rondinella, medico pediatra con in tasca un tesserino federale da istruttore e nostro socio.

“Gli studi sulla ippoterapia sono vecchi di quasi un secolo – aggiunge – inizialmente si utilizzavano i cavalli  per curare le paralisi celebrali infantili, come atassie, spasticità o distonie. Il movimento del cavallo, in particolare al passo, è sovrapponibile alla marcia dell’uomo e sulla persona che lo cavalca agiscono le stesse forze che agiscono su chi cammina. Di fatto, il cavallo è usato come macchina meccanica attraverso il cui esercizio si dà modo a soggetti che non hanno mai deambulato di sentire le stesse sollecitazioni di chi cammina, agendo così sul raddrizzamento e sul controllo di testa, tronco e bacino”.

Oltre ai problemi legati a questo tipo di patologie, che dal secolo scorso sono in costante calo, l’ippoterapia oggi è molto utile per chi ha problemi relazionali o comportamentali, anche dei più debilitanti come le sindromi autistiche gravi.

“L’autistico – chiarisce Rondinella – è un bambino che vive in un mondo tutto suo. Spesso non riesce nemmeno ad incrociare lo sguardo della mamma e sfugge ai rapporti sia con i pari età che con i genitori. I cavalli sono la chiave di volta per aprire porte chiuse. Questi grandi animali fieri e poderosi hanno forti valenze simboliche: evocano potenza, controllo e aiutano l’autostima. Chi nella vita è limitato, quando impara a condurre un cavallo acquista fiducia, coscienza delle proprie capacità ed inizia un percorso verso l’abbandono dell’autoemarginazione”.

Un cavallo per tutti, che oggi conta circa 60 tesserati e tra i cinque e tredici operatori, “tutti volontari a cui corrispondiamo al massimo un semplice rimborso spese”, è nata dalla volontà del Comune di Marzabotto che ha fatto da capofila per le altre amministrazioni dei comuni montani, coinvolgendo nel progetto Monzuno, Sasso Marconi, Grizzana Morandi, Vergato e Porretta Terme.

“Nel progetto ci sono i servizi sociali, i circoli didattici del territorio e i servizi di igiene mentale e neuropsichiatria infantile del distretto sanitario della montagna – spiega Rondinella – questo comitato scientifico ci indirizza i bambini che poi noi prendiamo in carico”.

L’associazione, che è iscritta al Coni, non ha una sede propria ma settimana dopo settimana si avvale della collaborazione di vari centri equestri della montagna.

“Nel 2010 abbiamo iniziato l’attività appoggiandoci al circolo ippico Valganzole – continua Rondinella – dove, oltre a lavorare con una decina di ragazzi, abbiamo organizzato un corso di formazione per operatori sanitari per sviluppare progetti di turismo a cavallo dedicato ai disabili. Sia a sella che con la carrozza. Progetti che mirano a diffondere la conoscenza del nostro territorio, renderlo fruibile anche alle carrozze (penso alle aree golenali) in modo da promuovere attività inclusive per disabili e normodotati”.

Oltre a Sasso Marconi, l’associazione ha trovato ospitalità in altri centri ippici: all’azienda agricola Cà Bettolino di Davide Serra (a Vado), al centro ippico Cà Fortuzzi di Paolo Novi (al Piccolo Paradiso, Sasso Marconi), all’azienda agricola Monte Termine (Marzabotto) di Federico Bernardi, al centro ippico Accademia Caprilli del campione olimpico Mauro Checcholi (a Pieve del Pino, Sasso Marconi), e al centro ippico le Ginestre di Barbara Andreoli (ai Cinque Cerri, Sasso Marconi).

 “Lavoriamo durante il periodo scolastico – continua Rondinella – Tutti i lunedì da ottobre a giugno, più le iniziative più ludiche che facciamo nei fine settimana”.

La scelta del lunedì non è causale. “È il giorno in cui i maneggi sono chiusi e così riusciamo a strappare dei prezzi più bassi”. Visto che l’obiettivo dell’associazione è quello di offrire il proprio sevizio a tutti, compreso chi non può pagare. “I Comuni hanno poche risorse e quindi non riescono a darci una grossa mano – aggiunge Rondinella – mettono il trasporto dei ragazzi e poco più”. Anche le Asl danno supporto scientifico e poco altro, visto che, in assenza di risorse, l’ippoterapia non è erogata dal servizio sanitario.
“Ci reggiamo, oltre alle risorse che ci metto io – conclude Rondinella –  grazie alla solidarietà. Quella degli operatori che lavorano con noi gratis e quella delle sorelle Neri di Marzabotto che, con la loro associazione Mano Tesa, ogni hanno ci garantiscono un po’ di fondi”.

L’obiettivo per il futuro? “Trovare un centro che metta a disposizione della nostra attività più giorni e più cavalli, ma sempre a costi calmierati, in modo da sostenere un servizio più agevole ed aumentare il numero di bambini presi in carico”.

Per contattare l’associazione:
A.S.D. UN CAVALLO PER TUTTI – Via Poggio di Veggio 42, Grizzana Morandi BO
Presidente: Renato Rondinella, tel. 347 3113003
uncavallopertutti.09@gmail.com

Un altro basket per tutti: la Fortitudo Overlimits Emil Banca su Rai 1

Sabato 14 gennaio alle   17.10 su RAI 1 , all’interno della trasmissione “A sua immagine“, sarà protagonista la storia della Fortitudo Overlimits Emil Banca, il progetto portato avanti da Marco Calamai che , attraverso la pallacanestro, permette ai ragazzi di superare le proprie disabilità confrontandosi ed integrandosi con altri atleti sul campo da gioco.

L’esperienza della Fortitudo Overlimits Emil Banca tra sport, terapia e gioco costituisce un piccolo miracolo per i “ragazzi speciali” di Calamai (disabili psichici, per la letteratura clinica: autistici, psicotici, spastici, con sindrome di Down) che si aprono ed entrano in relazione con la palla, tra loro e con i compagni normodotati in una sfida che, valorizzando le loro abilità, porta gli altleti disabili fuori dal ghetto.

Nel programma, Calamai, approdato a tempo pieno al mondo della disabilità mentale circa 15 anni fa dopo un’importante carriera nel basket professionistico, allendando in serie A1 e A2, racconterà come ha maturato questa sua “scelta di vita” spiegando la sua pallacanestro integrata ed il metodo di gioco che la supporta. Ad integrare la sua testimonianza un servizio girato durante un allenamento della Fortitudo Over Limits Emil Banca a cui, oltre ai ragazzi disabili e ai normodotati che di solito giocano insieme, erano presenti anche alcuni giocatori della Canadian Solar Virtus Bologna (Giuseppe Poeta, Terrell McIntyre, Angelo Gigli, Victor Sanikidze) e della Conad Bologna (Donato Cutolo, Alfrie Tre Kelley, Egidijus Dimsa e coach Zare Markovski). Anche in questo caso una bella integrazione, tutti insieme bianconeri e biancoblu, al di là delle rivalità sportive tra le squadre cittadine.

Trenta minuti del sabato pomeriggio dal canale nazionale dedicati ad un progetto, divenuto oggi una realtà positiva che produce risultati di integrazione e di superamento delle disabilità in varie parti Italia, di cui siamo orgogliosi e che sentiamo ormai “nostro” grazie ad un sodalizio mai interrotto sin dalla sua nascita, nel 1995.
Uno spazio che – afferma Calamai – è importante per la pallacanestro tutta (nemmeno la serie A ne ha mai avuto tanto nel pomeriggio di Rai1) e  soprattutto oggi serve all’intero movimento sportivo in grande crisi di valori“.

Alleghiamo qui un contributo, pubblicato sulla nostra rivista Notizie EmilBanca nel 2005, in cui è lo stesso Marco Calamai che racconta il percorso che ha portato alla nascita della Fortitudo Overlimits Emil Banca.

Un festival differente per abilità straordinarie

fest_abilita_differentiC’è molto fermento in questi giorni nel modenese e, dopo aver recentemente  parlato di Ethicae, segnaliamo il Festival Internazionale delle abilità differenti, un’altra importante manifestazione di grande valore sociale, artistico e culturale (iniziativa realizzata dalla Cooperativa Sociale Nazareno giunta alla dodicesima edizione) che si volge tra Carpi, Modena, Correggio e Bologna durante l’interno mese di maggio.

Un evento straordinario perchè tali sono le abilità possedute dagli artisti che animeranno il ricco programma di iniziative; persone con disabilità (per il dibattito  sulla questione terminologica, tra gli altri, il Blog La terza nazione del mondo)  ma, soprattutto, talenti fuori dall’ordinario che hanno saputo reagire alla propria condizione di difficoltà, di diversa natura, e sviluppare una propria espressività artistica.

Persone che hanno tanto da insegnare (non solo a livello artistico) a chi,  già avvantaggiato dal non dover convivere con tali difficoltà, spesso rinuncia di fronte al primo ostacolo perchè capaci di trovare in sé, ma anche fuori, risorse ed energie  e di utilizzarle in modo creativo, a volta anche innovativo, per realizzare un proprio progetto di vita e anche per mettere a dispozione degli altri il frutto, culturale, delle loro abilità.