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Aiutare il Malawi? Basta scegliere una lattina di cola

Un viaggio in Africa nelle piantagioni dove nasce l’Ubuntu Cola distribuita in Italia dalla Cooperativa sociale modenese Vagamondi, uno dei progetti finanziati grazie ai risparmiatori che hanno scelto di investire in Ethical Banking.

Siamo in Malawi, nella parte meridionale del continente africano, alla fine della Grande Rift Valley, dove l’enorme lago Niassa si stringe e si sfoga nel fiume Shire, in un lingua di terra di qualche centinaia di chilometri che si incunea nello stato del Mozambico, fin quasi alle sponde dello Zambesi.
Siamo nel sud del Sud del mondo, dove la povertà è viva e la vita è povertà vera.
Dove l’HIV è dramma e l’istruzione privilegio.

È qui che nasce l’Ubuntu Cola.
O meglio, sono qui le piantagioni in cui viene prodotto lo zucchero di canna che serve a produrre la cola del mercato equo solidale, distribuita in Italia dalla cooperativa sociale modenese Vagamondi che da tempo, e in diversi ambiti di intervento, opera nell’Africa meridionale.

In Malawi vivono circa 12 milioni di abitanti, otto abitanti su dieci lavorano nei campi ma l’esportazione di tabacco, tè e zucchero non basta a dare linfa e sviluppo ad un Paese in cui la ricchezza è concentrata nelle mani di poche élite e i tre quarti della popolazione vive con un reddito inferiore a 1,25 dollari al giorno (soglia che la Banca Mondiale considera di povertà estrema).
In Malawi l’aspettativa di vita non supera i 47 anni e un adulto su sei è sieropositivo.
Il passato commerciale legato al colonialismo scozzese ha evidentemente lasciato un’eredità pesante che la fine del dominio britannico e la Costituzione dei primi anni Sessanta non sono riusciti a cancellare. Soprattutto perché l’economia, legata principalmente all’esportazione, è vulnerabile alle fluttuazioni e alle esigenze di un mercato dove non c’è spazio per i sentimenti e, spesso, nemmeno per i diritti.

È in questo contesto che si è inserita la cooperativa sociale Vagamondi, piantando in un deserto di miseria e soprusi il seme dell’equità.

La piantagione che produce lo zucchero di canna usato per la Ubuntu Cola si trova nel distretto di Chikwawa e si estende per oltre 800 ettari.
A gestirla una cooperativa locale, la Kasinthula Smallholder Cane Growers, che tra irrigatori, coltivatori e raccoglitori occupa ben 285 lavoratori.
Nei campi non vengono utilizzati pesticidi, se non in caso di termitai.
Quando la pianta è matura, viene bruciata per eliminare le foglie secche esterne, e uccidere gli eventuali serpenti che si nascondono tra le canne. Poi una macchina le taglia e i raccoglitori le sistemano in fasci che vengono venduti allo zuccherificio, di proprietà sudafricana, della Illovo Sugar Estate.
In questo passaggio si inserisce il mercato equo solidale del circuito Fairtrade, che dal 2007 ha certificato la coop Kasinthula, che invece di massimizzare i profitti punta a garantire dignità e sviluppo ai lavoratori e alla loro comunità.

La Ubuntu Trading acquista lo zucchero raffinato dalla Illovo, che viene successivamente importato in Inghilterra e usato per produrre la cola. Per ogni tonnellata di canna da zucchero venduta Fairtrade offre un premio di 60 dollari alla cooperativa, ovvero il 15% dell’utile netto ricavato dalla vendita della cola.

Grazie a questo sistema, nel 2010 la cooperativa ha ricevuto 60 milioni di kwacha, pari circa 300.000 euro, che poi sono stati investiti in progetti per la comunità.

I frutti si vedono nel villaggio di Chinangwa, tra i più prossimi alla piantagione, in cui vivono oltre 2.500 persone, tutte in case di mattoni.
Qui negli ultimi anni i premi Fairtrade hanno permesso la costruzione di una scuola elementare per 240 bambini e di un centro sanitario, di un trasformatore per fornire corrente elettrica e di varie pompe d’acqua.
Ma non solo sono servizi e emergenze, il Fairtrade porta anche e soprattutto sviluppo. Con i premi della piantagione sono stati acquisti un camioncino e diversi capi di bestiame per dare il via ad un’attività che sarà gestita dalle donne del villaggio.

Oltre ai premi, anche la vita quotidiana dei lavoratori della cooperativa è migliore rispetto a quella di chi lavora per il mercato tradizionale: un raccoglitore di tè, se è fortunato, riesce a guadagnare fino a 5.000 kwacha al mese, il salario minimo per un irrigatore della Kasinthula è invece di 8.000 kwacha, circa 40 euro al mese.

Svelata la genesi della Cola equosolidale è più facile comprenderne il significato del nome, Ubuntu.
«Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene.
Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri.
Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?
»
Questa è la spiegazione che dà Nelson Mandela, primo presidente del Sudafrica post apartheid, di un termine che ha in sé l’essenza e la cultura africana. Di un’etica basata sulla relazione, sulla lealtà, sull’aiuto reciproco, sulla consapevolezza che “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”.
Una forma di comunità solidale che ha una forte affinità col sistema cooperativo, che infatti non è rimasto insensibile al progetto mobilitandosi per sostenerlo.

Prima di tutto la Cooperativa socialeVagamondi, che distribuisce l’Ubuntu Cola in Italia.
Poi Emil Banca, che da banca cooperativa, attraverso il servizio di finanza etica Ethical Banking ha finanziato Vagamondi ad un tasso rasente lo zero, mettendo in circolo le risorse che risparmiatori consapevoli hanno destinato a progetti di alto valore sociale portati avanti dal mondo del non profit.

Mettendo in piedi un circolo virtuoso che permette a tutti di creare sviluppo reale in uno dei paesi più poveri del mondo. E per farlo basta solo comprare una cola piuttosto che un’altra, o scegliere responsabilmente come dovranno essere investiti i propri risparmi.

 

[Le foto pubblicate sono della Cooperativa sociale Vagamondi]

Risparmiare qualcosa tutti i mesi: come posso fare ?

Mirko, giovane Direttore di una nostra filiale che cura questa rubrica, ci parla di alcune forme semplici di risparmio, per fare in modo che, pensando al nostro futuro personale o familiare,  possiamo mettere da parte  una quota della ricchezza che produciamo per realizzare i nostri progetti (qui , quiqui  e qui gli altri suoi post ).

Di questi tempi è certamente difficile vedere i propri risparmi aumentare: il costo della vita negli ultimi anni è sempre aumentato e mettere da parte un po’ di soldi per far fronte ad eventuali esigenze o progetti futuri è più complicato rispetto a qualche anno fa.

In passato, per risparmiare si usavano forme semplici, ma molto diffuse, come il salvadanaio nel quale si conservavano fisicamente piccole somme di denaro risparmiate giorno dopo giorno. Una volta raggiunta una cifra “significativa”, o la si spendeva o si andava a depositare in Banca, in un altro classico strumento di risparmio, il libretto di deposito (il cosiddetto librettino).
Il libretto di deposito, oggi ancor presente anche se meno diffuso per i diversi limiti operativi che lo riguardano, è di due tipi: al portatore o nominativo.
L’attuale normativa prevede che il libretto di risparmio al portatore (si chiama così perché chiunque ne è fisicamente in possesso può disporre delle somme depositate) debba avere un saldo inferiore ai 1.000 euro.
Il libretto nominativo (che può essere utilizzato solo dagli intestatari e dai loro delegati), invece, non ha limiti di saldo.
Con i libretti le somme sono sempre a disposizione e la banca corrisponde ai risparmiatori degli interessi periodici su quanto versato.

Lo strumento più moderno per accantonare delle piccole cifre regolarmente è il piano d’accumulo (PAC): il PAC è l’ideale per crearsi un capitale attraverso cui in futuro si potrà dar vita ad un progetto personale o famigliare.
Prima di sottoscriverlo, dovrete scegliere la linea d’investimento più adeguata al vostro profilo di rischio, dalla più prudente (fondi obbligazionari), alla più dinamica (fondi azionari), ovviamente affidandosi al proprio consulente.
Una volta attivato il PAC, ogni mese (o con cadenze diverse se volete) verrà automaticamente prelevata dal vostro conto corrente la cifra concordata, anche solo 50 euro.
Una volta abituati a privarsi di quella piccola somma, non vi accorgerete nemmeno di stare risparmiando.

Nel caso vi servano subito i vostri risparmi, in pochi giorni potrete disporre sul vostro conto corrente di tutta la cifra già accantonata, o anche di una sola parte.
Nel caso invece in cui vi capiti un’entrata straordinaria di denaro, potrete effettuare versamenti aggiuntivi rispetto a quelli pattuiti aggiungendo altro risparmio a ciò che avete già accumulato.
I PAC sono molto flessibili e permettono anche di interrompere o cambiare l’importo dei versamenti periodici così come la cadenza dell’addebito. Si può, per esempio, passare da 50 euro a 100 euro versati ogni mese o viceversa, oppure scegliere di versare 200 euro ogni due mesi.

Le somme accantonate con un piano di accumulo possono essere utilizzate per acquistare quote di fondi comuni d’investimento, pertanto i vostri risparmi vengono cumulati con quelli degli altri risparmiatori. Ogni quota avrà un valore attribuito di mercato, detto NAV, che varia di giorno in giorno e che quindi esprimerà il valore del vostro “gruzzoletto”.
Una figura professionale (gestore), dipendente di una società di gestione del risparmio (SGR), effettuerà compravendite di titoli, a seconda del o dei fondi che avete prescelto, garantendovi un monitoraggio ed una gestione delle cifre amministrate di alto livello.
Spesso i PAC sono utilizzati anche per re-investire le cedole maturate sui titoli obbligazionari presenti nel proprio portafoglio, o rendite come ad esempio gli affitti percepiti.
Il PAC, infine, può essere acceso anche su forme assicurative che, pur avendo la stessa finalità, presentano caratteristiche differenti a seconda delle condizioni di polizza (es. capitale garantito a scadenza, minimo di rendimento garantito).

Parliamo un po’ di azioni

Mirko, giovane Direttore di una nostra filiale che cura questa rubrica, dopo aver parlato delle obbligazioni cerca di spiegare in modo semplice cosa sono le azioni  per essere più consapevoli quando ci vengono proposte come strumento di investimento (qui , qui e qui gli altri suoi post ).

Le azioni sono strumenti finanziari che hanno caratteristiche differenti rispetto alle obbligazioni affrontate nel mio post precedente.
Infatti, l’azione è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società.

Le società, e quindi le relative azioni, possono o meno essere quotate su mercati regolamentati (es. Borsa).
Dunque, non tutte le società sono quotate in borsa (un esempio sono proprio le Banche di Credito Cooperativo come Emil Banca) e, di conseguenza, in questi casi non si vede oscillare il prezzo di ogni azione per effetto degli scambi sul mercato (di questo sono esempio infatti le azioni del credito cooperativo detenute dai soci).

Chi acquista azioni di società quotate in borsa deve metter in conto un’oscillazione dei prezzi di mercato (e di conseguenza un maggior rischio) e quindi del valore dei propri risparmi, per effetto di notizie di mercato relative alla società interessata.
Il rendimento cedolare (dividendo) di tali titoli non è affatto certo, infatti dipende anno per anno dagli utili che il consiglio di amministrazione della società decide di distribuire ai soci.

I dividendi sono calcolati definendo un valore per ogni azione da parte della società emittente: se ad esempio  questo fosse di 0,10 € per azione e si possiedono 2000 azioni , alla data di pagamento dei dividendi verranno accreditati sul conto corrente 200 € a titolo di remunerazione del capitale.

Il rendimento delle azioni, oltre che dal dividendo percepito, è dato anche dalla differenza fra il prezzo di acquisto e quello di vendita delle azioni stesse.
Se le aspettative sul futuro della società, e quindi dei dividendi, non sono rosee ci si può aspettare un calo del prezzo delle azioni possedute, che se saranno vendute potranno indurre ad una perdita, viceversa, se le aspettative del mercato sono positive (si parla chiaramente delle azioni quotate su mercati regolamentati).

Un’altro elemento di distinzione fra le azioni e le obbligazioni, è che le prime non hanno una scadenza alla quale viene garantito il rimborso del capitale.

Le tipologie di azioni più note nel regime italiano sono le azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio.
Si differenziano per una maggiore o minore tutela dell’azionista in sede di ripartizione degli utili e di rimborso del capitale (le azioni di risparmio e le privilegiate, nell’ordine, hanno precedenza rispetto alle ordinarie ) e per la possibilità che conferiscono o meno a chi le detiene i diritto ad esprimere il proprio voto nelle assemblee degli azionisti (le azioni ordinarie lo garantiscono sempre, le privilegiate solo in caso si assemblea straordinaria, quelle di risparmio non hanno diritto al voto).

Le azioni si possono acquistare tramite un intermediario (una banca), impartendo l’ordine al proprio consulente, oppure attraverso una procedura informatica di trading online, dove si agisce in autonomia dal proprio PC o palmare.

Quando una società decide di quotarsi in borsa (IPO) va a ricercare nuovi capitali, vendendo le proprie azioni al mercato, per sviluppare la propria attività: tale quotazione avviene nel mercato primario.

Una volta che la società è quotata le azioni in circolazione vengono scambiate sul mercato secondario, dove sia privati, che altri operatori acquistano o vendono i titoli. In tale contesto, sia in acquisto che in vendita è possibile fissare un prezzo limite, diverso da quello espresso dal mercato, per cercare di ottenere il miglior risultato dalla transazione, rischiando anche che l’ordine non vada a buon fine.

[Le immagini sono state prese rispettivamente qui e qui]

Cosa sono le obbligazioni in finanza?

Mirko nella sua rubrica, dopo averci parlato dei rischi in materia di investimenti, continua ad approfondire questo tema cercando di farci capire meglio cosa sono e come funzionano le obbligazioni (qui e qui gli altri suoi post ).

Per poter valutare se gli investimenti che detenete o vorreste effettuare sono adeguati a voi stessi, oltre alla guida del vostro consulente, credo sia opportuno almeno avere le basi di conoscenza degli strumenti finanziari più comuni.

Partiamo dalle obbligazioni.
Per esteso sono chiamati prestiti obbligazionari e questo ci da già l’idea di cosa si tratta.
 
Un prestito che richiedete, ad esempio per l’acquisto dell’auto, in sintesi prevede che la banca vi eroghi una certa cifra sul conto corrente e vi richiede la restituzione periodica del capitale e degli interessi, fino alla scadenza del contratto di finanziamento pattuita.
I titoli obbligazionari funzionano in maniera speculare, infatti se intendete investire un certo importo sarete voi i finanziatori della società o dello Stato di cui sottoscrivete i titoli.
In cambio riceverete gli interessi, sotto forma di cedola, accreditata periodicamente sul vostro conto corrente, oppure espressi come differenza di valore fra l’acquisto e la scadenza del titolo, per gli  zero coupon (es.Bot e Ctz) ed i titoli strutturati.
Di norma, pur esistendo particolari tipi di obbligazioni che rimborsano gradualmente , il capitale verrà rimborsato alla scadenza applicando le relative ritenute fiscali.

Particolare rilevanza assume la tassazione dei titoli senza cedole con scadenze superiori ad un anno (titoli “zero coupon”) che, applicando tutte le ritenute al momento del rimborso, potrebbero disorientarci (il valore di rimborso probabilmente sarà  diverso da quello che ci aspettiamo).
Se avrete necessità di vendere il titolo prima della scadenza, potreste vedere il prezzo aumentare o diminuire rispetto a quello dell’acquisto; per questo motivo è fondamentale diversificare con più titoli, di diversa scadenza, emittente, struttura ecc…; in questo modo potrete scegliere quali titoli vendere e quali mantenere nel vostro portafoglio, in base alla convenienza e necessità del momento.

Come per un finanziamento, gli interessi possono esser corrisposti con un tasso fisso, che rimane quindi tale per tutta la vita del titolo obbligazionario, oppure con un tasso variabile.
In questo secondo caso la variazione del tasso può esser calcolata in base alle più disparate tipologie di indicatori. Ad esempio i rendimenti dei Bot, un tasso di riferimento di mercato come l’euribor, l’andamento dell’indice della Borsa di Milano, ecc.
Ovviamente se la variabilità del tasso è legata all’andamento di un indice azionario o a quotazioni di strumenti finanziari particolarmente volatili (ovvero il cui valore può oscillare di molti punti percentuali in positivo o in negativo) sarà difficile avanzare previsioni sulla sua quantificazione futura.

Il rendimento delle obbligazioni è dato non solo dagli interessi, ma anche dalla differenza positiva o negativa tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita o scadenza. Di solito si parla di rendimento effettivo lordo a scadenza.
Il rendimento effettivo lordo a scadenza presuppone il reinvestimento delle cedole al medesimo tasso dell’obbligazione acquistata ed è un tasso che risulta corretto per obbligazioni mantenute fino a scadenza.

Attenzione quindi: se un titolo di lunga durata promette un rendimento elevato, potremo dire di aver acquisito tale rendimento solo alla scadenza; prendiamo ad esempio un’obbligazione che dura 10 anni con cedola lorda al 5%, con un prezzo di 87: il rendimento netto del 6% lo avremo solo alla sua naturale scadenza (quando viene rimborsato a prezzo 100), salvo rimborsi anticipati o difficoltà/ impossibilità di rimborso da parte dell’emittente.

Mi capita spesso di sentirmi dire che se un titolo obbligazionario rende molto allora “é buono”: attenzione, se uno stato o una società sono costretti a remunerare molto i propri titoli, spesso lo fanno perchè hanno elevata necessità di liquidità ed il mercato (gli investitori) considerano tale emittente rischioso.
Uno stesso emittente può collocare obbligazioni diversa struttura (ad es. alcune a tasso fisso, altre parametrate ad un indice di borsa) e  rischiosità: per esempio con  diversa priorità di rimborso in caso di fallimento. È  il caso dei  titoli subordinati, cioè che in caso di fallimento dell’emittente vengono rimborsati solo dopo aver rimborsato i possessori di obbligazioni “ordinarie” dette senior.

Molto spesso la rischiosità è legata all’affidabilità dell’emittente l’obbligazione stessa o comunque legata alla percezione che il mercato ha di tale affidabilità : esistono per questo società (agenzie di rating) che fanno valutazioni oggettive  di tali emissioni (rating).

Mi raccomando, non fatevi tentare troppo dal rendimento elevato e diversificate.

I rischi in materia di investimenti

Mirko, giovane Direttore di una nostra filiale che cura questa rubrica, ci parla dei rischi da tenere in considerazione quando si investe per evitare brutte sorprese (qui e qui gli altri suoi post ).

Il concetto di rischio in materia di risparmio, soprattutto negli ultimi mesi, è frequente oggetto di domande da parte degli investitori.
Quasi tutti i giorni, infatti, mi confronto con l’ansia dei clienti per i propri risparmi, espressa attraverso l’idea che, in un periodo storico davvero complesso e delicato come quello attuale, si possa passare in un attimo dalla totale tranquillità alla catastrofe, perdendo totalmente i propri soldi. A questo proposito ricordo sempre loro che le probabilità di tale perdita,  a meno che non siano stati investiti tutti risparmi in solo strumento con grado di rischio elevato, sono davvero basse ( vedi anche “I miei risparmi sono al sicuro?”).

Ho pensato quindi, che per offrire ai risparmiatori qualche strumento d’orientamento in più , potesse essere utile riassumere i rischi più comuni dei quali tener conto quando si devono fare scelte di investimento.

Questi rischi da conoscere per avere una maggiore consapevolezza sui nostri investimenti:
• rischio paese: è rappresentato dalla probabilità che la situazione economica, finanziaria, sociale, politica di uno Stato, possa influenzare un determinato strumento finanziario (p. es. un determinato titolo azionario emesso da una società italiana in florida salute, che perde valore, principalmente perché è quotata sul mercato italiano); questo ragionamento vale anche per il “rischio settore economico” per quanto riguarda i titoli societari;
• rischio emittente: è relativo alla probabilità che la società o lo Stato che ha emesso un titolo, ad esempio obbligazionario, prima o all’atto del rimborso del capitale agli investitori, veda la propria situazione economico-finanziaria peggiorare. Ciò può portare nei casi meno gravi ad un leggero calo della quotazione del titolo, o una difficoltà nella sua compravendita (rischio liquidità), fino ad un rimborso tardivo, parziale o peggio un fallimento dell’emittente stesso;
• rischio liquidità: è il caso in cui vi siano delle problematiche di uno o più generi (economico, finanziario, politico, sociale, ecc.) che influenzano negativamente la facilità di poter scambiare  un determinato titolo (negoziare, compravendere); ad esempio, potremmo trovarci nel caso in cui si voglia vendere un titolo contenuto nel nostro portafoglio investimenti, ma non c’è nessun compratore in mercato;
• rischio tasso: è tipico del titolo obbligazionario a tasso fisso, che sia emesso da uno stato o una società non alcuna importanza. Se acquisto oggi un titolo con rendimento fisso, avrò probabilità più o meno elevate che nei mesi ed anni a venire il suo prezzo aumenti o diminuisca a seconda dell’andamento dei tassi di interesse. Tale rischio di oscillazione di valore aumenta tanto più quanto il titolo è di lunga durata;
• rischio cambio: se acquisto uno strumento finanziario espresso in valuta diversa dall’euro devo tener conto delle potenziali oscillazioni di valore, durante la vita del titolo o alla sua scadenza, dovute alle variazioni del rapporto di cambio fra l’euro e la valuta estera in cui è espresso.

Non dimenticate: più un investimento prospetta rendimento alto e più dovremo contemplare i rischi descritti, anche più di uno contemporaneamente!

Le idee dei giovani si fanno impresa

Dalla sinergia tra la nostra Banca, l’Associazione di promozione sociale Fare Lavoro e la Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche è nato un progetto di microcredito che ha l’obiettivo di fornire ai giovani le risorse economiche ed un supporto formativo e consulenziale che gli permetta di realizzare i loro progetti d’impresa o di consolidarli se appena avviati.

Aggiungiamo quindi al “Microcredito alla persona“, che realizziamo in collaborazione con Asp Poveri Vergognosi ed Auser Bologna,  una nuova un’iniziativa di rete specificamente finalizzata a sostenere i giovani del nostro territorio ed aiutarli a realizzare concretamente le loro idee imprenditoriali, dando fiducia al loro spirito d’iniziativa e alla voglia di costruirsi un futuro lavorativo autonomo.

L’iniziativa si rivolge ai  giovani under 35 residenti nel territorio  di Bologna e provincia e mette a loro disposizione un plafond di 300.000 euro per finanziare spese ordinarie e straordinarie per necessità professionali, commerciali o imprenditoriali.
Le persone fisiche possono richiedere prestiti fino a 12.000 euro mentre per le persone giuridiche (imprese familiari, società semplici e cooperative costituite da massimo 3 anni)  il limite è di 25.000 euro. Le aziende per presentare richiesta devono essere costitutite per il 50% da persone con meno di 35 anni.
I microcrediti sono concessi a tassi agevolati, prestabiliti da una convenzione siglata dai tre partner del progetto, prevedono i soli costi per i bolli statali e le spese di invio della documentazione di trasparenza e possono avere una durata massima di 36 mesi (qui il depliant con le condizioni).

Il progetto prevede di affiancare ai giovani e alle neo-imprese che beneficeranno del credito attraverso un’attività di tutoraggio che, statisticamente, riduce la probabilità di fallimento delle nuove iniziative d’impresa.
Il tutoraggio verrà offerto gratuitamente attraverso i comanager messi a dispozione dalla Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche (dirigenti in pensione provenienti dal mondo delle cooperative) e la consulenza di professionisti ed  imprenditori dell’Associazione Fare Lavoro.

Le richieste di credito si presentano attraverso l’Associazione  Fare Lavoro:
e-mail: info@farelavoro.itsegreteria@farelavoro.it
Telefono: 338.3321805
Fax: 051.4847526

Ma cos’è questo spread?

Con questo post inauguriamo uno spazio in cui cerchiamo di rispondere, in modo semplice e comprensibile, ad alcune domande che i nostri clienti quotidianamente ci pongono.
Troveranno spazio approfondimenti che riguardano questo particolare momento storico di difficoltà di borse e mercati, con spiegazione di termini usati ed abusati, ma anche  altre tematiche che riguardano il normale rapporto bancario.
Questa rubrica è curata da Mirko, giovane Direttore di una nostra filiale.

Si pronuncia “sprèd” e, nonostante se ne faccia un gran parlare, soprattutto ultimamente, chissà se la maggior parte della gente comune ne comprende il significato.
Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza. Parole semplici per consentire a tutti di capire concetti complessi che però oggi influenzano le nostre discussioni e incidono a volte sulle nostre decisioni.

Lo spread non è altro che una differenza percentuale.

Se parliamo di investimenti, lo spread a cui si fa spesso riferimento in questo periodo è quello fra il rendimento dei Bund, titoli di stato tedeschi, e dei Btp italiani (buoni del tesoro poliennali), di durata decennale.

Ovviamente, più uno stato è affidabile dal punto di vista economico e politico, minore sarà l’interesse che viene riconosciuto a chi compra le sue obbligazioni (Bot, Cct, Btp, ecc).

In sostanza, se il Bund rende il 2 per cento all’anno e il Btp italiano rende il 7 per cento all’anno, si dirà che fra i due vi è uno spread, una differenza, di 5 punti percentuali (la stessa cosa è dire 500 punti base).
È evidente che un maggiore rendimento è associato ad una maggiore rischiosità dell’investimento.

Lo stesso termine, utilizzato in ambito creditizio, indica il margine che la banca aggiunge al tasso di base (solitamente Euribor o BCE), per calcolare il tasso annuo nominale (TAN).

Tale differenziale è necessario alla banca, per coprire principalmente i costi della propria struttura ed i rischi di irregolare o mancato rimborso degli affidamenti concessi (mutui, prestiti, ecc.).

Non preoccupatevi comunque se non sapete esattamente cos’è lo spread.  Siete in buona compagnia…

L’immagine è stata presa qui

“Credito e nuvole. Storie di banche e campesinos tra le Ande dell’Ecuador”

In occasione del convegno dal titolo Etica e Finanza: la coppia con un futuro, che si terrà il prossimo 26 maggio presso lo Studio Filosofico Domenicano (di cui vi abbiamo già parlato qui), Emil Banca offrirà ai primi 10 iscritti una copia omaggio del volume “Credito e nuvole. Storie di banche e campesinos tra le Ande dell’Ecuador, di A. Bobbio, M. Calvi, S. Gatti, M. Puricelli, M. Reggio e S. Salis.

È il diario di viaggio di sei giornalisti che raccontano come la rivoluzione silenziosa in un Paese come l’Ecuador, ancora troppo pieno di disuguaglianze sociali, stia riuscendo a cambiare il futuro di migliaia di persone.

È la rivoluzione del microcredito e della democrazia economica che ogni giorno si realizza nelle piccole Casse Rurali delle Ande e consente ai campesinos un riscatto sociale altrimenti impossibile. “Credito e nuvole” racconta, dunque, il progetto Microfinanza Campesina e attraverso questo racconta l’Ecuador, ma è allo stesso tempo parte integrante del progetto: parte del ricavato derivante dalla vendita del libro è, infatti, stata destinata al sostegno dell’iniziativa del Credito Cooperativo in Ecuador.

Già altre volte vi abbiamo parlato di questo progetto che, tra l’altro, sarà nuovamente presentato al convegno del prossimo giovedì in qualità di best practise, in particolare come nuovo modello di cooperazione internazionale. Il libro, difatti, non è fresco di stampa, ma il motivo per cui lo proponiamo sono i contenuti assolutamente in tema con il convegno.

Come ha affermato lo stesso Presidente della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo, Alessandro Azzi, “cambiare le regole del gioco. Provare a diventare costruttori del proprio destino. Nelle Ande ecuadoriane tutto questo non è più un’utopia, ma una possibilità concreta. Lo è diventata grazie ad una serie di combinazioni favorevoli, forse casuali, certamente “provvidenziali”. Combinazioni che si chiamano cultura cooperativa, impegno personale, volontariato, spinta ideale, voglia di riscatto. Senza uno solo di questi elementi il progetto di Microfinanza Campesina non avrebbe avuto la storia che questo volume oggi è in grado di documentare.

Vi aspettiamo giovedì 26 maggio, per ascoltare anche dalla voce e dal racconto diretto di Giuseppe Tonello, anima ed instancabile promotore dello sviluppo del microcredito in Ecuador, come la finanza popolare, stia sostenendo la crescita di una economia locale virtuosa ed aprendo una prospettiva di vita migliore per i campesinos.

Vi  ricordandiamo che, per ogni informazione o chiarimento, potete scrivere a ethicalbanking@emilbanca.it

“Etica e finanza. La coppia con un futuro”

Torniamo a parlare di Etica e finanza, questa volta con particolare riferimento al convegno che si terrà il 26 maggio presso lo Studio Filosofico Domenicano, a Bologna, dal titolo “Etica e finanza. La coppia con un futuro”. 

 

Il punto da cui partire è una visione del modo di intendere l’economia, la finanza e lo sviluppo profondamente interrelati tra loro: l’economia e la finanza non sono speculative, devono avere una prospettiva di lungo periodo; la finanza deve porsi l’obiettivo di promuovere uno sviluppo a 360 gradi, non solo economico, ma sociale e civile dei territori nei quali opera. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione per la promozione di Ethical Banking, di cui Emil Banca fa parte unitamente ad altre Bcc e Casse Rurali Altoatesine 

Presenzieranno all’incontro moderato da Marisa Parmigiani, Segretario Generale di Impronta Etica: Giulio Magagni, Presidente Iccrea Holding ed Emil Banca, Stefano Zamagni, Professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna (Facoltà di Economia), Ugo Biggeri, Presidente Banca Popolare Etica, Katharina Beck, Managing Director Institute for Social Banking, Giuseppe Tonello, Presidente Codesarrollo, Alessandro Azzi, Presidente Federazione Nazionale Credito Cooperativo.
A seguire si terrà una tavola rotonda sul tema “La strada della fiducia. Itinerari per una finanza diversa”, alla quale parteciperanno: l’Associazione Ethical Banking, Oikocredit, CTM altromercato, CgM Finance, Mag Venezia, coordinati da Marco Reggio, Responsabile Ufficio Stampa di Federcasse. 

Quali sono le “cose” fatte e soprattutto da fare, tenuto conto dell’attuale contesto di crisi, per radicare questa impostazione sempre più in profondità tanto all’interno delle organizzazioni di cui è espressione quanto all’esterno? Quali orientamenti strategici? Quali scelte organizzative? Quali progetti? Quale politica del personale? Quali indirizzi, azioni e sinergie comuni sviluppare? 

Questi alcuni degli interrogativi che verranno sottoposti ai relatori durante l’incontro, anche al fine di delineare una visione comune di buone pratiche attivate. 

Patrimonio del convegno, infatti, accanto alle significative esperienze delle altre realtà invitate a partecipare, sono le seguenti due buone prassi, esempi di progetti che perseguono obiettivi più ampi dei numeri che movimentano: 

  • Ethical Banking che nelle aree in cui è attivo sta cercando di favorire uno sviluppo sostenibile delle economie dei territori rimettendo nelle mani del risparmiatore il potere di scegliere, in modo consapevole e trasparente, di investire i propri risparmi per finalità di utilità sociale;
  • il progetto Microfinanza Campesina in Ecuador, di sostegno alle casse rurali, che in dieci anni ha rappresentato anche un importante meccanismo di formazione identitaria per il credito cooperativo italiano.

 La partecipazione è gratuita ma è richiesta iscrizione alla segreteria organizzativa (t. 051/396949 – ethicalbanking@emilbanca.it)

Qui è possibile visionare l’invito con il programma completo del convegno

Vi aspettiamo.

Tra creatività, finanza, web 2.0 e crisi

All’interno del festival della Creatività di Firenze, ci sarà un evento che ci sentiamo di rilanciare.

Si tratta di “Ormai il peggio è passato? finanza e web 2.0 ai tempi della crisi”.

http://www.zoes.it/files/u223/festivalcreativita.jpg

Venerdì 22 ottobre, dalle 11 ale 13,  Andrea Baranes della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, Mauro Meggiolaro di Merian Research e Simone Siliani della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, si confronteranno portando all’interno della kermesse fiorentina alcuni dei temi a noi cari.

Qui trovate altri eventi del festival rilanciate da Zoes, “la zona equosostenibile”.

Il festival ha lanciato anche una versione bolognese: “Seguendo le impronte del macro-concetto della ruota, Bologna darà ampio spazio ai temi della mobilità sostenibile. Ma la riflessione sul movimento verrà interpretata dal punto di vista artistico con video, installazioni e performance live”.