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Microcredito: iniezione di fiducia per persone non bancabili e giovani

Sono oltre 500 le persone non bancabili che grazie al microcredito, dal 2009 – anno di avvio dei progetti di Emil Banca in partnership con  Enti Pubblici e associazioni – ad oggi, sono riuscite a non esser travolte da un momento di difficoltà temporanea.
Nel periodo in cui la crisi ha fatto sentire in maniera più acuta i propri effetti, questi piccoli prestiti messi a disposizione dalla nostra Bcc hanno permesso di far fronte a spese di prima necessità e dato ossigeno a tante famiglie della provincia di Bologna e Modena; persone alle quali nessun’altra banca avrebbe mai dato fiducia. 

tabella microcredito sociale Emil Banca

Accanto a loro, molti giovani che, esclusi da un mercato del lavoro in stallo, grazie alla fiducia data alle loro idee d’impresa – spesso innovative – hanno potuto prendere in mano il proprio futuro e dar vita a piccole attività che pian piano crescono e, oltre ad inserire altri ragazzi nel proprio organico, creano opportunità di formazione e networking per lo sviluppo dei progetti dei giovani.

Approfondiamo il tema del microcredito, con un focus sull’attività della nostra cooperativa di credito, attraverso l’articolo di Marcella Roberti (referente della Banca per questo servizio) pubblicato sull’ultimo numero della nostra rivista Notizie Emil Banca.

 

Quando Micro significa Fiducia

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una congiuntura economica senza precedenti che ha colpito alla base il nostro sistema socio-economico, comportando una contrazione dei posti di lavoro e riducendo le possibilità di sviluppo e crescita di moltissime imprese.

In questo contesto, la platea di persone e microimprese che non ottengono il credito tradizionale, perché non riescono a fornire garanzie adeguate, sta velocemente  aumentando. Il microcredito si sta dimostrando capace di fornire una valida alternativa alla crescente domanda di credito.

Ma che cos’è esattamente il microcredito? Un prestito piccolo, senza dubbio. Ma non solo. Il microcredito rappresenta la possibilità di avviare un’attività produttiva, la creazione di un lavoro che possa fornire risorse per interrompere il circolo della povertà.
È riuscire a pagare le utenze domestiche, l’affitto, le spese sanitarie. Microcredito significa dare fiducia a chi non possiede le capacità economico-patrimoniali per ottenere il credito ordinario, ma presenta comunque, se adeguatamente supportato, le potenzialità per il rimborso del prestito.

La fiducia è una risorsa rara – affermano dalla Federazione Nazionale delle Bcc – È una risorsa che aumenta con l’uso invece che esaurirsi. Dare fiducia alla persona, alle idee, ai progetti è alla base dell’intuizione della banca cooperativa locale. La fiducia è contagiosa. E se la banca dà fiducia, tutta la comunità ne giova. Allora la fiducia si moltiplica, la voglia di fare e di impegnarsi per cose positive cresce.

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Emil Banca, da sempre, è attenta ai bisogni dei singoli, delle famiglie, delle imprese e promuove progetti di microcredito che vedono la partecipazione attiva di enti pubblici e privati del territorio sviluppando così quelle sinergie con le comunità locali che permettono di amplificarne gli effetti positivi.
Dunque, per Emil Banca 465 (il totale dei microcrediti sociali erogati dall’inizio dell’attività a Bologna) non è un semplice numero. Sono le storie di centinaia di famiglie che, grazie all’erogazione di quasi un milione di euro, sono riuscite a far fronte a spese di prima necessità come il pagamento dell’affitto, dell’abbonamento dell’autobus per andare a lavorare o per mandare i propri figli a scuola.
Anche nel corso del 2016 Emil Banca ha continuato ad investire in questo settore e a promuovere due importanti progetti di microcredito sociale. Il primo è il microcredito per la casa che, in partnership con il Comune di Bologna, l’ASP Città di Bologna e l’AUSEER Bologna è finalizzato a sostenere spese legate all’alloggio (affitti, caparre, utenze, spese di messa a norma/adeguamento impianti, ecc…).
L’altro è il progetto di Microcredito alla persona portato avanti in partnership con l’Arcidiocesi di Modena e di Nonantola e con l’associazione Progetto Insieme Onlus. Il progetto si rivolge a chi vive situazioni di sovra indebitamento, drastico calo delle entrate familiari e difficile accesso al credito.

Il perdurare della crisi economica e il peggioramento degli indicatori di disoccupazione, specie quella giovanile, hanno reso necessario integrare i progetti di microcredito sociale con quelli finalizzati all’avvio o allo sviluppo di attività di impresa.
Nel corso del 2016 è stata rinnovata la convenzione con l’associazione di promozione sociale Fare Lavoro.
I destinatari dell’iniziativa sono giovani che, dopo aver fatto esperienze come lavoratori dipendenti o non essere riusciti a farle, hanno una forte motivazione ad avviare un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa. L’associazione, composta da imprenditori, consulenti, liberi professionisti ed artigiani, svolge la sua attività offrendo ai giovani potenziali imprenditori consulenza, tutoraggio e accompagnamento, favorendone anche l’accesso al credito. 174 mila euro, anche in questo caso, non rappresentano solo un importo ma le concrete opportunità che Emil Banca ha dato a dieci giovani microimprenditori per realizzare la loro idea di impresa. Sono dieci incredibili storie che raccontano il coraggio e la grande voglia di farcela che anima questi giovani, motivati da un ottimismo concreto e quotidiano.

Questi numeri sembrano poca cosa se inseriti nello scenario in cui versa oggi il nostro Paese. Senza dubbio c’è ancora molta strada da fare affinché il microcredito possa esprimere a pieno la sua portata rivoluzionaria e assicurare l’accesso al credito e all’iniziativa economica. Il ruolo delle Banche Cooperative nello sviluppo di questo strumento è cruciale. Il loro coinvolgimento in questo segmento è un fatto naturale, data la configurazione istituzionale e la mission: inclusione finanziaria di individui altrimenti tagliati fuori dai grandi circuiti bancari, lotta all’usura imperante, capacità di ascolto e di vicinanza alle istanze locali.
Oggi le BCC sono il primo erogatore di microcrediti sociali (tra il 2004 e il 2013 sono stati erogati 75,3M€ a circa 8.000 famiglie) e il secondo di quelli produttivi (55,7M€ concessi a 3.740 imprese).
Il sostegno finanziario che si attua attraverso il microcredito, riveste sempre più un’importante leva non solo nella lotta alla povertà ma anche nello sviluppo di nuove opportunità di investimento e di nuove attività micro-imprenditoriali, stimolando l’attività produttiva e la dignità delle persone che ne usufruiscono e sostenendo la fiducia nelle loro potenzialità e in quelle dei loro progetti. In tal senso il microcredito rappresenta non solo un orientamento etico-sociale, ma anche uno strumento in grado di generare profitti e di sostenere lo sviluppo economico.

Credito vuol dire fiducia! E di fiducia, in questi tempi, ce n’è grande bisogno, perché dalla fiducia, e dunque anche dal microcredito, riparte l’Italia.

Le Bcc emiliane al fianco delle cooperative rurali per un futuro senza povertà in Ecuador

Da oltre 10 la nostra Banca, capogruppo delle Bcc emiliane che aderiscono al Progetto “Microfinanza Campesina”  (di cui abbiamo parlato qui), sostiene lo sviluppo della rete UNICORT (Uniòn de Cooperativas Rurales de la provincia de Tungurahua), che opera nel centro della Sierra ecuadoriana.
Nei giorni scorsi  anche altre banche della Federazione Emilia Romagna hanno aderito all’iniziativa (Banca di Rimini, Bcc Ravennate e Imolese, Bcc Romagna occidentale, Bcc Romagna Est, Bcc di Castenaso, Bcc di Monterenzio, Bcc di Sarsina, Banco Emiliano, Bcc dell’Alto Reno) ed è stato messo a disposizione della UNICORT un nuovo contributo,a titolo di donazione, di 9.500 dollari.
Pubblichiamo in anteprima il testo integrale dell’articolo che Bepi “José” Tonello, presidente del Fepp (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio)  e direttore esecutivo di Codesarrollo (oggi Bancodesarrollo), ha scritto per  il numero, in uscita a marzo, della nostra rivista Notizie EmilBanca.

Bepi "José" Tonello


“C’era una volta la povertà…”
Io spero che arrivi il giorno in cui potrò cominciare così una bella storia da raccontare ai miei nipotini.
Adesso non posso ancora farlo perché la povertà in Ecuador c’è ancora: la si vede, la si sente, la si tocca, la si soffre.
È una povertà a volte estrema: bambini denutriti, ragazzi che non finiscono la scuola elementare perché devono lavorare, malati che non si curano per mancanza di soldi, case che non proteggono dalla pioggia e dal freddo, donne che a volte devono camminare più di un’ora per portare a casa un secchio d’acqua, anziani lasciati soli…

Viene quasi da pensare che la povertà è più grande delle persone che la soffrono, ma non è così. La speranza di vivere meglio muove le persone a sforzarsi di più, a organizzarsi meglio, a imparare cose nuove, a risparmiare.

Proprio il risparmio è una delle armi che i poveri, specialmente le donne, hanno nelle loro mani per sconfiggere la povertà. Ci sono persone che possono risparmiare un dollaro o due al mese. Con dodici dollari che risparmiano in un anno potrebbero comperarsi tre galline. Se questi dodici dollari li depositano nella cooperativa o cassa rurale che opera nel loro territorio, possono ricevere un prestito che moltiplica il loro risparmio fino per dieci. Così le galline saranno trenta e verranno le uova e poi i pulcini e poco a poco l’economia familiare migliora.

Il Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio (FEPP) e la cooperativa CODESARROLLO lavorano (il primo da 44 anni e la seconda da quindici) per aiutare le famiglie dei contadini e degli indigeni a formare nel loro territorio cooperative e casse rurali che raccolgano i risparmi e diano dei prestiti.

Le cooperative e le casse si sono moltiplicate. Ne stiamo seguendo più di settecento. Per diventare più forti tutte quelle di una provincia (l’equivalente della regione in Italia) si uniscono formando unioni, federazioni o reti. Queste strutture di secondo livello aiutano le cooperative e le casse con la formazione professionale dei soci, dei dirigenti e dei dipendenti, con il controllo dei conti e dei risultati, con una base informativa comune, con la rappresentazione di fronte alle autorità.

Per fare questo lavoro le unioni e le reti hanno bisogno di aiuto perché sono ancora troppo giovani e deboli per sostenersi da sole. Emil Banca da circa 10 anni ci aiuta a sostenere gli sforzi che realizza la UNICORT (Unión de Cooperativas Rurales de Tungurahua). Quest’anno Emil Banca ha avuto la bella idea di estendere l’iniziativa di solidarietà ad altre BCC della Federazione Emilia Romagna. Così adesso sono dieci le BCC che, con Emil Banca come capofila, hanno aderito al gemellaggio con UNICORT.

La provincia del Tungurahua prende il suo nome dal vulcano alto 5010 metri che si trova nel suo territorio ed è in costante eruzione dal 1999. È una provincia abitata da contadini e indigeni minifondisti, che a volte hanno meno di un ettaro di terra da lavorare. Per questo la lavorano in forma intensiva negli orti e nei frutteti.

Grazie al loro risparmio e ai prestiti che ricevono dalle loro cooperative o casse, molte famiglie sanno che la povertà può essere sconfitta, sanno che vince la povertà chi produce più di quanto consuma.
Questa consapevolezza si trasforma in allegria, fiducia, autostima, voglia di lavorare non solo con le mani, ma anche con la testa e tanta riconoscenza verso chi aiuta, perché si sente fratello, anche stando lontano.
L’aiuto di Emil Banca e della Federazione Emilia Romagna farà si che la UNICORT diventi più forte.
Questo è un altro grande passo in avanti.

Sono sicuro che un giorno potremo davvero dire: “C’era una volta la povertà”.

 

[La foto di Bepi Tonello e presa qui]

Seiperdue, quando il microcredito non è un film

Dopo la presentazione di Ginger, continua il viaggio tra le giovani imprese che grazie al Microcredito per il lavoro hanno avuto le risorse per dare fiato alla loro idea di impresa. Oggi ci occupiamo della piccola ma intraprendente casa di produzioni Seiperdue, altra realtà finanziata grazie al progetto nato dalla collaborazione tra Emil Banca, l’associazione Fare Lavoro e la Fondazione Giovanni dalla Fabbriche.

Il Microcredito per il lavoro prevede l’erogazione di piccole somme (fino a 25 mila euro) alle aziende dei giovani imprenditori attivi sul territorio di competenza della banca (le provincie di Bologna, Modena e Ferrara). Oltre alle importantissime risorse finanziare, che in un momento come questo non sono affatto scontate, entrare nella rete creata da Fare Lavoro, Fondazione ed Emil Banca significa avere anche un accompagnamento e una consulenza affinché le idee brillanti possano avere un futuro all’altezza delle aspettative.

Venticinquemila euro sembrano pochi, ma sono uh aiuto concreto che in certi frangenti può sbloccare un lavoro”, ha raccontato Lucia Principe, una delle socie di Seiperdue, qualche giorno fa al Resto del Carlino di Bologna che ha dedicato un servizio alla semestrale di Emil Banca con un occhio particolare ai suoi tanti progetti di microcredito (potete recuperare gli articoli dalla rassegna stampa di Emil Bancadi agosto cliccando qui).

Seiperdue, piccolo studio di produzione audio-visiva, non è, a differenza di Ginger, una Startup: è una realtà con alle spalle già diversi anni di attività ma che ha chiesto credito per poter decollare definitivamente.

 Oltre ai quattro soci originari, lo studio raccoglie alcuni tecnici del settore audio-visivo e li coordina in progetti video come spot, videoclip, filmati industriali e istituzionali, si legge nel loro sito. Con il tempo, Seiperdue ha allargato il suo campo di interesse anche ad altri settori come grafica, motion-graphic, animazione stop-motion, design e design web. In più, realizza manifesti, cartoline animazioni e tutto ciò che può essere compreso nella comunicazione artistica, con vari committenti, sia pubblici che privati. Dal 2008 gestisce anche la produzione e gli eventi del piccolo atelier di design tessile Pesci Pneumatici, un’esposizione permanente di opere di sartoria e design provenienti da tutta l’Europa. Altro ed ultimo ramo delle variegate attività di Seiperdue sono i workshop, sia sul design che sugli strumenti audiovisivi, come FACCE D’EUROPA, Laboratorio e video istituzionale didattico realizzato coi ragazzi degli Informagiovani e delle scuole della Provincia di Torino in occasione della Festa dell’Europa.

Tutti i collaboratori della Seiperdue hanno un curriculum invidiabile, esperienze in Italia e all’estero, voglia di fare e tante idee da mettere in pista. Un gran talento, insomma, abbastanza per vincere, qualche anno fa, INCREDIBOL, il bando per creativi pubblicato dal Comune di Bologna.

Grazie alle risorse ottenute da Emil Banca, oltre a portare avanti le tante attività ed allargare il portafoglio clienti, Seiperdue realizzerà il film del regista bolognese Davide Labanti.

Microcredito per il lavoro: ecco Ginger, la start up primogenita

Arrivano i primi frutti del  “Microcredito per il lavoro” (ne abbiamo parlato qui), progetto nato dalla collaborazione tra la nostra Banca, l’associazione di promozione sociale Fare Lavoro  e la Fondazione Giovanni dalle Fabbriche  per aiutare i giovani del nostro territorio a realizzare le loro idee imprenditoriali.
Vogliamo quindi dare spazio alle nuove imprese in cui abbiamo creduto e raccontare un pezzetto della loro esperienza a attraverso la voce dei giovani imprenditori stessi. Inauguriamo questa rubrica con Ginger – Gestione idee geniali in Emilia Romagna, la prima start-up  sostenuta che ora a sua volta aiuta altre persone a realizzare progetti creativi sul territorio.

Trovano un’idea originale, la rendono appetibile, la promuovono sia in rete che sul territorio e, attraverso il web, cercano i finanziatori per realizzarla. In più, se necessario, offrono un servizio di consulenza a 360 gradi che va dal web marketing alla realizzazione di un vero e proprio business plan.

È questo, in estrema sintesi, il progetto imprenditoriale di Ginger, una delle prime realtà italiane che ha puntato crowdfunding territoriale e che, grazie al progetto sul microcredito per il lavoro  ha ottenuto il credito necessario per iniziare la propria attività.

Ginger è un’impresa tutta al femminile, nata nelle aule della facoltà di Economia dell’Ateneo bolognese dove le cinque giovani neo imprenditrici si sono conosciute ed hanno lavorato assieme.
Il progetto di Agnese Agrizzi, Virginia Carolfi, Caterina Coretti, Martina Lodi e Nicole Maffi, tutte ragazze non ancora trentenni, lo scorso anno ha vinto il bando Incredibol, dedicato dal Comune di Bologna alle idee più innovative partorite in città.

Grazie a quel bando abbiamo conosciuto Fare Lavoro e così anche Emil Banca – spiega Agnese – un incontro per noi determinate visto che, a prezzi contenuti, siamo riusciti ad ottenere il finanziamento che ci ha permesso di partire senza incidere troppo sul nostro business plan, mettendo in campo gli investimenti necessari a rendere la nostra idea una vera e propria impresa”.

Finiti gli studi – racconta Agnese – abbiamo deciso di puntare sul crowdfunding, un sistema che in altre parti del mondo funziona benissimo ed è determinante per la riuscita di tanti progetti imprenditoriali ma che in Italia è ancora poco diffuso”.

Sono due gli ostacoli che le ragazze hanno individuato come limite alla diffusione anche in Italia di questo sistema di finanziamento in cui sono direttamente gli utenti web a condividere e sostenere i progetti imprenditoriali più innovativi.
“Prima di tutto il digital divide (o divario digitale, che altro non è che il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione – in particolare personal computer e internet – e chi, per ragioni economiche o culturali, ne è escluso, in modo parziale o totale, ndr) di cui l’Italia soffre molto, poi la nostra atavica diffidenza verso progetti nuovi – spiega Agnese – È per superare questi problemi che abbiamo puntato al crowdfunding territoriale”.

In pratica, Ginger si occupa solo di progetti nati in Emilia Romagna, organizzando eventi e gestendo la comunicazione in modo che sia il loro sito sia i progetti che pubblicizzano non restino confinati sul web ma si aprano al territorio anche fisicamente. Il vincolo territoriale non è un limite ma un modo per focalizzarci di più e recuperare fiducia verso uno strumento ancora poco considerato, precisa Agnese.

Dietro un termine ostico come crowdfunding si cela in realtà un sistema molto semplice.
I creativi o i progettisti che hanno sede in Emilia-Romagna o hanno in cantiere un’idea “geniale” da sviluppare sul territorio pubblicano il loro progetto sulla piattaforma web di Ginger e poi chiedono al web un aiuto finanziario, da 5 euro in su, in cambio di alcuni benefit legati al progetto. Quando si arriva alla somma richiesta, parte il finanziamento.

Per fare un esempio, uno dei progetti pubblicizzati in questo periodo è quello che punta alla realizzazione di un documentario sul “Baschersdeis Festival 2013”. Servono 3.000 euro, si possono donare da 5 euro (e ricevere una cartolina di ringraziamento con la firma del sindaco) fino a 100 euro (ricevendo in cambio il dvd del documentario, una litografia firmata e il proprio nome nei titoli di coda). In una sola settimana, il progetto ha raccolto il 6 per cento di quanto richiesto.

“Un altro problema – continua Agnese – è legato al fatto che i creativi spesso pubblicavano progetti scritti male, con budget elevatissimi che non avrebbero mai raggiunto. In questi casi facciamo anche consulenza nella campagna di crowdfunding, consigliando di puntare su progetti legati al bene comune e con una richiesta di capitali non elevatissima. Difficile che i progetti che chiedono cifre oltre i 100 mila euro vadano in porto. Servono progetti piccoli, intelligenti, e con una ricaduta positiva sul territorio”.

Come quello di Wasp che ha chiesto 70 mila euro per portare a termine il progetto di ricerca su una stampante 3d di grandi dimensioni in grado di lavorare anche l’argilla. “L’azienda che lo ha proposto già produce stampanti 3d molto economiche, ma di piccole dimensioni,  che lavorano l’argilla. Con l’obiettivo di cambiare il modo in cui si costruiscono le case, ora ne deve progettare una molto più grande. In questo caso, si possono donare anche mille o dieci mila euro ricevendo in cambio la stampante 3d e un corso per sfruttarne tutte le possibilità.

Vogliamo diventare il punto di riferimento del crowdfunding in Emilia-Romagna aiutando chi fa impresa creativa sul territorio – conclude Agnese – E, con l’aiuto di tutti, valorizzare e migliorare la nostra Regione”.

Noi ci crediamo e, insieme agli altri partner, continueremo a dar loro il nostro sostegno.

Tre milioni di euro per il microcredito alle imprese del territorio

La nostra Banca, dopo esser stata oggetto di un’approfondita analisi per stabilire l’adeguatezza dell’azienda dal punto di vista organizzativo e della governance, la cosiddetta “due diligence”, ha siglato un accordo con il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) finalizzato a sostenere le microimprese del territorio in cui operiamo, in particolare quelle colpite dal sisma del Maggio 2012.

Il FEI è un’istituzione finanziaria dell’Unione Europea che fa parte del gruppo della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ed ha l’obiettivo di agevolare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese che operano negli stati membri dell’Unione Europea attraverso strumenti finanziari rivolti a intermediari finanziari selezionati.

Uno di questi strumenti è il Progress Microfinance, grazie al quale Emil Banca potrà erogare microcrediti (prestiti inferiori ai 25 mila euro),  nelle province di Bologna, Modena e Ferrara, alle imprese con meno di dieci dipendenti  in fase di start-up o di espansione,  per un totale di 3 milioni di euro.

Riccardo Aguglia per il FEI ed il nostro Presidente Magagni firmano l’accordo

Progress Microfinance, istituito nel 2010 e finanziato dalla Commissione Europea e dalla BEI, ha l’obiettivo di favorire l’accesso al credito ad una galassia di piccoli imprenditori o aspiranti tali che spesso vedono chiudersi la porta in faccia dalle banche: si tratta per lo più di disoccupati, donne, disabili e persone appartenenti a minoranze, piuttosto che chi  avviare una microimpresa nel settore dell’economia sociale.
Progress Microfinance non eroga direttamente il credito ai beneficiari finali, ma svolge il proprio ruolo di propulsore dello sviluppo della piccola imprenditoria fornendo risorse finanziarie agli operatori della microfinanza, ovvero agli intermediari finanziari locali del FEI che aderiscono all’iniziativa; sono quindi questi ultimi, che hanno il compito di concedere i microcredito agli imprenditori.
Nell’ambito del Progress Microfinance, Emil Banca è uno dei tre intermediari italiani – sono 23 a livello europeo – che hanno siglato l’accordo con il FEI; a fare da apripista per il Credito Cooperativo, la calabrese Bcc di Mediocrati.

Il progetto prevede due linee di finanziamento denominate “Mutuo Rinascita” e “Mutuo Vantaggio“, per un plafond complessivo di 3 milioni di euro, che permettono di erogare prestiti inferiori a € 25.000,00 euro e  senza che i beneficiari debbano dare garanzie reali alla banca.
Mutuo Rinascita si rivolge a microimprese, di qualunque settore merceologico, con sede legale/operativa in uno dei Comuni interessati dal terremoto del maggio 2012 (allegato n. 1 al DL 1/6/2012) ed è finalizzato alla copertura di interventi di ricostruzione, avvio e ripresa attività.  Si possono richiedere prestiti con un tasso pari all’Euribor 6m + 4,75, 150,00 euro di spese di istruttoria, 5,00 euro le spese di incasso rata ed una durata massima di 6 anni (inclusi massimo 12 mesi di preammortamento)
Il Mutuo Vantaggio, invece, è indirizzato a microimprese dei settori Commercio, Artigianato ed Agricoltura ed è finalizzato ad investimenti strumentali, per l’ incremento occupazionale (aumento medio delle unità lavorative a tempo indeterminato) e per il finanziamento del capitale circolante. In questo caso il tasso applicato è l’Euribor 6m + 5,25, le spese di istruttoria sono di 200,00 euro, quelle di incasso rata di 5,00 euro e la durata massima è di 5 anni (inclusi massimo 6 mesi di preammortamento).
In entrambi casi la Banca si accolla i 2 terzi dell’importo dell’imposta sostitutiva.
Per informazioni più dettagliate o per richiedere il finanziamento, basta rivolgersi ad una delle nostre filiali.

In un periodo in cui sul mercato  c’è scarsità di liquidità e le banche continuano a ridimensionare le erogazioni del credito, questo accordo con il FEI ci consente di liberare maggiori risorse per le microimprese, da sempre interlocutori di riferimento per la nostra cooperativa di credito, con lo scopo di sostenere la crescita, l’occupazione e la solidarietà sociale sul territorio.

Microcredito per la casa: dati e riflessioni su un anno di attività a Bologna

È fresca di rinnovo la convenzione relativa al “microcredito per la casa“, parte della nostra attività nell’ambito del cosiddetto “microcredito sociale”, che  dal gennaio 2012 ci vede collaborare con l’Azienda Servizi alla Persona (ASP) Poveri Vergognosi, l’Auser Bologna ed il Settore Servizi per l’abitare del Comune di Bologna per aiutare le famiglie in temporaneo disagio finanziario a mantenere l’abitazione, o trovare un nuovo alloggio, attraverso un piccolo credito (massimo 5.000 euro).

Il rinnovo dell’accordo di collaborazione conferma sostanzialmente la convenzione già operativa e, riconoscendo la positiva funzione sociale di questa attività e l’efficacia dei risultati sinora raggiunti, ne estende le potenzialità ampliando il plafond disponibile – che passa da 207.000 euro a 307.000 euro – e individuando dei correttivi ad alcune criticità per migliorare l’azione di sostegno alle famiglie a rischio povertà del territorio del Comune di Bologna.

La bussola del microcredito casa di Emil Banca

La “bussola” del microcredito casa di Emil Banca

 

Nel corso dell’anno, l’ASP Poveri Vergognosi, con la collaborazione dei volontari Auser (ex bancari), ha sostenuto 159 colloqui con persone o nuclei familiari interessati ad accedere al microcredito. Dopo i colloqui, in 16 hanno rinunciato ad inoltrare la richiesta di credito mentre per 74 persone non sono stati individuati i requisiti essenziali per effettuarla.

Già in fase di colloqui, ancor prima di effettuare i controlli bancari di routine, è emersa una significativa percentuale di persone talmente sovraindebitate (28%) per cui il microcredito non sarebbe stata la soluzione alla situazione di difficoltà finanziaria. Nel 20% dei casi, non si è invece rilevata una, anche minima, capacità di restituzione.
Un altro elemento che ha inciso negativamente sulla prosecuzione dell’iter delle richieste è stata la mancanza di un garante, nonostante non si indaghi sulla sua effettiva “solvibilità” (ovvero capacità di far fronte al debito in caso di difficoltà del beneficiario); la presenza di un garante, infatti, è stata inserita in convenzione perché si riteneva fondamentale che il nucleo o la persona in difficoltà finanziaria condividesse con la propria rete relazionale la sua condizione, per avere un supporto “sociale” e non affrontarla in solitudine. Emerge dai numeri la presenza di legami relazionali deboli, o addirittura assenti, tra le persone (anche nell’ambito della parentela stretta), che certamente non agevola il superamento del disagio ma piuttosto aggrava la situazione generale della persona.

Tra coloro che non hanno avuto accesso al percorso del microcredito, alle persone che presentavano situazioni particolarmente gravi è stata proposta la partecipazione al progetto provinciale di “money tutoring; l’iniziativa, gestita da ASP Poveri Vergognosi su incarico del Comune di Bologna, era finalizzata ad aiutare le persone coinvolte a riflettere sulle motivazioni – sociali e culturali, oltreché economiche – che avevano provocato una condizione di difficoltà cronica e provare a rieducarle ad una gestione più oculata e consapevole del bilancio familiare.
Questo progetto, che ci ha visto coinvolti nella giornata dedicato al tema del risparmio, ha riscosso il gradimento dei partecipanti che hanno confermato in particolare l’utilità del confronto e della condivisione con persone che vivevano situazioni simili; altro elemento apprezzato è stato il ricevere delle informazioni, per i diversi aspetti trattati, che potevano aiutarli a risparmiare qualcosa in più nella vita quotidiana, ad utilizzare servizi gratuiti, a trovare il modo di impiegare il proprio tempo in attività socialmente (e a volte anche economicamente) remunerative.

Per quanto riguarda i “numeri” di questo primo anno di attività di “microcredito casa”, il comitato di credito, composto sia da nostri collaboratori che da referenti delle altre organizzazioni coinvolte, ha valutato 66 richieste.
Le richieste di prestito approvate 
dal comitato sono state 39, mentre quelle respinte 27.
Sono stati 37 i prestiti effettivamente erogati, mentre 2 sono state le rinunce da parte dei richiedenti.

 

Anche tra le ragioni che hanno portato a negare la concessione del credito ritorna in modo preponderante il sovraindebitamento (non dichiarato –  o parzialmente dichiarato – in fase di colloquio) rilevato attraverso i controlli bancari, motivo di rifiuto nel 61% dei casi.  Per il 20% il giudizio negativo del comitato sulle richieste deriva dalla constatazione di un’evidente impossibilità di sostenere la restituzione di una rata, seppure contenuta, da parte del richiedente e della sua famiglia.

Ai 37 beneficiari sono stati erogati complessivamente 110.971 euro, con una una media di 3.000 euro a richiedente, mentre il debito residuo è di 95.647 euro.
Tutti i prestiti sono stati erogati direttamente a copertura delle necessità di spese presentate che, oltre ad essere riconducibili all’abitazione (per il 65% inerenti morosità nel pagamento degli affitti ad Acer o a privati e per il 22% cambio alloggio o acquisto mobili), ovviamente non includono l’acquisto di beni o servizi voluttuari.

Sinora, grazie anche all’elasticità nella gestione delle diversi situazioni, non vi sono stati casi di insolvenza e le cinque persone che ogni tanto accumulano dei ritardi vengono seguite direttamente dagli assistenti sociali dell’ASP Poveri Vergognosi in modo che riprendano i pagamenti il prima possibile e non accumulino ritardi per cifre tali che non riuscirebbero poi a restituire  in tempi ragionevoli.
Solo per una persona il numero di rate in mora raggiunto fa considerare la posizione a rischio di insolvenza.

Un elemento che va evidenziato è che, complessivamente, grazie ai crediti concessi e all’azione dell’Asp nell’ambito del progetto di “money tutoring”, a 45 famiglie è stato evitato lo sfratto, scongiurando le conseguenti ricadute sociali negative e l’aumento della spesa pubblica che ciò avrebbe potuto comportare.

Questi i dati e gli spunti di riflessione emersi dopo circa 9 mesi di operatività effettiva del progetto che, tra l’altro, è nato da specifiche problematiche rilevate proprio nel bilancio di una  precedente iniziativa di “microcredito alla persona” (di cui presto pubblicheremo i risultati dei due anni di attività) che non vedeva la partecipazione del Comune.

In un anno particolarmente complicato, che ha visto acuirsi la crisi portando un numero levato di persone ad ingrossare le fila di quelle che vengono definite “nuove povertà”, questa attività di sostegno alle famiglie, sia per i numeri che per la dimensione territoriale, può apparire insignificante.
In realtà, siamo convinti che, così come altre esperienze positive sviluppate anche fuori regione in collaborazione con realtà finanziarie etiche, sono una chiara testimonianza di come migliorando il lavoro di rete tra pubblico, privato e terzo settore sul territorio ed investendo in modo efficace le poche risorse disponibili, si possano sviluppare iniziative di grande valore sociale ed economico, che ostacolano il collasso di molte famiglie e, di conseguenza, favoriscono la tenuta del tessuto sociale.

[L’illustrazione è stata presa qui]

 

 

 

 

 

 

Le idee dei giovani si fanno impresa

Dalla sinergia tra la nostra Banca, l’Associazione di promozione sociale Fare Lavoro e la Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche è nato un progetto di microcredito che ha l’obiettivo di fornire ai giovani le risorse economiche ed un supporto formativo e consulenziale che gli permetta di realizzare i loro progetti d’impresa o di consolidarli se appena avviati.

Aggiungiamo quindi al “Microcredito alla persona“, che realizziamo in collaborazione con Asp Poveri Vergognosi ed Auser Bologna,  una nuova un’iniziativa di rete specificamente finalizzata a sostenere i giovani del nostro territorio ed aiutarli a realizzare concretamente le loro idee imprenditoriali, dando fiducia al loro spirito d’iniziativa e alla voglia di costruirsi un futuro lavorativo autonomo.

L’iniziativa si rivolge ai  giovani under 35 residenti nel territorio  di Bologna e provincia e mette a loro disposizione un plafond di 300.000 euro per finanziare spese ordinarie e straordinarie per necessità professionali, commerciali o imprenditoriali.
Le persone fisiche possono richiedere prestiti fino a 12.000 euro mentre per le persone giuridiche (imprese familiari, società semplici e cooperative costituite da massimo 3 anni)  il limite è di 25.000 euro. Le aziende per presentare richiesta devono essere costitutite per il 50% da persone con meno di 35 anni.
I microcrediti sono concessi a tassi agevolati, prestabiliti da una convenzione siglata dai tre partner del progetto, prevedono i soli costi per i bolli statali e le spese di invio della documentazione di trasparenza e possono avere una durata massima di 36 mesi (qui il depliant con le condizioni).

Il progetto prevede di affiancare ai giovani e alle neo-imprese che beneficeranno del credito attraverso un’attività di tutoraggio che, statisticamente, riduce la probabilità di fallimento delle nuove iniziative d’impresa.
Il tutoraggio verrà offerto gratuitamente attraverso i comanager messi a dispozione dalla Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche (dirigenti in pensione provenienti dal mondo delle cooperative) e la consulenza di professionisti ed  imprenditori dell’Associazione Fare Lavoro.

Le richieste di credito si presentano attraverso l’Associazione  Fare Lavoro:
e-mail: info@farelavoro.itsegreteria@farelavoro.it
Telefono: 338.3321805
Fax: 051.4847526

Un nuovo finanziamento in pool per l’Ecuador

Una firma per continuare a sostenere con forza il progetto di sviluppo della Microfinanza Campesina in Ecuador.
Abbiamo infatti appena sottoscritto il nuovo pool di finanziamento a cui partecipano quindici Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna.

Per il 2012, le Bcc emiliano-romagnole garantiranno al FEPP ( Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio), la più grande Ong ecuadoriana da cui iniziativa ha preso vita anche nel Paese andino la cooperazione di credito, un finanziamento di un milione e ottocento mila dollari. Risorse che serviranno per dare credito, a tassi estremamente agevolati, alle “casse” che, dall’inizio del nuovo millennio, si sono  sviluppate nelle aree rurali del Paese, permettendo ai campesinos di tenere i propri risparmi sul loro territorio, diventando così protagonisti del loro futuro.

“Negli ultimi 20 anni in Ecuador si sono moltiplicate e rafforzate le possibilità di fare finanza locale – spiega Giuseppe Tonello, direttore esecutivo del Fepp, presente alla firma del pool – La popolazione povera dell’Ecuador, specialmente nelle zone rurali ha raggiunto la consapevolezza che è capace di risparmiare, più per il suo tradizionale spirito di sobrietà e sacrificio che per l’effettiva disponibilità di risorse”.

Infatti, le due precedenti operazioni di finanziamento (la prima nel 2003 di 700.000 dollari e la seconda nel 2007 di 1,6 milioni di dollari) si sono chiuse all’insegna della massima puntualità e senza mai registrare anomalie di alcun tipo, a conferma che non sempre i più vulnerabili e deboli finanziariamente sono meno solvibili.

Nello specifico, le risorse messe a disposizione con la firma di oggi serviranno alle casse rurali che nel tempo hanno dimostrato più stabilità e solidità di costruirsi una sede propria.

“Queste cooperative – spiega ancora Tonello – svolgono il loro lavoro in zone marginali molto povere e finora, salvo poche eccezioni, non hanno potuto disporre di una sede propria, perché tutta la loro raccolta l’hanno destinata, nei margini di legge, a soddisfare le richieste di finanziamento dei loro soci.
Funzionano quindi in locali presi in affitto o prestati da un socio: sono luoghi piccoli e scomodi che non rispondono alle esigenze di funzionamento di cooperative che continuano a crescere in quanto a numero di soci, personale, raccolta, impieghi, ecc”.

Grazie al gemellaggio con il credito cooperativo italiano, in Ecuador la cooperazione di credito, così come lo è stata in Italia durante il ‘900, sta diventando il motore del riscatto delle popolazioni più povere che dalla gestione equa, sostenibile e responsabile dei propri risparmi stano trovando risorse per affrancarsi dalla povertà.

Emil Banca ha aderito al Progetto nel 2002 e da allora il suo apporto si è concretizzato, nel complesso, in erogazioni liberali per un totale di 150.000 euro.
Inoltre, in qualità di Banca capofila, ha promosso la costituzione di tre pool di finanziamento regionali erogando direttamente 400.000 dollari nel 2003, 400.000 dollari nel 2007 e 300.000 dollari nel 2011. Ha poi partecipato ad alcune missioni esplorative del Credito Cooperativo nazionale per valutare i risultati dei progetti intrapresi.

C’è un grosso movimento che pulsa da anni in Ecuador e che sta pian piano portando a cambiamenti positivi: la volontà dei poveri di cercare una via di riscatto .
Anche in questo caso, nonostante la fase congiunturale che le nostre realtà stanno attraversando, non ci siamo tirati indietro rinnovando il nostro impegno internazionale, dal quale abbiamo anche ricevuto e non solo dato, in un’ottica di vera reciprocità.

Forse anche questo dimostra cosa significhi essere differenti.

Il microcredito arriva a Bologna

Da ieri, a Bologna, è attivo uno sportello dedicato al microcredito.

Il “fenomeno” bancario che cambia punto di vista sui più deboli, nato sopratutto grazie alla Grameen Bank di Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006, oramai non è più solo diffuso nei paesi più poveri e arriva nel capoluogo emilianoromagnolo che si conferma nodo di innovazione verso le fasce più deboli.


Come banca, storicamente attiva nel diminuire le difficoltà all’accesso al credito, non possiamo che rilanciare la notizia perchè siamo fermamente convinti che il microcredito non può essere relegato geograficamente, sopratutto in un periodo di crisi come questo.

Per chi non conoscesse il microcredito, ( potreste leggere “il banchiere dei poveri“, ottimo regalo natalizio), si tratta di una realtà finanziaria caratterizzata dall’erogazione, senza vincoli di garanzia, di importi di basso ammontare a persone in difficoltà o escluse dal credito tradizionale. Altra caratteristica, in verità più della Grameen Bank che del microcredito, è che i riceventi del prestito sono in gran parte donne: i numeri sono impressionanti visto che il 97% dei prestiti viene restituito.

L’idea di aprire una filiale a Bologna nasce da Permicro, “società specializzata nell’erogazione di prestiti di piccola entità e senza richiesta di garanzie reali, dati a soggetti con difficoltà di accesso al sistema bancario tradizionale”. Grazie a loro si deve l’apertura dello sportello in via Ermanno Galeotti 4/4.

Ma se volgiamo parlare di microcredito a Bologna, dobbiamo necessariamente linkare  Micro.Bo, “un’associazione ONLUS nata per diffondere, a Bologna e Provincia, la conoscenza e la pratica del microcredito e della microfinanza”. Vi consigliamo di leggere il “chi siamo” e il “cosa facciamo” sul loro sito: sono davvero una bella realtà.

Da tempi non sospetti hanno diffuso le pratiche del microcredito: già attivi con 250 prestiti nella zona bolognese, hanno creato i presupposti affinche Bologna sia nodo del microcredito italiano.

Sodalitas Social Award: vincere senza aver vinto!

sodalitas-social-award2010Ieri a Milano Emil Banca ha partecipato alla consegna di quello che è ormai di fatto “il premio” per la responsabilità sociale d’impresa a livello nazionale: l’ambìto Sodalitas Social Award.

Non abbiamo vinto, questo lo sapevamo già, ma il progetto presentato “Microcredito di emergenza è arrivato tra i 4 finalisti nella categoria Partnership con la comunità(vincitore il progetto “Bacheca delle donazioni” di Confindustria Genova).Un riconoscimento che è una conferma di un sentore comune tra  le persone coinvolte direttamente nella gestione e nell’operatività del progetto, rappresentanti dei diversi attori istituzionali: il microcredito di emergenza è un progetto vincente.
E lo è, prima e soprattutto, per le persone in difficoltà che ne beneficiano perchè interviene in modo efficace nelle situazioni di emergenza finanziaria, evitando che una difficoltà temporanea travolga le famiglie.

Qualcuno potrà pensare che sia la magra consolazione di chi ha perso. Ma non è così.
È la convinzione di chi, di fronte a nomi di importanti aziende nazionali e multinazionali (alcuni, veri e propri colossi) con a disposizione  ingenti risorse da investire in progetti di responsabilità sociale, ha saputo dimostrare che per realizzare bene un’attività di rilievo sociale non sono necessari grandi capitali.

Poche risorse economiche, infatti, possono dare grandi risultati se la rete di soggetti è capace di mettere in condivisione le proprie specifiche competenze e di lavorare in sinergia per realizzare concretamente una finalità di interesse generale, senza perdere mai di vista l’unico obiettivo significativo e reale dell’attività, ovvero il beneficio che può dare ad ogni singolo destinatario.

Questo riconoscimento, ovviamente,  non è solo per Emil Banca, ma è per l’associazione  micro.BO, partner fondamentale per il funzionamento dell’attività, e per tutti gli Enti Pubblici (Comuni aderenti all’Associazione Intercomunale Terre d’Acqua, Comuni del distretto Pianura Est, Provincia di Bologna, Asp Poveri e Vergonosi)  che, insieme a noi, hanno creduto nel valore del progetto, impegnandosi per offrire quest’opportunità di sostegno alle comunità locali.
E, vale la pena ricordarlo, è merito di tutte le persone si sono adoperate per far partire operativamente e far crescere il progetto di microcredito, contribuendo a restituire valore al senso originario e profondo della parola “credito” e riattivando il circuito virtuoso della fiducia e dell’approccio umanistico nella gestione del prestito.
Non crediamo di sbagliarci se affermiamo che loro, a prescindere dal premio, hanno potuto assaporare la soddisfazione più grande, quella della conquista di ogni singolo risultato.