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Emergenza terremoto in Ecuador: attiva la campagna di solidarietà delle Bcc

La terra trema e la Natura, ancora una volta, fa sentire la propria forza colpendo un’area già particolarmente fragile: questa volta è stato l’Ecuador, nella notte del 16 Aprile, a dover fare i conti con una fortissima scossa che ha devastato una vasta zona della costa e rubato la vita a diverse centinaia di persone (con un numero di vittime e feriti destinato come sempre a salire), mettendo in ginocchio centinaia di migliaia di famiglie – per lo più molto povere – che devono affrontare l’emergenza e ricostruire quel poco che avevano ottenuto con enormi fatiche.

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Il mondo del Credito Cooperativo si è subito attivato avviando un’iniziativa di raccolta fondi per rispondere all’emergenza e sostenere le famiglie e le piccole imprese gravemente danneggiate dal terremoto.

Con la campagna “Emergenza Terremoto Ecuador” la cooperazione di credito italiana vuole far sentire la propria vicinanza alla popolazione andina e convogliare la solidarietà di soci, clienti, dipendenti del credito cooperativo per realizzare, attraverso le organizzazioni partner sul posto, progetti concreti di aiuto laddove vi è maggiore bisogno.

Per aderire alla campagna è possibile versare  il  proprio contributo di solidarietà sul conto dedicato (intestato a Federcasse):

IBAN: IT79 S080 0003 2000 0080 0032 002

Causale: Emergenza terremoto in Ecuador

Non potevano rimanere indifferenti a una tragedia che questa volta vede protagonista un Paese con cui abbiamo costruito un forte legame: abbiamo imparato a conoscere e apprezzare l ‘Ecuador dal 2002, con l’avvio del progetto “Microfinanza Campesina”, lavorando con il FEPP e BanCodesarrollo – guidate dall’italiano Bepi Tonello – per lo sviluppo della finanza popolare e di un’economia sostenibile e partecipata.

foto1La nostra Banca, che di questo progetto è capofila regionale, proprio a fine 2015 aveva realizzato un viaggio di turismo solidale in Ecuador, portando alcuni soci e collaboratori a vedere con i propri occhi i risultati prodotti dal progetto cooperativo in alcune delle comunità più povere del Paese Andino; un’esperienza di grande valore che ha profondamente toccato i partecipanti e che abbiamo raccontato anche su questo blog.

In questo viaggio ci ha accompagnato proprio Bepi Tonello che ha dedicato la propria vita a promuovere lo sviluppo della finanza popolare e a costruire una rete per sostenere, attraverso il credito e il lavoro cooperativo, l’autosviluppo delle comunità indigene delle Ande. Riportiamo il suo appello a non lasciare solo l’Ecuador e noi, come accaduto anche in passato per eventi simili, vi garantiamo che tutti i contributi raccolti saranno utilizzati in concreti progetti di sostegno, nella fase di emergenza e di ricostruzione, sui quali vi terremo aggiornati.

“A Quito sulla Sierra,  il terremoto si è sentito molto forte, ma i danni non sono rilevanti.

Nella Costa invece, specialmente nelle province di Manabí e Esmeraldas, ci sono paesi completamente distrutti.  Due nostre compagne di lavoro hanno perso i familiari.  Vari colleghi sono rimasti senza casa.  I cadaveri finora incontrati sono circa 600, ma mancano notizie di altre mille persone e per loro si teme il peggio.  I feriti sono più di 6.000 e gli ospedali non ce la fanno a curarli tutti, anche perché alcuni ospedali sono un mucchio di rovine.  Sono stati distrutti gli acquedotti, gli impianti elettrici, le fognature, molte strade, le antenne per le comunicazioni,  scuole e asili, varie fabbriche, i mercati e circa 20.000 case.

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In queste prime settimane affrontiamo il tema dell’emergenza, specialmente nelle zone dove lo Stato non arriva, cercando di rispondere alle necessità fondamentali (alimentazione, acqua, problemi di salute). Nel frattempo stiamo raccogliendo informazioni per affrontare la tappa più difficile, quella della ricostruzione e della riattivazione dell’economia.

Tra poche settimane in pochi si ricorderanno di chi è stato danneggiato e queste persone saranno lasciate sole ad affrontare il proprio destino. Noi sappiamo che ci sarà bisogno di accompagnarli per lungo tempo e, con le idee più chiare, aiuteremo la gente a ricostruire la propria capacità produttiva.

Abbiamo bisogno di aiuto perché le necessità sono enormi.
Grazie per quanto potrete fare.”

Bepi Tonello – Ecuador

 

 

Ecuador, dove mentre ti manca l’aria ti si ossigena il cuore

Sono partiti in 30 alla volta del Paese Andino per il viaggio di turismo solidale nelle realtà sostenute dal Progetto Microfinanza Campesina organizzato da Emil Banca in occasione del 120° anniversario.
Ai 13 dipendenti e soci della Banca si sono infatti aggiunti colleghi e giovani soci di altre Bcc a formare un nutrito gruppo di persone (che rappresentava l’Italia intera, tutte le fasce d’età e i differenti ruoli) che ha condiviso un viaggio che è stato soprattutto un’esperienza umana, anche grazie all’incontro con i progetti di solidarietà e cooperazione che, dagli anni Settanta, i Padri Salesiani in collaborazione con il movimento Mato Grosso, portano avanti all’interno delle comunità andine a sud di Quito.

Vogliamo raccontare questo viaggio attraverso i pensieri personali dei partecipanti della nostra Banca; con le loro parole ci conducono attraverso l’Ecuador, facendoci sentire con tutti i sensi la bellezza e la ricchezza che nasce dall’incontro tra le persone e le culture, in un clima di solidarietà e cooperazione.

Ospiti della Casa de los niños di Padre Pio Baschirotto

Il gruppo insieme a Padre Pio Baschirotto durante la visita alla Casa de los niños a Zumbahua

Giuliana (dipendente, referente del progetto Microfinanza Campesina, e socia)
Non è stata la mia prima esperienza di viaggio in Ecuador. Diverse altre occasioni, infatti, ho avuto da quando è nato il progetto di collaborazione tra il Credito Cooperativo italiano e quello ecuadoriano. Per questo, più che grandi scoperte, direi piuttosto che ho ricevuto tante conferme.
La più importante fra tutte è la reciprocità che, a mio avviso, rappresenta un elemento fondante di questo progetto. Abbiamo potuto toccarla con mano nel nostro viaggio: non siamo andati solo a “portare” ma, forse in misura più rilevante, ci siamo ritrovati anche a “prendere”.
Ci siamo portati a casa un’esperienza che ci ha mostrato la grande forza di volontà e, nonostante tutto, la serenità di comunità intere che pur vivendo in condizioni di povertà estrema hanno deciso di prendere in mano il loro futuro cercando di riscattarlo attraverso la costruzione, solidale e pacifica, di percorsi di auto sviluppo.
Ci siamo portati a casa la consapevolezza che quanto sino ad oggi è stato costruito, anche con il nostro prezioso aiuto dall’Italia, è la strada che davvero può contribuire contrastare la povertà nel paese andino.
Ci siamo portati a casa i colori, la musica, l’allegria, i regali e lo stile accogliente e generoso delle tante persone con cui siamo entrati in contatto.
Ci siamo portati a casa la prova che la vera ricchezza non è quella materiale. E ogni tanto poterlo constatare, vivendolo in prima persona, è assai utile.
Un’esperienza dunque così arricchente che valeva proprio la pena di vivere nuovamente.

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Ospiti della Cooperativa de Ahorro y Crédito (COAC) Fernando d’Aquilema a Guamote

Maria Cristina (socia)
Grazie al viaggio in Ecuador ho conosciuto una difficile realtà sociale e sono entrata in contatto con persone dotate di speciale umanità, che hanno dedicato la loro vita al miglioramento delle condizioni dei poveri del loro paese. Sono convinta che nessuna agenzia di viaggio avrebbe potuto offrirmi l’opportunità di constatare con la mente e con il cuore, cosa sia la solidarietà.
Sono consapevole del perché questo viaggio in Ecuador sia stato definito “solidale”.
Ho apprezzato molto che Emil Banca abbia fatto una buona scelta, coerente con la sua mission finanziando lo sviluppo di piccole comunità di campesinos e sostenendo la nascita e crescita di cooperative di risparmio e credito (COAC) in Ecuador
Ovunque siamo stati accolti con gioiosa ospitalità e le manifestazioni di gratitudine e amicizia da parte delle comunità ecuadoriane ci hanno profondamente commosso,
soprattutto quando si trattava di bambini. Indimenticabili le visite all’asilo e alla scuola, dove un coro di bimbe e bimbi ci ha dedicato uno spettacolo entusiasmante.

Manuela (dipendente)
Ecuador, terra di vulcani, dove tre italiani – Bepi Tonello (Fepp – Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio), Padre Pio Baschirotto (Casas de los niños Padre Pio Baschirotto) e Padre Antonio Polo (Escuela de Formación Empresarial de Salinas “Antonio Polo”) – sono esempio per noi tutti.
Esempio di coerenza tra parola e vita. Di cooperazione. Di insegnamento che con la fatica ed il lavoro di gruppo si ottengono risultati importanti. Di collaborazione con e per gli altri. Di sensibilità ai problemi dei più poveri…
E lo fanno con l’entusiasmo di chi ci crede davvero con tutte le proprie energie, nonostante l’età e senza risparmiarsi mai.
Siamo noi che dobbiamo imparare da loro, non il contrario.

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Eruzione di fumo e ceneri del vulcano “Mama” Tungurahua

Patrizia e Sandro (coppia di soci)
È difficile trovare le parole per descrivere quanto abbiamo vissuto.
Se non ci fosse stata questa occasione difficilmente avremmo immaginato un viaggio simile.
Ci piace affrontare le cose a viso aperto, per questo motivo siamo certi che questa esperienza ci abbia davvero arricchiti.
L’incontro con le comunità montane è stato il momento più intenso: ci hanno colmati di tenerezza e comprensione per le loro condizioni di vita spesso non facili da sostenere. Molti i dubbi di fronte a quella che a volte abbiamo percepito come solitudine: se avessero la possibilità di cambiare la loro realtà, incontrare altre dimensioni è sicuro che lo farebbero? Come conciliare lo splendido territorio che abitano e la generosità che contraddistingue questi popoli salvaguardando la dignità di ciascuno di loro?
Torniamo a casa con molte speranze di cambiamento per il futuro.

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L’accoglienza e i doni della comunità campesina legata alla COAC di Guamote

Federica (Dipendente e socia)
Si sa che i viaggi per turisti sono spesso “patinati”.
L’unicità di questa esperienza è essere venuti a contatto con l’anima del paese, quella vera: dura ma al contempo piena di dignità e speranza.
La solidarietà e l’organizzazione cooperativistica sta concretamente dando, ad alcune realtà, nuove opportunità.

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La festa di benvenuto della comunità di Guamote

Giulia (Dipendente e giovane socia)
Colori, dignità e constrasti: queste i tre aspetti dell’Ecuador che ho scoperto e, insieme alle loro tante sfumature, mi rimaranno dentro.
Colori: ero convinta che gli ecuadoriani indossassero gli abiti tradizionali solo per le feste e per gli spettacoli per i turisti. Invece sulle Ande sono tutti vestiti con questi meravigliosi colori sgargianti, con il cappello e con il poncho. E li vedi brillare, in mezzo ai campi chinati a lavorare così come al mercato, di una bellezza che è tutt’altro che apparenza.
Dignità: il lavoro che stanno facendo il FEPP e le diverse cooperative locali di risparmio e credito è mirato a far crescere le persone che, tramite il lavoro, a loro volta accrescono la loro dignità. In genere nei piccoli paesini andini non ci sono aziende in cui gli abitanti possano cercare un lavoro, per cui il lavoro devono crearselo, e le casse rurali sostengono la formazione di nuove imprese, in particolare cooperative.
Contrasti: la costa caldissima, il vulcano innevato, le città occidentalizzate, i paesini legati alla tradizione, le baracche, le ville, le case con il tetto di paglia, i grattacieli. E tanto altro, in un Paese più piccolo dell’Italia
.

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Ivana e Giovanni (coppia di soci)
Come si fa a scrivere due parole sul viaggio in Ecuador?
Non sarebbe sufficiente un quaderno per poter descrivere le sensazioni e le emozioni che il popolo ecuadoregno è stato in grado di suscitare in noi.
E quanti quaderni dovremmo usare per descrivere l’impegno umano e sociale di persone quali Bepi Tonello, Padre Pio, Padre Antonio e di tutte quelle persone che lavorano con loro, una collaborazione con l’Italia che dura da anni con segni evidenti di quanto è stato fatto e quanto si potrà ancora fare per migliorare la vita di tante persone.
È stata un’esperienza decisamente interessante sotto tanti punti di vista.
A conclusione di questo interessante viaggio attraverso uno splendido Paese, le Galapagos con la loro natura, rimarranno impresse noi nostri occhi.

Col direttore della COAC D'Aquilema in visita alla cooperativa familiare biologica Pura Vida

Col direttore della COAC D’Aquilema in visita alla cooperativa familiare biologica Pura Vida

Roberta (dipendente)
Gratitudine: questa è la parola che mi sono portata a casa da questo viaggio.
Tutti quanti noi abbiamo motivi nella nostra vita per sentirci grati di ciò che abbiamo ma il modo di dimostrare gratitudine da parte della gente del l’Ecuador mi resterà impresso nel cuore.

Clienti in fila nella filiale della COAC di Guamote

Clienti in fila nella filiale della COAC di Guamote

Paola (dipendente e socia)
Ho visto enormi vulcani chiamati “mamma” e ”papà” sputare fumo e spargere cenere nera tutto intorno; ho visto persone vivere come figli ai piedi di questi giganti, amandoli e rispettandoli anche se rappresentano una quotidiana minaccia al poco che hanno e alla loro stessa vita.
Ho visto la ‘fame atavica’ di chi vive con meno di 2 dollari al giorno; ho visto quelle stesse persone privarsi di un po’ del proprio cibo per donarlo a noi; e li ho visti sorridere e ringraziarci perché condividevamo con loro quei doni semplici e preziosi; li ho visti stanchi danzare per noi anche se poi avevano ore di cammino a piedi per rientrare a casa.
Ho visto la bellezza e la forza della Natura; ho visto la bellezza degli occhi e dei volti provati dal freddo e la forza delle persone
che quotidianamente lottano con dignità contro le minacce della Natura, senza mai smettere di amare la propria terra e di impegnarsi , con passione, perché non venga distrutta.
Ho visto la concretezza della solidarietà, della mutualità, della partecipazione
: l’ho vista nelle scuole, negli asili, nelle cooperative familiari e di comunità. E ho visto bambini, giovani, donne, anziani farci sentire la forza e l’originalità dei nostri valori con le parole, la musica, i gesti.
Sono partita carica di aspettative, sono tornata con un bagaglio incredibilmente arricchito di esperienze, relazioni, emozioni e nuovi stimoli per vivere la mia vita, non solo professionale, con rinnovato spirito cooperativo.

I bambini dell'asilo del villaggio di Yarakuska realizzato dalla Bcc del Trevigiano

I bambini dell’asilo del villaggio di Yarakuska realizzato dalla Bcc del Trevigiano

Franco (Socio)
Il viaggio in Ecuador appena concluso mi ha lasciato sensazioni nuove ed indimenticabili.
Per prima cosa, i compagni di viaggio di altre BCC hanno subito condiviso il comune sentire confermando che le radici della cooperazione accomunano e non dividono chi vive le stesse esperienze.
Viaggiare arricchisce sempre ma questo viaggio in particolare mi ha messo in contatto con una umanità, certamente povera , ma orgogliosa delle proprie tradizioni e della propria cultura e mi ha insegnato che i legami più forti sono il frutto di una condivisione vissuta con dignità e speranza nel futuro.
L’accoglienza generosa è una pratica , ormai dimenticata nel nostro vivere quotidiano, che ho riscoperto incontrando gli Indios delle Ande e che mi ha riempito il cuore di commozione e mi ha fatto apprezzare la loro grande umanità.
Ultimo ma non meno importante è l’incontro con Bepi Tonello, persona straordinaria che persegue , con grande caparbietà e convinzione, l’obiettivo di aiutare gli ultimi del mondo per povertà, ma non ultimi per speranza nel futuro, capaci di costruire solide relazioni tra di loro e con chi, come noi, li ha incontrati ed apprezzati.

Bepi Tonello (sulla destra) con i dirigenti della COAC di Salinas

Bepi Tonello (sulla destra) con i dirigenti della COAC di Salinas

Susanna (dipendente e socia)
Ecuador che dire!
Il sorriso dei bambini, quegli occhi scuri che si illuminano quando li osservi; la serenità dei grandi che ti accolgono come se fossi uno di loro e la loro grande e calorosa dimostrazione di affetto.
A presto Ecuador, terra di sole, passione e generosità.

Uno dei tanti affettuosi abbracci ricevuti durante la nostra visita in Ecuador (Scuola M. Guerrero)

Uno dei tanti affettuosi abbracci ricevuti durante la nostra visita in Ecuador (Scuola M. Guerrero)

Insieme hanno attraversato il Paese ed i suoi diversi stati climatici; insieme hanno affrontato l’altitudine scalando lentamente e in silenzio, sotto la neve e senza abbigliamento adeguato, il Chimborazo fino a 5.000 metri , quando senti che l’ossigeno non arriva più ai polmoni e il cuore accelera i battiti quasi a voler scappare dal petto. È in questo momento, quando si cerca la forza per raggiungere la meta, dentro di se e nelle parole di sostegno ed incoraggiamento dei compagni che avanzano, che il cuore inizia a “ossigenarsi” sentendo ciò che affrontano quotidianamente i campesinos: persone umili, generose e piene di passione che dai loro fazzoletti di terra, a queste altitudini ed in zone impervie, cercano di ricavare qualcosa di più di ciò che basta a sopravvivere; un piccolo surplus da vendere e, da quanto ricavato, risparmiare qualcosa che possa poi essere reinvestito per migliorare la produzione e, quindi, la propria condizione di vita.
E tutto questo con l’aiuto della fiducia, in forma di microfinanza, data dall’azione preziosa delle cooperative di risparmio e credito che, appoggiate dalle Bcc, lavorano per sostenere chi sta ai margini e rimediare alle ingiustizie e ai danni fatti dalle grandi banche, dimostrando con i fatti che un’economia alternativa e circolare è davvero possibile.
Ma anche dall’impegno dei tanti sacerdoti e volontari che, nonostante l’età e le forze che vengono meno, non fanno mancare la solidarietà a chi non ha più niente e nessuno. E, allo stesso tempo, non smettono di impegnarsi per trovare nuove strade che aiutino le donne ad avere un ruolo attivo nell’economia e i giovani a non scappare e a rendere vivi identità e territori d’origine, dando un futuro alle culture d’appartenenza.
Un viaggio, un’esperienza, un mix di emozioni che non dimenticheranno e che, speriamo, attraverso le loro parole arrivi a chi questa volta è rimasto a casa, portandoli a riscoprire quanto, insieme, cooperando, possiamo fare per aiutare chi è rimasto indietro.

La durissima salita sul Chimborazo, verso il rifugio a 5.000 metri