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Xº incontro Ecuador – Italia: le suggestioni di un viaggio che non finisce lì

Ad inizio ottobre ci è svolta la decima missione del Credito Cooperativo in Ecuador il viaggio che, come ogni anno, fa il punto sulle attività e lo sviluppo del Progetto Microfinanza Campesina, l’iniziativa di cooperazione internazionale, di cui la nostra Banca è capofila regionale, che sta sostenendo l’affermazione di un sistema finanziario etico e solidale nel Paese Andino (ne abbiamo parlato anche qui).

Alla delegazione del Credito Cooperativo si è unita anche la nostra socia Carmen Arena, dipendente della Federazione Bcc Emilia Romagna,  che ha partecipato alla missione come vincitrice dell’edizione 2014 del Premio Lia Zaccardi, l’iniziativa rivolta alle dipendenti delle diverse realtà del Credito Cooperativo che promuovere la formazione femminile anche in ottica di sviluppo manageriale delle donne all’interno del Sistema.
Carmen ha voluto condividere con noi la sua recente esperienza di contatto diretto con il progetto Microfinanza Campesina ed alcuni dei ricordi che porterà sempre con sè di questo particolare viaggio.
Pubblichiamo integralmente la sua testimonianza che, oltre a regalarci le suggestioni di un Paese che non lascia indifferenti (come accaduto nelle precedenti missioni con i resoconti pubblicati) ,  ci racconta di come il sistema di finanza popolare sostenuto dalle Bcc stia davvero cambiando la vita di moltissime persone e comunità restituendo loro libertà, dignità e prospettive di un futuro senza povertà.

Quando ho appreso la notizia della mia prossima partenza per l’Ecuador ho avuto un momento in cui non ho saputo cosa pensare.
Fino ad allora non ci avevo sperato troppo nel partire. Non mi ero voluta quindi immaginare nulla … anche per non sperarci troppo e rischiare di restare delusa.

Quando poi la notizia è arrivata allora lì si è accesa l’immaginazione: cosa mi aspetterà? Che realtà troverò?
Avevo nozioni molto superficiali: mi aspettavo un paese non molto ricco, ma molto colorato. Mi aspettavo di incontrare persone non molto alte e paesaggi montuosi.
Sapevo che avrei conosciuto la realtà delle cooperative di credito ecuadoriane. Non sapevo immaginarmele ma ero curiosa di riconoscerci qualche somiglianza con le cooperative di credito italiane.
Non avevo altre aspettative.

Il viaggio lungo e la fatica che ha comportato non ci ha comunque offuscato al punto da non farci restare ammirati la prima sera di fronte alla vista panoramica di Quito dall’alto della città: luci e stelle a incorniciare chiese, case e strade in un quadro di incanto unico.

 

Le tante escursioni ci hanno permesso di visitare il lungo e largo il Paese, passando da nord a sud tra diversi paesaggi, scorgendo la vegetazione più varia, incontrando numerose comunità, raggiungendo anche posti più che remoti dove quasi ti stupisci di trovare vita … (siamo arrivati ad oltre 5000 metri di altitudine!).
Vita invece ne trovi in questi posti … e vita che ti accoglie con un calore e una gioia che non ti spieghi … che quasi ti guardi attorno come a chiederti: ma … è uno scherzo?
Il paese non è ricco, è un’economia popolare quella che abbiamo visto, modesta, fatta di piccole comunità che danno vita a cooperative di produzione e lavoro o a cooperative di credito.
Queste sorgono con un patrimonio iniziale irrisorio ai nostri occhi: 100 dollari …
Un’economia popolare quindi ma anche solidale, ossia un’economia attenta ai bisogni locali, che ascolta le comunità, che cerca di dare una risposta ai (tanti) disagi che queste vivono.

Bepi Tonello, il direttore del FEPP (Fondo Ecuadoriano Popolorum Progressio), ci raccontava come, ogni realtà imprenditoriale che nasce spesso prevede, alla stregua dei locali in cui svolgere la produzione, una sala per l’incontro delle persone, dei dipendenti, dei soci nel caso si tratti di una cooperativa, ossia un luogo pensato per lo scambio e il ritrovo tra persone e, perché no, un riparo in caso di freddo o pioggia improvvisa.

L’assurdo di questo viaggio è che vedi la difficoltà delle persone, soprattutto in confronto agli standard di vita italiani, ma in qualche modo non te ne accorgi.
Perché questa gente non subisce le difficoltà ma vive giorno per giorno per migliorare la propria condizione. E i progressi che le nostre guide ecuadoriane ci testimoniavano, essere accaduti in questi anni (l’Ecuador dal 2001 cresce a tassi medi annui del 4%), dimostrano l’operosità di questo popolo.
Abbiamo visto nel nostro lungo peregrinare tante strade in costruzione, tanti lavori pubblici e cantieri, segno di un paese che non sta ad aspettare ma che vive con le maniche rimboccate per migliorare le condizioni di vita della propria gente.

L’ultimo aspetto che vorrei raccontare è la spontaneità delle persone, non solo in occasioni informali, come tutte le accoglienze che nelle visite alle varie comunità abbiamo ricevuto, ma anche nelle situazioni ufficiali, come il convegno Ecuador-Italia svoltosi nelle giornate del 7 e 8 ottobre.
In questa occasione, a fianco dei relatori istituzionali, tra cui la vice-ministro dell’economia, economisti e specialisti di settore, sono stati numerosi gli interventi di gerenti di comunità indigene, tra cui molte donne, ossia di persone certamente socialmente non ai più alti livelli, ma che si confrontano alla pari con i rappresentanti ufficiali, a prescindere dai titoli posseduti.
Questo mi ha fatto molto riflettere sulla nostra società europea in cui viceversa esistono forti steccati sociali che distinguono classi e ceti mettendo distanze che impediscono la naturale comunicazione tra esseri umani, complicando in tal modo la comprensione reciproca.

Quello che ho portato a casa è un forte richiamo a non dimenticare la dimensione dell’umanità in qualsiasi attività della nostra vita, sia quindi nell’impegno professionale che nella vita privata.
Perché una dimensione più umana rende più piacevole la vita a prescindere dal vivere in un paese ricco o povero.
Perché certamente tutti hanno diritto a una vita felice e a vivere in pace: ma perché questo avvenga occorre non demandare ad altri ma impegnarsi in prima persona.

[Testo e foto di Carmen Arena]

Le Bcc emiliane al fianco delle cooperative rurali per un futuro senza povertà in Ecuador

Da oltre 10 la nostra Banca, capogruppo delle Bcc emiliane che aderiscono al Progetto “Microfinanza Campesina”  (di cui abbiamo parlato qui), sostiene lo sviluppo della rete UNICORT (Uniòn de Cooperativas Rurales de la provincia de Tungurahua), che opera nel centro della Sierra ecuadoriana.
Nei giorni scorsi  anche altre banche della Federazione Emilia Romagna hanno aderito all’iniziativa (Banca di Rimini, Bcc Ravennate e Imolese, Bcc Romagna occidentale, Bcc Romagna Est, Bcc di Castenaso, Bcc di Monterenzio, Bcc di Sarsina, Banco Emiliano, Bcc dell’Alto Reno) ed è stato messo a disposizione della UNICORT un nuovo contributo,a titolo di donazione, di 9.500 dollari.
Pubblichiamo in anteprima il testo integrale dell’articolo che Bepi “José” Tonello, presidente del Fepp (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio)  e direttore esecutivo di Codesarrollo (oggi Bancodesarrollo), ha scritto per  il numero, in uscita a marzo, della nostra rivista Notizie EmilBanca.

Bepi "José" Tonello


“C’era una volta la povertà…”
Io spero che arrivi il giorno in cui potrò cominciare così una bella storia da raccontare ai miei nipotini.
Adesso non posso ancora farlo perché la povertà in Ecuador c’è ancora: la si vede, la si sente, la si tocca, la si soffre.
È una povertà a volte estrema: bambini denutriti, ragazzi che non finiscono la scuola elementare perché devono lavorare, malati che non si curano per mancanza di soldi, case che non proteggono dalla pioggia e dal freddo, donne che a volte devono camminare più di un’ora per portare a casa un secchio d’acqua, anziani lasciati soli…

Viene quasi da pensare che la povertà è più grande delle persone che la soffrono, ma non è così. La speranza di vivere meglio muove le persone a sforzarsi di più, a organizzarsi meglio, a imparare cose nuove, a risparmiare.

Proprio il risparmio è una delle armi che i poveri, specialmente le donne, hanno nelle loro mani per sconfiggere la povertà. Ci sono persone che possono risparmiare un dollaro o due al mese. Con dodici dollari che risparmiano in un anno potrebbero comperarsi tre galline. Se questi dodici dollari li depositano nella cooperativa o cassa rurale che opera nel loro territorio, possono ricevere un prestito che moltiplica il loro risparmio fino per dieci. Così le galline saranno trenta e verranno le uova e poi i pulcini e poco a poco l’economia familiare migliora.

Il Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio (FEPP) e la cooperativa CODESARROLLO lavorano (il primo da 44 anni e la seconda da quindici) per aiutare le famiglie dei contadini e degli indigeni a formare nel loro territorio cooperative e casse rurali che raccolgano i risparmi e diano dei prestiti.

Le cooperative e le casse si sono moltiplicate. Ne stiamo seguendo più di settecento. Per diventare più forti tutte quelle di una provincia (l’equivalente della regione in Italia) si uniscono formando unioni, federazioni o reti. Queste strutture di secondo livello aiutano le cooperative e le casse con la formazione professionale dei soci, dei dirigenti e dei dipendenti, con il controllo dei conti e dei risultati, con una base informativa comune, con la rappresentazione di fronte alle autorità.

Per fare questo lavoro le unioni e le reti hanno bisogno di aiuto perché sono ancora troppo giovani e deboli per sostenersi da sole. Emil Banca da circa 10 anni ci aiuta a sostenere gli sforzi che realizza la UNICORT (Unión de Cooperativas Rurales de Tungurahua). Quest’anno Emil Banca ha avuto la bella idea di estendere l’iniziativa di solidarietà ad altre BCC della Federazione Emilia Romagna. Così adesso sono dieci le BCC che, con Emil Banca come capofila, hanno aderito al gemellaggio con UNICORT.

La provincia del Tungurahua prende il suo nome dal vulcano alto 5010 metri che si trova nel suo territorio ed è in costante eruzione dal 1999. È una provincia abitata da contadini e indigeni minifondisti, che a volte hanno meno di un ettaro di terra da lavorare. Per questo la lavorano in forma intensiva negli orti e nei frutteti.

Grazie al loro risparmio e ai prestiti che ricevono dalle loro cooperative o casse, molte famiglie sanno che la povertà può essere sconfitta, sanno che vince la povertà chi produce più di quanto consuma.
Questa consapevolezza si trasforma in allegria, fiducia, autostima, voglia di lavorare non solo con le mani, ma anche con la testa e tanta riconoscenza verso chi aiuta, perché si sente fratello, anche stando lontano.
L’aiuto di Emil Banca e della Federazione Emilia Romagna farà si che la UNICORT diventi più forte.
Questo è un altro grande passo in avanti.

Sono sicuro che un giorno potremo davvero dire: “C’era una volta la povertà”.

 

[La foto di Bepi Tonello e presa qui]

Le Casse Rurali dell’Ecuador diventano “grandi” anche grazie a noi

Arrivano i primi risultati visibili dell”ultima operazione di finanziamento da parte di 15 Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna (di cui abbiamo parlato qui) che, attraverso la Ong Fepp (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio),  sta permettendo la costruzione di nuove sedi per le piccole Casse Rurali dell’Ecuador.

A settembre dello scorso anno, in occasione della missione che ha celebrato l’alleanza decennale tra credito cooperativo italiano ed ecuadoriano cui anche la nostra Banca ha preso parte,  abbiamo scattato le foto delle sedi in costruzione e oggi abbiamo il piacere di ricevere quelle delle sedi ultimate.
Una grande soddisfazione che vogliamo condividere.

Sono infatti state ultimate le nuove sedi di Salinas e Malchinguì,  la cui costruzione è stata realizzata proprio grazie ai fondi derivanti dal credito di 1.800.000 dollari accordato dal pool, che ci ha visti capofila, di Bcc emiliano-romagnole.

Un finanziamento finalizzato proprio a rafforzare le realtà ecuadoregne che nel tempo hanno dimostrato costanza nella crescita di raccolta, impieghi, soci e personale e maggiore solidità nella gestione, dando loro la possibilità di costruirsi una sede operativa più dignitosa ed adeguata.

Un progetto di solidarietà che vede protagonista la finanza etica italiana anche nella sua realizzazione; infatti, Sara Bachmayer, l’architetto che ha progettato,  adottando anche criteri di sostenibilità ambientale, gli edifici sede delle casse rurali è arrivata in Ecuador attraverso l’Associazione per la promozione di Ethical Banking, mettendo a disposizione del Fepp la sua professionalità.

Con questi nuovi frutti della partnership tra le Bcc italiane e le Casse Rurali ecuadoregne, si aggiunge un importante tassello al progetto Microfinanza Campesina in Ecuador (ne abbiamo parlato qui e qui), che  dal 2002 vede il Credito Cooperativo italiano affiancare e sostenere, non solo finanziariamente, il suo corrispettivo in Ecuador affinché continui, attraverso il meccanismo del credito e della fiducia, ad essere motore del riscatto delle popolazioni più povere  del Paese andino.

Diario dall’Ecuador: il viaggio nella Microfinanza Campesina con gli occhi di 5 giovani

Concludiamo questo lungo racconto della missione 2012 in Ecuador con le belle parole che ci hanno regalato alcuni dei giovani che hanno vissuto questa esperienza insieme alla delegazione dei rappresentanti del credito cooperativo.

Chiara,  23 anni – studentessa di Roma
Ecuador….un atterraggio sfiorando il traffico cittadino e l’arrivo nel nuovo mondo; oggi come allora, con la sola differenza che invece di scoprire nuove terre si scopre una nuova visione della vita.
Per dieci giorni sono immersa nell’ospitalità di queste persone che con balli, canti e un perenne sorriso ci trasmettono la felicità che provano per questo gemellaggio.
La prima cosa che mi è saltata agli occhi è quanto gli Ecuadoriani siano orgogliosi del loro lavoro, della loro crescita e del loro sviluppo: le presentazioni di tutte le cooperative che abbiamo visitato sono state ricche di dettagli ma soprattutto ci sono state esposte con tanta passione.
Questa è stata per me una prima grande lezione… il nostro lavoro non ci da mai così tanta soddisfazione, non siamo mai così entusiasti dei nostri risultati, al contrario di questo popolo con le loro cooperative.
Sarebbe banale dire che ho riscoperto valori, come l’umiltà e la semplicità, ormai dimenticati perché queste persone mi hanno proprio trasmesso un modo diverso di guardare la vita: il mio mondo mi è sembrato una campana di vetro in confronto a questa realtà così dura e mi sembra il minimo, una volta tornata a casa, apprezzare con molta più passione quello che ho, avendo sempre in mente, dandone anche testimonianza, come si vive qui.
Sono rimasta stupita del modo in cui in ogni cooperativa ci hanno accolti: in alcune abbiamo trovato addirittura la banda e in tutte abbiamo ricevuto regali su regali e spuntini di specialità locali. L’essere stata trattata come una persona importante, nonostante avessi fatto così poco per queste persone, mi ha fatto pensare, oltre a quanto sia squisita questa gente, a quanto poco siamo riconoscenti noi.
In Italia ci è tutto dovuto, nessuno usa più dire un semplice “grazie” a chi offre qualcosa.
Sono stata molto colpita dal lavoro di Bepi Tonello e di tutti i missionari e volontari che contro ogni logica hanno abbandonato le comodità del loro paese per aiutare questa gente.
Il coraggio di queste persone non si può capire dalla tv o dai giornali… bisogna solo guardare con i propri occhi il loro spirito e l’aiuto concreto che danno agli Ecuadoriani. A loro va tutta la mia ammirazione.
Le emozioni vissute in questi giorni si sono tramutate in grandi insegnamenti sulla vita che rimarranno per sempre con me e che spero di riuscire a tramutare con il passare del tempo in modi di fare e pensare che mi renderanno una persona migliore.

Massimiliano, 34 anni – insegnate di Cantù
Il viaggio è ormai concluso, la missione del decennale che solo a nominarla mi intimoriva, si è rivelata un fantastico crogiulo di immagini, parole, suoni, emozioni, odori, sapori.
Tante, forse troppe parole sono state spese ed è per questo che porto con me due immagini.
Le pietre, la prima e l’ultima, delle costruzioni di questo nuovo modo di fare cooperativa nella condivisione e collaborazione, solida e forte.
E le orme, quelle che abbiamo lasciato e lasceremo ancora camminando fianco a fianco, italiani ed ecuadoriani. Tutti nella volontà di essere un solo corpo e una sola anima. Con una certezza nei momenti più difficili: che le orme non saranno più 4 ma solamente 2, poiché uno ha preso in braccio l’altro per continuare il cammino di sviluppo verso la meta finale di globalizzazione vera ma soprattutto giusta.

Alessandra, 23 anni  – studentessa di Bergamo
Non si è mai pronti abbastanza per un viaggio, per quanto ci si possa preparare e informare prima della partenza. Quando i miei genitori mi hanno offerto l’opportunità di partecipare alla missione del decennale ho subito accettato entusiasta piena di aspettative, ma anche con qualche dubbio, non lo nego.
Cosa potevano cambiare solo 10 giorni trascorsi in Ecuador? A cosa sarebbero serviti?
Un viaggio di 10 giorni non fa la differenza, mi diceva qualcuno.
Ebbene, alla fine di questa esperienza sento di essere cambiata, di essermi arricchita interiormente.
In questi giorni abbiamo visitato cooperative e paesi in cui ho conosciuto persone meravigliose, piene di voglia di vivere e felici con poco o niente, con valori che forse noi abbiamo dimenticato e sempre con un sorriso da regalare.
Questo mi ha fatto riflettere molto: a me non manca davvero niente, eppure sono tante le volte in cui mi lamento e apprezzo poco la fortuna che ho.
In questo viaggio ho imparato ad apprezzare molte cose che prima davo per scontate.
In questo viaggio ho riso, ho sorriso, mi sono emozionata, ho pianto.
Ho vissuto questi momenti con dei nuovi e vecchi amici con cui ho condiviso pensieri, speranze, momenti di festa, preoccupazioni e che hanno contribuito a rendere questo viaggio unico ed emozionante.
Sono partita con una valigia piena di vestiti e oggetti di cui potevo fare tranquillamente a meno, ora torno con un bagaglio carico di ricordi di momenti indimenticabili e con una forte motivazione a fare qualcosa di concreto.
È nata infatti l’idea di diventare socia della Bcc di Cantù, di cui fan già parte i miei compagni di viaggio Massimiliano e Davide.
Insieme vorremmo trasmettere quanto vissuto, appreso e scoperto in Ecuador e iniziare un progetto di reale collaborazione con le cooperative di questo Paese.
Ci sembra una buona partenza.

Laura, 19 anni – studentessa di Milano
È impegnativo descrivere quello che abbiamo visto, ma soprattutto vissuto in questi giorni; visi, sorrisi, strette di mano hanno alimentato e arricchito ogni giornata in modo unico e indimenticabile.
Ogni giorno qualcosa di diverso entrava nella mia mente e nel mio cuore facendo in modo che questo viaggio sia stato per me non solo un viaggio fisico ma molto di più, un viaggio interiore e un motivo di crescita personale.
L’Ecuador mi ha insegnato molto.
Ho potuto constatare come, mediante la cooperazione e la solidarietà, due nazioni molto lontane e molto diverse sono riuscite a costruire una rete di piccole cooperative finanziarie, artigianali e commerciali che possono dare speranza per un futuro migliore alle comunità più povere del Paese.
Quello che ho visto è stato per me uno stimolo importante per credere sempre in quello che faccio e soprattutto per capire che le cose vanno fatte insieme agli altri, cooperando in armonia.
Nel viaggio ho avuto modo di vedere paesaggi bellissimi in alta quota e dovendo scegliere due immagini rappresentative di ciò che ricorderò mi vengono in mente sicuramente gli occhi dei bambini di un asilo a 2400 metri di altitudine che, nonostante la loro povertà, sono sempre ricchi di gioia e emozione e infine l’eleganza delle vigogne, animali bellissimi che abbiamo potuto osservare sfrecciare leggiadri e scattanti in mezzo alla sterpaglia a 4800 metri di altitudine.

Irene, 19 anni, – studentessa di Bologna
Quando sono partita per questo viaggio, non avevo certo idea che quelle persone e quei luoghi mi avrebbero così profondamente toccata.
In questi dieci giorni ho potuto vedere realtà molto lontane da quella che conosco, che mi hanno fatto riflettere molto anche sulla vita che conduco in Italia.
La semplicità delle persone che ho incontrato è disarmante.
Persone che possiedono pochissimo ma con gioia ti offrono quello che hanno.
I loro sorrisi, il modo con cui ti accolgono, tutto questo è indimenticabile.
Ma oltre a tutto ciò, un’altra cosa mi sono portata a casa.
Ho incontrato tantissimi volontari italiani nei posti che ho visitato, tante persone che hanno lasciato il loro paese per poter essere d’aiuto dove ritenevano ce ne fosse più bisogno, che hanno deciso di dedicare un po’ della loro vita e della loro energia per fare del bene agli altri.
Soprattutto a questo sto pensando ora che sono tornata; a coloro che si sono messi a disposizione degli altri nelle situazioni più difficili, con la speranza e la voglia un giorno di poter far parte di loro.

Davide, 23 anni, studente di Cantù
Ecuador:  fino a 10 giorni fa per me questo nome significava solo un altro Paese, l’ennesimo che, si dice, ha bisogno di aiuto. Mi sono sempre chiesto che tipo di aiuto? Per chi legge queste righe sembrerò forse un insensibile, ma in realtà sono solo sincero, perché all’inizio di questo viaggio sapevo che avrei visto una realtà diversa dalla nostra, ma non credevo certo che mi avrebbe segnato nel profondo del cuore.
Quando mio padre mi propose questo viaggio non esitai ad accettare, ma non avevo ben chiaro ciò che mi aspettava: un Paese pieno di sorrisi, di dignità, di volontà nel voler migliorare le cose. E non parlo banalmente di soldi, come se questi potessero cambiare tutto.
Parlo della missione, non semplice, di aiutare gli ecuatoriani a RIMANERE ecuatoriani, e intanto ad insegnar loro come la cooperazione (certo anche “bancaria”, passatemi l’espressione) possa farli crescere in maniera esponenziale, ma lasciando intatta la loro cultura, le loro tradizioni, la loro vita. Questo, credetemi, è l’aspetto più difficile, perché significa innanzitutto capire l’Ecuador in tutti i suoi aspetti, e 10 giorni non sono assolutamente sufficienti!
Ma il cuore dice che il mio è un arrivederci, non un addio, perché questi pochi giorni sono stati vissuti toccando con mano i VALORI di queste persone, e qualcosa mi hanno lasciato. Forse è un qualcosa di molto piccolo, ma se anche fosse così ciò significa solamente che può diventare sempre più grande e spero che sarà così.
Sarò banale, ma dare una caramella a un bambino che vive a 3.800 metri di altitudine, giocare a calcio sul cemento con dei ragazzini che ti guardano come se fossi un esempio in cui credere, comprare per pochi dollari vestiti, cibo e molto altro di assoluta qualità, mi fa capire che in molte cose siamo noi ad essere indietro…
Ero arrabbiato perché non conoscevo bene lo spagnolo, e non sapevo come farmi capire da Josè, un bambino con cui stavo giocando, quando è venuto il momento per me di andare via. Josè mi ha seguito, l’ho ritrovato pochi minuti dopo e ho giocato per qualche istante ancora, non c’era tempo per rimanere e ora che ci penso gli occhi diventano lucidi, perché ho paura di averlo deluso.
Ecco, qui non contano i soldi ma conta il cuore, conta la capacità di capire realmente cosa fare. Non ha senso costruire una casa a 3.800 metri con un riscaldamento all’avanguardia se non sono abituati a viverci; così non si civilizza ma si distrugge la loro civiltà. La linea che divide il vero aiuto dalla civilizzazione forzata è molto sottile, e una volta superata non si torna indietro, perché si ha tradito la fiducia di persone che hanno voluto credere in te, che si sono messe in gioco, che si sono esposte aprendoti il loro cuore.
Ho scritto tutto di getto, male forse, ma spero abbiate capito almeno un pochino cosa volessi trasmettere. Ho forse inconsciamente evitato di descrivere quello che ho visto perché sarebbe bello che queste mie parole vi facessero venire anche solo un piccolo pensiero di partire e vedere ciò che ho visto io. Mi impegnerò a passare questo messaggio per far si che una mano sempre più grande, e sincera, venga data all’Ecuador, rispettandolo e apprezzandolo, anche se molte cose sicuramente spaventano.
Grazie ai miei compagni di viaggio, alcuni di loro persone uniche.
Grazie a Bepi Tonello, che da oltre 40 anni dedica la sua vita all’Ecuador e non molla mai.
Grazie, quindi, Ecuador. Non ti dimenticherò mai, lo prometto.

Qui le altre “pagine” del diario dall’Ecuador

 

Diario dall’Ecuador 28/09/12: un’immersione nello spirito di cooperazione vera

L’alba del settimo giorno invita la delegazione a fare un’escursione al vulcano Chimborazo che con i suoi oltre 6.300 metri di altezza è la cima  più alta delle Ande ecuadoriane.
Lo spettacolo è mozzafiato e i più tenaci ascendono fino ai 5000 metri.
Siamo sopra le nuvole e cominciamo a realizzare che domani ci saremo davvero, in aereo per il  viaggio di ritorno.

Dopo l’impresa ci dirigiamo a Riobamba, dove la cooperativa de Ahorro y Crédito Fernando  Daquilema (giovane combattente indios, morto fucilato per aver cercato di difendere i diritti dei suoi simili nel 1872) all’interno di una manifestazione pubblica, fa la posa della prima pietra del nuovo edificio che ospiterà i locali, più grandi e funzionali degli attuali, per l’esercizio della finanza popolare.

È la terza struttura che incontriamo in questo viaggio che ha già ottenuto dal Fepp i finanziamenti per poter procedere con i lavori. Tutte risorse che provengono  dal pool recentemente erogato dalle 15 Bcc emiliano romagnole.

La festa e l’accoglienza che ci riservano sono come sempre entusiasmanti e allora stesso tempo commoventi mentre lo spirito che respiriamo ci dà la carica per ripartire.
Spirito di cooperazione vera che loro chiamano “cooperativismo“.
Vera perché al servizio dello sviluppo umano.
Vera perché non parte solo dalla testa di questa gente ma prima di tutto dal cuore.
Vera perché non si realizza per convenienza di qualcuno ma perché è realmente utile a tutti nella comunità.
Vera perché in questi anni ha riscattato e sta riscattando dalla povertà estrema.
Vera per tanto altro ancora.

Vedere per credere. E noi abbiamo visto.

[Giuliana]

Qui le altre “pagine” del diario dall’Ecuador

Diario dall’Ecuador 27/09/12: Salinas, il miracolo economico dell’Ecuador

La giornata di oggi è stata dedicata alla visita della cittadina Salinas de Guaranda a 3550 metri sulle falde del vulcano Chimborazo che , con i suoi 6310 metri,  è la montagna più alta dell’Ecuador.

Nota come modello di sviluppo rurale, Salinas è popolata da un’orgogliosa comunità di indigeni e meticci, che è riuscita a raggiungere un’economia oggi autosufficiente.

Prima degli anni 70 gli abitanti (salineriti) vivevano in una condizione di povertà estrema e la metà dei bambini moriva prima dei 5 anni.
L’arrivo di due salesiani  italiani,  Padre Antonio Polo e Giuseppe Tonello, oggi Presidente di Codesarrollo (la Banca di secondo livello che controlla tutte le cooperative di credito e casse rurali, anche informali, del paese andino) ha consentito l’inizio di un cambiamento che oggi  ha portato Salinas ed essere definita il “miracolo economico dell’Ecuador“.

Padre Polo e Tonello intravidero  la possibilità di un futuro migliore per le famiglie locali, se avessero prodotto e venduto i latticini, praticamente unica attività a quel tempo.
Aiutarono quindi i campesinos a costituire fin da subito una cooperativa di credito e ad acquistare l’attrezzatura necessaria.
Grazie all’aiuto di alcuni tecnici mostrarono ai membri della cooperativa come costruire un caseificio che presto iniziò a produrre formaggi di qualità e a distribuirli.
Oggi tanti  agricoltori locali apportano la materia prima e il formaggio viene  distribuito in numerosi punti vendita presenti in tutto il Paese con il marchio “ElSalinerito”, generando profitti che poi tornano direttamente alla comunità.

Nel tempo sono poi sorte diverse cooperative (oggi sono 32) per la produzione del cioccolato, funghi secchi, prodotti di lana, palloni, ecc…
L’organizzazione cooperativa all’interno della  comunità e la presenza di una cassa rurale di risparmio e credito sono le formule vincenti che hanno consentito di dar vita ad un sistema economico alternativo che genera i frutti che qui abbiamo potuto constatare personalmente; ma che, soprattutto, trovano conferma dell’efficacia della loro azione sinergica nell’alto livello di salute e di istruzione di cui la gente di Salinas oggi gode e va fiera.

Si tratta di una realtà che ha da tempo intrapreso la strada dell’autogestione e dell’indipendenza dagli aiuti e che anzi,  presto forse sarà in grado di aprirsi ad aiutare altri.
In questo sta il vero miracolo.

La cooperativa di risparmio e credito di Salinas compie quest’anno 40 anni di vita e continua sempre a rappresentare  il motore dello sviluppo locale.

[Giuliana]

Qui le altre “pagine” del diario dall’Ecuador

Diario dall’Ecuador 26/09/12: quella linea gialla che divide il nord e il sud del mondo

Sapevate che a Quito passa la linea dell’Equatore?
A 15 km circa dal centro, dopo una bella immersione nel traffico caotico della città (Quito si sviluppa su un lingua di terra fra le montagne, larga solo 5 chilometri e lunga 40 e quindi le vie di comunicazione sono imprevedibili dal punto di vista della percorribilità) arriviamo  alla “Mitad del Mundo“, immancabile tappa per turisti e visitatori, anche solo per scattare una foto sotto il cartello che indica che ci si trova alla latitudine zero.

In effetti  questo luogo rappresenta il punto in cui la linea dell’Equatore, tracciata per un tratto in giallo, divide il nord dal sud del mondo.
Immediatamente il pensiero che pervade la maggioranza della delegazione,  che in questi giorni sta vivendo un’esperienza intensa e carica di emozioni dovute al contatto diretto con una realtà così piena di contrasti, è quello di eliminare questa sottile linea gialla.
Lo sappiamo bene, è solo un’ utopia, ma oggi ci concediamo il sogno che non ci sia più una divisione tra nord e sud, tra chi vive in posizione di privilegio, spesso senza  rendersene conto, e chi invece è costretto a condizioni di vita al limite della sopravvivenza.
Sogno che dobbiamo impegnarci sempre più tenacemente a far sì che possa diventare realtà.

Oggi facciamo anche visita a Camari, che in quechua significa regalo, il braccio operativo del FEPP ( Fondo Ecuadoriano Popolorum Progressio) per quanto riguarda il commercio equo e solidale.
Qui arrivano i prodotti dalle cooperative dei campesinos , sia alimentari che  artigianali, e vengono venduti  in parte sul mercato locale , con tre filiali a Quito, e per il resto immessi sul mercato internazionale, soprattutto in Italia, per essere commercializzati attraverso le “Botteghe del mondo”.

Durante l’ennesima sosta forzata in mezzo al traffico la nostra attenzione viene attratta da un giovane in evidente condizioni di difficoltà  che scrive una frase su un muro, che risuona come poesia “spiegare il mio amore per te è come spiegare ad un cieco i colori“.

È proprio vero che  la felicità non passa dalle cose materiali.
Speriamo di ricordarlo sempre, anche quando torneremo nel nostro nord del mondo.

[Giuliana e Irene]

Qui le altre “pagine” del diario dall’Ecuador di Giuliana e Irene

Diario dall’Ecuador 25/09/12: giovani, forza nuova delle cooperative

In questa quarta giornata di permanenza a Quito si è tenuta  la seconda parte del convegno  “Mujeres y Jóvenes – Fuerza nueva de las cooperativas” (Donne e Giovani – La forza nuova delle cooperative) , cui hanno preso parte rappresentanti dei governi locali, delle organizzazioni non governative e i dirigenti di associazioni campesine, indigene ed afroecuatoriane provenienti da tutte le regioni dell’Ecuador.
Il focus questa volta é stato  sul ruolo dei giovani all’interno delle cooperative [qui il post sulla prima giornata dell’incontro dedicata alle donne].

Il gruppo di giovani, soci e clienti, unitosi alla delegazione del credito cooperativo italiano

ll gruppo di giovani, soci e clienti, in Ecuador con la delegazione del Credito Cooperativo

Per fare un piccolo quadro:  in Ecuador una persona su 4 ha meno di 25 anni.
La metà di queste vive in condizioni di estrema povertà e la metà delle giovani donne (under 25) è madre.
L’80% dei giovani non termina il ciclo della scuola primaria e solo il 10% arriva al grado superiore.
E questi sono solo alcuni dati.

Di fronte a un quadro generale piuttosto  sconfortante abbiamo  assistito a una carica di positività durante l’incontro che ci ha lasciate a dir poco sorprese.
Perché a livello di organizzazioni comunitarie locali c’è una volontà forte di cambiare realmente questo stato di cose.
Può sembrare strano che delle strutture finanziarie  possano avere a cuore questi problemi, sociali prima che economici.
Ma qui parliamo di organizzazioni popolari, nate dalla volontà delle fasce più povere, che prima di essere casse di risparmio e credito sono cooperative  e quindi strumenti di lotta alla povertà e di sostegno allo sviluppo umano, non solo materiale.
Organizzazioni che hanno ben chiaro che senza l’apporto dei giovani non c’è sviluppo, ma che per avere questo contributo bisogna avere la loro fiducia e, soprattutto, dare loro fiducia.
Solo in questo modo possono assumersi responsabilità e mettere a frutto le loro capacità.

Allora diventa fondamentale incidere sulla cultura, tema tanto caro a questa gente che abbiamo incontrato.
Ma se i giovani se ne vanno dalle loro terre, allora la cultura si perde e insieme a questa l’identità dei singoli e delle comunità.

Un impegno davvero straordinario quello messo in campo dalle cooperative di Codesarrollo e dalle organizzazioni legate al Fepp che, anche grazie al supporto ( tecnico, finanziario, umano) di oltre 200 BCC italiane,  ha saputo generare fiducia in questi anni .
Ovviamente ci auguriamo possa continuare a produrre quei frutti che stanno veramente aiutando, con sudore e amore, a cambiare l’Ecuador.

Massimiliano, giovane socio della Bcc di Cantù, intervenuto  con una testimonianza, ha chiuso il suo intervento con una frase che vogliamo condividere:
Chi lavora con le mani é un lavoratore
Chi lavora con le mani e la testa é un artigiano
Chi lavora con le mani, la testa e il cuore é un artista
L’augurio che lascio a voi amici ecuadoriani, giovani e meno giovani, e a noi italiani qui presenti è quello che possiamo continuare ad essere artisti della collaborazione e della cooperazione.”

E  noi aggiungiamo:  che possiamo essere artisti del  nostro futuro.

[Giuliana e Irene]

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Diario dall’Ecuador 24/09/12: donne, forza nuova delle cooperative

Oggi si é tenuta la prima giornata del IX incontro Ecuador-Italia dal tema “Mujeres y Jóvenes – Fuerza nueva de las cooperativas” (Donne e Giovani – La forza nuova delle cooperative) .
L’ obiettivo di questa prima parte del convegno, è stato quello di evidenziare il ruolo che hanno e avranno sempre più le donne  nella creazione e sviluppo delle cooperative sia nel campo delle finanze popolari (risparmio e credito) che nell’economia sociale e solidale (produzione, trasformazione, commercializzazione, consumo) . Il 25, invece, il focus dell’incontro sarà centrato sui giovani.

Nella mattinata una serie di interventi da parte di donne, cariche di forza e spirito di volontà che hanno testimoniato percorsi diversi ma in qualche modo tutti di successo.
Abbiamo incontrato donne,  mogli, madri, imprenditrici, che hanno superato ogni genere di difficoltà e che credono fermamente nella cooperazione, considerandola uno stile di vita.

Donne figure  chiave nella famiglia, che spesso si trovano a dover gestire in solitudine perché il marito è emigrato, e allo stesso tempo nella cooperativa dove nella stragrande maggioranza dei casi hanno ruoli di maggiore responsabilità rispetto agli uomini.

Donne come soggetti di credito, molto più serie e puntuali nei pagamenti.
Per questo donne come forza delle cooperative, al servizio dello sviluppo umano.
In questo contesto ho portato anche io una testimonianza sul tema della relazione donne-cooperative, descrivendo la realtà italiana e in particolare quella del credito cooperativo che per certi aspetti ha dimostrato che ancora tanta strada deve essere fatta per arrivare anche solo al livello di queste persone che continuano ad impartirci grandi lezioni giorno dopo giorno.

Nel pomeriggio si é tenuta la celebrazione ufficiale dei 10 anni di collaborazione tra credito cooperativo italiano e le finanze popolari ecuadoriane con la sottoscrizione di un nuovo impegno di collaborazione che rinnova lo spirito di Quito di 10 ani fa:
– le persone al centro e l’economia al servizio delle persone
– la cooperazione come metodo
– la promozione del Capitale Sociale come stimolo per lo sviluppo locale
– la logica dello scambio e della reciprocità
[Giuliana]

11 ore di convegno. E al termine una festa con balli e canti all’insegna dell’amicizia. Proprio tutto un altro mondo….
[Irene]

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Diario dall’Ecuador 23/09/12: tra l’arte di Guayasamin e l’arte d’accogliere degli indios

La domenica della delegazione si apre con uno sguardo dall’alto sulla capitale, Quito, patrimonio dell’Unesco, il cui centro storico sembra essere uno dei più suggestivi di tutto il Sudamerica.
Dal Panecillo, la collina sulla quale si erge la statua della Madonna con le Ali, simbolo della città, si osserva prima di tutto il contrasto fortissimo fra la parte nord, la più agiata (quella delle banche e delle attività commerciali), e quella sud, estremamente povera con abitazioni che dalle nostre parti definiremmo baracche.
Uno  spettacolo mozzafiato perché la giornata tersa ci concede di vedere tutti i vulcani del Paese.

Essere poi a Quito e non fare un salto al museo del pittore indigeno Osvaldo Guayasamin, sarebbe proprio imperdonabile.
Un tuffo nell’arte inca, maya e azteca che ricorda la tragedia che l’America Latina ha vissuto nella storia di 500 anni di occidentalizzazione e che ci fa comprendere meglio lo sforzo che, ancora oggi,  gli indigeni  fanno per ritrovare i propri valori.

La parte più importante della giornata la trascorriamo a Malchingui, a un’ora e mezzo di pullman da Quito.
Qui l’omonima cooperativa “Caja de Ahorro e Crédito” (Cassa di Risparmio e Credito) locale sta costruendo la nuova sede con i fondi ottenuti in prestito grazie al pool di finanziamento sottoscritto a fine 2011 dalla Federazione Emilia Romagna (di cui Emil Banca é capofila).
I dirigenti della cooperativa, insieme alla popolazione locale, ci mostrano i numeri dell’attività e, con orgoglio, il progetto dell’edificio che stanno realizzando.

Alle parole di Irene lascio il racconto delle sensazioni che probabilmente tutti noi abbiamo provato. [Giuliana]

“Museo di Guayasamin.
Mi ha colpito la forte identità di questo artista che ha voluto lasciare un  messaggio così duro ma chiaro su quelle che sono state le sofferenze degli indigeni, meticci e afroecuatoriani, dopo la colonizzazione degli spagnoli, sia da un punto di vista sociale e politico che umano (sentimenti delle persone). Nonostante la durezza di alcune sue opere, i suoi quadri sono accompagnati dalla speranza che tutto il male che c’è stato possa non accadere più, non solo qui, ma anche in tutto il resto del mondo.

Malchingui.
Il fatto che in questa cooperativa ci abbiano accolto con la banda e tutto il paese, credo sia molto significativo; dimostra  l’importanza che  hanno dato a quest’incontro e che hanno trasmesso anche a noi.
Perché queste persone hanno l’incredibile capacità di farti sentire importante, ti offrono ciò che hanno di meglio, ti accolgono sempre con il sorriso e hanno  parole gentili per tutti.

Una frase che ho già sentito più volte in queste giornate è “se voi andrete via felici, lo saremo anche noi
Ed e proprio vero!
Io oggi sono andata via felice di aver vissuto la comunità per qualche ora.” [Irene]

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