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Giovanni Allevi: l’anima moderna e irriverente della musica classica

Il nostro collega Beppe ci racconta il suo incontro con la musica di Giovanni Allevi ed il suo percorso, non certo in discesa, per trovare un suo spazio nel panorama musicale italiano e lasciarsi alle spalle le critiche dei “puristi” ; dalle sue parole nasce un riflessione più ampia che fa emergere come anche in ambito musicale, ci sia una forte resistenza culturale al cambiamento e all’innovazione e quanto, anche qui pesino i modelli di riferimento imposti da un sistema ancorato alla tradizione, che deve ancora fare i conti con la modernità.

Ci sono alcune musiche che nascono ed incontrano il proprio pubblico solo se spinte dalla sofferenza, dal disagio, dalle periferie delle città; come quella di un ragazzo in cui mi sono imbattuto per caso qualche giorno in centro a Bologna:  una folla di persone ad ascoltarlo ipnotizzate, rapite dalla sua musica, percussioni fatte solo con pentole, lattine, taniche di plastica e una bacchetta.
Ci sono alcune musiche che poi arrivano anche a diventare  famose ma poi si scontrano con la realtà rigida e chiusa sul formalismo del passato;  espressioni artistiche che vengono criticate, derise, emarginate perché nate oltre i confini della tradizione, perché contro il sistema “musica” e, a loro modo, “sovversive”.
Questo è successo ad uno dei più grandi compositori contemporanei, Giovanni Allevi.

La sua unica “colpa” è stata quella di assemblare stili musicali “classici” e, mischiandoli e dandogli sfumature originali con alcune assonanze pop, jazz, blues,  far nascere qualcosa di nuovo con un’anima moderna, espressione del tempo e della cultura di oggi.
Credo che Allevi sia molto consapevole di quello che fa; sa come toccare certe corde e, di sicuro, lo fa con risultati eccellenti. Il suo pubblico, non solo di appassionati di musica classica ma anche di adolescenti che seguono i talent in tv, lo adora ed è palpapile – come ho avuto modo di vedere – la forza della relazione che si crea, immediata,  quando si esibisce. Ed io sono convinto che il pubblico non reagisca con ovazioni e sold out senza un motivo, che non  ci sia persuasore occulto che possa influenzare il mercato o la percezione fisica ed emotiva del “fare musica”.
Tutto questo caos attorno a Giovanni Allevi  mi ha incuriosito, portandomi al Teatro Comunale di Bologna in occasione di del recente “International Opera Awards“, invitato come ospite d’onore in quanto “ha saputo avvicinare con la sua musica classica contemporanea i giovani alla musica colta“,  ad ascoltare dal vivo la sua musica.
Devo essere sincero, la musica classica non mi ha mai appassionato  ma devo ammettere che il maestro Allevi con le sue dita, la sua bacchetta,  la sua musica, i suoi capelli mi ha letteralmente trasportato in un altro mondo, tanto particolare che mi sono trovato a definirlo un “mondo Allevico”.
Credo che Allevi , abbia trovato un modo unico ed originale, e senza dubbio efficace, di riempire un vuoto profondissimo che c’è in Italia; uno spazio di sperimentazione e innovazione non frequentato a causa di retaggi legati ad un modello obsoleto di formazione scolastica, anche in ambito  musicale,  e alla totale mancanza di un progetto di evoluzione culturale per i giovani.
“Ho rubato qualcosa a tutti i grandi , e alla fine ho capito di aver creato un mio stile originale .
Ho copiato la posizione eretta che conferisce autorevolezza da Riccardo Muti .
Il modo deciso di portare il tempo di Arturo Toscanini .
La passione e il trasporto di Daniel Oren .
E la capacità di dirigere gli orchestrali , anche con uno sguardo di Leonard Bernstein.”
( Giovanni Allevi)

Il YouTU Harlem Shake invade la Banca

Emanuele, Young Tutor che insieme ad altri giovani colleghi ha avuto l’idea e l’ha proposta alla Direzione, ci racconta come sono riusciti a “forzare” le porte della Banca e far entrare l’entusiasmo, il colore e l’energia del loro Harlem Shake.

Non ce lo faranno mai fare. Figuriamoci. È impossibile.

Ma a quanto pare impossibile non è stato…

Da un po’ di tempo ci era venuta l’idea di far vedere un’immagine diversa della nostra Banca.
Ma come, in che modo? In modo divertente e se possibile anche un po’ irriverente, dando un’idea che forse non si associa poi così facilmente ad una banca.
Allora ci siamo scatenati come Young Tutor, con la voglia di trasmettere percezioni nuove, differenti e dare una nuova interpretazione fatta di piccoli passi in cui riconoscersi.
Questo è ciò che vorremmo: un cambio d’abito.
Il progetto YouTu del quale noi Young Tutor siamo protagonisti [ne abbiamo parlato qui e qui], ci sta dando tante soddisfazioni: molte delle idee che continuiamo a lanciare sono accolte con entusiasmo, elaborate ed applicate.
Per questo fiduciosi un giorno abbiamo chiesto: -“Vorremmo fare un Harlem Shake”.

Sguardi interrogativi dall’altra parte, e noi a guardarci come chi sa di essere seduto su una poltrona eiettabile…ed il bottone rosso con scritto EJECT sta per essere premuto…pronti al lancio.

Invece: “Un Harlem che? Spiegatevi meglio.
E lo abbiamo spiegato, fatto vedere ed ottenuto la possibilità di provare.
– “ Ok, scegliete una filiale” – ci hanno detto – “poi ballate e colorate quel che potete, dateci trenta secondi di spensieratezza, di entusiasmo,  e goliardia, tutto ciò che è energia è positivo…ma fatelo “a modo”, senza esagerare!

Fantastico! Da “EJECT” ad “ENTER”, e la macchina da presa è partita.
Abbiamo fatto quel che ci sentivamo di fare ed è piaciuto.
Anche in un momento per tutti delicato c’è stata l’intelligenza di sapersi lasciarsi andare per un attimo, di dare fiducia, di voler dare un piccolo segnale. C’è stato lo spazio per fantasia e immaginazione.

Pensare di fare un video così in banca rompe un po’ gli schemi; in Italia e forse anche più in là nessuno ci aveva mai pensato, o forse si, ma noi lo abbiamo anche fatto!

E quindi? Beh, ci siamo davvero divertiti, anche perché poter ballare e scatenarci nel luogo dove lavoriamo è un po’ come sdoganare, anche se per alcuni istanti, i cliché, gli automatismi e le formalità incastonati nell’immaginario collettivo.

Un piccolo gesto per condividere tra noi e con gli altri quello che siamo.
Non siamo solo ragazzi che ballano, siamo ragazzi che credono in ciò che fanno convinti che anche il nostro contributo possa essere in qualche modo un piccolo motore di cambiamento… è tutta qui la differenza.
Buona visione!

Giovani non si nasce, si diventa.”
Mino Maccari, Asterischi, 1932

Bologna e Lucio insieme a trovare la luna

A due giorni dal concerto che ha visto Bologna protagonista di uno straordinario omaggio al “suo” Lucio Dalla ad un anno della sua morte, il nostro collega Beppe ci riporta alcuni squarci, i suoi personali “highlight”, di questa splendida serata, di cui siamo stati un po’ parte anche noi, saliti “virtualmente” sul palco con quella maglia del Bologna 4-3-1943 che l’anno scorso ci siamo aggiudicati ad un’asta di beneficenza a favore del Fanep (si cui abbiamo parlato qui) e che rimarrà esposta nelle nostra filiale di Piazza Maggiore come regalo alla comunità, per ricordare ogni giorno Lucio Dalla, il grande artista ed uomo.

Ci sono emozioni che puoi raccontarle solo vivendole: c’è il volto emozionato di un signore con un bastone, quello meravigliato di un bambino un po’ distratto, quello sognante di una coppia abbracciata e cullata dalle note. C’è una Bologna che sa amare, una Bologna unita e stretta nel ricordo di un piccolo grande uomo, Lucio, che un giorno disse: “È eterno ogni minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato“.

Bologna ha dato vita ad un concerto-evento per rendere omaggio al “suo” Lucio Dalla, che avrebbe compiuto 70 anni.
Niente tristezza e lacrime in questo anniversario; Lucio, così vitale, non avrebbe gradito; ma una grande festa per la musica e con la musica: è stata questo il leit motiv del concerto 4 marzo .
A celebrare il cantautore bolognese sono saliti sul palco i suoi più cari e storici amici, tra i più grandi interpreti del panorama della musica italiana.

E ci voleva “lui” per restituire alla città di Bologna un senso della comunità perduto;  si è visto già dalle prove di domenica pomeriggio , dove molte famiglie  hanno preferito ad una gita fuori porta , un passaggio da Piazza Maggiore, per vivere, con più “intimità” e molta meno folla, almeno un frammento di quello che sarebbe stato un grande evento.

E ci voleva “lui” per restituire alla città di Bologna un senso della comunità perduto; si è visto già dalle prove di domenica pomeriggio , dove molte famiglie hanno preferito ad una gita fuori porta , un passaggio da Piazza Maggiore, per vivere, con più “intimità” e molta meno folla, almeno un frammento di quello che sarebbe stato un grande evento.

Un vero grande evento, Piazza Maggiore gremita come non mai; oltre tre ore di musica e ricordi , video e aneddoti che hanno raccontato frammenti della storia e dell’arte di Lucio. Una storia che è anche un po’ di tutti noi.

Magia, silenzio, la voce di Mike Bongiorno che a Sanremo 1972 presenta “Piazza Grande“; Lucio inizia a cantare, la piazza piange unendosi in una commozione sentita; entra in scena Morandi intonando “Vita“, che insieme hanno portato al successo; Gianni trattiene l’emozione e saluta “Piazza Grande”, poco importa se in realtà non fosse questa la protagonista della canzone, Bologna e Lucio, che da qualche parte in paradiso sta ascoltando la sua voce.

Pathos, emozione e musica, fin dall’inizio: arriva sul palco Renato Zero e la piazza lo segue nella sua interpretazione de “L’anno che verrà”. Ancora lui, in un’atmosfera soft, per l’inedito scritto e dedicato a Dalla, “Lu’” un diminutivo semplice ed evocativo, come le note del pezzo.

Indimenticabile anche Iskra Menarini che dirige l’intera squadra del Bologna FC – per cui gioiva e soffriva la domenica allo stadio, che per l’occasione si trasforma in corpo di ballo sulle note di “Attenti al Lupo”. Bellissima atmosfera. Alessandro Diamanti indossa la maglia “Lucio 4-3-1943” , quella che Di Vaio l’anno scorso aveva posto sul suo seggiolino al Dall’Ara poi messa all’asta per sostenere la Fanep, ora esposta nella nostra filiale per condividerla con la città.
Un secondo palco, più piccolo, quasi un altare proprio davanti San Petronio, è il momento di Zucchero, accompagnato da un coro Gospel , dedica a Lucio una versione brasiliana, con suoi interventi, dell'”Ave Maria“: musica angelica, la voce graffiante ammutolisce la Piazza e fa venire la pelle d’oca agli spettatori.

Malafemmina“, che Lucio amava cantare, con la voce dolce e potente di Bocelli è un’altro momento resta incollato alla mente. E poi Samuele Bersani , che si inchina alle migliaia di persone presenti, mentre interpreta “Canzone”, uno dei brani più recenti ma allo stesso tempo più magici, simbolo della vera svolta pop di Dalla, nata proprio dal pugno del cantautore romagnolo a pochi metri dalla piazza.
Arriva Pino Daniele in sta versione “intimista” solo voce e chitarra elettrica di “Caruso: emozione che si palpa, Bologna si commuove, ancora una volta.

Si accomoda su uno sgabello, saluta la folla, manda un bacio al cielo, e con la sua voce eccellente e da brividi Fiorella Mannoia rende omaggio cantando “Cara”.
Il grande boato della Piazza che saluta l’arrivo sul palco del leader dei Negramaro, Giuliano Sangiorgi che, accompagnato dal compositore e musicista Paolo Fresu, canta “Felicità” ad una piazza attenta e partecipe; poi torna la Mannoia ed insieme raccontano l’amore adolescenziale di “Anna e Marco“, replicando l’intensa esibizione di Campovolo per “Italia Loves Emilia”.
Più tardi Giuliano regalerà un’altra toccante interpretazione per ricordare con “Cielo” anche suo padre, scomparso lo scorso anno e regalando forse il brano e la performance più intensa della serata.
Ron che intona “Henna” , una fotografia della tragedia e dell’insensatezza della guerra, forse uno dei brani meno popolari della discografia di Dalla, ma suggestivo ed emozionante nel suo messaggio di pace, con le parole fissate sul grande schermo ed “incise” sulle facciate della piazza, grazie ad una coreografia di grande impatto visivo.
E poi i momenti della poesia, da una finestra del Palazzo de’ Notai risuona la voce del suo compagno Marco Alemanno che interpreta le parole dolci di “Tutta la vita” e “Tango”; una presenza suggestiva la sua, appoggiato ad una finestra, quasi come in una cornice, un po’ sognante e malinconico.

Le parole di Lucio che introducono “Se io fossi un angelo“, con cui spiega il significato di questa canzone e con sua personale visione della fede ci dice che se fosse stato un angelo, sarebbe stato un angelo custode.
Ed ancora la voce sublime e toccante di Mario Biondi diventa il veicolo portante di “Futura”, un’onda potente di speranza che travolge il pubblico.

Il duetto che non t’aspetti, le due “rosse” Ornella Vanoni e Chiara Galiazzo in “Chissà se lo sai”, che la voce emozionata della Vanoni porta dritta a toccare le corde del cuore del pubblico che ascolta in silenzio.
Battute finali, tutti gli artisti sul palco, ma la protagonista è Piazza Grande, la piazza di Lucio, quella della gente, è proprio con quelle note che gli artisti salutano ancora una volta “il ragno” e danno la buonanotte al pubblico di questo evento indimenticabile.

Torno a casa con la senzazione di aver assistito a qualcosa di più di un concerto; un evento che, trasmesso dalla rete nazionale, ha mostrato all’Italia e al mondo un bellissimo volto di Bologna, città ancora viva della musica, culla di tanti artisti; da sempre cantante, da sempre cantata. Una Bologna che si emoziona, sotto gli asinelli, tra gli abbracci degli amici e i baci delle coppie; una Bologna vitale, di razza, “dark”, come in una meno nota canzone, la vedeva Lucio che ci diceva “metto la freccia e vado sulla luna, vado a trovare la luna…

La foto della maglia del Bologna è di Michela Zingone ed è presa qui

Premio Caruso: ricordiamo Lucio Dalla sostenendo i giovani talenti lirici bolognesi

Quest’anno all’interno del Concorso Lirico Internazionale Città di Bologna,  istituito dall’associazione no profit Progetto Cultura Teatro Guardassoni, ci sarà anche un Premio speciale “Caruso 2013”: è la nostra iniziativa per ricordare, ad un anno dalla sua scomparsa, il grande cantautore bolognese Lucio Dalla.

Dalla, oltre che scopritore di tanti giovani talenti musicali, è stato un grande amante dell’opera lirica, autore tra l’altro della splendida canzone dedicata al tenore Enrico Caruso.
Per questa ragione abbiamo scelto questo suo pezzo, che lo ha reso famoso in tutto il mondo, per dare titolo al Premio speciale rivolto a tutti i concorrenti residenti a Bologna e provincia.

Al vincitore andranno 1.000 euro, mentre a tutti i finalisti verrà consegnata un’opera in bronzo raffigurante il cantautore, realizzata dallo scultore bolognese Dino Milani, cesellatore di bronzi di alcuni dei più grandi artisti del Novecento (tra cui Botero, Dalì, De Chirico, Pomodoro, Tassinari e molti altri).

Il Concorso Lirico Internazionale Città di Bologna, giunto quest’anno alla settima edizione, ha l’obiettivo di offrire ai giovani talenti un’opportunità di formazione di elevato livello qualitativo che sia anche occasione di crescita umana, oltreché artistica e professionale.

L’iniziativa, promossa in collaborazione con il Comune di Bologna e con la Scuola dell’Opera Italiana, mette in palio borse di studio per un valore complessivo di oltre € 7.000.

Al termine delle selezioni, cui seguirà lo stage di altro perfezionamento, il 23  marzo ci sarà un evento conclusivo con un concerto e la proclamazione dei vincitori.

Per maggiori informazioni sulle modalità di iscrizione ed il regolamento leggere la brochure del concorso o visitare il sito ufficiale del Teatro www.teatroguardassoni.it.

 

Bèla Bulåggna: solidarietà per alimentare l’orgoglio emiliano

L’orgoglio emiliano e la bellezza (e le bellezze) della città per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto a rialzare la testa, e far sentire la solidarietà e la vicinanza affinché si mantenga, anche nelle difficoltà,  la voglia di ripartire.

L’arte, la comicità, la musica, diverse visite guidate e un concorso fotografico sono gli elementi che caratterizzano “Bèla Bulåggna“, la manifestazione di tre giorni in programma da venerdì 23 a domenica 25 novembre nel centro di Bologna.

La manifestazione è organizzata dalla ProLoco di San Giovanni in Persiceto in sinergia con altre pro loco emiliane ed il contributo di diverse aziende, in particolare cooperative, del territorio con l’obiettivo di creare un canale di aiuto, morale ma anche economico, per sostenere progetti concreti di ricostruzione di strutture dedicate a bambini e famiglie .

Bèla Bulåggna vuole raccontare Bologna attraverso il suo popolo e le sue tipicità, attraverso le arti e gli artisti che, nati o cresciuti in città, ne hanno assorbito le caratteristiche migliori e le hanno sapute portare e far conoscere oltre i confini regionali e nazionali, con la musica, il teatro, la comicità, la fotografia, la pittura, lo sport e il cibo.

Nei tre giorni della manifestazione si svolgeranno due visite guidate che porteranno gli ospiti in una dimensione di Bologna sconosciuta e magica.
Il primo percorso sarà interamente dedicato ai bambini mentre il secondo sarà aperto a tutti.
Informazioni su orari e modalità di svolgimento: info@succedesoloabologna.it – 051/226934

È stata organizzata anche una lotteria con bellissimi premi.
Dal 23 novembre, proprio da piazza Santo Stefano, partirà la vendita dei biglietti che terminerà il 6 gennaio 2013 con l’estrazione finale.

Per gli appassionati di web e fotografia, già da alcune settimane, è possibile partecipare al concorso su Instagram, promosso dall’Associazione Succede Solo a Bologna, caricando entro il 24 novembre tutte le foto che esprimono la propria visione di Bologna (con l’hashtag #lamiabologna).
Il 25 Novembre, in Piazza Santo Stefano, avrà luogo la premiazione finale. Il vincitore sarà scelto da una giuria tecnica composta da tre membri e si aggiudicherà un IPhone 5 mentre a chi riceve il premio della critica riceverà la sorpresa YouTu offerta dalla nostra Banca.

Per informazioni più dettagliate sul concorso e sul programma dell’evento www.orgoglioemiliano.org

Un viaggio ideale nel mondo del melodramma con Cristiano Cremonini

Un nuovo impegno divulgativo sulla storia della musica per il tenore Cristiano Cremonini che lo vedrà alla guida un viaggio di conoscenza ed approfondimento nel mondo del melodramma e, in particolare, alla storia dell’intreccio tra Bologna,  crocevia della musica,  e l’esperienza dei più grandi interpreti del genere.

L’artista bolognese per tre domeniche sarà impegnato ne “L’ora delle Fantasie“, ciclo di incontri che, attraverso l’analisi ed il commento di filmati di rappresentazioni di diverse opere, tratti dai più prestigiosi allestimenti teatrali al mondo, cercherà di avvicinare le persone ad uno dei generi che, figlio del Rinascimento italiano, meglio rappresenta la cultura della musica e del teatro del nostro Paese.

Le nozze di Figaro - Teatro Comunale di Bologna (foto di Elio Crociani)

Il debutto del 28 ottobre è dedicato a Wagner, il “maestro dell’avvenire“, con filmati estratti da alcune delle opere più celebri del compositore e librettista tedesco: L’olandese volante, Lohengrin, La Valchiria.

Nel secondo appuntamento, domenica 4 novembre, sarà protagonista il “genio assoluto” di Mozart, con video estratti da Le nozze di Figaro e Don Giovanni, e vedrà intervenire anche la soprano Cinzia Forte.

Infine, l’ultimo appuntamento, in programma domenica 18 novembre, sarà una celebrazione della Bologna della musica, “potenza della lirica” con i grandi allestimenti del Teatro Comunale per le rappresentazioni di Sansone e Dalila, Carmen, Madama Butterfly, Turandot.

Cremonini, da interprete dell’opera, cercherà di raccontarla facendo riscoprire l’umanità e la verità di artisti e personaggi svestiti degli abiti di scena.

A coadiuvarlo in questo percorso  la soprano Daniela Cappiello e la pianista Renata Nemola; il montaggio audio-video è curato da Paolo Falasca.
Gli incontri si svolgeranno, sempre alle 17, presso il Teatro Biagi D’Antona di Castel Maggiore  (Via G. La Pira 54).
L’ingresso è libero e gratuito.

Queste le parole con cui Cremonini spiega la storia da cui nasce “L’ora delle Fantasie” ed introduce i Maestri che ne saranno protagonisti.

Depliant de L'ora delle FantasieI gloriosi figli del Reno al Loggione del Bibiena: quando dalle campagne il popolo accorreva alle storiche prime del Teatro Comunale.
Alla vigilia delle celebrazioni per i duecentocinquant’anni dell’inaugurazione della splendida sala del Teatro Comunale di Bologna (avvenuta il 14 maggio 1763 con l’opera Il trionfo di Clelia di Christoph Willibald Gluck), progettata dal celebre architetto e ingegnere teatrale Antonio Galli Bibiena, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Castel Maggiore ha deciso di ricordare gli assidui e impervi pellegrinaggi attraverso gli argini del nostro fiume Reno compiuti dai “figli delle campagne” della provincia bolognese, per accorrere, nell’autunno del 1871, alle recite (ben diciotto) del Lohengrin di Richard Wagner.
Ma ecco cosa accade veramente in quel periodo?
La partenza di Rossini, avvenuta nel 1851, rappresenta per Bologna, già celebrata “città musicale”, la fine di un’epoca nella propria storia culturale e l’apertura di una crisi; crisi che, grazie all’intuito dell’allora sindaco Casarini e del Mariani, direttore d’orchestra stabile del Comunale, con la scelta wagneriana, muta in smania di novità e desiderio di fare di Bologna la capitale musicale d’Italia e addirittura d’Europa, dopo Parigi.
Bologna diviene la prima città d’Italia ad ospitare e acclamare un’opera del Maestro tedesco, ribattezzato dagli stessi Bolognesi: “Il Maestro dell’avvenire”.
Tra i più assidui sostenitori di Wagner le cronache dell’epoca riportano in coro la frase in dialetto: “Trop curt! Trop curt!” (Troppo breve! Troppo breve!) pronunziata a squarciagola da uno spettatore dopo un interminabile duetto. Anche il grande Giuseppe Verdi è presente (anche se in gran segreto) all’esecuzione e fa numerose annotazioni sullo spartito che ha portato con se.

L’immagine di scena è stata presa qui

“Miserere” per il portico di San Luca

Qualche settimana fa è stato presentato a Bologna il video del brano “Miserereper il restauro del portico di San Luca, versione del celebre pezzo di Bono e Zucchero, portato al successo dal cantautore emiliano e dal maestro Luciano Pavarotti, interpretato dal tenore Cristiano Cremonini accompagnato da Teo Ciavarella e Felice del Gaudio.

Nel video, di cui abbiamo sostenuto la realizzazione, Cremonini interpreta ovviamente il ruolo che fu del maestro Pavarotti, mentre nella parte di  Zucchero si alternano le voci di tanti giovani artisti bolognesi.

Il brano “Miserere” è inserito nel cdQuelli di Bologna – Per il Portico di San Luca“, lavoro frutto della generosità di tanti artisti bolognesi tra cui, accanto a quelli già citati, compaiono i nomi di Andrea Mingardi, Gaetano Curreri, Iskra Menarini, Freak Antoni, che hanno interpretato le venti cover.

L’opera, infatti, è stata realizzata per promuovere una raccolta di fondi per il restauro di un monumento simbolo di Bologna che, per la sua imponenza, richiede costanti e costosi lavori di manutenzione. Il cd da settembre tornerà ad esser messo in vendita con il Resto del Carlino e l’intero ricavato sarà devoluto al Comitato per il restauro del Portico di San Luca.

Copertina del video Miserere per San Luca, Cristiano Cremonini

Per gi appassionati del bel canto segnaliamo che il 4 agosto il tenore Cremonini *, accanto alla soprano Tiziana Quadrelli, sarà protagonista della serata “Note d’estate a Trasasso. (* Cremonini sarà sostituito dal tenore Andrea Parmeggiani)

[Il video e l’immagine sono ripresi, rispettivamente, dal canale YouTube e dal sito ufficiale di Cristiano Cremonini]

Roberto Villani: vi racconto come è nato “Vasco in 3D”

Il nostro collega Roberto Villani, fotografo ufficiale di Vasco Rossi, ci regala il racconto di come è arrivato a realizzare il primo servizio fotografico tridimensionale al mondo di un concerto rock.
L’ottimo risultato portato a casa da Roberto con questa esperienza pionieristica dietro una Reflex  3D ancora da testare, oltre ad esser diventato un bel libro fotografico (Vasco Live Kom 3D),  lo vedrà  anche protagonista della prima mostra dedicata al Blasco, a Bologna dall’8 giugno al 15 luglio 2012.

In tanti mi chiedono come riesca a conciliare l’attività di  ragioniere di banca,  dedito con passione e  profitto alla propria attività impiegatizia, a quella più trasversale di  fotografo ufficiale  della più influente e trasgressiva  rockstar italiana di sempre, simbolo universale della Vita Spericolata.
Non nego di essermelo domandato più volte  anch’io ad ogni vigilia di tour a cui ho lavorato, senza però trovare una risposta adeguata; forse c’entra il fatto che è un ragioniere anche lui,  ma in fondo non penso sia questa la spiegazione.

Sta di fatto che è dal 1993 che il sottoscritto ha incrociato la sua strada con quella di  Vasco Rossi  e da quel momento lo seguo come un’ombra sul palco in ogni data dei suoi tour in Italia e all’estero, sul set dei  video e in ogni sua apparizione pubblica e privata,  scattando milioni di foto, molte delle quali sono diventate delle vere e proprie immagini icona nella carriera e nella discografia del “Blasco nazionale”.

Mi è capitato di trovarle esposte in bella mostra in Piccadilly Circus a Londra, come in Alexander Platz a Berlino e sui manifesti del Teatro La Scala di Milano, ma anche in location meno nobili ma pur sempre originali,  come sulla fiancata di un Tir giallo sfrecciante sull’autostrada  A1, o sotto forma di un murales in  Piazza del Plebiscito a Napoli.

Quando alla vigilia del “Vasco Kom Tour 2011, precisamente una sera di maggio dell’anno scorso,  alle prove generali ai Pieve di Cento, il suo manager  mi commissionò, oltre al consueto fotoreportage sul tour, anche una serie di date da documentare attraverso  foto tridimensionali pensavo scherzasse o, quanto meno, avesse sbagliato interlocutore.
I motivi del mio sbalordimento erano due: innanzitutto, non possedevo  macchine fotografiche professionali adibite a realizzare questo tipo di foto; in secondo luogo, non esistevano e ritengo non esistano ancora sul mercato mondiale macchine reflex professionali che producano  immagini in 3D, a parte qualche compattina da grande distribuzione o da premi a punti di qualche compagnia petrolifera.
Credetemi, mi si gelò il sangue! Come potevo realizzare queste  foto senza l’attrezzatura adatta, che non potevo né comprare né noleggiare considerato che non era ancora commercializzata?

Quando ho esposto il mio problema, la soluzione si è rivelata apparentemente semplice: Vasco, o chi per lui, ha chiesto l’attrezzatura. Dopo poco ad Ancona, sede della prima data del tour, una  famosa marca  mi fa arrivare appositamente dall’Olanda un prototipo di macchine fotografiche per foto 3D da testare.
Più precisamente si trattava di due fotocamere reflex manuali identiche collegate da una staffa metallica, senza istruzioni ma con quattro appunti alfa/numerici  scritti a mano, con cui si potevano realizzare esclusivamente foto a monumenti in pieno giorno, con cavalletto.
Meraviglioso! Io dovevo fotografare un concerto rock di sera con soggetti in movimento, luce artificiale,  senza cavalletto  e, dettaglio più critico, senza la possibilità di vedere le foto che realizzavo, in quanto le prime  foto venivano montate in 3D  nella sede europea di questa famosa casa, in Olanda, e solo in seguito sarebbero state montate più comodamente a Padova.

Stavo rischiando di bruciare  vent’anni di lavoro e di  stima incondizionata da parte di Vasco, per realizzare un servizio che nessuno prima di allora aveva mai realizzato; neanche gli U2 , i Rolling Stones o Madonna avevano mai chiesto ai loro rispettivi fotografi di realizzare  quello che Vasco pretendeva da me, ovvero le prime fotografie tridimensionali al mondo di un concerto rock;  nel suo ego di artista doveva essere ovviamente il “suo” concerto ad essere il primo.

Sono seguite le notti insonni in albergo, dove mi mettevo davanti allo specchio cercando di capire come, muovendo le due macchine orizzontalmente sulla staffa, si potessero scattare immagini perfettamente sovrapponibili per creare l’effetto tridimensionale.

Nei miei calcoli dovevo tener conto del fatto che, essendo il soggetto in movimento, la profondità di campo cambia continuamente, oltre a decine di altre variabili tecniche che non sto qui a dettagliare.

Tra paranoie, crisi di nervi, voglia di mandare tutti a quel paese ma sorretto dalla volontà e dall’ambizione personale di voler  essere il primo fotografo a realizzare queste foto, arrivano le date di Milano: due concerti con tutto esaurito da mesi,  che non permettevano il minimo errore, essendo San Siro il tempio storico del rock di Vasco.
Ero consapevole che sia a lui che a tutto il suo staff  interessavano particolarmente le immagini di quei concerti.


Quando, il giorno prima dei due concerti conclusivi di Roma, finalmente riesco a vedere per la prima volta il mio lavoro e le foto realizzate ad Ancona, Mestre e Milano tiro un sospiro di sollievo: grandi errori ad Ancona, discreti miglioramenti a Mestre, ottimo lavoro a San Siro.
Ero riuscito a domare e a dialogare con quelle due macchine infernali, riuscendo così in quello che Vasco, attraverso il suo manager, mi aveva chiesto: voleva essere il primo artista ad avere un portfolio fotografico in 3D e l’aveva ottenuto.
Sotto la supervisione dell’agenzia Chiaroscuro e di Vasco stesso, 40 di queste immagini sono finite sul libro fotografico ” Vasco Live Kom 3D“, edito da Pendragon  e a giugno 2012, per un mese,  saranno oggetto, insieme ad altre immagini che ho scattato durante il Kom Tour 2011 e il tour europeo del 2010, di una  mostra fotografica  esposta a Bologna presso le prestigiose sale di Palazzo Isolani.

Missione compiuta!

 

Un pallone e uno Psyco tour per Samuele Bersani

Antonella per il nuovo post della sua rubrica musicale ci trasporta nel mondo pieno di ironia e poesia di Samuele Bersani, artista raffinato e sensibile, che festeggia quest’anno i vent’anni di carriera  (qui tutti gli altri post pubblicati).  

Un inizio di anno piuttosto intenso per Samuele Bersani: in febbraio, la partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Un Pallone“, che gli è valsa la vittoria del premio della critica; sempre in febbraio, l’uscita del nuovo album, “Psyco – 20 anni di canzoni“, e tra la fine di mMrzo e l’inizio di Aprile la partenza dell’omonimo “Psyco Tour, che nelle prossime settimane lo porterà in giro per i teatri d’Italia, ed in particolare il 19 aprile al Teatro delle Celebrazioni di Bologna.

Probabilmente è corretto pensare che Bersani abbia una particolare predilezione per gli anniversari importanti.
Così come nel 2002, per festeggiare i primi 10 anni di carriera del cantante era uscito “Che Vita!“, una raccolta dei suoi più grandi successi di quel periodo, quest’anno è la volta di “Psyco – 20 anni di canzoni“, altro best che raccoglie tutto il meglio della sua produzione dal 1992 ad oggi con in più due inediti, la sanremese “Un Pallone” e la title track “Psyco“.

Vent’anni dal debutto vuol dire vent’anni dall’uscita di “Il mostro“, quella canzone che tanto colpì Lucio Dalla facendogli credere, a giusta ragione, nelle capacità di quel giovanissimo ventenne cantautore, e vent’anni dall’uscita di “Chicco e Spillo“, album di debutto trainato dal singlo che all’epoca ebbe un ottimo riscontro in tutte le radio.

Bersani è un cantautore molto particolare, raffinato e sofisticato in certi pezzi, con testi forse “difficili” da interpretare ma lirici, poetici: ricordiamoci ad esempio della bellissima “Giudizi universali”, premiata nel 1998 con il “Premio Lunezia” come miglior testo letterario, o dell’altrettanto bella “Replay” (canzone d’amore, ma per nulla sanremese) quinta classificata al festival del 2000, dove ha vinto anche il premio della critica Mia Martini, di “Cosa vuoi da me” oppure di “Spaccacuore“, reinterpretata anche da Massimo Ranieri e da Laura Pausini.
Ma la capacità di mettere tanta poesia in certi testi non gli preclude e non gli fa disdegnare l’uso di melodie al limite della filastrocca che rimangono in testa anche a distanza di anni (scommettiamo che tutti voi mi riuscireste a canticchiare il ritornello dei coccodrilli che vengono fuori dalla doccia o del mercatino dei Freak e del progetto di esportare la piadina romagnola?) e, nonostante tutto, non scadono mai nella banalità o nel semplicismo, sorretti sempre da una immancabile dose di ironia.

Questo stesso discorso vale per “Un Pallone: anche questo brano è estremamente orecchiabile, con un ritornello molto cadenzato che vi troverete a canticchiare dopo due o tre ascolti. Poi però viene da riflettere un po’ sul testo: trovo molto bello decidere di raccontare la voglia di ciascuno di noi di intraprendere una libera discesa verso i nostri sogni e le nostre aspirazioni, che troppo spesso però viene interrotta dalle difficoltà della vita, attraverso la storia di un pallone che ha voglia di rotolare libero, e che riesce a farlo finché la sua corsa non viene fermata da una scheggia di vetro che lo buca.
Infine “Psyco, altro inedito del disco. Non voglio mettermi a fare grandi interpretazioni testuali: posso solo dirvi che a me sembra intanto una canzone molto bella, che racconta di quando si arriva a un certo punto nella propria vita in cui ci si ferma per cinque minuti, ci si guarda dentro, si guarda indietro, rendendosi conto di dove si è arrivati e con chi, e capendo come sia necessario ritrovare una forma di convivenza reale con il mondo e con la realtà oltre che con le nostre fragilità.

Un ultimo accenno, che mi sta particolarmente a cuore: mi piace ricordare che nel 2007 Samuele Bersani è stato anche premiato da Amnesty International per la canzone “Occhiali Rotti, dedicata a Enzo Baldoni, reporter rapito e barbaramente ucciso in Iraq nel 2004, e che nel 2009 ha fatto parte del gruppo di artisti che hanno inciso Domani-21/04/2009, per le vittime del terremoto in Abruzzo.
Questo per dire che è bello trovare dietro l’artista anche una persona con sensibilità verso il prossimo e verso il mondo oltre che verso la musica.

Per un cantautore così particolare, e perché no, speciale, che decide di invitare il suo pubblico per festeggiare insieme vent’anni di carriera e di canzoni, la scelta del teatro diventa la location più naturale, un posto dove raccontare da vicino storie vecchie e nuove, sempre attuali e sempre vicine al cuore.
Buon ascolto.

 

[L’immagine è stata presa dal sito ufficiale di Samuele Bersani www.samulelebersani.it]

Il ritorno al “sud” di Fiorella Mannoia

Il nuovo post della rubrica musicale curata dalla nostra Antonella è dedicato ad un’intensa e raffinata interprete che con intelligenza, delicatezza e grande sensibilità ha saputo imporsi nel panorama della musica d’autore italiana ma non solo. Un’artista ed una donna che non dimentica mai di fare del suo volto, della sua voce e della sua musica un veicolo di solidarietà e sensibilizzazione all’impegno sociale e civile (qui tutti gli altri post pubblicati).

Ritorna live qui a casa nostra, il 23 marzo a Bologna ed il 17 maggio a Ferrara, una delle interpreti più amate della musica italiana.
Fiorella Mannoia sarà in concerto al Paladozza a Bologna ed al Teatro Comunale di Ferrara con il suo nuovo tourSud“, partito solo qualche giorno fa da Porto San Giorgio, dopo l’uscita dell’omonimo nuovo album a gennaio di quest’anno.

Fiorella MannoiaÈ un’artista che non rifiuta mai il contatto con il pubblico, anzi, lo cerca costantemente e lo vive fino in fondo.
Non è raro durante i suoi concerti vederla ballare, interagire con i propri fans, coinvongerli dall’inizio alla fine dello spettacolo, che diventa una vera e propria festa di musica, di emozioni e di allegria.
E quale occasione migliore dell’uscita di un nuovo disco per inaugurare un nuovo tour, in giro per l’Italia che percorrerà tutta da nord a sud, e per abbracciare idealmente ancora una volta tutte le persone che la seguono e amano la sua musica?

Fiorella è un’artista particolare, una figura probabilmente unica tra le interpreti di oggi; la sola ad essere riuscita così tante volte, e così bene, a interpretare canzoni scritte dai più grandi cantautori italiani, come Fossati, Ruggeri, Silvestri, Bersani, De Gregori, Vasco Rossi e molti altri. E che spesso ha saputo farci riscoprire la bellezza di paesaggi lontani, a nord e a sud del nostro mondo: paesaggi di freddo e di nebbia, ma anche di paesi caldi, pieni di sole e spesso, troppo spesso, pieni di contraddizioni e di sofferenza.

Fiorella MannoiaC’è tutto questo dentro Sud.
Ci sono canzoni come “Quando l’angelo vola“, dedicata a Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso assassinato nel 1987 per essere stato il primo ad avere avuto il coraggio di ribellarsi allo strapotere delle multinazionali straniere; “Se solo mi guardassi“, il primo testo scritto dalla Mannoia su musiche di Ivano Fossati e Paolo Buonvino, dedicato agli stranieri in Italia, tutte quelle persone che centinaia di volte al giorno vediamo vivere nelle nostre città senza mai guardarle veramente; “Luce“, scritta da Luca Barbarossa, un brano che ha come tema portante la compassione che si apre con il canto del palestinese Faisal Thaer; “Quanne Vuo Bene“, con testo di Titina de Filippo, dedicata a Napoli; “Non è un film“, cantata insieme al rapper Frankie Hi-Nrg ed al cantante senegalese Natty Fred; “Torno al sud“, la versione italiana di “Vuelvo al sur” di Astor Piazzolla.
È un viaggio in lungo e in largo per il sud del mondo, passando per il sud d’Italia, rappresentato dalle strade e dai colori di Napoli.
E durante il viaggio, il sud ci parla e si racconta, cerca riscatto e giustizia attraverso le sue storie, alle quali la Mannoia presta la propria voce.
Ancora una volta, è riuscita a regalarci un album che racconta di verità e di vita, dando alla musica un senso ed una funzione che troppo spesso passa in secondo piano: quella di farci conoscere e vedere aspetti della realtà davanti ai quali è molto più facile chiudere gli occhi.

E sono sicura che a chi andrà a vederla dal vivo, ancora una volta regalerà buona musica e tante, tante emozioni.

[Le foto sono prese dal sito ufficiale di Fiorella Mannoia]