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La cultura del risparmio si semina a scuola

Dal 1924, ogni anno, il 31 ottobre la Giornata Mondiale del Risparmio richiama la riflessione su un comportamento individuale, ma anche sociale, nella gestione delle risorse finanziarie prodotte o di cui si dispone e e sulle relative conseguenze delle scelte effettuate.

Prendendo spunto da questa giornata, abbiamo attivato un progetto “pilota” di rieducazione al risparmio che sperimenteremo con le classi delle tre scuole medie di Bologna e provincia coinvolte nel nostro progetto di educazione cooperativa Che facciamo, cooperiamo? per poi portarlo anche in altri istituti del territorio.
A
ttraverso varie attività educative e didattiche, realizzate nel corso dell’intero anno scolastico, con la collaborazione dei professori, cercheremo di stimolare i ragazzi a ragionare sul valore dei soldi e sulla regola che il miglior investimento è il risparmio (per realizzare un progetto futuro più importante, per superare un momento di difficoltà, ecc.).
L’obiettivo è quello da un lato di fargli riscoprire l’importanza un atteggiamento oculato ma positivo che le nuove generazioni, sull’esempio di genitori ed adulti in genere, stanno perdendo. Allo stesso tempo vogliamo iniziare a far capire ai giovani il potere che hanno in mano nel momento in cui hanno dei risparmi e come, scegliendo di investirli in un modo piuttosto che in un’altro possono esprimere un vero e proprio voto, ovvero premiare ciò che si ritiene buono (per se o per gli altri) o penalizzare ciò si ritiene non positivo.

I dati ci dicono che le persone fanno sempre più fatica a risparmiare:  solo il 28% degli italiani dichiara di esser riuscito nel 2011 ad accantonare parte del reddito prodotto e, nonostante il nostro Paese sia sempre stato caratterizzato da una forte propensione al risparmio, la tendenza dell’ultimo triennio vede diminuire significativamente tale percentuale (sondaggio Ipsos 2012 realizzato per ACRI – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio)

Quello che le statistiche non ci dicono però, salvo riportarlo come causa della crisi e della contrazione dei redditi familiari, è perché sta avvenendo questo; allo stesso modo non viene data nessuna informazione sugli aspetti qualitativi del risparmio, ovvero cosa sosteniamo con le nostre scelte?

Di fronte una società che, in generale, tende a consumare e bruciare risorse, anche finanziarie, e ad offrire  questo comportamento come modello da seguire, riportare l’attenzione sul tema del risparmio riprendendone significati e valori originari sembra oggi particolarmente urgente.

Se è vero che questo quadro è frutto di un approccio culturale che non ha mai dato, nonostante le indicazioni costituzionali ( “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme “art. 47, primo comma), la giusta importanza ad un’educazione finanziaria che garantisse alle persone di sviluppare comportamenti consapevoli anche nella gestione del risparmio, forse occorre proprio ripartire dalla scuola.

Il tema della Giornata 2012 ci dice che “La sfida della ripresa poggia sul risparmio“; noi aggiungiamo che questa sfida si basa più che altro sulla cultura del risparmio e sulla consapevolezza del risparmiatore, tanto del valore del risparmio che delle scelte di investimento dello stesso, affinché si metta in moto una ripresa che vada nella direzione della sostenibilità, portandosi dietro l’affermazione di un nuovo paradigma economico,  sociale e culturale di riferimento.

Nelle prossime settimane avremo modo di vedere cosa ne pensano i nostri studenti e magari scopriremo che loro hanno già capito quale sia la strada da prendere.

Banca & digitale: relazione ed operatività bancaria on line

Dall’ultimo numero della nostra rivista Notizie EmilBanca, appena pubblicata, vi proponiamo l’intervista al collega Luigi Caniato, Responsabile della struttura Banca Telematica e referente del progetto che ha  portato la nostra Bcc ad essere la prima Banca locale a disporre di un conto, attivabile e gestibile, completamente on line.
Con lui Filippo Benni, autore dell’articolo, ha approfondito il tema della relazione tra banca e cliente attraverso il Web e cercato di dare le informazioni rilevanti su come funzionano e quali sono le peculiarità dei servizi che permettono di gestire l’operatività bancaria direttamente on line
.

Nell’era digitale anche i conti correnti si spostano sul web.
Niente più corse allo sportello per le ultime scadenze del mese; basta cercare parcheggio davanti all’agenzia, fare salti mortali per mettere d’accordo le proprie esigenze (e spesso quelle dei propri figli) con gli orari d’apertura degli sportelli: oggi si fa tutto da casa.

Dai bonifici al pagamento delle bollette, dagli F24 al controllo immediato del proprio saldo, con tanto di lista movimenti sempre aggiornata. E anche per l’apertura non serve spostarsi dal divano.
Dalla fine del mese di maggio anche Emil Banca ha lanciato una linea di conti correnti solo on-line e già da tempo ha messo a disposizione della clientela un moderno ed intuitivo servizio di home banking.
Con Luigi Caniato cerchiamo di capire il grado di sicurezza, le opportunità e le differenze tra questi nuovi prodotti bancari e quelli tradizionali.

Innanzitutto, che cos’è un conto on-line?
Non è altro che un classico conto corrente che permette la completa operatività, compresi bancomat e carta di credito, in assoluta autonomia, senza la presenza fisica del correntista in filiale. Più o meno come l’home banking, ma nel caso dei conti on-line anche l’apertura del rapporto banca-cliente avviene in internet.

Come si fa ad aprire un conto corrente on-line?
La richiesta di attivazione viene effettuata collegandosi al sito della banca, nel quale si prende visione dell’offerta, si digitano i propri dati, si scarica la documentazione contrattuale che poi va inviata all’istituto presso il quale si è deciso di aprire il rapporto.
Poi bisogna farsi identificare. Nel nostro caso ci sono due possibili strade: tramite l’invio di un semplice bonifico oppure recandosi presso una nostra filiale.

Quali vantaggi, quali svantaggi e a chi si rivolgono i conti correnti on-line?
La comodità è il vantaggio più evidente. In più, spesso le condizioni e i costi dei conti on-line sono più vantaggiosi di quelli dei conti tradizionali.
Il conto on-line di Emil Banca, per esempio, offre l’opportunità di avere zero spese per la maggior parte dei servizi, compresi i bonifici e i prelievi di contante in qualsiasi bancomat in Italia.
Ma va compreso che i conti on-line sono destinati a chi lavora molto sul web e non ha necessità di recarsi spesso in filiale per versare contanti o assegni, o per avere consulenze su titoli e fidi. Questo tipo di servizi, a chi ha un conto solo on-line costa generalmente di più rispetto a chi ha un rapporto tradizionale.

Chi ha un conto on-line può comunque andare in filiale per esigenze particolari?
In genere sì, anche se i costi dei servizi, come detto, si alzano.
Inoltre, molto dipende dal’Istituto di credito con cui è stato aperto il conto on-line: ci sono banche presenti solo sul web o che in Italia non hanno filiali. O che quando le hanno sono solo in pochi grandi centri.
Nel caso delle 
nostre proposte web, abbiniamo la comodità del conto on-line alla presenza capillare della nostra rete sul territorio, supportata dal nostro servizio di assistenza.
L’importante, come per ogni altro prodotto bancario, è avere chiare le proprie esigenze e scegliere di conseguenza.

Qual è il grado di sicurezza dei conti on line?
La sicurezza è massima: i dati sensibili per la richiesta di apertura non sono intercettabili in quanto crittografati, e gli accessi al proprio conto avvengono solo facendo uso di sistemi tecnologici di ultima generazione.
Nel nostro caso, ci sono ben tre tipi di password: quella d’accesso, che viene richiesta ad ogni ingresso e cambia ogni 90 giorni, quella dispositiva, che viene chiesta quando si fanno bonifici o pagamenti, e quella dinamica, legata ad uno strumento (token) che genera una password sempre diversa ogni volta che si accede al conto.

Che differenza c’è tra un conto on-line e l’home banking?
Il conto corrente on-line è un prodotto bancario, con i sui costi e i sui servizi.
L’home banking è un servizio a disposizione dei clienti che hanno già un conto corrente.
A parte l’apertura, attraverso 
l’home banking si hanno le stesse possibilità del conto online, ma i costi sono legati al proprio rapporto con la banca

Risparmiare qualcosa tutti i mesi: come posso fare ?

Mirko, giovane Direttore di una nostra filiale che cura questa rubrica, ci parla di alcune forme semplici di risparmio, per fare in modo che, pensando al nostro futuro personale o familiare,  possiamo mettere da parte  una quota della ricchezza che produciamo per realizzare i nostri progetti (qui , quiqui  e qui gli altri suoi post ).

Di questi tempi è certamente difficile vedere i propri risparmi aumentare: il costo della vita negli ultimi anni è sempre aumentato e mettere da parte un po’ di soldi per far fronte ad eventuali esigenze o progetti futuri è più complicato rispetto a qualche anno fa.

In passato, per risparmiare si usavano forme semplici, ma molto diffuse, come il salvadanaio nel quale si conservavano fisicamente piccole somme di denaro risparmiate giorno dopo giorno. Una volta raggiunta una cifra “significativa”, o la si spendeva o si andava a depositare in Banca, in un altro classico strumento di risparmio, il libretto di deposito (il cosiddetto librettino).
Il libretto di deposito, oggi ancor presente anche se meno diffuso per i diversi limiti operativi che lo riguardano, è di due tipi: al portatore o nominativo.
L’attuale normativa prevede che il libretto di risparmio al portatore (si chiama così perché chiunque ne è fisicamente in possesso può disporre delle somme depositate) debba avere un saldo inferiore ai 1.000 euro.
Il libretto nominativo (che può essere utilizzato solo dagli intestatari e dai loro delegati), invece, non ha limiti di saldo.
Con i libretti le somme sono sempre a disposizione e la banca corrisponde ai risparmiatori degli interessi periodici su quanto versato.

Lo strumento più moderno per accantonare delle piccole cifre regolarmente è il piano d’accumulo (PAC): il PAC è l’ideale per crearsi un capitale attraverso cui in futuro si potrà dar vita ad un progetto personale o famigliare.
Prima di sottoscriverlo, dovrete scegliere la linea d’investimento più adeguata al vostro profilo di rischio, dalla più prudente (fondi obbligazionari), alla più dinamica (fondi azionari), ovviamente affidandosi al proprio consulente.
Una volta attivato il PAC, ogni mese (o con cadenze diverse se volete) verrà automaticamente prelevata dal vostro conto corrente la cifra concordata, anche solo 50 euro.
Una volta abituati a privarsi di quella piccola somma, non vi accorgerete nemmeno di stare risparmiando.

Nel caso vi servano subito i vostri risparmi, in pochi giorni potrete disporre sul vostro conto corrente di tutta la cifra già accantonata, o anche di una sola parte.
Nel caso invece in cui vi capiti un’entrata straordinaria di denaro, potrete effettuare versamenti aggiuntivi rispetto a quelli pattuiti aggiungendo altro risparmio a ciò che avete già accumulato.
I PAC sono molto flessibili e permettono anche di interrompere o cambiare l’importo dei versamenti periodici così come la cadenza dell’addebito. Si può, per esempio, passare da 50 euro a 100 euro versati ogni mese o viceversa, oppure scegliere di versare 200 euro ogni due mesi.

Le somme accantonate con un piano di accumulo possono essere utilizzate per acquistare quote di fondi comuni d’investimento, pertanto i vostri risparmi vengono cumulati con quelli degli altri risparmiatori. Ogni quota avrà un valore attribuito di mercato, detto NAV, che varia di giorno in giorno e che quindi esprimerà il valore del vostro “gruzzoletto”.
Una figura professionale (gestore), dipendente di una società di gestione del risparmio (SGR), effettuerà compravendite di titoli, a seconda del o dei fondi che avete prescelto, garantendovi un monitoraggio ed una gestione delle cifre amministrate di alto livello.
Spesso i PAC sono utilizzati anche per re-investire le cedole maturate sui titoli obbligazionari presenti nel proprio portafoglio, o rendite come ad esempio gli affitti percepiti.
Il PAC, infine, può essere acceso anche su forme assicurative che, pur avendo la stessa finalità, presentano caratteristiche differenti a seconda delle condizioni di polizza (es. capitale garantito a scadenza, minimo di rendimento garantito).

Parliamo un po’ di azioni

Mirko, giovane Direttore di una nostra filiale che cura questa rubrica, dopo aver parlato delle obbligazioni cerca di spiegare in modo semplice cosa sono le azioni  per essere più consapevoli quando ci vengono proposte come strumento di investimento (qui , qui e qui gli altri suoi post ).

Le azioni sono strumenti finanziari che hanno caratteristiche differenti rispetto alle obbligazioni affrontate nel mio post precedente.
Infatti, l’azione è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società.

Le società, e quindi le relative azioni, possono o meno essere quotate su mercati regolamentati (es. Borsa).
Dunque, non tutte le società sono quotate in borsa (un esempio sono proprio le Banche di Credito Cooperativo come Emil Banca) e, di conseguenza, in questi casi non si vede oscillare il prezzo di ogni azione per effetto degli scambi sul mercato (di questo sono esempio infatti le azioni del credito cooperativo detenute dai soci).

Chi acquista azioni di società quotate in borsa deve metter in conto un’oscillazione dei prezzi di mercato (e di conseguenza un maggior rischio) e quindi del valore dei propri risparmi, per effetto di notizie di mercato relative alla società interessata.
Il rendimento cedolare (dividendo) di tali titoli non è affatto certo, infatti dipende anno per anno dagli utili che il consiglio di amministrazione della società decide di distribuire ai soci.

I dividendi sono calcolati definendo un valore per ogni azione da parte della società emittente: se ad esempio  questo fosse di 0,10 € per azione e si possiedono 2000 azioni , alla data di pagamento dei dividendi verranno accreditati sul conto corrente 200 € a titolo di remunerazione del capitale.

Il rendimento delle azioni, oltre che dal dividendo percepito, è dato anche dalla differenza fra il prezzo di acquisto e quello di vendita delle azioni stesse.
Se le aspettative sul futuro della società, e quindi dei dividendi, non sono rosee ci si può aspettare un calo del prezzo delle azioni possedute, che se saranno vendute potranno indurre ad una perdita, viceversa, se le aspettative del mercato sono positive (si parla chiaramente delle azioni quotate su mercati regolamentati).

Un’altro elemento di distinzione fra le azioni e le obbligazioni, è che le prime non hanno una scadenza alla quale viene garantito il rimborso del capitale.

Le tipologie di azioni più note nel regime italiano sono le azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio.
Si differenziano per una maggiore o minore tutela dell’azionista in sede di ripartizione degli utili e di rimborso del capitale (le azioni di risparmio e le privilegiate, nell’ordine, hanno precedenza rispetto alle ordinarie ) e per la possibilità che conferiscono o meno a chi le detiene i diritto ad esprimere il proprio voto nelle assemblee degli azionisti (le azioni ordinarie lo garantiscono sempre, le privilegiate solo in caso si assemblea straordinaria, quelle di risparmio non hanno diritto al voto).

Le azioni si possono acquistare tramite un intermediario (una banca), impartendo l’ordine al proprio consulente, oppure attraverso una procedura informatica di trading online, dove si agisce in autonomia dal proprio PC o palmare.

Quando una società decide di quotarsi in borsa (IPO) va a ricercare nuovi capitali, vendendo le proprie azioni al mercato, per sviluppare la propria attività: tale quotazione avviene nel mercato primario.

Una volta che la società è quotata le azioni in circolazione vengono scambiate sul mercato secondario, dove sia privati, che altri operatori acquistano o vendono i titoli. In tale contesto, sia in acquisto che in vendita è possibile fissare un prezzo limite, diverso da quello espresso dal mercato, per cercare di ottenere il miglior risultato dalla transazione, rischiando anche che l’ordine non vada a buon fine.

[Le immagini sono state prese rispettivamente qui e qui]

I rischi in materia di investimenti

Mirko, giovane Direttore di una nostra filiale che cura questa rubrica, ci parla dei rischi da tenere in considerazione quando si investe per evitare brutte sorprese (qui e qui gli altri suoi post ).

Il concetto di rischio in materia di risparmio, soprattutto negli ultimi mesi, è frequente oggetto di domande da parte degli investitori.
Quasi tutti i giorni, infatti, mi confronto con l’ansia dei clienti per i propri risparmi, espressa attraverso l’idea che, in un periodo storico davvero complesso e delicato come quello attuale, si possa passare in un attimo dalla totale tranquillità alla catastrofe, perdendo totalmente i propri soldi. A questo proposito ricordo sempre loro che le probabilità di tale perdita,  a meno che non siano stati investiti tutti risparmi in solo strumento con grado di rischio elevato, sono davvero basse ( vedi anche “I miei risparmi sono al sicuro?”).

Ho pensato quindi, che per offrire ai risparmiatori qualche strumento d’orientamento in più , potesse essere utile riassumere i rischi più comuni dei quali tener conto quando si devono fare scelte di investimento.

Questi rischi da conoscere per avere una maggiore consapevolezza sui nostri investimenti:
• rischio paese: è rappresentato dalla probabilità che la situazione economica, finanziaria, sociale, politica di uno Stato, possa influenzare un determinato strumento finanziario (p. es. un determinato titolo azionario emesso da una società italiana in florida salute, che perde valore, principalmente perché è quotata sul mercato italiano); questo ragionamento vale anche per il “rischio settore economico” per quanto riguarda i titoli societari;
• rischio emittente: è relativo alla probabilità che la società o lo Stato che ha emesso un titolo, ad esempio obbligazionario, prima o all’atto del rimborso del capitale agli investitori, veda la propria situazione economico-finanziaria peggiorare. Ciò può portare nei casi meno gravi ad un leggero calo della quotazione del titolo, o una difficoltà nella sua compravendita (rischio liquidità), fino ad un rimborso tardivo, parziale o peggio un fallimento dell’emittente stesso;
• rischio liquidità: è il caso in cui vi siano delle problematiche di uno o più generi (economico, finanziario, politico, sociale, ecc.) che influenzano negativamente la facilità di poter scambiare  un determinato titolo (negoziare, compravendere); ad esempio, potremmo trovarci nel caso in cui si voglia vendere un titolo contenuto nel nostro portafoglio investimenti, ma non c’è nessun compratore in mercato;
• rischio tasso: è tipico del titolo obbligazionario a tasso fisso, che sia emesso da uno stato o una società non alcuna importanza. Se acquisto oggi un titolo con rendimento fisso, avrò probabilità più o meno elevate che nei mesi ed anni a venire il suo prezzo aumenti o diminuisca a seconda dell’andamento dei tassi di interesse. Tale rischio di oscillazione di valore aumenta tanto più quanto il titolo è di lunga durata;
• rischio cambio: se acquisto uno strumento finanziario espresso in valuta diversa dall’euro devo tener conto delle potenziali oscillazioni di valore, durante la vita del titolo o alla sua scadenza, dovute alle variazioni del rapporto di cambio fra l’euro e la valuta estera in cui è espresso.

Non dimenticate: più un investimento prospetta rendimento alto e più dovremo contemplare i rischi descritti, anche più di uno contemporaneamente!