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Una natività dal carcere per augurare buone feste

IMG_6407Quest’anno abbiamo voluto affidare il nostro messaggio augurale per le feste natalizie ad  alcune opere frutto di un progetto che ha visto protagonisti i detenuti della Casa Circondariale di Ferrara.

Nella struttura il pittore Raimondo Imbrò, socio della Banca, realizza come volontario dei laboratori artistici, utilizzando spesso il retro delle nostre vecchie locandine; lo abbiamo coinvolto proponendo di far affrontare ai detenuti il tema della natività: nel poco tempo a disposizione, a partire da alcune litografie appena accennate, sono state realizzate tantissime opere reinterpretate e arricchite del contributo pittorico di ognuno di loro.

È nato così un augurio che parla di errori e di possibilità di riscatto, di apertura verso gli esclusi, di vicinanza nei confronti dei più deboli; un messaggio che speriamo faccia arrivare lo spirito di solidarietà con cui vorremmo che nelle nostre comunità fosse vissuto il nuovo anno.

In questa pagina presentiamo una selezione delle opere realizzate e, di seguito, riportiamo le parole che il nostro socio ha voluto condividere per raccontare questa esperienza e la speranza che, in generale, accompagna la sua attività all’interno della struttura carceraria della città estense.

 

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I detenuti del Casa Circondariale di Ferrara che partecipano ai corsi di disegno, storia dell’arte e pittura,  che conduco all’interno della struttura, si sono prodigati nell’esecuzione di un tema impegnativo e spirituale come è la natività  di Nostro Signore.

Per raggiungere un obiettivo così coinvolgente, affrontato dai più grandi artisti di tutti i tempi, il nostro ho eseguito le matrici di 5 immagini rappresentanti il soggetto, ricavandone delle litografie appena accennate alle quali i detenuti hanno aggiunto il proprio contributo pittorico.

Sono nate così delle vere e proprie opere d’arte, ognuna delle quali racconta una storia personale fatta di errori, deviazioni e reati che hanno condannato alla detenzione persone da allontanare ed escludere dalla società “per bene”.

La vera pittura da sempre è stata considerata linguaggio universale, usato per raccontare storie, vicende e parabole senza bisogno di interpreti o storici.
Le immagini sono pagine di storia illustrata, il colore è il sentimento, l’amore o il dolore che le accompagna.

Difficilmente una persona privata della libertà, della propria dignità che ha la consapevolezza di aver coinvolto con la sua condanna tutte le persone a lui care può trovare le parole per esprimere i suoi sentimenti, le angosce e i rimorsi che lo accompagnano nelle lunghe notti insonni.
Come sempre accade, impastando e stendendo i colori, ci si riappropria di una spontaneità di raccontarsi, di esternare i sogni, gli incubi che attanagliano la propria coscienza.

Di fronte e questi dipinti ognuno di noi è sottoposto al proprio esame di coscienza, che facilmente lo allontanerà dalla presunzione di giudizio e condanna che quotidianamente lo eleva al di sopra delle parti.
È sempre bello vedere la trasformazione del “brutto anatroccolo” in un cigno, l’apprezzamento e l’interessamento di ognuno di noi è un contributo fondamentale all’ottenimento di tale miracolo.

(Raimondo Imbrò)

 

La Pimpa scende in piazza per aiutare le comunità rurali del Mozambico

Il cuore di Bologna ospita ancora un grande evento di arte e solidarietà promosso da Cefa Onlus per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui milioni di persone poverissime che, ancora oggi, in tutto il mondo, non hanno accesso al cibo: il 15 ottobre Piazza Maggiore si riempie di piatti In the name of Africa, con l’obiettivo concreto di aiutare le comunità rurali del Mozambico ad affrancarsi dalla fame e di lanciare due messaggi per sconfiggere questo problema ancora drammaticamente attuale:

  • ridurre gli sprechi alimentari
  • sostenere lo sviluppo agricolo nei paesi del Sud del Mondo

Sabato, anche Emil Banca sarà in piazza accanto ai volontari del Cefa e a chi vorrà unirsi per far sentire la propria solidarietà: ricopriremo il crescentone di piatti bianchi vuoti e daremo vita a un evento di pixel art facendo apparire diverse immagini che raccontano il significato e l’obiettivo della giornata.

Inthenameofafrica

Dopo i cinque anni trascorsi al fianco del Cefa per Tu dove sei?, la nostra Bcc conferma il proprio sostegno all’iniziativa lanciata dall’Ong bolognese in occasione in della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2016; insieme all’Associazione per la promozione di Ethical Banking abbiamo realizzato una nuova edizione del piatto del buon ricordo per raccogliere fondi da impiegare in progetti di sviluppo centrati sulla formazione agricola e la nascita di cooperative comunitarie di produzione.

Protagonista del piatto di quest’anno è la Pimpa, personaggio nato quarant’anni fa dalla mano di Altan, che ha generosamente donato un disegno originale creato ad hoc per In the name of Africa.
Al simpatico cagnolino dalle inconfondibili macchie rosse, amato da grandi e piccini, è affidato il compito di lanciare l‘invito a riempire i piatti delle comunità rurali del Mozambico affinché grazie alla formazione agricola possano vincere al fame.

Piatto del buon ricordo In the name of Africa 2016

 

Per avere il piatto è richiesto un contributo minimo di 25,00€; il ricavato della vendita sosterrà il AfricHandProject a favore della comunità contadina di Beira cui saranno dati gli strumenti per produrre il cibo, necessario a sfamare le proprie famiglie, in autonomia e per creare a una filiera produttiva sostenibile, che garantisca un reddito alle popolazioni locali.

Sul sito di In the name of Africa è già possibile donare per sostenere il progetto; il piatto, invece, si può acquistare in piazza il 15 ottobre e, dopo l’evento, rivolgendosi alle filiali di Emil Banca o al Cefa.

 

Terremoto Ecuador: la ricostruzione parte puntando sulla formazione al lavoro

Il Fepp, nostro partner in Ecuador, ci manda un aggiornamento su quanto fatto  per aiutare le comunità più colpite a due mesi e mezzo dal sisma che ha devastato il Paese andino (ne abbiamo parlato qui).
Accanto al resoconto, il presidente Bepi Tonello fa il punto sulle attività che si stanno avviando per sostenere la ricostruzione e far sì che questa fase diventi occasione per creare lavoro e opportunità future, in particolare, per i giovani.

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Prosegue l’impegno delle Bcc per a favore delle comunità dell’Ecuador e, grazie al contributo di collaboratori, soci e clienti  delle banche cooperative italiane, la raccolta di solidarietà lanciata all’indomani del terremoto ha raggiunto i 132.414 € (al 30 giugno)Queste le coordinate per donare il proprio contributo:

IBAN: IT79 S080 0003 2000 0080 0032 002
Causale: Emergenza terremoto in Ecuador

Il ricavato della raccolta, sarà interamente utilizzato dal FEPP, nelle province epicentriche di Esmeraldas e Manabí, per gli obiettivi che sono stati individuati come prioritari:
– riparazione, ampliamento e miglioramento della potabilizzazione dei sistemi di acqua di 17 comunità manabite di cui beneficeranno 2017 famiglie.
– sostegno a formazione negli ambiti legati alla ricostruzione in modo da garantire opportunità di lavoro in tale fase per i giovani e per chi ha perso tutto.

Verso la ricostruzione

Sono passati più di 70 giorni dal terremoto del 16 Aprile 2016.
Come FEPP riteniamo conclusa la tappa degli aiuti umanitari di emergenza, durante la quale più di 5˙500 famiglie terremotateFotografie-2 delle province di Manabí ed Esmeraldas hanno ricevuto vari dei seguenti prodotti: alimenti, acqua, medicine, kit di igiene, taniche e filtri per l’acqua, materassi, lenzuola, zanzariere, ecc.

Abbiamo lavorato con priorità anche per attrezzare gli spazi educativi temporanei di sei paesi: sono 52 grandi tende che permettono a 2080 bambini e

Ecuador la strada per portare gli aiuti

La strada che conduce alle comunità colpite

bambine di andare regolarmente a scuola.

Durerà un po’ di più il lavoro che stiamo facendo per formare in tema di igiene i promotori e le promotrici che prestano i propri servizi nelle comunità rurali.

FUNDER, la nostra scuola di formazione, sta per iniziare corsi di preparazione diretti ai giovani che vogliano imparare ad essere muratori, carpentieri, elettricisti, idraulici e amministratori di imprese comunitarie. In questo modo i giovani formati potranno rimanere nelle loro comunità con un salario ed essere impiegati per la ricostruzione dei beni familiari e comunitari distrutti dal terremoto.

Abbiamo studiato la situazione dell’approvvigionamento di acqua potabile di 17 comunità rurali della provincia di Manabí e 11 della provincia di Esmeraldas. In 3 di queste comunità i lavori di riparazione degli acquedotti sono conclusi. Nelle altre continuiamo a lavorare o inizieremo il prima possibile. Abbiamo ricevuto la donazione di 10 impianti per la potabilizzazione dell’acqua, che saranno installati in queste comunità.

Lo Stato sta consultando la nostra impresa sociale FEPP Costruzioni per affidarle la costruzione delle prime 148 case familiari, che dovranno essere antisismiche. In situazioni passate di catastrofi naturali il FEPP è intervenuto per costruire case con buoni risultati.

Ecuador: il ritorno a casa con gli aiuti ricevuti

Il ritorno a casa con gli aiuti ricevuti

La nostra banca “Desarrollo de los Pueblos” –banCODESARROLLO– sta applicando prodotti finanziari speciali a beneficio delle famiglie che sono state colpite dal terremoto. Bisogna mantenere viva l’economia degli agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani e commercianti, affinché loro stessi siano in grado di finanziare almeno una parte dei costi della ricostruzione delle loro case, che comincerà nei prossimi mesi.

Sentiamo che le cose si stanno muovendo e che siamo sulla strada giusta. Tutti gli aiuti ricevuti dall’Ecuador, Italia, Spagna, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svezia ed UNICEF si stanno impiegando nelle attività descritte. Possiamo contare su finanziamenti istituzionali piccoli, medi e grandi, ma ci causano allegria e commozione i contributi di persone che depositano nei nostri conti 10 o 20 dollari/euro. 
Alleghiamo alla presente i conti bancari che possono essere usati per le donazioni.

Da
ora in avanti per la ricostruzione avremo bisogno di grandi quantità di risorse, che ci aspettiamo di ricevere in buona parte dallo Stato ecuatoriano.

Ancora una volta ringraziamo di cuore le persone e le istituzioni che, grazie ai loro contributi in denaro, materiali e persone, permettono al GSFEPP di essere un segno di solidarietà e di speranza.

Bepi Tonello  (Presidente  Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio)

 

 

Emergenza terremoto in Ecuador: attiva la campagna di solidarietà delle Bcc

La terra trema e la Natura, ancora una volta, fa sentire la propria forza colpendo un’area già particolarmente fragile: questa volta è stato l’Ecuador, nella notte del 16 Aprile, a dover fare i conti con una fortissima scossa che ha devastato una vasta zona della costa e rubato la vita a diverse centinaia di persone (con un numero di vittime e feriti destinato come sempre a salire), mettendo in ginocchio centinaia di migliaia di famiglie – per lo più molto povere – che devono affrontare l’emergenza e ricostruire quel poco che avevano ottenuto con enormi fatiche.

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Il mondo del Credito Cooperativo si è subito attivato avviando un’iniziativa di raccolta fondi per rispondere all’emergenza e sostenere le famiglie e le piccole imprese gravemente danneggiate dal terremoto.

Con la campagna “Emergenza Terremoto Ecuador” la cooperazione di credito italiana vuole far sentire la propria vicinanza alla popolazione andina e convogliare la solidarietà di soci, clienti, dipendenti del credito cooperativo per realizzare, attraverso le organizzazioni partner sul posto, progetti concreti di aiuto laddove vi è maggiore bisogno.

Per aderire alla campagna è possibile versare  il  proprio contributo di solidarietà sul conto dedicato (intestato a Federcasse):

IBAN: IT79 S080 0003 2000 0080 0032 002

Causale: Emergenza terremoto in Ecuador

Non potevano rimanere indifferenti a una tragedia che questa volta vede protagonista un Paese con cui abbiamo costruito un forte legame: abbiamo imparato a conoscere e apprezzare l ‘Ecuador dal 2002, con l’avvio del progetto “Microfinanza Campesina”, lavorando con il FEPP e BanCodesarrollo – guidate dall’italiano Bepi Tonello – per lo sviluppo della finanza popolare e di un’economia sostenibile e partecipata.

foto1La nostra Banca, che di questo progetto è capofila regionale, proprio a fine 2015 aveva realizzato un viaggio di turismo solidale in Ecuador, portando alcuni soci e collaboratori a vedere con i propri occhi i risultati prodotti dal progetto cooperativo in alcune delle comunità più povere del Paese Andino; un’esperienza di grande valore che ha profondamente toccato i partecipanti e che abbiamo raccontato anche su questo blog.

In questo viaggio ci ha accompagnato proprio Bepi Tonello che ha dedicato la propria vita a promuovere lo sviluppo della finanza popolare e a costruire una rete per sostenere, attraverso il credito e il lavoro cooperativo, l’autosviluppo delle comunità indigene delle Ande. Riportiamo il suo appello a non lasciare solo l’Ecuador e noi, come accaduto anche in passato per eventi simili, vi garantiamo che tutti i contributi raccolti saranno utilizzati in concreti progetti di sostegno, nella fase di emergenza e di ricostruzione, sui quali vi terremo aggiornati.

“A Quito sulla Sierra,  il terremoto si è sentito molto forte, ma i danni non sono rilevanti.

Nella Costa invece, specialmente nelle province di Manabí e Esmeraldas, ci sono paesi completamente distrutti.  Due nostre compagne di lavoro hanno perso i familiari.  Vari colleghi sono rimasti senza casa.  I cadaveri finora incontrati sono circa 600, ma mancano notizie di altre mille persone e per loro si teme il peggio.  I feriti sono più di 6.000 e gli ospedali non ce la fanno a curarli tutti, anche perché alcuni ospedali sono un mucchio di rovine.  Sono stati distrutti gli acquedotti, gli impianti elettrici, le fognature, molte strade, le antenne per le comunicazioni,  scuole e asili, varie fabbriche, i mercati e circa 20.000 case.

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In queste prime settimane affrontiamo il tema dell’emergenza, specialmente nelle zone dove lo Stato non arriva, cercando di rispondere alle necessità fondamentali (alimentazione, acqua, problemi di salute). Nel frattempo stiamo raccogliendo informazioni per affrontare la tappa più difficile, quella della ricostruzione e della riattivazione dell’economia.

Tra poche settimane in pochi si ricorderanno di chi è stato danneggiato e queste persone saranno lasciate sole ad affrontare il proprio destino. Noi sappiamo che ci sarà bisogno di accompagnarli per lungo tempo e, con le idee più chiare, aiuteremo la gente a ricostruire la propria capacità produttiva.

Abbiamo bisogno di aiuto perché le necessità sono enormi.
Grazie per quanto potrete fare.”

Bepi Tonello – Ecuador

 

 

Insieme solidali: creare valore per gli altri unendo le energie

Insieme Solidali è la nuova avventura che coinvolge i dipendenti della Banca e l’azienda stessa in un’iniziativa di solidarietà co-partecipata che, nelle ore centrali della giornata, vede i collaboratori trasformarsi da bancario a volontario in una mensa per poveri della città.

12654254_1289163707766255_579333719170152126_nL’idea da cui nasce il progetto è quella di unire le energie, quelle dei singoli collaboratori e quelle dell’Azienda, per svolgere attività ad alto valore sociale nelle nostre comunità: le persone prestano servizio mettendo a disposizione un paio d’ore di lavoro e la propria ora del pranzo mentre l’Azienda le considera in assenza autorizzata. Tutto questo coinvolgendo ogni giorno un diverso collaboratore per un intero anno.

La prima iniziativa concreta del progetto vede beneficiaria la Mensa dei Poveri dell’Antoniano di Bologna, inserendosi in una una collaborazione nata in dicembre con l’avvio dell’Operazione Pane e Sport del CSI (nella settimana di Natale la Banca ha sostenuto  il costo dei pasti giornalieri).

A poco più di un mese dell’avvio del progetto (iniziato al febbraio) vogliamo condividere le testimonianze di alcuni dei colleghi che hanno già effettuato il servizio, lasciando alle loro parole il compito di evidenziare il valore di questa esperienza di volontariato aziendale.


AdrianaGiuliana B.
 – Due ore di volontariato sono come una goccia nel mare. Ma sono sufficienti a sperimentare l”INCONTRO. L’incontro con il disagio, con la solitudine, con l’emarginazione, con chi non ha la forza di guardarti negli occhi perchè non si sente degno di farlo. Ma anche l’incontro con l’ingiustizia e con l’arroganza di chi si sente tradito dalla società. L’incontro con la povertà, non solo di cose materiali. L’incontro di pochi secondi e uno scambio di poche parole di fronte a un vassoio nel quale ho cercato di mettere anche qualcosa di me tanto da rendere questa goccia di tempo un attimo in cui stare bene.

Andrea C. – Sono tornato a casa da quest’esperienza di sole 2 ore pensando all’importanza di avere una famiglia, un lavoro che consente di mantenere e dare un’educazione ai figli, alla possibilità di avere e frequentare amici. Ripromettendomi di tenere presente queste fortune, per affrontare i problemi quotidiani dando le giuste priorità, con qualche sorriso in più e meno lamentele. (Andrea C.)

Marcella R.Se la povertà fosse solo mancanza di cibo, probabilmente avremmo già trovato un ingegnoso sistema per annientarla. Purtroppo non è così.
La povertà è vivere giorno per giorno, è non avere un lavoro, è timore del futuro, in una parola sola è fragilità. Questo raccontavano i volti delle persone che ho visto e che, forse, più che un piatto caldo, cercavano solo un’ora di “normalità”
.

togneCristina R. – Fa bene uscire dalle proprie comodità per vedere quante sofferenze e difficoltà ci sono attorno a noi, anche in una città “ricca” come Bologna. Bello vedere quanta gente dedica ogni giorno tempo e pazienza per accogliere gli ultimi condividendo un pezzettino di vita insieme a loro. Credo che per vivere al meglio questa esperienza si debba fare lo sforzo (non facile) di sospendere il giudizio e semplicemente cercare un contatto umano mettendo a disposizione un po’ del proprio tempo.

Giulia F. – Faccio volontariato anche per un’altra associazione, ma questa è stata la prima volta in cui mi sono confrontata direttamente con chi ha bisogno di aiuto.
Mi aspettavo di vedere persone silenziose e con lo sguardo basso, invece gli ospiti sono sorridenti e hanno un aspetto dignitoso. Credo che derivi dal fatto che l’Antoniano inizia un percorso con loro, che non comprende solo la mensa ma anche un centro di ascolto, un affiancamento per il reinserimento lavorativo, un aiuto pratico anche per il vestiario.
baldoGli altri volontari presenti mi hanno accolto con allegria, ormai sono abituati a vedere una persona nuova “della banca” diversa ogni giorno, perché sono tanti i colleghi che come me hanno aderito all’iniziativa e penso passeranno parecchi mesi prima di poterla ripetere
.

Isabella L. – L’esperienza vissuta è stata sicuramente significativa in quanto mi ha permesso di entrare in contatto con realtà lontane dalla nostra quotidianità. è stato molto positivo ed appagante, lo rifarei senz’altro.

Mara L. – credo che ognuno di noi dovrebbe fare una esperienza del genere per capire ed apprezzare quello che ha.

Daniela V.L’esperienza è stata molto bella, sono tornata a lavoro arricchita dai sorrisi, dai volti e dalle parole delle persone che hanno usufruito del servizio mensa. Spero presto di poterla ripetere.

Eleonora A – La cosa che mi ha colpito di più è la gratitudine che hanno queste persone hanno quando gli riempi il piatto, non solo perché gli stai dando cibo, ma perché anche loro vedono in te un sorriso, un viso amichevole e cordiale.
Non avrei mai pensato di incontrare persone distinte, pulite, vestite in modo ordinato anche giovani; se mi si fossero affiancate per strada probabilmente non avrei mai pensato che a pranzo si recassero nella mensa dell’Antoniano.
Questa esperienza scalda il cuore.

Antoniano onlus  porta avanti un impegno costante per le persone in condizioni di grave emarginazione. Dal 1954 ha attiva una mensa che oggi serve circa 130 pasti al giorno, 7 giorni su 7.
Prima della partenza frate Alessandro Caspoli, direttore dell’Ente bolognese, ha inviato un messaggio ai collaboratori della Banca in cui sottolineva “ogni giorno cerchiamo di regalare  un po’ di serenità e un momento di condivisione alle oltre cento persone che si siedono alla nostra tavola. Pensiamo che questa sia la direzione per facilitare la nascita di relazioni di fiducia e aiutare i nostri ospiti a costruire un nuovo progetto di vita. Il nostro obiettivo è infatti affiancare, con il supporto del nostro Centro di Ascolto, le persone che ci chiedono aiuto in percorsi di inserimento sociale e lavorativo. Vediamo che questi percorsi iniziano proprio dai gesti più semplici, come il porgere un pasto e lo stare a tavola insieme. È questo che ci aiuterete a fare con la vostra presenza: creare uno spazio di condivisione e di vita comune, l’occasione di incontro da cui iniziare a costruire nuovi percorsi di autonomia”.

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Noi siamo davvero orgogliosi della grande adesione dei nostri collaboratori; grazie alla loro presenza possiamo dare anche il nostro piccolo contributo per far sì che questo spazio di incontro dell’Antoniano si possa trasformare per tante persone in difficoltà in un primo passo di un percorso di vita che li conduca a ricostruire un sistema di relazioni e a emanciparsi dalla condizione di disagio.

E già ci rendiamo conto, come spesso accade nel prestare un servizio volontario, di quanto si possa essere utili per gli altri ma anche di quanto questo possa essere utile a chi lo esercita. Anche noi giorno dopo giorno penso ci porteremo a casa tanto da questi pranzi serviti, da questi incontri dai quali, almeno a livello individuale, è senz’altro più quel che riceviamo che quello che diamo.

 

La nsegna dei cuccioli di labrador

Sulla strada dell’autonomia con un labrador accanto

Il 3 marzo è stata una giornata davvero speciale per Federica e Tiziana: Kira e Frida sono entrate a far parte della vita delle due ragazze con difficoltà motorie.
I due Labrador di tre mesi hanno trovato casa tra le loro braccia e rimarranno accanto a loro per rendergli le cose un po’ più facili.

I cuccioli sono stati consegnati nella nostra sede insieme al Lions Club Bologna Irnerio che,  in collaborazione con altri Lions Club del bolognese, e con la nostra Banca si fanno carico dei costi per il loro acquisto e il successivo addestramento.

La nsegna dei cuccioli di labrador

Frida e Kira saranno addestrate per 15 mesi dagli esperti del Centro Studi del Cane Italia, che ogni settimana si recheranno a casa delle due ragazze a Marzabotto e Bologna, che insegneranno ai cani a rendersi utili alle loro padrone, che potranno così diventare più autonome oltreché godere della loro compagnia e del loro affetto.

I labrador, come ha spiegato Paolo Rossi – fondatore del Centro Studi del Cane – hanno una particolare predisposizione a costruire un rapporto di forte empatia con l’uomo e, se addestrati a dovere, risultano perfetti per accompagnare e sostenere una persona disabile nella vita quotidiana.

Aprire una porta o spegnere la luce, raccogliere un oggetto o caricare i panni nella lavatrice sono solo alcune delle azioni che Frida e Kira impareranno presto a svolgere, grazie proprio all’esperienza sviluppata dagli addestratori, con risultati tangibili positivi, nel preparare cani che possano offrire a persone non vedenti o con altre tipologie di disabilità.

I labrador Frida e Kira hanno trovato casa tra le bracia di Tiziana e Federica
Ancora una volta, facendo rete con realtà che condividono le stesse finalità di attenzione alle necessità della comunità, in particolare di chi è più in difficoltà, possiamo fare qualcosa di  concreto per incidere positivamente nella vita quotidiana delle persone.
Seguiremo i cuccioli nella loro crescita, certi che sapranno dare un valido supporto, gioia e tanta allegria a Federica e Tiziana, e altrettanto certi che anche Kira e Frida avranno una vita piena d’amore.

Il nostro 2015 in Tv

Ripercorriamo l’anno del centoventesimo anniversario della Bcc attraverso le immagini trasmesse dalle televisioni bolognesi.

 

Pane e sport: una rete di solidarietà per garantire il diritto al cibo

Rete, sport e solidarietà sono le parole chiave di “Pane e Sport“, iniziativa che vede collaborare Comitato Provinciale C.S.I. di Bologna, Antoniano Onlus ed Emil Banca per aiutare le persone svantaggiate e garantirgli il diritto al cibo. Continua a leggere

Ecuador, dove mentre ti manca l’aria ti si ossigena il cuore

Sono partiti in 30 alla volta del Paese Andino per il viaggio di turismo solidale nelle realtà sostenute dal Progetto Microfinanza Campesina organizzato da Emil Banca in occasione del 120° anniversario.
Ai 13 dipendenti e soci della Banca si sono infatti aggiunti colleghi e giovani soci di altre Bcc a formare un nutrito gruppo di persone (che rappresentava l’Italia intera, tutte le fasce d’età e i differenti ruoli) che ha condiviso un viaggio che è stato soprattutto un’esperienza umana, anche grazie all’incontro con i progetti di solidarietà e cooperazione che, dagli anni Settanta, i Padri Salesiani in collaborazione con il movimento Mato Grosso, portano avanti all’interno delle comunità andine a sud di Quito.

Vogliamo raccontare questo viaggio attraverso i pensieri personali dei partecipanti della nostra Banca; con le loro parole ci conducono attraverso l’Ecuador, facendoci sentire con tutti i sensi la bellezza e la ricchezza che nasce dall’incontro tra le persone e le culture, in un clima di solidarietà e cooperazione.

Ospiti della Casa de los niños di Padre Pio Baschirotto

Il gruppo insieme a Padre Pio Baschirotto durante la visita alla Casa de los niños a Zumbahua

Giuliana (dipendente, referente del progetto Microfinanza Campesina, e socia)
Non è stata la mia prima esperienza di viaggio in Ecuador. Diverse altre occasioni, infatti, ho avuto da quando è nato il progetto di collaborazione tra il Credito Cooperativo italiano e quello ecuadoriano. Per questo, più che grandi scoperte, direi piuttosto che ho ricevuto tante conferme.
La più importante fra tutte è la reciprocità che, a mio avviso, rappresenta un elemento fondante di questo progetto. Abbiamo potuto toccarla con mano nel nostro viaggio: non siamo andati solo a “portare” ma, forse in misura più rilevante, ci siamo ritrovati anche a “prendere”.
Ci siamo portati a casa un’esperienza che ci ha mostrato la grande forza di volontà e, nonostante tutto, la serenità di comunità intere che pur vivendo in condizioni di povertà estrema hanno deciso di prendere in mano il loro futuro cercando di riscattarlo attraverso la costruzione, solidale e pacifica, di percorsi di auto sviluppo.
Ci siamo portati a casa la consapevolezza che quanto sino ad oggi è stato costruito, anche con il nostro prezioso aiuto dall’Italia, è la strada che davvero può contribuire contrastare la povertà nel paese andino.
Ci siamo portati a casa i colori, la musica, l’allegria, i regali e lo stile accogliente e generoso delle tante persone con cui siamo entrati in contatto.
Ci siamo portati a casa la prova che la vera ricchezza non è quella materiale. E ogni tanto poterlo constatare, vivendolo in prima persona, è assai utile.
Un’esperienza dunque così arricchente che valeva proprio la pena di vivere nuovamente.

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Ospiti della Cooperativa de Ahorro y Crédito (COAC) Fernando d’Aquilema a Guamote

Maria Cristina (socia)
Grazie al viaggio in Ecuador ho conosciuto una difficile realtà sociale e sono entrata in contatto con persone dotate di speciale umanità, che hanno dedicato la loro vita al miglioramento delle condizioni dei poveri del loro paese. Sono convinta che nessuna agenzia di viaggio avrebbe potuto offrirmi l’opportunità di constatare con la mente e con il cuore, cosa sia la solidarietà.
Sono consapevole del perché questo viaggio in Ecuador sia stato definito “solidale”.
Ho apprezzato molto che Emil Banca abbia fatto una buona scelta, coerente con la sua mission finanziando lo sviluppo di piccole comunità di campesinos e sostenendo la nascita e crescita di cooperative di risparmio e credito (COAC) in Ecuador
Ovunque siamo stati accolti con gioiosa ospitalità e le manifestazioni di gratitudine e amicizia da parte delle comunità ecuadoriane ci hanno profondamente commosso,
soprattutto quando si trattava di bambini. Indimenticabili le visite all’asilo e alla scuola, dove un coro di bimbe e bimbi ci ha dedicato uno spettacolo entusiasmante.

Manuela (dipendente)
Ecuador, terra di vulcani, dove tre italiani – Bepi Tonello (Fepp – Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio), Padre Pio Baschirotto (Casas de los niños Padre Pio Baschirotto) e Padre Antonio Polo (Escuela de Formación Empresarial de Salinas “Antonio Polo”) – sono esempio per noi tutti.
Esempio di coerenza tra parola e vita. Di cooperazione. Di insegnamento che con la fatica ed il lavoro di gruppo si ottengono risultati importanti. Di collaborazione con e per gli altri. Di sensibilità ai problemi dei più poveri…
E lo fanno con l’entusiasmo di chi ci crede davvero con tutte le proprie energie, nonostante l’età e senza risparmiarsi mai.
Siamo noi che dobbiamo imparare da loro, non il contrario.

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Eruzione di fumo e ceneri del vulcano “Mama” Tungurahua

Patrizia e Sandro (coppia di soci)
È difficile trovare le parole per descrivere quanto abbiamo vissuto.
Se non ci fosse stata questa occasione difficilmente avremmo immaginato un viaggio simile.
Ci piace affrontare le cose a viso aperto, per questo motivo siamo certi che questa esperienza ci abbia davvero arricchiti.
L’incontro con le comunità montane è stato il momento più intenso: ci hanno colmati di tenerezza e comprensione per le loro condizioni di vita spesso non facili da sostenere. Molti i dubbi di fronte a quella che a volte abbiamo percepito come solitudine: se avessero la possibilità di cambiare la loro realtà, incontrare altre dimensioni è sicuro che lo farebbero? Come conciliare lo splendido territorio che abitano e la generosità che contraddistingue questi popoli salvaguardando la dignità di ciascuno di loro?
Torniamo a casa con molte speranze di cambiamento per il futuro.

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L’accoglienza e i doni della comunità campesina legata alla COAC di Guamote

Federica (Dipendente e socia)
Si sa che i viaggi per turisti sono spesso “patinati”.
L’unicità di questa esperienza è essere venuti a contatto con l’anima del paese, quella vera: dura ma al contempo piena di dignità e speranza.
La solidarietà e l’organizzazione cooperativistica sta concretamente dando, ad alcune realtà, nuove opportunità.

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La festa di benvenuto della comunità di Guamote

Giulia (Dipendente e giovane socia)
Colori, dignità e constrasti: queste i tre aspetti dell’Ecuador che ho scoperto e, insieme alle loro tante sfumature, mi rimaranno dentro.
Colori: ero convinta che gli ecuadoriani indossassero gli abiti tradizionali solo per le feste e per gli spettacoli per i turisti. Invece sulle Ande sono tutti vestiti con questi meravigliosi colori sgargianti, con il cappello e con il poncho. E li vedi brillare, in mezzo ai campi chinati a lavorare così come al mercato, di una bellezza che è tutt’altro che apparenza.
Dignità: il lavoro che stanno facendo il FEPP e le diverse cooperative locali di risparmio e credito è mirato a far crescere le persone che, tramite il lavoro, a loro volta accrescono la loro dignità. In genere nei piccoli paesini andini non ci sono aziende in cui gli abitanti possano cercare un lavoro, per cui il lavoro devono crearselo, e le casse rurali sostengono la formazione di nuove imprese, in particolare cooperative.
Contrasti: la costa caldissima, il vulcano innevato, le città occidentalizzate, i paesini legati alla tradizione, le baracche, le ville, le case con il tetto di paglia, i grattacieli. E tanto altro, in un Paese più piccolo dell’Italia
.

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Ivana e Giovanni (coppia di soci)
Come si fa a scrivere due parole sul viaggio in Ecuador?
Non sarebbe sufficiente un quaderno per poter descrivere le sensazioni e le emozioni che il popolo ecuadoregno è stato in grado di suscitare in noi.
E quanti quaderni dovremmo usare per descrivere l’impegno umano e sociale di persone quali Bepi Tonello, Padre Pio, Padre Antonio e di tutte quelle persone che lavorano con loro, una collaborazione con l’Italia che dura da anni con segni evidenti di quanto è stato fatto e quanto si potrà ancora fare per migliorare la vita di tante persone.
È stata un’esperienza decisamente interessante sotto tanti punti di vista.
A conclusione di questo interessante viaggio attraverso uno splendido Paese, le Galapagos con la loro natura, rimarranno impresse noi nostri occhi.

Col direttore della COAC D'Aquilema in visita alla cooperativa familiare biologica Pura Vida

Col direttore della COAC D’Aquilema in visita alla cooperativa familiare biologica Pura Vida

Roberta (dipendente)
Gratitudine: questa è la parola che mi sono portata a casa da questo viaggio.
Tutti quanti noi abbiamo motivi nella nostra vita per sentirci grati di ciò che abbiamo ma il modo di dimostrare gratitudine da parte della gente del l’Ecuador mi resterà impresso nel cuore.

Clienti in fila nella filiale della COAC di Guamote

Clienti in fila nella filiale della COAC di Guamote

Paola (dipendente e socia)
Ho visto enormi vulcani chiamati “mamma” e ”papà” sputare fumo e spargere cenere nera tutto intorno; ho visto persone vivere come figli ai piedi di questi giganti, amandoli e rispettandoli anche se rappresentano una quotidiana minaccia al poco che hanno e alla loro stessa vita.
Ho visto la ‘fame atavica’ di chi vive con meno di 2 dollari al giorno; ho visto quelle stesse persone privarsi di un po’ del proprio cibo per donarlo a noi; e li ho visti sorridere e ringraziarci perché condividevamo con loro quei doni semplici e preziosi; li ho visti stanchi danzare per noi anche se poi avevano ore di cammino a piedi per rientrare a casa.
Ho visto la bellezza e la forza della Natura; ho visto la bellezza degli occhi e dei volti provati dal freddo e la forza delle persone
che quotidianamente lottano con dignità contro le minacce della Natura, senza mai smettere di amare la propria terra e di impegnarsi , con passione, perché non venga distrutta.
Ho visto la concretezza della solidarietà, della mutualità, della partecipazione
: l’ho vista nelle scuole, negli asili, nelle cooperative familiari e di comunità. E ho visto bambini, giovani, donne, anziani farci sentire la forza e l’originalità dei nostri valori con le parole, la musica, i gesti.
Sono partita carica di aspettative, sono tornata con un bagaglio incredibilmente arricchito di esperienze, relazioni, emozioni e nuovi stimoli per vivere la mia vita, non solo professionale, con rinnovato spirito cooperativo.

I bambini dell'asilo del villaggio di Yarakuska realizzato dalla Bcc del Trevigiano

I bambini dell’asilo del villaggio di Yarakuska realizzato dalla Bcc del Trevigiano

Franco (Socio)
Il viaggio in Ecuador appena concluso mi ha lasciato sensazioni nuove ed indimenticabili.
Per prima cosa, i compagni di viaggio di altre BCC hanno subito condiviso il comune sentire confermando che le radici della cooperazione accomunano e non dividono chi vive le stesse esperienze.
Viaggiare arricchisce sempre ma questo viaggio in particolare mi ha messo in contatto con una umanità, certamente povera , ma orgogliosa delle proprie tradizioni e della propria cultura e mi ha insegnato che i legami più forti sono il frutto di una condivisione vissuta con dignità e speranza nel futuro.
L’accoglienza generosa è una pratica , ormai dimenticata nel nostro vivere quotidiano, che ho riscoperto incontrando gli Indios delle Ande e che mi ha riempito il cuore di commozione e mi ha fatto apprezzare la loro grande umanità.
Ultimo ma non meno importante è l’incontro con Bepi Tonello, persona straordinaria che persegue , con grande caparbietà e convinzione, l’obiettivo di aiutare gli ultimi del mondo per povertà, ma non ultimi per speranza nel futuro, capaci di costruire solide relazioni tra di loro e con chi, come noi, li ha incontrati ed apprezzati.

Bepi Tonello (sulla destra) con i dirigenti della COAC di Salinas

Bepi Tonello (sulla destra) con i dirigenti della COAC di Salinas

Susanna (dipendente e socia)
Ecuador che dire!
Il sorriso dei bambini, quegli occhi scuri che si illuminano quando li osservi; la serenità dei grandi che ti accolgono come se fossi uno di loro e la loro grande e calorosa dimostrazione di affetto.
A presto Ecuador, terra di sole, passione e generosità.

Uno dei tanti affettuosi abbracci ricevuti durante la nostra visita in Ecuador (Scuola M. Guerrero)

Uno dei tanti affettuosi abbracci ricevuti durante la nostra visita in Ecuador (Scuola M. Guerrero)

Insieme hanno attraversato il Paese ed i suoi diversi stati climatici; insieme hanno affrontato l’altitudine scalando lentamente e in silenzio, sotto la neve e senza abbigliamento adeguato, il Chimborazo fino a 5.000 metri , quando senti che l’ossigeno non arriva più ai polmoni e il cuore accelera i battiti quasi a voler scappare dal petto. È in questo momento, quando si cerca la forza per raggiungere la meta, dentro di se e nelle parole di sostegno ed incoraggiamento dei compagni che avanzano, che il cuore inizia a “ossigenarsi” sentendo ciò che affrontano quotidianamente i campesinos: persone umili, generose e piene di passione che dai loro fazzoletti di terra, a queste altitudini ed in zone impervie, cercano di ricavare qualcosa di più di ciò che basta a sopravvivere; un piccolo surplus da vendere e, da quanto ricavato, risparmiare qualcosa che possa poi essere reinvestito per migliorare la produzione e, quindi, la propria condizione di vita.
E tutto questo con l’aiuto della fiducia, in forma di microfinanza, data dall’azione preziosa delle cooperative di risparmio e credito che, appoggiate dalle Bcc, lavorano per sostenere chi sta ai margini e rimediare alle ingiustizie e ai danni fatti dalle grandi banche, dimostrando con i fatti che un’economia alternativa e circolare è davvero possibile.
Ma anche dall’impegno dei tanti sacerdoti e volontari che, nonostante l’età e le forze che vengono meno, non fanno mancare la solidarietà a chi non ha più niente e nessuno. E, allo stesso tempo, non smettono di impegnarsi per trovare nuove strade che aiutino le donne ad avere un ruolo attivo nell’economia e i giovani a non scappare e a rendere vivi identità e territori d’origine, dando un futuro alle culture d’appartenenza.
Un viaggio, un’esperienza, un mix di emozioni che non dimenticheranno e che, speriamo, attraverso le loro parole arrivi a chi questa volta è rimasto a casa, portandoli a riscoprire quanto, insieme, cooperando, possiamo fare per aiutare chi è rimasto indietro.

La durissima salita sul Chimborazo, verso il rifugio a 5.000 metri

albero della vita presso expo milano 2015

Ti presento un socio: Renner Italia. Innovazione e responsabilità per colorare l’Albero della Vita di Expo

Ha messo i suoi colori sul simbolo della Esposizione Universale di Milano, ammirato e fotografato in ogni ora del giorno dai visitatori di Expo: è la Renner Italia, azienda nostra la nostra socia che da Minerbio porta in tutto il mondo la creatività e l’innovazione sostenibile dell’imprenditoria emiliana.
Per la nostra rivista Notizie EmilBanca, Lindo Aldrovandi, fondatore e Amministratore Delegato della Renner, ci racconta come dai primi passi nel garage di casa è arrivato fino alle vernici dell’Albero della Vita all’Expo: una storia di successo costruita senza mai venire meno ad un impegno per rispettare l’ambiente e far crescere le ricadute positive su collaboratori e territorio.

Ecco come si diventa leader Mondiale

Diventare leader nel proprio settore di competenza senza lesinare sul costo del lavoro e senza dimenticare di avere una grossa responsabilità sociale verso l’ambiente e il territorio in cui si vive.
Non è la trama di un film e non sono i soliti buoni propositi che in tanti sbandierano senza poi dare seguito alle facili, e gratuite, belle parole. è la storia, vera e certificata, della Renner Italia di Minerbio. Più di 22 mila tonnellate di vernice per legno vendute in tutto il mondo per un fatturato che nel 2014 ha sfiorato i 90 milioni di euro e che nel 2015 è avviato a superarli, nonostante la crisi e “nonostante” i 200 dipendenti degli stabilimenti di Minerbio costino molto di più di quelli dei loro principali competitor internazionali.

 “Un nostro dipendente costa circa 6 mila euro all’anno in più rispetto agli altri – racconta Lindo Aldrovandi, inventore e amministratore delegato della Spa governata da una partnership tra imprenditori bolognesi e brasiliani. “Il conto lo hanno fatto dei professori universitari che erano qui in azienda per dei corsi di formazione – spiega – Gli stessi professori hanno certificato come quei dipendenti portino un fatturato pro capite medio annuo di circa 100 mila euro in più rispetto alla media dei dipendenti della concorrenza”.

La Renner versa ai propri dipendenti il 15 per cento degli utili prodotti e il 50 per cento di quanto si risparmia ogni anno applicando buon senso e buone pratiche ambientali, come spegnere il Pc e tutte le luci quando si va in pausa o tenere pulita la propria postazione di lavoro.
La decisione di destinare parte degli utili ai lavoratori è del 2009, il primo anno che l’azienda ha iniziato a generarne – continua Aldrovandi – mentre dal 2012 mettiamo nelle buste paga dei dipendenti il 50 per cento di quanto risparmiamo ogni anno grazie ai comportamenti responsabili dei nostri collaboratori”.
La stima era di garantire poco più di mille euro all’anno, la realtà dice che negli ultimi tre anni nelle buste paga di tutti i dipendenti è arrivato un bonus di 8.400 euro.
Il bonus è uguale per tutti, da chi lavora al centralino fino al responsabile della distribuzione – precisa Aldrovandi – la differenza è già nei loro contratti, non mi pareva giusto farne anche sui premi: ognuno di loro, per la propria responsabilità, ha contribuito al successo dell’azienda ed è giusto riconoscerglielo”.

Oltre ai benefit per i propri collaboratori, Aldrovandi non dimentica di far parte di un sistema sociale più ampio e complesso.
Dai nostri collaboratori, così come dal territorio in cui siamo inseriti, abbiamo ricevuto molto e credo sia giusto che una fetta di quello che portiamo a casa torni a disposizione del territorio”.
Con questo spirito, la Renner quest’anno ha lanciato l’iniziativa “La Buona Vernice”: un concorso con 35 mila euro di montepremi che premierà dieci organizzazioni non-profit impegnate sul territorio della provincia di Bologna.
Entrare in azienda appena ventenne, con un ruolo da magazziniere, e lasciarla vent’anni dopo da amministratore delegato non è da tutti.
Lindo Aldrovandi, in arte Mirco, ce l’ha fatta, per ben due volte.
Rimasto “a piedi” all’inizio del 2003, dopo che la proprietà vendette la ditta per cui lavorava ad un fondo americano, Aldrovandi si rimboccò le maniche, trovò l’appoggio economico dei vecchi proprietari e di Emil Banca (allora era socio di CrediBo) e ricominciò dall’inizio. Fondando un’altra azienda che in dieci anni, da quei primi passi mossi nel garage di casa, è diventata un punto di riferimento per chi opera nel settore delle vernici per legno.  Arrivando a mettere le mani persino sull’Albero della Vita, il simbolo dell’Expo milanese, che è stato rivestito con vernici Renner.

Ci piace percorrere strade che altri non percorrono: è più frizzante, divertente. Altrimenti ci si annoia – racconta ancora – Per l’Albero della Vita siamo partiti per scherzo. Tornando a casa in macchina, circa un anno fa avevo sentito alla radio di questa struttura in legno che sarebbe dovuta diventare il simbolo del Padiglione Italia. Ci siamo informati, abbiamo lavorato tanto ma il risultato è stato davvero eccezionale”.Anche Emil Banca fa parte della bellissima storia della Renner. “Avevamo appena comprato questi capannoni – ricorda Aldrovandi – erano ancora vuoti quando bussò alla porta il direttore di quella che oggi è la filiale Emil Banca di Minerbio. Io in mano non avevo nulla, se non il business plan. Quel direttore mi diede fiducia e mi permise di iniziare a lavorare”.
Quella fiducia, riposta in un imprenditore illuminato, oggi è stata ampiamente ripagata ed ha portato benefici a tanti.