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Un omaggio alla vita delle Valli Bolognesi

Interventi, interviste ed immagini per celebrare un territorio che anche per l’Unesco è davvero speciale e da tutelare.

Un cervo adulto

Un cervo adulto

Da qualche settimana è in distribuzione il numero 28 di Nelle Valli bolognesi e in Pianura, la rivista e ideata e realizzata da Emil Banca, in collaborazione con AppenninoSlow, per promuovere il proprio territorio d’appartenenza, che in questo primo numero del 2016 presenta 10 pagine interamente dedicate alla natura della montagne e della pianura che circondano Bologna.

Grazie alle splendide immagini di Antonio Iannibelli (in copertina la foto di una faina, piccolo e raro abitante dell’Appennino) e William Vivarelli, alla competenza degli operatori della polizia provinciale e ai tecnici di Regione, Comuni e Città Metropolitana, si può avere un quadro esaustivo dello stato di salute del nostro territorio e una fotografia di come è cambiato negli ultimi anni, soprattutto in riferimento all’arrivo, o al ritorno, di tante specie animali. Lupo e ungulati in testa.

La copertina dell'ultimo numero

La copertina dell’ultimo numero

Tra le 56 pagine della rivista, tutte a colori, non mancano storie, leggende, tradizioni e tanti consigli per non perdere gli appuntamenti più interessanti del bolognese.

Prosegue, passando da Castel dei Britti, Bazzano e sconfinando fino a Voghera (nel ferrarese) il tour, iniziato qualche numero fa, tra i castelli del bolognese. 
La rivista è in distribuzione gratuita negli Urp, nelle biblioteche e in circa 150 punti di ritrovo sparsi sul territorio. Si può trovare anche in tutte le filiali Emil Banca o sfogliare in pdf sul sito della banca.

Chi non vuole perdersi nemmeno una pagina e desidera riceverla casa può abbonarsi, contattando AppenninoSlow (info@appenninoslow.it), al costo di 20 euro all’anno.

 

 

 

Un autunno alla scoperta di montagna e pianura bolognese

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

La copertina del numero dell’autunno 2015 con la foto di Salvatore di Stefano

I castelli, con la splendida Rocchetta Mattei che caratterizza la copertina, sono ancora protagonisti di Nelle Valli Bolognesi e in Pianura, il trimestrale realizzato da Emil Banca in collaborazione con Appennino Slow.

La rivista, seguendo il ritmo delle stagioni, invita a girovagare nel bolognese alla scoperta di storie e curiosità delle località più o meno note, a ritrovare  tradizioni dimenticate e conoscere e valorizzare flora, fauna e incantevoli angoli di natura del nostro territorio.

Per l’autunno il  viaggio tra i castelli del bolognese, iniziato nel numero estivo, riparte dall’originalissima struttura, fresca di restauro e riapertura al pubblicodei primi del Novecento che si erge a Riolo, e prosegue poi per Bruscoli e Scarperia.

All’interno della rivista, poi, tante suggestioni per vivere e conoscere territorio e quanto può offrire di particolare nella stagione autunnale attraverso approfondimenti e curiosità, proposte di  escursioni, eventi.

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

Rocchetta Mattei, foto di Salvatore di Stefano

Spazio poi anche agli animali con l’alfabeto  fotografico di William Vivarelli ma anche per raccontare la biodiversità che caratterizza i diversi microambienti che caratterizzano la nostra montagna e la pianura.

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura

Il Gambero di fiume, foto archivio Hydrosynergy

Nelle Valli Bolognesi si trova gratuitamente in formato cartaceo in tutte le filiali della Banca e negli uffici turistici della provincia di Bologna, mentre in formato pdf si può leggere su www.emilbanca.it
L’abbonamento è invece a pagamento e si può richiedere scrivendo a info@appenninoslow.it.

san martino

Nelle Valli Bolognesi e in Pianura: un’estate alla scoperta dei castelli

Ne sono stati censiti 200, se ne realizzarono lungo tutto il Medioevo, soprattutto tra il X e il XIII secolo. Molti oggi sono scomparsi, di altri ne rimangono poche pietre, altri ancora sono stati rifatti durante l’Ottocento. Sono i castelli disseminati tra l’Appenino e la provincia di Bologna, tesori del nostro territorio che ci invita a scoprire il numero estivo di Nelle Valli Bolognesi e in Pianura: la rivista, che curiamo in collaborazione con Appennino Slow, gli dedica l’apertura a firma di Michelangelo Abatantuono (scarica la rivista in formato pdf per leggere l’intero servizio).

Castello di San Martino in Soverzano (Minerbio)

Originali, finti o ristrutturati: ecco i catelli del  bolognese

«Dove un giorno il trovèro ed il menestrello modulavano sulla mandola e sul liuto la còbbola e la sirventa alle belle castellane, stormisce il vento, sibila il serpe; l’edera tenace e i dumi e gli sterpi tengono luogo dei serici drappi, degli aristocratici panneggiamenti!» Così scriveva nel 1904 Giuseppe Bettini nella Guida di Castiglione dei Pepoli, quando suggeriva la visita al castello medievale di Civitella, una delle più misteriose e intriganti memorie di quell’epoca remota che ancora oggi rimangono nella montagna bolognese. Nelle rovine castellane, ancora oggi imponenti, si immaginava con sensibilità romantiche un tempo passato fatto di ricche stanze, potenti padroni e giornate scandite dalle cadenze di una corte che forse mai vi fu.

Castello di Elle

Gli storici hanno fugato almeno in parte leggende ed esagerazioni ma, nel territorio bolognese in senso stretto (eccettuato quindi l’imolese), recenti studi indicano che i castelli (grandi, piccoli o semplici torri di avvistamento) assommano alla considerevole cifra di oltre 200 unità.
Cifra che sembrerebbe dare ragione a quanti s’immaginano un Medioevo dove si costruiva un castello su ogni poggio e, in pianura, ad ogni incrocio di strade. Non che questo quadro sia del tutto scorretto, ma il Medioevo fu lungo e gli insediamenti fortificati nacquero e si estinsero in periodi diversi e lontani fra loro. E furono costruiti con materiali e forme differenti a seconda dei tempi, delle necessità e degli invasori che bisognava fronteggiare. Semplici torri contornate da una palizzata di legno all’inizio; poi si incominciò ad usare la pietra e quindi i mattoni, dove questa non era disponibile naturalmente, o alla fine dell’età di mezzo, quando le armi da scoppio resero vane le mura e le difese che solo pochi decenni prima garantivano la vita e la salvezza dei castellani.

Di castelli se ne realizzarono lungo tutto il Medioevo, dal V al XV secolo, anche se in certi periodi se ne costruirono di più. Tra X e XII secolo, per esempio, e poi nel secolo successivo quando il Comune di Bologna che avanzava nel contado, necessitava di punti forti per il controllo del territorio (l’ultimo fu Castel Guelfo nel 1309). Tra XII e XIV si ha la prima attestazione di oltre il 70% dei fortilizi censiti. L’incastellamento fu un fenomeno più concentrato nella collina e in montagna (il territorio irregolare richiedeva più punti di controllo), ma anche la pianura fu interessata e diversi castelli sopravvissero e furono ampliati durante l’età moderna da nuovi signori. Di così vasto numero di insediamenti castrensi oggi non rimane molto e quel che resta è vittima delle ingiurie del tempo che inesorabilmente trascorre. Eppure chi volesse qua e là assaporare sensazioni e scorci castellani può percorrere le strade della pianura e della montagna, aiutato anche dai fortilizi neo-medievali del tardo Ottocento, quando i tempi non erano ancora vittima di futuribili ricostruzioni virtuali e si rifaceva un Medioevo, seppur romanticizzato, a suon di calce e di mattoni…

Castello di Montorio

Andiamo dunque alla scoperta di alcuni di questi esempi, antichi e meno antichi, integri e meno integri, eppure tutti in grado di trasmettere emozioni e di ricostruire per gli avidi occhi di oggi le forme di un tempo ormai trascorso.
La strada che da San Giovanni Persiceto conduce a Ferrara porta all’austera mole della “Giovannina”, turrito castello costruito a San Matteo della Decima dalla famiglia bolognese degli Aldrovandi, di cui si ha notizia dal tardo Quattrocento. Nel 1544 passò ai Pepoli e poi di nuovo agli Aldrovandi che nella seconda metà del Seicento diedero al castello le attuali forme, chiamando il Guercino a dipingere gli splendidi affreschi che ornano alcune sale. Passarono le stagioni e la signorile dimora, al centro di un’ampia azienda agricola, perse le forme originarie. Fu l’ingegnere bolognese Giuseppe Ceri che a cavallo tra Ottocento e Novecento riconferì parvenze medievaleggianti all’antico maniero, non senza lasciare le nuove ed interessanti pitture in stile liberty di Aristide Zanasi e Alessandro Scorzoni.
La Rocca Isolani a Minerbio, oggi di fattezze cinquecentesche, fu sede del feudo concesso nel 1403 dai Visconti alla famiglia bolognese degli Isolani. Nei decenni successivi alterne vicende tolsero e ridiedero i possedimenti alla nobile famiglia. Minerbio dovette sostenere gli attacchi di Annibale Bentivoglio, degli eserciti uniti di Visconti e Aragona, dei Gonzaga, per ritornare nel 1525 agli Isolani che, dopo il saccheggio dei Lanzichenecchi del 1527, fecero riparare il castello e la rocca. Per affrescare le sale venne chiamato Amico Aspertini, pittore eccentrico nello stile e nell’esecuzione delle opere, “uomo capriccioso e fantastico”: si dice che fosse ambidestro e dipingesse con entrambe le mani, così da creare effetti inconsueti per quei tempi. La rocca, di forme pressoché quadrate, ha un vasto cortile interno alleggerito da un doppio porticato in stile rinascimentale, al cui disegno non dovette essere estraneo il celebre architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola.
A poca distanza sorse il castello di San Martino in Soverzano, che si sviluppò da una torre costruita dalla famiglia Ariosti. Furono però i Manzoli che nel Quattrocento conferirono alla costruzione nuove forme, con tanto di fossato colmo d’acqua, completate nel 1684 dal singolare portico che dava ricetto all’annuale mercato di merci e bestiami. Il tempo e l’uso ne compromisero le originarie strutture e nel tardo Ottocento fu oggetto di pesanti rifacimenti esterni ed interni, opera di Alfonso Rubbiani, tesi a ripristinarne una “presunta medievalità”.
All’imbocco della valle dell’Idice, un ardito maniero tutto di pietra serena sembra preannunciare le architetture toscane, eppure ci troviamo a pochi passi dalla via Emilia. Si deve alla volontà del marchese Alfonso Malvezzi Campeggi, che dal 1888 fece arrivare il materiale da costruzione dalle cave di pietra serena di Firenzuola, con un interminabile trasporto su birocci trainati dalla forza animale. Il castello fu pronto nel 1894 e accolse il Malvezzi e la sua sposa. Per l’inaugurazione si preparò un augusto banchetto, macellando quattro bovi, una decina di maiali e stuoli di polli e capponi. Per il marchese fu gioia di breve durata, poiché passò a miglior vita l’anno successivo. Durante la seconda guerra mondiale fu ricetto per decine di sfollati, per poi tornare residenza privata.
Salendo le pendici dell’Appennino non mancano diversi esempi di architettura fortificata.
Tra quelli più curiosi vi è il castello di Elle, in comune di Monzuno. Chi ne ammira le superbe fattezze dall’opposto versante della val di Setta, presso Rioveggio, è portato a immaginarvi chissà quale signorile dimora, crocevia di traffici politici ed economici. Invece si tratta di un borgo cinquecentesco con abitazioni, oratorio e torre colombaia che nel tardo Ottocento venne dotato di effimere quanto aberranti merlature e murature atte a camuffarne le reali origini e a renderlo un perfetto insediamento fortificato in stile neogotico.
Meno appariscente ma realmente genuina è la torre di Montorio, che conserva ampi tratti del tipico castello medievale della montagna, mirabilmente conservato dalla famiglia Berti Arnoaldi. Infine il castello di Civitella (Castiglione dei Pepoli), uno dei fortilizi medievali abbandonati meglio conservati di tutta la montagna. Imponenti sono ancora oggi le vestigia: la cerchia muraria, con tanto di torrione mozzato, conserva pressoché tutto il perimetro (85 metri circa), con tratti alti anche diversi metri. La località, menzionata nel Duecento, è sede castrense sicuramente nel secolo successivo, opera forse dei conti Alberti che si stavano consumando nelle ultime lotte contro il Comune di Bologna. Qui la còbbola e la mandola con cui abbiamo aperto forse davvero risuonarono nelle fredde stanze, dove antiche stirpi spensero l’austero Medioevo. Nuove dimore sopravvennero, ma i loro padroni non erano più eredi della tradizione militare ma di quella notarile e mercantile.

I tesori nascosti della pianura bolognese nella seconda Domenica dell’Arte

Gli anni ruggenti del motorismo emiliano e mondiale o i quadri del Cinquecento bolognese all’interno di una delle poche quadrerie del territorio ancora non studiata organicamente e che ospita lavori di inestimabile valore storico ed artistico. Poi la natura, con la scampagnata alla ricerca delle cicogne, e la scienza, con una visita ad una delle aree astronomiche più importanti d’Italia per scoprire le Meraviglie del cielo. La seconda edizione della Domenica dell’arte in pianura, in programma il sette settembre, si annuncia lunga, intensa e ricca di soprese.

Dopo il grande successo dell’edizione di dodici mesi fa, Emil Banca ha deciso di riproporre anche per il 2014 la giornata a caccia di tesori nascosti, o sconosciuti ai più, con l’obiettivo di valorizzare i Comuni della Pianura a nord di Bologna e rendere le comunità locali più consapevoli e fiere delle eccellenze e delle ricchezze artistiche e ambientali presenti nei loro territori.

Quattro i comuni coinvolti (Argelato, Bentivoglio, San Giovanni in Persiceto, San Pietro in Casale) per undici appuntamenti esclusivi e tantissime iniziative collaterali – come aperitivi con prodotti tipici, eventi e spettacoli musicali – organizzate assieme ad Ascom Bologna, Orizzonti di Pianura, e ai tanti esercenti che per l’occasione terranno le serrande alzate o, come nel caso di alcuni ristoranti del territorio, offriranno menù a tema.

E così, costruendosi il proprio itinerario preferito grazie alla comoda mappa realizzata dal Laboratorio delle Idee(che si scarica qui), si potrà scegliere, ad Argelato, tra la visita alla Quadreria Ritiro San Pellegrino guidati dello storico dell’arte Pietro Di Natale, o alla visita al Museo Ferruccio Lamborghini.

 

La visita alla Quadreria del Ritiro San Pellegrino durante la prima Domenica dell'arte in Pianura

A Bentivoglio, le visite guidate interesseranno il Castello, costruito nel periodo d’oro della casata che da il nome al Comune e che oggi ospita i laboratori dell’Istituto Ramazzini, e lo splendido Palazzo Rosso, voluto da Carlo Alberto Pizzardi nel 1887 e oggi sede della Biblioteca Comunale, della Sala del Consiglio e luogo di attività culturali. Al Marchese Pizzardi si deve anche la realizzazione dell’Oasi la Rizza dove, chi vorrà, potrà andare ad ammirare le cicogne e le altre eccellenze naturalistiche guidato dalle Guardie Ecologiche Volontarie e della Cooperativa Sociale Arcobaleno. Gli amanti della storia non potranno perdere invece il tour nel centro del paese a cura degli Ispettori Onorari della Soprintendenza Moreno Fiorini e Maurizio Molinari alla ricerca del passato romano del comune.

A Persiceto, apriranno per l’occasione la Collegiata di San Giovanni Battista, il vicino Museo d’arte sacra e la Chiesa di San Francesco, appena restaurata dopo il terremoto. Per i più piccoli invece, con annessa merenda offerta da Emil Banca, l’appuntamento imperdibile è al Planetario.

 

Una delle "vele" che saranno esposte all'esterno delle strutture che partecipano alla Domenica dell'arte

A San Pietro in Casale, ultimo dei comuni coinvolti, la dott.ssa Cristina Stellato accompagnerà i visitatori lungo il centro cittadino spiegando storia e caratteristiche dei principali palazzi del paese. Un percorso che si potrà fare anche in bici, allungandosi anche alle frazioni Gavaseto e Maccaretolo. Sarà aperta, con ingresso libero, anche Casa Fabbroni, barchessa di una villa ottocentesca donata al Comune dal concittadino Natale Guido Frabboni e recuperata dall’architetto Pier Luigi Cervellati.

Fortunati i soci Emil Banca: per loro è stato predisposto un pullman che li porterà in giro per la bassa per godere dei tanti appuntamenti in calendario.

Per il programma completo, con gli orari e con la possibilità di prenotarsi per le visite a numero chiuso, si può consultare il sito Emil Banca dove è stata costruita un’apposta sezione dedicata alla seconda Domenica dell’arte che, come lo scorso anno, si potrà seguire anche sui social.

 

Iscrivendosi all’evento Facebook Domenica dell’Arte in Pianura si possono seguire tutti gli aggiornamenti sulla manifestazione e le novità che, fino al 7 settembre, andranno ad arricchire il programma della giornata.

Per seguire e rilanciare notizie e foto inerenti la manifestazione su Twitter e Instagram l’hashtag è #DAP2014: tutti possono contribuire a costruire un racconto collettivo pubblicando immagini, informazioni e curiosità sui luoghi ed i tesori dei luoghi dell’itinerario della prima edizione della Domenica Dell’Arte in Pianura.

 

CHALLENGE INSTAGRAMERS BOLOGNA

Quest’anno la Domenica dell’Arte si avvale anche della preziosa collaborazione della community Instagramers Bologna che prenderà parte alla giornata e promuoverà, in parallelo con #DAP2014, il challenge su Instagram #dap2014_challenge dedicato alla racconto fotografico delle bellezze della provincia di Bologna.

Il challenge si concluderà con una mostra delle 50 foto più belle il 12 ottobre in occasione del “San Lócca Day”.
Emil Banca premierà le prime tre foto classificate regalando agli autori una carta ricaricabile del valore di 80 euro, 40 euro e 20 euro rispettivamente per la prima, seconda e terza classificata.

 

La grande bellezza? È nelle Valli Bolognesi

La fauna minore dell’Appennino è protagonista del servizio centrale dell’ultimo numero di Nelle Valli Bolognesi, che realizziamo insieme ad AppenninoSlow per far conoscere la cultura, la storia, la natura e l’arte custiditi nella montagna a sud di Bologna e promuovere il turismo “slow” per andare alla scoperta di questi territori.

Con l’articolo di Francesco Grazioli, corredato dalle sue splendide foto, puntiamo i riflettori sulla biodiversità di queste zone, uno degli aspetti della “grande bellezza” da conservare, proteggere e valorizzare.

Puoi sfogliare on line nelle Valli Bolognesi Estate 2014 oppure richiedere la versione cartacea nelle nostre filiali, negli Iat e nelle strutture turistiche delle province di Bologna, Modena e Ferrara.

 

La chiamano biodiversità
Molti e variegati sono gli aspetti ambientali che caratterizzano le nostre vallate.
Seguendo il gradiente altitudinale che dalla Pianura Padana ci accompagna fino al profilo frastagliato della Dorsale Appenninca, ci si rende conto di come il paesaggio muti, assecondando sia fenomeni naturali come le emergenze litologiche, di cui troviamo massima espressione con i Gessi, le Arenarie e i diffusi calanchi, che storico-sociali come l’abbandono della fascia pedecollinare operata dall’Uomo negli ultimi decenni.
Abbandono che però, in certe vallate, ha avuto un’espressione  minore, lasciando un mosaico agricolo di assoluto pregio non solo dal punto di vista paesaggistico o culturale ma anche e sopratutto ambientale.

Questa ricchezza, vero e proprio valore aggiunto della nostra Provincia, può vantare una moltitudine di comunità vegetali e faunistiche uniche, non solo a livello regionale o nazionale, ma anche europeo.
L’UE individua infatti, grazie alla Direttiva Habitat 92/43/CEE, Siti di Interesse Comunitario e Zone a Protezione Speciale che sono volte a tutelare specie e contesti ambientali dal forte significato conservazionistico.
Nella sola Provincia di Bologna ne contiamo una trentina, alcuni dei quali coincidono con i contorni di Parchi e Riserve regionali.

La loro funzione è quella di costituire veri e propri “nodi” all’interno di una “rete”, in cui le aste fluviali e la posizione strategica di alcuni SIC e ZPS hanno funzione di collegamento (i cosiddetti “corridoi ecologici”).
Un patrimonio, in termini di Biodiversità, davvero notevole ed unico, sottoposto sempre più alle attenzioni degli enti preposti allo studio, tutela e valorizzazione di quello che è, a tutti gli effetti, un bene di tutti.
Focalizzando l’attenzione sul tema funistico, gli stimoli innescati dal Progetto Life+ “Pellegrino”, che ha portato sul nostro territorio innumerevoli azioni concrete di conservazione tra il 1998 ed il 2002, hanno dato vita alla Legge Regionale n° 15 del 2006 “Disposizioni per la tutela della fauna minore” volta a proteggere nello specifico quelle forme animali misconosciute cui fanno parte: micromammiferi, chirotteri, insetti, pesci, rettili, anfibi e invertebrati.

 

 Ingiustamente snobbati, se non perseguitati, poiché al centro di ataviche leggende ed infondate dicerie, sono i tasselli fondamentali delle catene trofiche che tengono in equilibrio gli ecosistemi – troppo spesso alterati dall’onnipresente mano dell’Uomo – agendo come antagonisti naturali di quelle specie che, con ogni mezzo e a costo di avvelenarci, cerchiamo invano di eradicare da decenni.
Pensiamo agli insetti che danneggiano le colture, prede naturali nonché quotidiane di toporagni, pipistrelli, rettili ed anfibi!
Pura utopia il poterci liberare dei nocivi se pensiamo che oltre alla banalizzazione sempre più spinta dei contesti agricoli e forestali, che da tempo crea non pochi problemi ai nostri “piccoli alleati”, siamo riusciti ad immettere nell’ambiente specie esotiche i cui effetti competitivi ed ecologici hanno reso ancor più caotica e difficile la situazione ambientale attuale.
Quasi come vivessimo su un altro pianeta e non ci rendessimo invece conto che i primi a subire gli effetti negativi di certe azioni non fossimo noi.

 

Ecco perchè si sta cercando di correre ai ripari con censimenti mirati alle specie in Direttiva, ne è un esempio quello appena terminato dalla Regione Emilia-Romagna grazie al Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, i cui dati sono stati presentati pubblicamente all’interno di un convegno nell’aprile scorso, propedeutici per la redazione ed attuazione delle migliori strategie di conservazione.
Oltre a realizzare Progetti specifici promossi e sostenuti da Enti lungimiranti come Parchi, Università e Regione, dalle associazioni di volontariato come il Corpo Provinciale Guardie Ecologiche Volontarie, nonchè dalla Unione Europea.

 

Esempio di meritevole importanza è il Life+ “Gypsum”, Progetto che vede coinvolti 6 Siti di Interesse Comunitario e Zone a Protezione Speciale regionali, tutti situati su affioramenti gessosi.
Dal 2010, sotto la lente di ingrandimento sono finite le comunità sia vegetali che faunistiche (in particolare i pipistrelli) legate ai delicati quanto variegati ambienti che caratterizzano i Gessi Messiniani e Triassici, ma non solo, anche lo studio delle acque sotterranee: che offrono uno spaccato sulla “qualità dell’acqua che berremo”. Azioni che si concluderanno, assieme agli interventi di tutela e ad una ricca serie di incontri divulgativi, alla fine di quest’anno.

 

Il sistema delle acque e l’economia bolognese protagonisti di Bologna e le sue storie 2014

Un’ edizione di “Bologna e le sue storie”  interamente dedicata al sistema delle acque che, sin dal Medioevo, ha caratterizzato ed influenzato lo sviluppo economico del capoluogo emiliano, facendo sentire il suo influsso anche sulla vita sociale e culturale:  sarà proprio il sottosuolo della città, con le sue canalizzazioni, il protagonista degli incontri condotti dal prof. Marco Poli che prenderanno il via il 5 marzo

Dalla fine del XII secolo  Bologna si dotò di un vastissimo sistema di canalizzazioni come supporto fondamentale allo sviluppo produttivo e del commercio. Fu anche la dimostrazione della grande capacità dei bolognesi di misurarsi con l’ingegneria idraulica. Un tema di grande interesse e dalle molte sfaccettature che, proprio per l’importanza che in passato tanto ha rivestito per lo sviluppo economico della città, oggi rende particolarmente affascinante, tanto ai cittadini quanto ai turisti, il sistema delle vie d’acqua della Bologna sottorranea.

Il ciclo di conferenze che, per il sesto anno consecutivo , conduce alla scoperta di sempre nuove piccole e grandi storie della città, raccontandola anche attraverso aneddoti poco noti frutto della ricerca e della vasta conoscenza di Poli,  è organizzato dal nostro Comitato Soci Bologna Est.

Per questa edizione sono previste quattro incontri, ad ingresso gratuito, che si terranno tutti i mercoledì dal 5 al 26 marzo, con inizio sempre alle 17,  nella sala Colonne della nostra sede di via Mazzini 152 a Bologna.
Con il prezioso ausilio di proiezioni di immagini e documenti d’archivio, si parlerà del porto di Bologna, del torrente Aposa, del canale di Savena, del canale di Reno e del Navile; ma anche di corsi d’acqua meno noti come il torrente Ravone, la canaletta Ghisiliera e altri ancora più modesti come il rio Meloncello. Così si componeva il sistema delle acque di Bologna fino al XX secolo. Acque preziose che rappresentarono la risorsa energetica fondamentale per l’economia.
Questi, nell’ordine, i temi che verranno affrontanti nei quattro incontri in programma:

  • 5 Marzo:  I torrenti Aposa e Ravone
  • 12 Marzo: Il canale Savena
  • 19 Marzo: Il canale Reno
  • 26 Marzo: Il porto di Bologna, il canale Navile e i sostegni

Nelle Valli Bolognesi i tesori dell’autunno

La stagione della Tartufesta, che da Ottobre a Novembre è protagonista in Appennino, un approfondimento con agronomi ed esperti sul mistero dei porcini scomparsi e la bellissima storia di Alfonso Calzolari, il ciclista di Vergato che nel 1914 vinse il Giro d’Italia più duro di sempre. Poi le rubriche sulla flora e la fauna dell’Appennino, sui trekking e sui percorsi più belli da fare in mountain bike.
Con l’arrivo dell’autunno è uscito il numero 19 di “nelle Valli Bolognesi“, la rivista di cultura e turismo slow edita e diretta dalla nostra Banca in collaborazione con AppenninoSlow, il consorzio di promozione turistica della montagna bolognese.

In questo numero, copertina ed approfondimenti sono dedicati ai tesori dell’autunno che quest’anno si fanno desiderare. Paolo Cozzoli (gruppo micologico Avis Bologna) e Lucio Pierantoni (Associazione Tartuficoltura e Ambiente) danno la loro spiegazione sullo strana carenza di porcini e tartufi bianchi.
Una gioia, però, arriva dalla vendemmia 2013 che si annuncia una delle migliori, per qualità e quantità, degli ultimi anni.

Con un pezzo sulle ricette della tradizione contadina tratte dai ricordi dei nonni di Loiano, fa il suo debutto la Montagna in cucina a cura di Katia Brentani che ci svela i segreti della “Aieda” e dei “Mondi”.

Bellissime, come sempre, le foto di Vivarelli che ci presenta il Balestruccio, volatile a rischio di estinzione descritto anche da Shakespeare nel Macbeth.

Da leggere anche le classiche rubriche sulle erbe del territorio che in questo numero ci spiegano i segreti di basilico e rosa canina.

Tra le 48 pagine della rivista trovano spazio anche i servizi sui musei di Bruscoli (Linea Gotica) e Piamaggio (Civiltà contadina) e l’epica storia del ciclista di Vergato Alfonso Calzolari e del suo incontro con la “Sampìra”, la Santona di Rastignano, raccontata da Claudio Evangelisti.

Come sempre, ampio spazio è dedicato agli appuntamenti nei comuni della montagna e nei Parchi naturali del bolognese.

La rivista, un trimestrale che esce seguendo il ritmo delle stagioni, è distribuita capillarmente nella provincia di Bologna. La potete trovare in copia cartacea in tutte le nostre filiali o scaricare in pdf  sul sito emilbanca.it.
I nostri Soci possono richiederne l’invio gratuito a casa scrivendo a ufficio.soci@emilbanca.it o a vallibolognesi@emilbanca.it.

Nelle Valli Bolognesi, ecco il numero di primavera

Con una copertina dedicata alle orchidee selvatiche, veri e propri gioielli spontanei che nei prossimi mesi coloreranno i prati delle nostre montagne, è in uscita il numero 17 di nelle Valli Bolognesi, il trimestrale su turismo e cultura slow nell’Appennino Bolognese edito da AppenninoSlow realizzato in collaborazione con la nostra Banca.

Copertina primavera 2013 Nelle Valli Bolognesi

Sono 38 i tipi di orchidee selvatiche censite nella nostra provincia, le conosceremo assieme al Gruppo Italiano per la ricerca sulle orchidee selvatiche durante un’escursione al sito archeologico di Monte Bibele a cui partecipa anche il Cai e che unirà al piacere della natura quello della storia.

 

Come sempre, tanto spazio alle immagini con i fotoservizi di William Vivarelli, alla cultura contadina con la rubriche di Adriano Simoncini, e a quella del camminare grazie a Gianfranco Bracci.
Con erbe di casa nostra, Lucilla Pieralli continua il sui viaggio erboristico nei prati e nei boschi dell’Appennino.

Claudio Evangelisti, Nevio Preti e Roberto Francia si occupano delle storia dei nostri borghi e delle nostre comunità con servizi sui mastri Comacini, sui rifugi della Seconda Guerra Mondiale e sul borgo di Zaccanesca.

Non mancheranno gli approfondimenti sull’agricoltura biologica e sulle aree naturali della nostra provincia, oggi raggruppate sotto un unico ente.

Assieme ad AppenninoSlow vedremo i tanti trekking proposti per primavera ed estate. Assieme ai grandi classici, come la mitica ed intramontabile Bologna-Firenze o l’Etruscan Trail, quest’anno si sconfinerà prima nel reggiano, con la Corno alle Scale-Monte Cusna, e poi all’estero, con il tour lungo il Vallo di Adriano.

Infine, saranno oltre 500 i piccoli e grandi eventi raggruppati nel calendario che, giorno dopo giorno, segnala gli appuntamenti nei comuni montani da aprile a fine giugno.

La rivista è in distribuzione gratuita in tutte le nostre Emil Banca, negli Urp, negli Iat e nelle strutture turistiche delle provincie di Bologna, Modena e Ferrara.
In versione pdf si può leggere on line sul nostro sito www.emilbanca.it

Nelle Valli Bolognesi è anche su Facebook: dai il like alla pagina ufficiale per ricevere tutti gli aggiornamenti.

L’inverno nelle Valli Bolognesi

Sulle tracce del milione e mezzo di turisti che ogni anno scelgono Bologna e la sua provincia come meta dei loro viaggi. Circa 200 mila puntano all’Appennino. Dove vanno? Cosa cercano?  Sul numero invernale di nelle Valli Bolognesi un’inchiesta per capire come la crisi sta cambiando le abitudini dei viaggiatori italiani e stranieri, sempre più affascinati dai trekking e dall’offerta slow che i nostri monti possono offrire.

In questo numero anche gli appuntamenti per gli amanti delle ciaspole

Nelle pagine dedicate al tema di copertina anche un bel servizio sui quattro principali sentieri che collegano l’Emilia alla Toscana con la storia, il percorso e le curiosità sulla Bologna-Firenze, sulla Via degli Dei, sulla Barbiana-Montesole e sulla Via etrusca del ferro.

Come sempre, tanto spazio alle immagini, con i fotoservizi di William Vivarelli e Gianfranco Bracci che in questo numero ha messo a disposizione dei lettori il suo calendario fotografico 2013 scaricabile anche dal sito di Emil Banca), e alle storie del nostro Appennino, con Claudio Evangelisti che ripercorre le gesta di Virgilio Burzi, unico montanaro che durante la Seconda Guerra Mondiale si arruolò nell’esercito americano.

Ballerina gialla - foto Vivarelli

L’archeologo Lamberto Monti ci porta a riscoprire l’antico castello di Gorgognano, nella val di Zena, mentre lo storico Michelangelo Abatantuono racconta le vicende della famiglia Brighenti, costruttori di campanili fin dal 1600.

In questo numero, accanto a quelle di Lucilla Pieralli sulle erbe di casa nostra e di Adriano Simoncini sul dialetto e la tradizione montanara, con un focus sui Gruppi di acquisto solidali dell’Appennino debutta la nuova rubrica sugli stili di vita sostenibili.
Come sempre, ampio spazio alle sagre e alle feste nei comuni montani da Natale alla prossima primavera.

La festa del maiale a Monghidoro

Nelle valli Bolognesi si può scaricare gratuitamente in formato pdf
qui
, mentre la rivista cartacea si trova, a Bologna, Modena e Ferrara, negli Urp, nelle biblioteche, nelle strutture turistiche e nelle nostre filiali.

Quel sentiero ritrovato tra i boschi della valle

A Sassolungo è stato allestito un itinerario di due chilometri lungo le vie di comunicazione che nei secoli passati collegavano poderi e opifici.
Dall’ultimo numero della rivista “nelle Valli Bolognesi”, che curiamo per AppenninoSlow, vi proponiamo di ripercorrere insieme ad Ermanno Luconi, che ha scoperto il percorso, l’impresa di “ricreare quei passaggi e rivivere qualcosa di quel passato per tanto tempo rimasto silente”.

Eravamo, se ben ricordo, nell’anno scolastico ’71-72 , ci si doveva diplomare geometri. Il professore di Scienze delle costruzioni affrontò un giorno il discorso su porte e abitazioni. Ad un certo punto si pose, e ci pose, una domanda: Le porte dividono due ambienti o li uniscono?. Seguirono mille risposte, qualcuna azzardata, molte banali, pochissime di buon senso.

Anni dopo, ricordando questo episodio, mi sono posto una domanda simile: Le strade ci portano in qualche luogo o ci allontanano dallo stesso?
In entrambe le domande non c’è una sola risposta: le porte possono collegare o dividere, le strade ci portano o ci allontanano.

Qualche tempo fa un amico mi porta dall’Ufficio Tecnico Comunale, alcune copie del vecchio catasto pontificio del mio podere, nel quale risultavano strade delle quali non conoscevo il tracciato né l’esistenza. Ad un più attento esame anche il catasto d’oggi riportava, negli stessi luoghi, alcune linee tratteggiate però, andando sul posto occorreva molta fantasia per ritrovare quei sentieri, tanto meno le strade di una volta.
In realtà ero io a non essere in grado di guardare con occhio attento il bosco, la montagna e tutto quel mondo all’apparenza uguale, monotono e disordinato. Alberi svettavano, altri coricati marcivano, il tutto dava l’idea di una sconfitta, di un magazzino mai più visitato da tempo immemorabile.

Ho dovuto cambiare modo di guardare, ho dovuto immaginare vite d’altri tempi, vite d’altri uomini, lavori ormai perduti quali far legna con scure e sega, il trasporto dei tronchi con animali da soma dal bosco, dalla montagna fino a casa, e piano piano al mio occhio si sono magnificati piccoli e tortuosi tratturi. I sentieri, quando la pendenza era troppa, zigzagavano e nei punti più dolci la carrata si faceva più larga e dritta. Gli alberi all’interno del tratturo erano più duri, coriacei, frutto di un terreno più compatto, più arido, meno fertile.

Vorrei descrivere l‘impresa di riaprire questi sentieri come un’opera titanica, anche il trattore, in non pochi tratti non poteva sfidare quei pertugi e le pendenze parevano proibitive anche per lui però il lavoro, un bel giorno, è cominciato.
La sfida era di ricreare quei passaggi e rivivere, seppure in modo diverso, qualcosa che mi avvicinasse a quel passato per tanto tempo rimasto silente.
Seppure in modo nebuloso intravvedevo, o meglio sognavo, di creare una via che nei momenti di bisogno mi allontanasse dalla pesantezza della quotidianità per poi, appagata la fame di natura e silenzio, ricondurmi, più forte, alla vita di ogni giorno.
A dire il vero da subito mi sono accorto che era inappropriato parlare di solo lavoro, era un’avventura, faticosa certo, non scevra di rischi ma avventura era e come tutte le vere avventure non finiscono mai a meno che non si voglia rinunciare ad un sogno, ad un gioco, ad una favola.
Certamente la suggestione e l’emozione hanno fatto la parte da leone: non mi pareva vero di aggirarmi per boschi fitti di querce secolari, crinali d’altri tempi ricchi di passato, trovare ostriche fossilizzate e molluschi nascosti malamente dall’arenaria, schegge di granate che ricordavano lacrime e sangue di poveri diavoli e strati geologici che tagliati dal coltello delle Ere suggerivano un mondo lontano ma allo stesso tempo tangibile.
Non era solo bello, era meraviglioso.
Era come camminare nella storia: quella recente, quella dei miei genitori, quella di vecchi e sconosciuti eroi, di boscaioli e di personaggi che vivevano e convivevano veramente la montagna e così via, a ritroso, fino all’inizio dei tempi.

Alla fine dei lavori, in realtà e per fortuna interminabile, mi sono accorto che la strada partendo dal corso d’acqua sotto casa, come in una sorta di anello magico, mi porta in posti per me struggenti di fascino, di natura, di fantasia ma lei, la buona strada, alla fine con dolcezza mi riporta allo stesso torrente e da qui, al mio tetto e per questo la ringrazio.

Si potrebbero raccontare storie per ogni albero, per ogni fosso, per ogni solco e per ogni scorcio. Il bosco, nel suo insieme, avrebbe tanto da raccontare ma… questa è un’altra storia.

 

VISITE GUIDATE
Il sentiero parte e ritorna al podere Sassolungo: una anello di un paio di chilometri che per un tratto costeggia il rio delle Fate e il rio Sticco sulle vie di comunicazione che nei secoli scorsi legavano mulini e poderi e mantenevano viva la socialità di una montagna animata molto più di oggi. 

Il percorso inizia guadando il corso del fiume Zena e attraverso il bosco punta verso il Querceto da dove partono tante varianti, alcune di queste si spingono fin verso Livergnano.
Lungo la strada si incontrano magnifici punti da dove osservare la valle da un’ottica diversa dal solito: si può vedere, dall’alto, ciò che resta dell’antico castello matildico o osservare l’antica torre del Mille da pari altezza.
Inoltre nel cammino si possono osservare le meraviglie geologiche della valle e i resti delle acque dell’antico mare. Chiunque volesse fare questa passeggiata può sia recarsi direttamente presso il B&B Sassolungo o contattare l’associazione “Parco museale della Val d Zena” (3336124867) per una camminata guidata.